
Piero Grasso 
Francesco La Licata
di SERGIO BUONADONNA
Torna “Il tempo dell'Ora”. E si potrebbe dire: era ora. Da domani, giovedì 23 aprile, su questa pagina l'appuntamento settimanale del gruppo di lavoro dei giornalisti de L’Ora, edizione straordinaria. Con una nuova formula: mezz'ora e un solo ospite per non appesantire l'intervista. Collegatevi quando vi fa più comodo e soprattutto - se potete – condividete.
L'ospite è Pietro Grasso, oggi presidente della Fondazione Scintille di Futuro al termine di una lunga carriera che lo ha visto sul fronte antimafia e del rispetto della legalità, da giudice a latere del maxiprocesso del 1986, da procuratore capo della Repubblica di Palermo, da Procuratore nazionale antimafia e da presidente del Senato dove era stato eletto nelle liste di “Liberi e uguali”. Lo intervistano Francesco La Licata, Roberto Leone e Sergio Buonadonna.

Sergio Buonadonna 
Roberto Leone
In questi mesi Grasso è al centro dell'attenzione per un libro davvero prezioso nonché documentatissimo, denso di memoria e di fatti inediti: “'U Maxi” (Feltrinelli), un viaggio-racconto dentro il processo a Cosa Nostra. Lo straordinario processo celebrato a Palermo a partire dal 10 febbraio 1986 che segnò quella che si può definire a giusto titolo la vittoria dello Stato sulla mafia.
475 imputati, i drammatici confronti in aula, in particolare quelli di Masino Buscetta e Totuccio Contorno, la cui collaborazione risultò determinante per svelare i segreti, le relazioni, i piani, i delitti, la struttura e gli uomini di Cosa Nostra. 120 omicidi, 438 capi d'imputazione, 19 ergastoli, 141 assoluzioni, dieci anni di indagini in una Palermo che – pure – non era tutta dalla parte di Falcone e Borsellino, del pool antimafia del lavoro minuzioso della Procura alla ricerca della verità.
Era una Palermo che aveva fastidio e, racconta l'autore, lo mostrò in particolare col suo giornale “ufficiale”: il Giornale di Sicilia.
Di tutto questo e di ciò che accadde all'interno del bunker, soprattutto le figure, i timori, le ansie ma anche la severità verso se stessi dei giudici popolari si occupa “'U Maxi”, una lettura appassionante. Una grande sorpresa, in questo senso, rispetto al tema, di cui va dato atto a Grasso, che forse firma il suo miglior lavoro.
Ma c'è una coincidenza che vogliamo segnalare. Da due giorni è su Sky il film “La camera di consiglio” di Fiorella Infascelli. Come dice il titolo stesso, il tema e la sua originalità è raccontare dall'interno i 35 giorni che i sei giudici popolari, il presidente Giordano e il giudice a latere Grasso trascorsero – da “reclusi” - nell'astronave verde (l'aula bunker) per scrivere la sentenza. Un lavoro lungo, complesso, snervante, delicato, psicologicamente molto impegnativo, rigoroso, non privo di scontri e tormenti ma infine da ritenere giusto. È quel che Grasso racconta nel libro svelando molti particolari sconosciuti, e che qui Fiorella Infascelli sviluppa grazie alla collaborazione al soggetto e alla sceneggiatura di Francesco La Licata, da molti anni e giustamente chiamato al fianco di tanti registi (tra tutti ricordiamo “Il traditore” di Marco Bellocchio) per portare il contributo della sua esperienza giornalistica e la sua profonda palermitanità, che ha attraversato luoghi e uomini delle istituzioni, tragedie e delitti, corruzione e complicità politiche con Cosa Nostra che teneva in pugno la città di Palermo.
Il film ha interpreti di prim'ordine e ha una forte valenza teatrale, forse il motivo per cui poco è rimasto nelle sale. Ma vi assicuro che la sua visione lascia un segno. E che Infascelli ha confermato ancora una volta la sua sensibilità nell'affrontare il tema dei giudici (lo fece con “Era d'estate”, la “reclusione” all'Asinara di Falcone e Borsellino), lo ripete oggi nell'affrontare il non facile confronto tra Grasso e il presidente Giordano, nel film due ottimi Massimo Popolizio e Sergio Rubini. Affiancati da un cast di livello che rende con efficacia il clima e gli stati d'animo di quei 35 giorni di “clausura” e l'impegno umano, sociale e il senso di responsabilità con cui furono affrontati dai giudici popolari.
L’Ora, edizione straordinaria, 22/4/26
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