sabato, maggio 14, 2011

La Regione Lombardia non si costituisce parte civile al processo contro la ‘ndrangheta

“Ma la Lombardia dov’è?”. Non è una domanda di geografia elementare, è quanto si sono chiesti i cronisti presenti alla prima udienza del processo contro la ‘ndrangheta scaturito dall’operazione “Crimine-Infinito” che, nel luglio scorso, ha condotto a più di trecento arresti. Un’operazione diretta dalle Dda di Milano e Reggio Calabria che portò allo svelamento della fitta presenza ‘ndranghtista nel mondo politico ed economico lombardo. Le indagini della Dda di Milano, guidata da Ilda Boccassini (presente in aula assieme al pm Alessandra Dolci) avevano individuato una quindicina di ‘locali’ della ‘ndrangheta sparsi per Milano e dintorni, che puntavano anche agli appalti dell’Expo 2015. Vennero arrestate 174 persone in Lombardia e la Procura di Milano chiese e ottenne il giudizio immediato. Più di una decina hanno già patteggiato, mentre in 119 verranno giudicati con rito abbreviato a partire dal 9 giugno prossimo, tra di loro l’imprenditore milanese Ivano Perego, della Perego Strade, Giuseppe ‘Pino’ Neri, a capo della ‘provincia’ lombarda, struttura di vertice della mafia calabrese al nord, e Carlo Chiriaco, ex direttore della Asl di Pavia, che i magistrati hanno definito una “figura inquietante e paradigmatica” di amministratore pubblico in contatto con esponenti mafiosi. Quindi, la Lombardia dov’è? Ovunque nelle carte del processo, ma assente dall’aula. La regione Lombardia infatti non ha ritenuto opportuno costituirsi parte civile. Il legale dell’amministrazione regionale calabrese, l’avvocato Luigi Gullo, rappresenta la Regione Calabria che ha fatto la scelta opposta: “in Calabria è routine costituirsi parte in questi processi e con le condanne abbiamo anche avuto milioni di euro di risarcimenti”. In Lombardia invece non è routine, e ancora si preferisce chiudere gli occhi di fronte al problema delle infiltrazioni e delle connivenze mafiose. Non a caso, nell’aprile scorso, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, affermò nettamente: “La Lombardia non è mafiosa” e al suo omologo pugliese, Nichi Vendola, che gli faceva notare il contrario, alla luce proprio dell’operazione Crimine-Infinito, rispose piccato “Sei un miserabile, parli sotto l’effetto di qualche sostanza”. Una parte della società civile, anche lombarda, era invece presente in aula per testimoniare che il problema esiste e non bisogna trascurarlo. Tra loro c’erano i ragazzi di ‘Ammazzateci tutti’, che hanno accompagnato in tribunale gli studenti di un liceo milanese, e ‘Qui Lecco libera’. La prossima udienza è fissata per il 14 giugno. Narcomafie, 12 mag 2011

A Castellammare di Stabia la processione s’inchina al boss. E il sindaco Bobbio se ne va

La processione di Castellammare di Stabia
Un breve inchino, appena accennato, un omaggio. Un segno di devozione. Non di fronte alla statua del santo di turno o della Madonna nella sua declinazione locale, ma alla casa di Renato Raffone, boss della camorra attualmente agli arresti domiciliari. Tradizione, la chiamano i cittadini di Castellamare di Stabia, che consiste nella processione per la festa del patrono San Catello con tanto di statua del santo portata in spalla per le vie del rione. Il rione di Portosalvo. Tradizione, che – con gesto benedicente dal suo carcere domestico – il boss novella anno dopo anno. Così anche questa volta i portatori si sono fermati sotto casa del camorrista ma il sindaco, l’ex magistrato Luigi Bobbio, ha ordinato di proseguire, urlando e impugnando la fascia tricolore, pronto a togliersela se si fosse indugiato ancora davanti a casa di Raffone. Il divieto ha causato un parapiglia, ma come? niente sosta? La tradizione va rispettata, berciavano i portantini. Il vescovo, monsignor Felice Cece, come ogni anno presente alla processione, preoccupato per la piega che stava prendendo la discussione, ha voluto giustificare la contestata sosta sotto casa del boss spiegando che, per carità, c’era stato “un equivoco”. Quello stop serviva “solo a rendere omaggio a un’antica chiesa ubicata nei paraggi, nell’area di Portosalvo”. Il sindaco, che non deve avere l’abitudine a farsi prendere in giro, gli risponde piccato che no, la chiesa in questione stava più avanti. Ed è pure chiusa da dieci anni. Così detto si leva la fascia tricolore, fa ritirare il gonfalone del Comune, e si allontana. Senza la scomoda presenza delle istituzioni locali la processione è ripresa, l’autorità religiosa presente ha ritenuto opportuno fermarsi sotto casa del boss a ricevere l’abituale benedizione, segno evidente che da quella finestra si sporgeva qualcuno che stava ben al di sopra dell’eccellenza reverendissima dalla mitria dorata. Sotto la casa del boss, tutti in genuflessione. Un momento appena, per carità, con grande soddisfazione dei portatori. I carabinieri di Castellammare, presenti alla scena, hanno notificato l’accaduto alla procura di Torre Annunziata e al prefetto di Napoli. Ed è in corso un’inchiesta. Quando ci si è allontanati dall’abitazione del camorrista, il sindaco è però tornato nel corteo. Gonfalone compreso. Bobbio ha ricevuto il biasimo di molti suoi concittadini, biasimo che già s’era guadagnato in precedenza quando, da sindaco del Pdl, non aveva voluto partecipare alle manifestazioni contro la chiusura delle fabbriche locali che fecero di Castellammare la “Stalingrado del sud”, roccaforte dei partiti di sinistra, sede della Fincantieri ora dismessa. Senza lavoro e senza prospettive, la camorra torna ad essere padrona cui tutti obbediscono intimoriti. Narcomafie, 12 mag 2011

venerdì, maggio 13, 2011

Dino Paternostro chiede al sindaco Iannazzo la revoca della delibera di concessione della Cascata delle Due Rocche all’associazione Omnia onlus

Palermo, preghiera per le vittime gay davanti alla chiesa di Santa Lucia chiusa

La preghiera per le vittime dell'omofobia
di LORENZO TONDO
Il parroco obbedisce al diktat del vescovo, ma illumina Santa Lucia. La solidarietà di comunità valdesi e cattoliche: "Per il Signore nessuno è impuro". Alla cerimonia hanno partecipato molte famiglie. In piazza racconti di discriminazioni
Se una folla di 150 credenti si riunisce per pregare fuori in una piazza, davanti alla Chiesa di Santa Lucia, all'Ucciardone, non è perché così all'aperto il buon Dio riuscirebbe ad ascoltarli meglio. Sono omosessuali e poco importa se tutti credenti, cristiani, cattolici e regolarmente battezzati. Loro da quella chiesa, ieri, sono stati lasciati fuori. Così ha deciso la Curia di Palermo, per bocca della più alta carica ecclesiastica, quella dell'arcivescovo Paolo Romeo. Un veto ribadito anche all'esito dell'incontro chiarificatore, svoltosi due giorni prima, tra l'associazione cattolica di gay e lesbiche Ali d'Aquila e lo stesso cardinale.
Così, la veglia di preghiera per ricordare le vittime dell'omofobia, organizzata d'intesa con altre associazioni cristiane, ha avuto luogo all'aperto, in piazza della Pace. "Abbiamo detto che avremmo pregato lo stesso, e lo stiamo facendo - dice Marco Siino, uno dei promotori dell'evento - anche davanti a porte che ci vengono chiuse". Già, porte chiuse, in senso figurato, s'intende. Perché ieri sera quelle della chiesa di Santa Lucia, che prima del veto avrebbe dovuto ospitare la veglia, erano aperte e l'interno dell'edificio illuminato. Un'iniziativa del suo parroco, Don Lugi Consonni, a dimostrare che gli ordini dall'alto vanno eseguiti, ma non devono necessariamente essere condivisi.
"È un gesto simbolico - spiega Padre Luigi - La Chiesa è illuminata all'interno, perché è legata a Dio e il Signore è luce. Le porte sono aperte perché è un segnale che guarda al futuro. Peccato che loro non possano entrare. Ma questo purtroppo non l'ho deciso io". Eppure 2 giorni fa, un piccolo segnale d'apertura c'era stato, con quell'incontro appunto, il primo nella storia, tra il gruppo di gay e lesbiche Ali d'Aquila, e il cardinale Romeo, durante il quale la curia avrebbe chiarito le motivazioni del suo veto, ribadendo però il divieto a pregare all'interno delle mura della chiesa.
Ieri sera, nella piazza affollata non c'erano solo gli omosessuali. Alla veglia hanno partecipato moltissime famiglie con i bambini al seguito. Ma anche studiosi, teologi e parroci, come quello della Chiesa di San Giuseppe Artigiano e il pastore delle Chiese Valdesi di Trapani e Marsala. La lettura della lectio è stata affidata alla comunità Kairòs: "Abbiamo scelto di leggere un brano significativo dei testi - spiega Maurizio Muraglia - quello in cui si dice che "Dio non ritiene immondo nessun uomo". È veramente triste quello che è accaduto. Noi però stasera siamo qui, accanto al Gruppo Ali D'Aquila, per dimostrare quello che è stato già scritto negli Atti degli Apostoli: ovvero che agli occhi di Dio nessun uomo è impuro".
Poi è stata la volta dei racconti. Quello di Piera e Marta, coppia di lesbiche costrette a cambiare casa dopo le ripetute intimidazioni dei vicini. La storia di Kameron Jacobsen, ennesima vittima del bullismo omofobico e morto suicida all'età di quattordici anni il 18 gennaio scorso. E infine la legge anti-gay discussa in questi giorni al parlamento di Kampala, in Uganda, che prevede la pena di morte per gli omosessuali. "Al di là delle polemiche - spiegano i membri del gruppo Ali d'Aquila - questa sera non bisogna dimenticare il senso dell'iniziativa. Pregare per tutte le persone morte a causa del loro orientamento sessuale. Con questa veglia noi volevamo semplicemente ricordarli".
(La Repubblica-Palermo, 13 maggio 2011)

martedì, maggio 10, 2011

Corleone, presentato un ordine del giorno in consiglio comunale per chiedere la revoca della concessione della Cascata delle Due Rocche a Omnia onlus

La cascata delle Due Rocche
«L’amministrazione comunale di Corleone - dice Dino Paternostro - revochi la delibera di concessione della Cascata delle Due Rocche all’Associazione Omnia Onlus: viola la legge e non garantisce la necessaria trasparenza amministrativa!»
Con un ordine del giorno che sarà discusso e votato nei prossimi giorni dal consiglio comunale, il consigliere Dino Paternostro chiede all’amministrazione comunale di Corleone di revocare la delibera della G.M. n. 9 del 20.1.2011 con cui è stato concesso all’Associazione Omnia Onlus - per almeno tre anni (e con un cofinanziamento del valore di 30 mila euro) - l’area naturalistica della Cascata delle Due Rocche e del Parco fluviale. «La delibera in questione viola l’art. 192 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali in Sicilia, che vieta ai comuni l’affidamento diretto della gestione di un servizio, prescrivendo invece la procedura di evidenza pubblica», dice Paternostro. «L’atto in questione viola, inoltre, l’art. 13 della L.R. 30 aprile 1991, n.10, che regola la concessione di contributi a privati», aggiunge il consigliere comunale di opposizione.
Circostanza non trascurabile, l’identikit dell’Associazione Omnia onlus. Si tratta di un’associazione che non ha particolari competenze in materia ambientale (la sua specialità era la gestione di decine di progetti di servizio civile!), che è presieduta dalla sorella di un consigliere comunale di maggioranza politicamente molto vicino al sindaco Antonino Iannazzo, e di cui è (o è stata) segretaria generale la moglie del primo cittadino. Lo stesso Iannazzo, tra l’altro, ha avuto ripetuti rapporti di lavoro con la predetta associazione.
«La pubblica amministrazione – sottolinea Dino Paternostro – ha l’obbligo di rispettare le leggi, di garantire la trasparenza dei suoi atti, di evitare i conflitti d’interesse e di non dare adito a sospetti di favoritismi. A maggior ragione quest’obbligo lo deve sentire un comune come Corleone, impegnato in un difficile compito di riscatto dall’oppressione mafiosa. Per questo Iannazzo e la sua giunta devono revocare immediatamente la delibera n. 9/2011, che viola tutti questi obblighi giuridici e morali. Se non lo facessero, rischierebbero di compromettere la credibilità dei percorsi di legalità intrapresi negli ultimi anni».
Paternostro suggerisce di affidare la gestione la Cascata delle Due Rocche e il Parco fluviale all’Azienda foreste demaniali della Regione siciliana, che ne garantirebbe senza costi per il Comune la custodia e la manutenzione, utilizzando operai forestali di Corleone.
Corleone, 10 maggio 2011
LEGGI L'ORDINE DEL GIORNO

FORUM SOCIALE ANTIMAFIA 2011: il documento conclusivo

Sono trascorsi 33 anni dall’assassinio di Peppino Impastato, e dieci anni dalla nascita del Forum Sociale Antimafia: “con le idee e il coraggio di Peppino” continuiamo a tener vivo l’antagonismo contro l’azione socialmente devastante della cricca politica che ci governa. Il progetto è quello della costruzione dell’antimafia sociale senza protagonismi e verità calate dall’alto. Come ogni anno, il Forum ha cercato di confrontarsi con varie esperienze nazionali ed essere un momento di riflessioni, analisi, dibattiti sulle attuali condizioni politiche, sociali, economiche, con l’obiettivo di costruire soluzioni e percorsi alternativi utili alla salvaguardia della democrazia e alla sua rifondazione e crescita dal basso. In questi quattro giorni abbiamo esaminato la gravità del problema dell’informazione interamente asservita ai partiti politici e imbalsamata dalle censure di regime, individuando nella rete telematica la possibilità di costruzione di percorsi di controinformazione dal basso. LEGGI TUTTO

Antologia di un'epopea contadina: il nuovo libro curato da Dino Paternostro sarà presentato al Castello di Marineo

di Francesco Virga
Domenica 22 maggio, alle ore 18.00, nei locali del castello Beccadelli di Marineo, per la rassegna "Incontri con l'autore", sarà presentato il volume "Antologia di un'epopea contadina", curata da Dino Paternostro. Insieme al curatore, sarà presente il senatore Nicola Cipolla, protagonista delle lotte contadine del secondo dopoguerra.
Grazie al CEPES (Centro Studi ed Iniziative di Politica Economica in Sicilia), lo scorso mese di marzo è stata pubblicata una bella antologia di scritti e documenti vari che mettono a fuoco le lotte contadine dell’ultimo dopoguerra. Come ha sottolineato il curatore del libro, Dino Paternostro, l’iniziativa è nata dalla volontà del Presidente del Cepes, Nicola Cipolla, di fornire uno strumento agile per la conoscenza di una pagina della storia della nostra isola che rischia di essere dimenticata. L’opera offre un ventaglio sintetico di studi che, soprattutto nell’ultimo decennio, sono stati prodotti per illuminare le grandi lotte per la libertà e il lavoro che uomini e donne, di cui si è persa la memoria, hanno condotto tra il 1944 e il 1950. Giustamente Dino osserva che sono stati proprio i tanti contadini poveri ed analfabeti di quel tempo a gettare le basi della democrazia in Sicilia e nell’ Italia intera. I contadini allora costituivano circa la metà della popolazione attiva nella nostra isola ed in gran parte del territorio nazionale. Eppure la maggior parte dei libri di storia di questi contadini, tutt’altro che rassegnati, non ha mai parlato. Con questa antologia – che spero entri nelle scuole nazionali - si ripara un torto, si riscatta la memoria delle lotte compiute da milioni di persone. Alcuni protagonisti di queste lotte hanno lasciato memorie che si ritrovano, in parte, nel libro di cui stiamo parlando. Ma la maggior parte di quanti hanno lottato a fianco di Pio La Torre, Concetta Mezzasalma, Michele Li Puma, Maria Domina, Ignazio Drago, Ina Ferlisi, Girolamo Scaturro, Antonietta Profita – solo per citare alcuni nomi – non hanno lasciato alcuna traccia di sè, pur avendo condiviso lotte, arresti e conquiste. Basti pensare che, soprattutto nel biennio 1848-1949, paesi interi si svuotarono per partecipare all’occupazione dei feudi e delle terre incolte. Dino Paternostro sa, per dirla con il Pitrè, che “la storia si è sempre scritta dai dotti pei dotti, e si è sempre occupata di grandi imprese, più o meno vere, senza dir mai nulla di quel che faceva, di quel che pensava, di quel che credeva la grande massa del popolo”. E proprio per questo nella sua attività di scrittore e giornalista, oltre che di sindacalista, si è sempre occupato di coloro che la storia accademica ha quasi del tutto ignorato.

lunedì, maggio 09, 2011

Corteo in ricordo di Peppino Impastato. "Ora verità sui depistaggi"

Il corteo di quest'anno per ricordare Peppino Impastato
Le manifestazioni in memoria di Impastato nel giorno dell'anniversario del suo assassinio. Familiari, amici e le associazioni che hanno sostenuto per oltre due decenni la ricerca della verità, dopo la condanna dei responsabili, ora premono perché si apra il capitolo dei depistaggi. Il suo nome, insieme a quello di altri tre giornalisti vittime di mafia, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato e Mauro Rostagno, nel "Journalist Memorial" del Newseum di Washington.
E' partito oggi alle 16.30 dalla sede di Radio Aut a Terrasini per arrivare a Casa Memoria a Cinisi, il corteo organizzato per ricordare l'omicidio di Peppino Impastato. Come avevamo annunciato, il corteo è stato unitario, ma la spaccatura tra le associazioni "Casa Memoria", presieduta da Giovanni Impastato, e il Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato", guidato da Umberto Santino, da un lato, e il Forum Sociale Antimafia, diretto da Salvo Vitale, storico amico di Peppino, non si è per niente sanata. Il lungo e partecipato corteo si è concluso davanti la casa di Peppino Impastato, nel corso principale di Cinisi. E proprio dal balcone di "Casa Memoria" hanno preso la parola Giovanni Impastato e Umberto Santino, per spiegare tutti i motivi che hanno portato alla frattura col Forum Sociale. "Non me la sono sentita di far finta di niente e stare insieme a chi offende me e la mia famiglia", ha detto Giovanni Impastato. E Santino: "Non basta gridare "Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai", come fanno quelli del forum, se poi non ci battiamo ogni giorno, con analisi serie e rigorose, contro la mafia e le collusioni con la politica e l'economia".   Quest'anno il nome di Impastato, insieme a quello di altri 3 giornalisti vittime di mafia, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato e Mauro Rostagno sono stati aggiunti al "Journalist Memorial" del Newseum di Washington che, inaugurato nel 2008, contiene adesso 2.084 nomi. Tra una settimana la lista aggiornata sarà presentata a Washington. Sul fronte delle inchieste giudiziarie, familiari e amici di Peppino Impastato e le associazioni che hanno sostenuto per oltre due decenni la ricerca della verità, dopo la condanna dei responsabili, premono adesso perché si apra il capitolo dei depistaggi. In serata, in piazza a Cinisi, omaggio a Fabrizio De André con la musica degli Ottocento e la consegna del premio "Musica e Cultura in memoria di Peppino Impastato" a Pippo Pollina e Roy Paci.
(09 maggio 2011)

L'anniversario dell'assassinio mafioso di Peppino Impastato. A Cinisi quest'anno l’antimafia è divisa

Le associazioni del “Forum sociale antimafia” quest’anno si sono divise ed organizzano iniziative culturali “parallele”, che non s’incontrano mai. Solo il tradizionale corteo del 9 maggio da Radio Aut di Terrasini a Casa Memoria di Cinisi sarà ancora unitario.
Giovanni Impastato e Umberto Santino: "Ecco perchè non partecipiamo al Forum sociale antimafia"
Sulla divisione tra Casa Memoria e Associazione Impastato: storia di una diatriba che non serve a niente e a nessuno...  

domenica, maggio 08, 2011

Liberaci dalle spine. Concluso a Corleone il primo campo di lavoro

Con la rosa in marmo dei cavatori di Massa Carrara
Ieri abbiamo fatto sciopero, ma anche altre cose molto interessanti. In mattinata c’è stato un’incontro fra Marco, bibliotecario di Tavarnelle, e Rita, bibliotecaria di Corleone; si sono scambiati esperienze, punti di vista e indirizzi per eventuali collaborazioni future. Nel pomeriggio abbiamo “sequestrato” il pulmino della cooperativa e siamo andati a Malvello, per ammirare il murale del Quarto Stato e la Rosa di marmo donata dai cavatori delle Apuane, finalmente rialzata nella giusta posizione, simbolo beneaugurante del risveglio della Sicilia. Vogliamo ricordare che qui a Malvello viene coltivata l’uva per produrre il buonissimo vino Nero d’Avola NACA, punta di diamante della cooperativa. Prima di cena sono venuti a trovarci il professor Ragusa dell’Istituto Agrario con tre studenti di Corleone che in autunno parteciperanno a tutte le fasi della vendemmia a Tavarnelle. Abbiamo concluso la giornata con una gustosissima pasta alla Norma, poi tutti i volontari, Calogero e Salvatore si sono confrontati sull’esperienza di questa settimana. Nella discussione sono emersi gli aspetti positivi e anche le contraddizioni che ancora esistono tra i corleonesi nei confronti della cooperativa. Percepiamo anche noi, che siamo qui per pochi giorni l’anno, il lento avvicinarsi della popolazione a Casa Caponnetto. Stamattina ci siamo recati a visitare il Museo Etnografico. Il parroco ci ha fatto conoscere un po’ di storia e diricchezze artistiche di Corleone e ci ha accompagnati, oltre che nel museo, anche nella chiesa di Sant’Agostino, all’interno della quale c’è un bellissimo coro completamente affrescato, risalente al XVI secolo. Subito dopo ci siamo incontrati con Pino Maniaci, quindi siamo stati intervistati e in questo momento ci stiamo vedendo sul telegiornale di Tele Jato. I volontari di Amelia sono già partiti per l’aeroporto. Noi partiremo fra qualche ora. Che dire? Stamani ci siamo commossi per le parole che Maurizio ci ha voluto regalare dopo la nostra adesione allo sciopero di ieri, parole che sono state lette ad alta voce a tutti i volontari. Ce ne andiamo con la consapevolezza di aver dato un piccolo contributo ai soci della cooperativa, portando con noi la loro determinazione e coraggio nel continuare questa esperienza. Un grande abbraccio e a presto.
Anna e i volontari del Circolo ARCI La Rampa
Corleone 7 maggio 2011

Chiesa vietata ai gay cristiani: "Pregheremo davanti al portone"

Il cardinale Paolo Romeo
di LORENZO TONDO
Il parroco di Santa Lucia aveva accolto la veglia, poi l'ha disdetta per ordine del cardinale Romeo. Il vescovo si rifà a una disposizione di Ratzinger del 1986. Raduno dinanzi al luogo di culto.
"La Curia di Palermo, venuta a conoscenza dell'iniziativa, mi ha invitato, nel pieno rispetto delle norme date dalla Santa Sede, a sospendere l'incontro di preghiera del giorno 12 nella nostra parrocchia". Con questa lettera padre Luigi Consonni, parroco di Santa Lucia, ha comunicato sul sito della chiesa la sospensione della veglia di preghiera indetta dai cristiani omosessuali in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia. Poche parole, quelle del prete del Borgo Vecchio, che non riescono a nascondere l'amarezza per un ordine indiscutibile, perché venuto dall'alto. Un ordine al quale don Luigi, missionario comboniano, non può sottrarsi. Insomma, un evento che in Italia, Spagna e in diversi altri Paesi di Europa e America Latina si ripete da cinque anni per ricordare le vittime dell'odio contro gli omosessuali, a Palermo non s'ha da fare. Lo ha ordinato l'arcivescovo Paolo Romeo. Lo ha ribadito il suo ausiliare, Carmelo Cuttitta. Entrambi si richiamano a quanto prescritto da Joseph Ratzinger, che nel lontano 1986, quando era ancora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, spiegò in 18 punti le linee guida della Chiesa sulla "cura pastorale delle persone omosessuali": "Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire i nostri insegnamenti - scriveva l'allora cardinale - A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso può essere fonte di malintesi e di scandalo". Insomma, per gli omosessuali pregare si può. Ma non dentro le mura della chiesa. "La parrocchia ci aveva concesso i locali - spiegano i componenti dell'associazione Ali d'Aquila, gruppo di cristiani gay e lesbiche di Palermo, organizzatori dell'evento assieme alla Chiesa evangelica luterana, a quella valdese e alla Comunità San Saverio - Ora siamo tristi e indignati. Anche perché ci è stato comunicato da don Consonni e non dall'arcivescovo. Con la preghiera volevamo ricordare quanti soffrono per il pregiudizio omofobico".
La Repubblica-Palermo, 7.5.2011

Lettera di un missionario in Bangladesh alla Curia di Palermo: "Bisogna stare
vicini anche a loro".
LEGGI

Palermo, sciopero generale della Cgil. Maurizio Calà: "Oggi è in piazza la rabbia dei giovani e dei lavoratori"

IL VIDEO DELLA MANIFESTAZIONEPalermo 6 maggio 2011 - Massiccia adesione allo sciopero della Cgil aperto dallo striscione sorretto dai bancari della Fisac con le tre parole chiave della giornata nazionale di mobilitazione “Lavoro, fisco e democrazia”. Due ragazzi del Nidil, sui trampoli, hanno messo in mostra “l’equilibrismo” di chi passa la vita da precario. «Anche se lo sciopero è nazionale abbiamo voluto fare le manifestazioni territoriali proprio perché è sui territori che si stanno subendo i danni maggiori. Dalla partecipatissima piazza palermitana parte un messaggio di speranza contro chi vuole costringerci all’indifferenza, a stare a casa - ha detto il segretario generale della Cgil intervenendo al comizio sul palco in piazza Verdi - Abbiamo grandi priorità palermitane irrisolte. In provincia di Palermo ci sono quattro aree industriali tutte in crisi: Termini, Carini, Brancaccio e l’area industriale del porto. Sono tantissime le piccole e medie aziende che sono colpite dagli ammortizzatori o peggio che stanno per chiudere. Ma la cosa altrettanto grave è che a rischiare la chiusura sono le grandi aziende come i Cantieri, la Fiat, la Keller che sono o di proprietà dello Stato, come il cantiere, oppure dipendono da politiche pubbliche e nazionali che ne stanno volutamente decretando la chiusura . E’ necessario che il governo nazionale intervenga e faccia chiarezza». Al corteo c’erano lavoratori dell’Esa, dell’Università di Palermo, degli istituti scolastici, dell’Aras, del ministero, dell’Istituto zootecnico, dell’azienda Fiasconaro di Catslebuono, di Coalma, Biosphera, dell’Abbazia S.Anastasia, i 25 lavoratori in sciopero da una settimana della azienda agricola De Sisa di Monreale, gli operai di Fincantieri e dell’indotto, della Fiat, di Italtel, Silti, Sispi, Serital. Della categoria della Fillea c’erano le aziende Laterizi, Coime, Cefalù 20, Ati Group, Immobiliare Strasburgo, la Sis del passante ferroviario. E poi ancora associazioni come “Il nostro tempo è adesso”, Arcigay Palermo. In piazza anche i lavoratori di Agrodolce,
Il segretario della Cgil ha espresso solidarietà ai magistrati ha invitato a votare per i quattro referendum popolari. «Il lavoro - ha poi aggiunto Calà - è il punto essenziale della nostra iniziativa al Sud. In una realtà provinciale come la nostra in cui la disoccupazione è al 27 per cento se non si riuscirà a uscire da questo tunnel con investimenti di politiche pubbliche e private mirate, richiamo di non avere nessun futuro praticabile». Uno stoccata anche alla “mala gestione “ delle amministrazioni e ai tagli del governo che stanno distruggendo i servizi comunali sociali. «Mancano gli stipendi per circa 5 mila lavoratori delle società partecipate palermitane. Per non parlare poi dei servizi sempre più scadenti e cari - ha detto Calà - Abbiamo il biglietto bus più caro d’Italia e sono aumentate le tariffe di luce e gas e anche di acqua e spazzatura. Da tempo chiediamo di avviare tavoli di confronto per riorganizzare quei servizi e ci siamo trovati di fronte amministrazioni che sono state nella migliore delle ipotesi incapaci di ragionare su una gestione seria ed efficiente di queste società».

sabato, maggio 07, 2011

Salviamo l'acqua, che è un grande dono di Dio! Digiuno a piazza S. Pietro, Roma


di padre ADRIANO SELLA
e padre ALEX ZANOTELLI 
Carissimi sacerdoti, missionari(e) e religiosi(e).
Ci stanno rubando l’acqua! Come possiamo permettere che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e che non può mai essere trasformata in merce. “Donna, dammi da bere!” chiede un Gesù, stanco ed assetato, a una donna samaritana, nel Vangelo letto durante la Quaresima, in tutte le Chiese cattoliche del mondo. “Dateci da bere! gridano oggi milioni di impoveriti. In un pianeta, dove la popolazione sta crescendo e l’acqua diminuendo per il surriscaldamento, quel “dateci da bere!”, diventerà un grido sempre più angosciante. Nei volti di quelli assetati, noi credenti vediamo il volto di quel povero Cristo che ci ripeterà: “Avevo sete...e non mi avete dato da bere!.” LEGGI TUTTO

Scoperto l'archivio segreto di Ciancimino: tutti i pizzini del padre in uno sgabuzzino

L'ingresso della stanza-archivio segreto
di SALVO PALAZZOLO
E' stato lo stesso Ciancimino a rivelare l'esistenza della stanza segreta ai magistrati che questa mattina l'hanno interrogato per quattro ore nel carcere di Pagliarelli. Lo stanzino si trova nella palazzina di via Torrearsa dove abita il supertestimone
L'archivio segreto di Massimo Ciancimino era dieci gradini oltre la porta d’ingresso della sua casa palermitana. Fra il piano terra e il primo piano della palazzina di via Torrearsa c’è una porticina che nessun investigatore, nessun magistrato ha mai varcato fino a questo pomeriggio. Quella porticina ha nascosto per anni uno sgabuzzino pieno zeppo di carte e appunti dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Questa mattina, è stato Massimo Ciancimino a svelare ai magistrati della Procura di Palermo l’esistenza della stanza segreta. E subito, gli investigatori della Dia sono tornati in via Torrearsa, come già era accaduto nel corso del primo interrogatorio di Ciancimino dopo l’arresto: quella volta, furono trovati 13 candelotti di esplosivo sotterrati nel giardino. Oggi pomeriggio, la Dia ha sequestrato cinque scatoloni di documenti. Si tratta di appunti manoscritti di Vito Ciancimino e di dattiloscritti molto simili a quelli già consegnati da Ciancimino junior nel corso delle sue audizioni in Procura. Saranno presto consegnati agli esperti della polizia scientifica, per gli esami necessari. Questa mattina, Massimo Ciancimino era rimasto con i pm Ingroia, Di Matteo e Guido per ben quattro ore, all’interno della sala interrogatori del carcere di Pagliarelli. Il contenuto delle sue dichiarazioni è stato secretato, segno che potrebbero essere arrivate nuove rivelazioni, adesso al vaglio della magistratura. Di certo, durante questo secondo interrogatorio, Massimo Ciancimino non si sarebbe solo difeso dall’accusa di aver calunniato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, ma avrebbe anche offerto altri spunti d’indagine. Il primo, quello della misteriosa stanza. Dopo gli ultimi colpi di scena - prima l’esplosivo, adesso l’archivio segreto del padre - Ciancimino si prepara all’audizione di martedì, al processo che vede imputato l’ex ufficiale del Ros Mario Mori di aver favorito la latitanza del boss Provenzano. Ciancimino è ancora teste d’accusa, la Procura non ha mai avuto intenzione di rinunciare. In più di una occasione i pm hanno ribadito: "Riscontriamo caso per caso le dichiarazioni del teste". Ma adesso sorgono altri interrogativi. Perché Ciancimino non ha mai parlato di quell'archivio segreto in tre anni di collaborazione? Perché non ha mai consegnato quei cinque scatoloni pieni di documenti del padre? Cosa c’è scritto negli altri biglietti ritrovati oggi?
La Repubblica, 7 maggio 2011

Corleone, i volontari toscani partecipano allo sciopero generale indetto dalla Cgil

I volontari toscani manifestano davanti casa Caponnetto
Ci sono momenti e momenti, come ci sono luoghi e luoghi!! Questa foto all'esterno della Casa Caponnetto con immagini e slogan simili a quelle delle tante piazze d'Italia, che oggi hanno visto tanti lavoratori manifestare per il diritto alla dignità, sono il segno del cambiamento di Corleone. Lì pochi anni fa vivevano i nipoti di Totò Riina, lì si andava per "chiedere" e per "ricevere"! Oggi le compagne e i compagni di Tavarnelle val di Pesa e di Amelia con quelle magliette, cappellini e solgan hanno voluto manifestare lì; in quella casa oggi initolata al Giudice Antonino Caponnetto, sede della Cooperativa lavoro e Non Solo e base logistica dei tanti volontari che in questi mesi arriverranno a Corleone. Però per fare questo insieme all'impegno e l'entusiasmo serve anche un pò di coraggio! Spesso la gente semplice ha più coraggio dei leader perchè non hanno la forza dei mass media ma la virtù dell'onesta!!
Maurizio Pascucci
Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine - Arci
6 maggio 2011 - giornata dello sciopero generale della Cgil

venerdì, maggio 06, 2011

Sciopero generale, la Sicilia si ferma: cortei e comizi in tutta l'Isola. A Palermo sono intervenuti Calà e Maggio

Un momento dello sciopero di Palermo
A Palermo in piazza Verdi ha parlato la segretaria regionale Mariella Maggio della Cgil: "La nostra regione ha visto peggiorare le condizioni del mondo del lavoro in assenza del governo Berlusconi" . A Catania manifestazione in piazza Manganelli. A Caltanissetta sit-in davanti alla Prefettura
Sciopero generale oggi in Sicilia. L'astensione dal lavoro proclamata dalla Cgil contro le politiche economiche del governo nazionale è stata caratterizzata da cortei e comizi in tutti i capoluoghi dell'Isola. "La nostra regione ha visto peggiorare le condizioni del mondo del lavoro, in assenza di provvedimenti del governo Berlusconi  -  ha dichiarato la leader della Cgil siciliana Mariella Maggio  -  ma anche per le inadeguate politiche del governo regionale". Lo sciopero è durato 4 ore tranne che a Catania dove l'astensione 8 ore. A Palermo il corteo partito da piazza Croci ha  raggiunto piazza Verdi dove si sono svolti i comizi del segretario della Camera del lavoro, Maurizio Calà, e della Maggio. A Catania la manifestazione partita da piazza Dante ed è giunta a in piazza Manganelli dove si è svolto il comizio del segretario della Camera del lavoro, Angelo Villari.
In provincia di Trapani, manifestazione a Castelvetrano. Il sindacato ha messo a disposizione di lavoratori, disoccupati, studenti e pensionati dieci pullman che sono partiti dai centri più importanti della provincia. Al Cinema Marconi si è tenuta la manifestazione alla quale hanno partecipato la segretaria generale della Cgil di Trapani Mimma Argurio e Michele Pagliaro della segreteria regionale. A Messina in piazza Marconi parlerà Lillo Oceano, segretario della Camera del lavoro.
A Siracusa i comizi di Paolo Zappulla  e Nicolò Nicolosi. A Ragusa in piazza Cappuccini hanno parlato Antonio Riolo, della segreteria regionale Cgil, e Giovanni Avola, segretario della Camera del lavoro. A Enna Elvira Morana, della segreteria regionale e Rita Magnano. A Caltanissetta si è svolto un sit-in davanti alla Prefettura, comizio di Nino Giannone e poi incontro col prefetto. Agrigento punta sul centro agricolo di Santa Margherita Belice dove in piazza Matteotti ci sono stati i comizi di Ferruccio Donato, della segreteria regionale Cgil, e di Mariella Lo Bello, segretaria della Camera del lavoro.
(06 maggio 2011)

Truffa coi fondi Ue, arrestata Francesca De Luca, ex dirigente regionale

Francesca De Luca
Ai domiciliari l’ex capo dell’azienda Foreste demaniali Francesca De Luca. Stesso provvedimento per un funzionario, un tecnico e un imprenditore. Non avrebbero realizzato tutte le opere finanziate per una riserva naturale
PALERMO. I fondi furono stanziati dalla comunità europea. Ma alcune delle opere previste dal progetto per la valorizzazione e tutela della riserva di Serre della Pizzuta, a Piana degli Albanesi, nel Palermitano per le quali i finanziamenti erano stati erogati non sono state realizzate. Con questa accusa sono stati arrestati oggi l'ex dirigente generale dell'azienda Foreste demaniali, Francesca De Luca, Sergio Scozzari (funzionario dell'azienda e direttore dei lavori della riserva), Castrense Marceca (tecnico dell'azienda Foreste demaniali) e l'imprenditore Mario Galbo (amministratore unico della Cesa srl di Alcamo). Nei loro confronti è stato ipotizzato il reato di truffa aggravata. A tutti sono stati concessi gli arresti domiciliari. Le opere previste riguardavano la creazione di stradelle, recinzioni e aree attrezzate. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal gip Piergiorgio Morosini, che ha accolto le richieste del sostituto procuratore Maria Forti e del procuratore aggiunto Leonardo Agueci. L'indagine è stata avviata dopo alcuni controlli del corpo forestale. I lavori previsti dai finanziamenti del 2006 sarebbero stati realizzati solo in minima parte. Gli arresti sono stati eseguiti dal nucleo operativo regionale del corpo forestale. 

giovedì, maggio 05, 2011

CIMINNA: MOSTRA "ETIOPIA 1935-36”

I soldati etiopi sconfitti sfilano davanti agli italiani
Sarà aperta fino a domenica 8 maggio (dalle ore 16 alle 20) presso il nuovo Polo Museale dell’ex Ospedale Santo Spirito di Ciminna (Palermo) la Mostra fotografica: "ETIOPIA 1935-36. Un soldato racconta la guerra coloniale", che ospita una selezione delle immagini scattate da Francesco Monastero (1905-1982) infermiere originario di Ciminna, durante la sua partecipazione al conflitto bellico che portò alla “conquista dell’impero”. Oltre a ritratti, soggetti delle foto sono operazioni militari e spostamenti navali, ma anche gruppi di etiopi, aerei in volo, paesaggi naturali, scene di vita quotidiana con donne e bambini nei villaggi. La mostra è organizzata dall’Unione dei Comuni “San Leonardo” e dall’associazione culturale “Millestorie” ed è stata curata da Giovanna Monastero e Santo Lombino. Ai visitatori viene offerta copia omaggio del catalogo di “Etiopia 1935-36”, comprendente, oltre alle immaginim saggi di Tommaso Baris, Roberta Melluso, Giovanna Monastero, Rosario Perricone, Arturo Anzelmo.
Santo Lombino

CINISI, 6-7-8-9 MAGGIO. FORUM SOCIALE ANTIMAFIA 2011 FELICIA E PEPPINO IMPASTATO

Quest’anno le giornate del decimo Forum sociale antimafia si svolgeranno all’interno di casa Badalamenti, rinominata per l’occasione “Casa Nostra”. Potremo finalmente gridare tutti insieme che PEPPINO E’ VIVO E LOTTA INSIEME A NOI tra le pareti della casa di chi ne ordinò la barbara esecuzione nel 1978. - Venerdì 06 maggio
Ore 16.30 Workshop sull’informazione a cura di Radio Aut, con realtà di controinformazione nazionali.
Ore 17.30 Inaugurazione della mostra di Gaetano Porcasi “La mafia uccide, il silenzio pure”, opere dedicate ai giornalisti uccisi dalle mafie.
Ore 18:00 Forum “L’informazione negata”.
Coordina Paolo Arena. Relatori: Giuseppe Lo Bianco (“ I quaderni dell’Ora”); Piero Orsatti (“Gli Italiani”), Pino Maniaci (“Telejato”); Salvo Vitale (Ass. Impastato); Giovanna Fiume (Unipa); Rino Giacalone (La Repubblica); Valerio Monteventi (Radio Alice Bologna); Graziella Proto (Casablanca); Alberto Spampinato (Ossigeno).
Ore 20.30 Cena sociale a Casa Nostra
Ore 21:00 “Nella casa del boss”: incontri
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9 maggio 1978 - 9 maggio 2011: Ricordare per continuare a lottare con Peppino e Felicia

9 maggio 1978 - 9 maggio 2011

Ricordare per continuare a lottare con Peppino e Felicia
Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" - Palermo
Casa Memoria "Felicia e Peppino Impastato" - Cinisi
5 maggio 2011, ore 9.00
Corso Umberto I (da Casa Badalamenti a Casa Memoria)
CENTO PASSI CONTRO LA MAFIA E IL RAZZISMO
corsa a staffetta con gli alunni delle scuole elementari e medie di Cinisi in collaborazione con la Scuola di Atletica Berradi
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Quaranta anni fa l’omicidio del procuratore Pietro Scaglione e dell’agente di custodia Antonio Lorusso

Via Cipressi - Palermo, dopo l'assassinio Scaglione
Le due vittime saranno commemorate da magistrati, associazioni e avvocati. Il 5 maggio del 1971, a Palermo, fu ucciso il Procuratore capo della Repubblica Pietro Scaglione, definito – in sede giurisdizionale penale - "un magistrato integerrimo, dotato di eccezionali capacità professionali e di assoluta onestà morale, persecutore spietato della mafia".
Giovedì 5 maggio 2011, ricorrerà il quarantesimo anniversario dell’efferato omicidio del Procuratore Scaglione e dell’agente di custodia Antonio Lorusso, che saranno ricordati dai familiari, dai magistrati, dall’associazione “Muovi Palermo” e dagli avvocati. Alle ore 10.30 del 5 maggio, nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Palermo, Scaglione sarà commemorato dal Presidente della Corte di Appello, Vincenzo Oliveri, dal Procuratore generale Luigi Croce, dal Procuratore capo della Repubblica Francesco Messineo, dal Presidente della Giunta Distrettuale dell’ANM, Antonino Di Matteo e dal presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo, Enrico Sanseverino. Alle ore 12.15, “nel ricordo del Procuratore della Repubblica Pietro Scaglione”, il movimento “Muovi Palermo” presenterà il progetto “Frammenti di memoria condivisa”, con il patrocinio del CSM, dell’ANM, dell’Ordine degli Avvocati e dell’Ordine degli Architetti. Alle ore 15.30, sempre nell’Aula Magna del Palazzo di Giustizia e “in memoria di Pietro Scaglione”, si svolgerà un seminario di studi sul tema “La lettura dei rendiconti e dei bilanci societari”. LEGGI TUTTO

mercoledì, maggio 04, 2011

Sciopero generale indetto dalla Cgil. Mariella Maggio: "In piazza una Sicilia in crisi profonda"

E’ una Sicilia in profonda crisi quella che va allo sciopero generale nazionale indetto dalla Cgil per venerdi’. Una Sicilia che ha visto peggiorare le condizioni del mondo del lavoro, “in assenza di provvedimenti del governo Berlusconi –ha detto la segretaria generale della Cgil Sicilia, Mariella Maggio, durante una conferenza stampa- ma anche per le inadeguate politiche del governo regionale”. Per chiedere misure per il lavoro e giustizia sociale, quindi un fisco piu’ equo e welfare, venerdi’ si terranno in Sicilia nove manifestazioni provinciali. “E’ uno sciopero- ha sottolineato la Maggio- che la Cgil offre a tutti, ai propri iscritti, ai non iscritti, agli iscritti agli altri sindacati. Ci sono infatti dati incontestabili che riguardano una crisi che coinvolge tutti, rispetto alla quale cerchiamo di ottenere risposte”. Disoccupazione quasi doppia rispetto al dato nazionale (14,6% contro 8,7%); tasso di occupazione femminile inferiore al 20%; reddito medio procapiteinferiore del 35% rispetto alla media italiana: sono alcuni dei dati sulla crisi diffusi dalla Cgil. Che, nell’elaborato del Cerdfos, ricorda anche che la Sicilia detiene la maglia nera nella classifica per regioni con una spesa media mensile di 1.764 euro (Veneto 3.047 euro) e che oltre il 50% delle famiglie si trova sotto la soglia della poverta’ relativa (1.600 euro per 4 componenti). Lo sciopero di venerdi’ sara’ di 4 ore tranne che a Catania dove si scioperera’ 8 ore . Otto ore di astensione dal lavoro anche per alcune categorie: conoscenza, comunicazione, pubblico impiego e servizi.
Di seguito l’elenco delle manifestazioni:
Palermo- Concentramento alle 9.30 a piazza Croci, corteo fino a piazza Verdi dove si terranno i comizi del segretario della Camera del lavoro, Maurizio Cala’, e della segretaria generale della Cgil Sicilia, Mariella Maggio. Catania- Concentramento alle 9.30 in piazza Dante, corteo e,in piazza Manganelli,comizio del segretario della Camera del lavoro, Angelo Villari. Messina- Manifestazione provinciale a Milazzo, con concentramento alle 9.30 in piazza Marconi, corteo e comizio a piano Baele. Parlera’ Lillo, Oceano, segretario della Camera del lavoro. Trapani- Manifestazione a Castelvetrano, con comizio di Michele Pagliaro, della segreteria regionale Cgil e di Mimma Argurio, segretaria della camera del lavoro. Siracusa- Il corteo partira’ da piazzale Marconi alle 9 diretto a piazza Archimede dove ci saranno i comizi di Paolo Zappulla e di Nicolo’ Nicolosi, della segreteria nazionale Cgil. Ragusa- Ci sara’ un corteo e in piazza Cappuccini i comizi di Antonio Riolo, della segreteria regionale Cgil e di Giovanni Avola, segretario della Camera del lavoro. Enna- manifestazione alle 9.30 nell’Aula polifunzionale del Comune, dove parleranno Elvira Morana, della segreteria regionale Cgil e Rita Magnano, segretaria della Camera del lavoro. Caltanissetta- Dalle 10 alle 12 sit-in davanti alla Prefettura, comizio di Nino Giannone e poi incontro col Prefetto. Agrigento-Manifestazione a S. Margherita Belice , in piazza Matteotti, con comizi di Ferruccio Donato, della segreteria regionale Cgil e di Mariella Lo Bello, segretaria della Camera del lavoro.

La storia di Cosimo Cristina, suicidato dalla mafia


Cosimo Cristina
Doveva giocare la schedina. Disse alla fidanzata: “Vai avanti, ti raggiungo fra poco”. Enza lo attese invano. Ma il suo corpo fu ritrovato due giorni dopo in un tunnel ferroviario. Accadde nel 1960 a Termini Imerese, un paesino in provincia di Palermo. Lui era Cosimo Cristina, 25 anni, brillante cronista de L’Ora di Palermo e collaboratore di numerose testate nazionali dalla Sicilia. Il suo delitto lo fecero passare per un suicidio e invece lui fu il primo giornalista italiano ucciso dalle mafie in questo Paese. La sua storia è stata portata in scena alla Biblioteca nazionale di Roma, grazie ad un intenso recital scritto, sceneggiato e diretto da Luciano Mirone, anche lui giornalista siciliano, con il “vizio” della memoria e dell’inchiesta. Il suo ricordo, attento e puntuale, riporta in vita una storia poco nota al grande pubblico e contenuta nel suo libro “Gli insabbiati” edito da Castelvecchi. Cosimo Cristina è solo degli otto giornalisti uccisi in Sicilia per mano di Cosa nostra. LEGGI TUTTO

L'Arci di Caltavuturo a Piazza S. Giovanni a Roma al Concerto del 1° Maggio

Lo striscione dell'Arci di Caltavuturo
Con tanto orgoglio e profonda emozione abbiamo innalzato e portato in alto i colori di Caltavuturo e il ricordo delle vittime della strage del 20 gennaio 1893, come afferma Antonino Musca, presidente del Circolo Arci “20 gennaio” di Caltavuturo. Volevamo ricordare quei martiri di quella strage in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, durante il concerto del 1 maggio a Piazza San Giovanni a Roma. Il 20 gennaio cosi si iscrive insieme al 25 aprile, al 1 maggio, al 2 giugno e molte altre date nel registro delle tante storie di libertà e di riscatto che hanno attraversato e segnato la nostra nazione. In periodi di censura e immobilismo volevamo portare davanti l’opinione pubblica un fatto rivoluzionario di quella portata, e ricordare quelle 11 vittime della strage di Caltavuturo, morte per aver reclamato con forza i loro diritti. Siamo molto contenti e soddisfatti, continua Musca, della riuscita della nostra iniziativa e ringraziamo coloro ci hanno sostenuto ed hanno salutato positivamente questa nostra iniziativa. Questo vuol dire che il lavoro che stiamo facendo come circolo arci – presidio di libera, sta iniziando a portare i frutti desiderati, ed è per noi, continua Musca, uno stimolo quotidiano e una sana prova d’orgoglio per continuare a lavorare con serietà e costanza per Caltavuturo e per una società migliore.

Intervista al senatore Giuseppe Lumia sulla "trattativa" Stato-Mafia

Giuseppe Lumia
Senatore Lumia, membro della commissione parlamentare Antimafia, secondo lei la trattativa fra Stato e mafia ci fu? «Ne sono sempre stato convinto, ma ormai è chiaro. La magistratura e la stessa commissione hanno in mano documenti che sono tracce profonde di una trattativa, portata avanti in più fasi, da diversi soggetti».
Ha ragione Veltroni a chiedere che Berlusconi sia sentito dalla commissione?
«Bisogna arrivare alla sua audizione. E’ singolare che non si sia mai recato in commissione antimafia e non abbia contribuito a far luce sui tanti quesiti che lo riguardano, dal ruolo di Dell’Utri alle accuse di collusione».
La commissione lo chiamerà?
«Io spero che questo organismo mantenga l’alto profilo della sua autonomia e che tutti i membri della commissione mettano da parte la loro appartenenza politica e agiscano come uomini dello Stato».
Ma prima o poi si arriverà alla verità?
«Non sarà facile perché si tratta di verità che entrano dentro le nostre istituzioni, che coinvolgono la politica, sia della prima che della seconda Repubblica. E’ facile buttare tutto in rissa, tentare di bloccare le indagini, ma dobbiamo volere la verità. Senza tutta la verità sulle stragi, difficilmente l’Italia potrà essere un grande paese, una democrazia matura».
Intervista tratta da http://www.leggo.it

martedì, maggio 03, 2011

Giuliano e i pappagalli del cavaliere

Il corpo senza vita di Giuliano nel cotile Di Maria
di Giuseppe Casarrubea Sono quasi vent’anni che studio i retroscena e i lati oscuri della storia italiana dal 1943 in poi. Un lavoro che ho sempre sentito il dovere di divulgare attraverso la pubblicazione di molti libri (FrancoAngeli e Bompiani) e, da qualche anno, sul blog che state leggendo. Una ricerca che ho iniziato nel lontano 1994 con lo studio delle carte del processo di Viterbo e del successivo Appello di Roma concernenti la strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947), di cui domani ricorre il 64° anniversario. Mi sarei aspettato stima e approvazione per questo mio lavoro. Soprattutto dalle forze sindacali e politiche della sinistra, nonché dal mondo della storiografia accademica. Invece no. La mia fatica ha attirato critiche e malumori, assai più che dalla destra fascista e berlusconiana. O peggio ancora l’ignoramento. Mi sono cascati addosso persino dei processi, come quello intentatomi dal generale dell’Arma Roberto Giallombardo, nel 1997, conclusosi con la mia assoluzione dieci anni dopo. LEGGI TUTTO

Corleone, gli impiegati comunale senza stipendio. Sott'accusa il sindaco Iannazzo

Il sindaco Iannazzo
CORLEONE - Il 3 maggio è passato e i dipendenti del comune di Corleone non hanno ancora avuto pagati gli stipendi del mese di aprile. Un ritardo che sta provocando forti malumori tra i lavoratori, che contestano l'amministrazione comunale del sindaco Antonino Iannazzo. Purtroppo - dicono al comune - le casse sono desolatamente vuote e non si sa come fare a pagare i tanti creditori. E' una questione di liquidità temporanea, dicono altri, che si risolverà forse a partire da domani. Si tratta di vedere a quali pagamenti il sindaco Iannazzo e la sua giunta hanno scelto di dare la priorità. Pare che alcuni consiglieri comunali stiano presentando un'interrogazione per saperne di più.

Corleone, liberarci dalle spine. Il Diario della delegazione toscana ospite della coop "Lavoro e non solo"

... sistemano le persiane
Dopo varie peripezie siamo arrivati a Corleone il 30 aprile. Il tempo non è stato clemente con i tavarnellini che sono venuti tre giorni a toccare con mano quello che noi con tanta passione cerchiamo di raccontare. Credo che solo vivendo il paese, la cooperativa, le persone, si possa arrivare a capire quello che piano piano sta cambiando a Corleone. Il nostro sindaco Sestilio Dirindelli, il sindaco di San Casciano Massimiliano Pescini e tutti gli altri sono rimasti colpiti dai racconti, dalle immagini, dalle persone, e oggi dopo l’incontro con Rita Borsellino sono ripartiti con la consapevolezza che tutti possiamo rendere possibile il sogno della gente onesta di Corleone. Oggi a Casa Caponnetto i volontari del Circolo ARCI La Rampa, dell’Unicoop Tirreno, Marco ed Elena, hanno iniziato il loro lavoro. Pensando a quello che stiamo vivendo, io avrei un sogno … Vedere entrare dalla porta di Casa Caponnetto tante donne, uomini, ragazzi di Corleone, e che tutti insieme possiamo proseguire la nostra strada. Tornando indietro alla mattina della partenza, Ivo ha detto, a proposito di Corleone “il nostro paese”, e di Casa Caponnetto “la nostra casa”. Questa frase rende bene l’idea del nostro attaccamento a questa realtà.
Anna e i volontari del Circolo ARCI La Rampa

Palermo. Faraone (Pd): "Sono preoccupato per i lavoratori Amat senza stipendio!"

Davide Faraone
PALERMO, 3 MAG. - “L’ordine di servizio per gli stipendi di aprile dei lavoratori dell’Amat non è ancora stato affisso sulla bacheca di via Dogali e siamo al 3 aprile. Questo ritardo mi preoccupa molto. Temo che non ci siano i soldi per pagare i circa 1800 impiegati”. Lo dice Davide Faraone, capogruppo del Pd al comune di Palermo. “L’Amat, infatti, - aggiunge - è senza un euro in cassa e aspetta le risorse dal Comune che, come è noto, è al verde. Le banche, da parte loro, per anticipare i 6 milioni che l’azienda chiede da più di due mesi a Palazzo delle Aquile per sopravvivere, vuole garanzie e non credo che Cammarata possa dargliele. Gli consiglio di andare a Roma da Berlusconi non solo per Gesip ma anche per l’azienda del trasporto pubblico di Palermo”. "In ultimo, gli consiglio la cosa più saggia. Si affretti - conclude Faraone - a portare subito il bilancio in aula e a proporre qualcosa di serio sulla riorganizzazione delle aziende anzicchè stare a guardare il malato che muore".

lunedì, maggio 02, 2011

Gianluca Faraone, presidente della coop "Placido Rizzotto": 'La vera follia e' pensare che le mafie non possano essere sconfitte''

Gianluca Faraone nella campagna pubblicitaria
"Libera Terra" lancia la campagna pubblicitaria denominata "Mad in Italy"
Indossa una camicia di forza e ha una sola certezza: ''La vera follia e' pensare che le mafie non possano essere sconfitte''. Gianluca Faraone, presidente della cooperativa 'Placido Rizzotto' e del consorzio Libera Terra Mediterraneo, e' ritratto cosi' nella campagna pubblicitaria 'Mad in Italy' sul sito www.progettomadinitaly.it che si e' occupata delle alternative 'pulite' offerte dalle cooperative Libera Terra. Al motto ''Se mi lasci non vali. I folli che restano fanno grande l'Italia'', il progetto 'Mad in Italy' racconta, con un gioco di parole, le storie di successo di quegli imprenditori italiani che hanno scelto di non abbandonare il nostro Paese ma di portare avanti ''con lucida follia un'idea di impresa coraggiosa che promuova creativamente il made in Italy''. ''Le cooperative che confluiscono nel consorzio Libera Terra Mediterraneo danno lavoro a piu' di 100 persone - spiega Faraone in un'intervista - nel 2010 hanno raggiunto un fatturato di circa 4 milioni di euro e gestiscono piu' di 600 ettari di terreno attraverso tre strutture agrituristiche. Sono nate anche una cantina e un centro ippico e stiamo partendo a Castelvolturno, in provincia di Caserta, con un caseificio che produrra' mozzarella di bufala all'interno di un impianto confiscato ai Casalesi. E' importante uscire dai luoghi dell'associazionismo antimafia e andare sul territorio, per questo abbiamo scelto di non fuggire all'estero e di dare una prospettiva al nostro Paese''. Oltre 150 aziende italiane si sono iscritte al sito della campagna per segnalare storie di successo e alternative possibili al progetto, impegnato anche in un tour negli atenei del Paese per trovare giovani talenti. ''La scelta di fare impresa in un momento economico cosi' difficile merita rispetto e Libera Terra incarna al meglio lo spirito di Mad in Italy - osserva Giampiero Cito, direttore creativo dell'agenzia di comunicazione Milc - Operare in un contesto ostile alle attivita' che scelgono di non seguire un'impronta mafiosa richiede un certo livello di follia e una grande fiducia verso il futuro''. (ANSA-Legalità).
VIDEO-INTERVISTA A GIANLUCA FARAONE

La Regione Sicilia ha licenziato Totò Cuffaro

Totò Cuffaro
di ANTONIO FRASCHILLA
L'ex governatore, che sta scontando a Rebibbia una condanna a sette anni di carcere per favoreggiamento, era ancora alle dipendenze dell'Ispettorato regionale alla Sanità
La Regione licenzia l'ex governatore Salvatore Cuffaro. Il direttore del Personale, Giovanni Bologna, ha firmato il provvedimento che risolve qualsiasi rapporto tra Cuffaro e l'amministrazione regionale. La pratica Cuffaro, fra mille cautele, era stata avviata il mese scorso con una richiesta inviata alla Corte di appello di Palermo per avere il dispositivo dell'ultima sentenza e gli atti relativi al procedimento che ha visto l'ex presidente della Regione subire una condanna a 7 anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. Fino all'ultimo i vertici di Palazzo d'Orleans hanno sperato di una mossa autonoma da parte di Cuffaro: quella di una lettera di dimissioni, che non è però arrivata. Comunque il direttore Bologna non aveva alcuna discrezionalità: il licenziamento è obbligatorio per reati connessi a rapporti con la mafia o con una pena superiore a 3 anni. L'ex senatore del Pid, che è medico specializzato in radiologia, era dipendente dell'Ispettorato regionale alla Sanità dal 1989. Dal 1991, dopo la prima elezione all'Assemblea regionale siciliana, era in aspettativa. Cuffaro ha un'anzianità di servizio di 21 anni, ma in pratica ha svolto le mansioni di dipendente soltanto per due anni. Dal 1991 in poi, Cuffaro ha fatto il politico a tempo pieno, diventando prima deputato regionale, poi assessore all'Agricoltura e quindi presidente della Regione siciliana fino alle dimissioni dopo la condanna in primo grado.
Da: La Repubblica-Palermo

Il Pd sull'appoggio a Lombardo: “Verificare le condizioni per avviare una nuova prospettiva”

Giuseppe Lupo, segretario Pd in Sicilia
La riunione dell’esecutivo, allargata ai segretari provinciali e ai parlamentari nazionali e regionali, che si è svolta oggi nel Florio Park Hotel di Cinisi, ha fatto registrare la convergenza unitaria sulla proposta avanzata dal segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo e dal coordinatore della segreteria nazionale Maurizio Migliavacca. “La valutazione sull’azione di governo di questi mesi – si legge in una nota congiunta- ha messo in evidenza luci ed ombre che portano a considerare in via d’esaurimento la fase politica di sostegno al governo tecnico. Ora si tratta di verificare se esistono le condizioni per aprire una nuova prospettiva politica fondata sull’alleanza delle forze progressiste, moderate e autonomiste all’insegna dell’innovazione. Una nuova fase per dare respiro strategico alle potenzialità di questa esperienza. Un banco di prova importante -continua la nota- saranno le prossime elezioni amministrative. In questo quadro i democratici siciliani hanno deciso di avviare una verifica stringente che sarà scandita dalle seguenti tappe: lo svolgimento dell’assemblea regionale il prossimo 19 giugno per una valutazione complessiva della situazione politica regionale, per definire l’iniziativa strategica del Pd e varare il regolamento per la consultazione referendaria che si svolgerà entro la fine di settembre”.

“Quale alternativa per la Sicilia?”. Lo chiede la rivista di "Un'altra Storia News" ai segretari dei partiti di sinistra in Sicilia

Rita Borsellino
“Quale alternativa per la Sicilia?”, è il titolo di copertina del terzo numero on line di “Un’altra Storia news”, lo strumento di comunicazione e informazione per la rete e dalla rete di Un’altra Storia, uno spazio per fare e dare informazione su politica, cultura ed economia, a cura dello staff e diretto da Angelo Meli.  “Il Centrosinistra può tornare a vincere a Roma e potrà vincere anche qui se sapremo costruire un quadro ampio di alleanze e mettere al centro quelle che oggi sono le vere questioni sul tappeto: salvare la democrazia fondata sui valori della costituzione e far ripartire l’economia”, ha detto Giuseppe Lupo. “Io credo che un nuovo centrosinistra possa nascere solo dal coinvolgimento, delle forze sociali, della società civile e dell'associazionismo nei processi decisionali. Le primarie sono state e saranno uno strumento utile a questo, per questo bisogna preservarle come elemento costitutivo del centrosinistra”, è quanto ha detto Erasmo Palazzotto di Sel. “Finche vincerà dentro il PD la logica di Cracolici secondo la quale per sconfiggere il nemico e finalmente vincere bisogna allearsi con il nemico e con chi vince sempre noi non andremo da nessuna parte, nel senso che non costruiremo mai un'alternativa! , ma solo un'omologazione. – lo ha detto Fabio Giambrone di Idv. “E’ prioritario la ricerca di unità da parte delle forze del centrosinistra e della sinistra, penso a IdV, SeL, PRC-FdS, Verdi e alle associazioni e ai movimenti di lotta - ha sottolineato Antonio Marotta della Federazione della Sinistra - per dar vita ad una proposta politico-programmatica che riesca a costruire un’alternativa credibile di governo della Sicilia”.

Commemorazione della strage di Portella della Ginestra: tensioni tra il sindaco Pdl e la Cgil

Un momento del corteo a Piana
All'insegna della polemica la commemorazione svoltasi stamani nel cimitero comunale a Piana degli Albanesi delle vittime della strage di Portella della Ginestra del 1947. Il sindaco, Gaetano Caramanno, infatti ha denunciato di essere stato aggredito verbalmente e che solo l'intervento dei carabinieri ha evitato lo scontro fisico. "Con atteggiamento provocatorio e insolente - accusa Caramanno - un gruppo di rappresentanti della Cgil di Piana capeggiati dal segretario della camera del lavoro di Palermo, Maurizio Calà, ha disturbato la commemorazione delle vittime da parte dell'amministrazione comunale, rivolgendo insinuazioni e calunnie al sindaco'. Secca la smentita della Cgil, che nega qualsiasi aggressione ai danni del primo cittadino. "Avevamo già espresso al sindaco - spiega il segretario della Cgil di Palermo Maurizio Calà - l'inopportunità di ricordare la strage di Portella della Ginestra assieme a una amministrazione che riteniamo abbia snaturato la memoria di quell'evento proponendo di inserirne una commemorazione durante la festa dei cannoli".  "Come era naturale abbiamo ribadito davanti alle forze dell'ordine che non ci poteva essere una commemorazione unitaria tra la amministrazione e la Cgil - spiega Calà - e che ci sembrava opportuno, viste le polemiche dei giorni scorsi, che si facessero due commemorazioni distinte. Questo è esattamente quello che è successo. Le successive polemiche che sta provando a fare Caramanno sono provocazioni a cui evidentemente il sindaco è abituato". "Ovviamente - conclude Calà - ci sono le forze dell'ordine che potranno testimoniare il fatto che non solo non c' stata nessuna aggressione e che si sono svolte le due commemorazioni in forma separata" La manifestazione doveva svolgersi a Portella della Ginestra, ma una fitta nebbia ha impedito al corteo di circa mille e 500 lavoratori di raggiungere la valle dove ogni anno viene celebrato il primo maggio in memoria della vittime della strage del 1947, quando raffiche di mitra partite dalle colline circostanti colpirono a morte 11 persone (9 adulti e 2 bambini) e 27 furono i feriti, macchiando di sangue la manifestazione alla quale stavano partecipando oltre duemila contadini. Invece di raggiungere il sasso di Barbato, attorno al quale di solito viene conclusa la manifestazione organizzata dalla Cgil, il corteo è rimasto a Piana degli Albanesi attraversando le strade della cittadina. Il comizio è stato spostato alla Casa del Popolo.

domenica, maggio 01, 2011

Corleone, oltre 50 volontari toscani con i loro sindaci a Corleone per il 1° maggio

A Cinisi, davanti la casa di Peppino Impastato
Nonostante l'arrivo sia avvenuto a distanza di 347km dalle previsioni, i nostri volontari sono riusciti a riunire le proprie forze e ad organizzare un pranzo a Casa Caponnetto senza la maledetta plastica e con filiera corta ed a raggiungere subito dopo Cinisi per vivere l'emozione dei Cento Passi....... con la cognata di Peppino Impastato. Oggi sono tutti alla Manifestazione del 1 Maggio a Portella della Ginestra per ricordare una Strage di Stato che colpì duramente il movimento contadino e sindacale siciliano. Con i nostri volontari e i Soci della Cooperativa Lavoro e Non Solo ci sono anche i Sindaci di Tavarnelle Val di Pesa e di San Casciano Val di Pesa in forma ufficiale. Anche nella vita istituzionale si possono fare delle scelte politiche: ci sono Sindaci che accompagnano i loro cittadini nei luoghi della memoria di Resistenza e Sindaci che condividono l'idea imprenditoriale del massimo profitto ignorando la Festa dei Lavoratori: Il 1 Maggio! A noi il potere di Scegliere e, soprattutto, l'accortezza di non Dimenticare. Un saluto e BUONA FESTA DEI LAVORATORI A TUTTI E A TUTTE! Maurizio Pascucci
Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine