sabato, settembre 17, 2011

Cento sindaci contestano la Lega durante il rito dell'ampolla

Umberto Bossi
I primi cittadini di comuni torinesi e cuneesi hanno montato un gazebo a Pian del Re, dove sorge il Po, per contestare il partito: "Lontani dal Nord, comodi a Roma"
Un centinaio di sindaci della province di Cuneo e Torino stanno manifestando, con le fasce tricolori, alla festa nazionale della Lega Nord, a Pian del Re, località di Crissolo (Cuneo) dove si trova la sorgente del Po. I primi cittadini, che hanno allestito un gazebo su un versante della montagna, stanno accogliendo i militanti della Lega cantando l'Inno nazionale. Hanno esposto striscioni con le scritte "Lontani dal Nord, comodi a Roma", "Io sto con Tosi", "Giù le mani dai Comuni!!! Dov'é il federalismo?".

Milazzismo e centrosinistra. Rivelazioni di Fagone e Mannino. I servizi segreti Usa, il viaggio a Mosca di Corrao e la guerra di Ruffini

Silvio Milazzo
Mezzo secolo è trascorso, eppure il governo Milazzo, la sua breve vita e la nascita del centrosinistra in Sicilia conserva ancora enigmi e misteri. Durante il seminario organizzato dai socialisti siciliani a Palazzo dei Normanni, sono stati rivelati episodi di straordinario interesse, fino ad oggi sconosciuti. Due le testimonianze, fra le tante, che hanno suscitato interesse, quella di Calogero Mannino, che muoveva i primi passi della sua lunga carriera politica nell’agrigentino, e Piero Fagone che per il Giornale di Sicilia raccontava la cronaca parlamentare regionale. Fagone ha percorso le tappe del processo di laicizzazione della politica siciliana, fino ad allora legata mani e piedi alle volontà della Chiesa palermitana guidata con mano ferma da Ernesto Ruffini, componente della troika conservatrice del Vaticano (con Siri e Ottaviani), e la rottura con la mafia che fino ad allora aveva accesso anche nei corridoi di Palazzo dei Normanni, dove passeggiava tranquillamente Paolino Bontande, una delle teste pensanti di Cosa nostra. Ben sette le inchieste antimafia che i governi di centrosinistra presieduti da D’Angelo fecero piovere a Palermo e in Sicilia, dagli appalti al mercato ortofrutticolo.
A D’Angelo spetta il record del governo regionale più corto: durò due ore circa, perché appena eletto, il suo bilancio, con il voto segreto, fu bocciato, provocando la morte in fasce dell’esecutivo. Il centrosinistra, ricorda Fagone, nacque in Sicilia, non altrove. I dirigenti della Dc e del Psi siciliani e nazionali fecero la spola fra Roma, Palermo ed Agrigento, dove prima di ogni altra città, si preparava l’abbraccio con i socialisti, osteggiato dalla Chiesa, ed in special modo da Ernesto Ruffini. Fu la Voce cattolica, con un articolo di Monsignor Petralia di Bisacquino, a rompere l’assedio al centrosinistra con un articolo rimasto celebre per le sue conclusioni augurali (“se son rose fioriranno”).
I ricordi di Lillo Mannino completano le pagine di una vicenda politica ancora poco nota, che avrebbe cambiato la storia d’Italia. D’Angelo, racconta Mannino, aveva il compito di disarticolare il milazzismo e ci riuscì in pieno, ma fu Agrigento la culla della svolta, con Gaetano Trincanato protagonista fra gli altri delle vicende conclusive. Al fine di battere le resistenze della Chiesa, che vedevano come fumo negli occhi l’abbraccio con i socialisti, i democristiani agrigentini elessero sindaco il medico personale del Vescovo Peruzzo, un fortino inespugnabile per i fautori del centrosinistra. Poche ore dopo venne resa pubblico, da parte della chiesa locale, l’apertura del “processo” di scomunica nei confronti del neo sindaco, cui seguì il rammarico, l’imbarazzo del neo-eletto, che aveva accettato di malavoglia quell’espediente. Profittando della buona amicizia della moglie del medico Di Giovanna con il vescovo, “educata alla confidenza con Monsignore”, ricorda Lillo Mannino, organizzammo un incontro fra il neo sindaco e Mons. Peruzzo.
Il prelato indossò per l’occasione i paramenti sacri, senza alcuna concessione alla cordialità e all’amicizia. Di Giovanna comunicò al vescovo di essersi dimesso. E a quel punto, sorprendentemente, invece che un apprezzamento per l’obbedienza, ricevette un rimbrotto. “Di già”, chiosò il segretario del Vescovo. “No, precisò Di Giovanna, ho preparato la lettera e sto per inviarla”. Pensava così di evitare il processo per scomunica. A quel punto, però, successe qualcosa di inaspettato. “Sei un cretino”, fece Peruzzo con tono bonario. “Tu fai la tua parte, io la mia”.
Mannino ha anche rivelato alcuni particolari inediti della vicenda milazziana, legata ai conflitti interni alla Dc e al ruolo di Amintore Fanfani. C’è una pagina del milazzismo, ancora non scritta. Riguarda i suoi aspetti internazionali, legati ad una visita a Mosca di Ludovico Corrao, appena eletto “ministro” dei governo Milazzo, e l’intervento dei servizi segreti americani in Sicilia, suggerito sia dalla partecipazione comunista al governo e alla presunta amicizia con L’Unione Sovietica. Una parte non secondaria nel viaggio di Corrao a Mosca (“un errore”, secondo Mannino) la esercitò Emanuele Macaluso, capogruppo parlamentare comunista all’Ars e togliattiano di ferro. Sullo sfondo dell’intrigo internazionale, gli interessi dell’Eni in Sicilia e la volontà di Mattei di allacciare rapporti commerciali con i sovietici.

venerdì, settembre 16, 2011

Corleone, campi di lavoro antimafia. Il Doccio in un mare di pomodori …

I volontari del "Doccio" raccolgono pomodori
Ognuno con il proprio metodo: chi seduto su una cassa, chi chinato a gambe divaricate, chi inginocchiato a modi preghiera o rannicchiato … Insomma, con le posizioni più strambe, ma con tanta volontà e allegria, anche oggi abbiamo caricato sul camion duecentoventicinque casse di pomodori. Certamente non si può non evidenziare che oggi non eravamo solo noi del Doccio ad aiutare nei campi, ma ci accompagnava il gruppo di volontari che risiede a Canicattì, con il quale ci siamo relazionati nuovamente con piacere. Sono stati poi tutti nostri ospiti a pranzo, quindi sarebbe inutile dire che Suor Maria oggi si è proprio superata! Un buon riposo dopo il lauto pranzo, anche se la sveglia di oggi, invece del solito “toc toc” bussato dal nostro Tommaso, è stata caratterizzata da lampi e tuoni…  Nonostante l’apparente cattivo tempo, il Doccio non si è perso d’animo e non si è risparmiato una buona brioche con gelato nel centro di Corleone. La giornata è finita… diciamo “uno a uno”, considerando che prima di dormire abbiamo tifato per il Napoli, che ha pareggiato con il Manchester. Ma ora, palla al centro, che domani c’è la sveglia alle 05.00, ci aspetta la vendemmia a Canicattì!

Mafia, strage Borsellino. Inchiesta sul depistaggio

La strage di Via D'Amelio
di ALESSANDRA ZINITI
C'è un nuovo filone di indagini sull'eccidio di via D'Amelio. Riguarderà il "colossale depistaggio", dicono i magistrati di Caltanissetta, legato alla manipolazione delle dichiarazioni di Vincenzo Scarantino. Indagati tre dirigenti della polizia
Chiusa l'indagine della Procura di Caltanissetta scaturita dalle recenti dichiarazioni dei pentiti Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina che porterà alla revisione del processo, resta invece aperta quella sul "colossale depistaggio", come lo hanno definito i magistrati nisseni, che per anni avrebbero operato alcuni degli inquirenti del gruppo Falcone-Borsellino. Ieri il procuratore Sergio Lari ha depositato nell'ufficio della Procura generale una memoria di mille pagine con la quale chiede al pg Roberto Scarpinato la revisione del processo per le cui condanne, ormai passate in giudicato, sono in carcere degli innocenti, condannati all'ergastolo; sette uomini accusati ingiustamente dalle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. Dovrebbero essere adesso scagionati e rimessi in libertà, dopo la celebrazione del processo di revisione, Salvatore Profeta, Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Giuseppe Urso, Gaetano Murana, Natale Gambino e Gaetano Scotto. Nel nuovo processo dovrebbe ritrovarsi imputato anche Gaspare Spatuzza che si è autoaccusato del furto della 126 imbottita di tritolo poi posteggiata in via D'Amelio in attesa del giudice Borsellino. Stralciato invece il filone d'indagine sul depistaggio dove restano iscritti tre funzionari di polizia per calunnia aggravata: Vincenzo Ricciardi, attualmente questore di Bergamo, Salvatore La Barbera, dirigente della Criminalpol a Milano, e Mario Bo, dirigente della Squadra mobile di Trieste: secondo l'accusa i tre funzionari avrebbero indotto Salvatore Candura, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino a mentire in merito alle stragi del '92. Scarantino sarebbe stato indotto ad accusarsi di essere l'autore del furto della Fiat 126 imbottita di tritolo esplosa in via D'Amelio. Le sue dichiarazioni depistanti sarebbero state "suggerite" dagli stessi investigatori che avrebbero anche "taroccato" un verbale del 1994. Agli atti dell'inchiesta sono finiti alcuni fogli con le annotazioni di un poliziotto che avrebbe imboccato Scarantino alla vigilia dei suoi convulsi e contraddittori interrogatori in aula nei sette processi celebrati sulla strage.
Da: La Repubblica-Palermo.it

Sodano vince contro D’Alì

L'ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano
di Rino Giacalone Mafia: il prefetto Sodano vince contro chi lo mandò via da Trapani. Il Tribunale respinge la richiesta di risarcimento danni avanzata dal senatore D’Alì
Nell’ottobre del 2005, il 5 ottobre per l’esattezza, Anno Zero di Michele Santoro mandò in onda un reportage firmato da Stefano Maria Bianchi su Trapani a poche settimane dalla conclusione degli atti preliminari della Coppa America. Qualcuno scrisse su un giornale locale che Trapani avrebbe fatto bene a cambiare canale perché non c’era nulla di vero e di buono in quel reportage, a scrivere così era un sacerdote, don Ninni Treppiedi, oggi finito in mezzo a mille guai col Vaticano quanto con la Giustizia a sentire alcune indiscrezioni. In quel reportage sotto accusa era finito l’allora sottosegretario all’Interno senatore D’Alì, assieme all’odierno sindaco di Trapani, Girolamo Fazio, e lo scandalo sfiorava anche il prefetto dell’epoca Giovanni Finazzo. LEGGI TUTTO

giovedì, settembre 15, 2011

La Procura di Palermo: Miccoli estraneo alle vicende di Lauricella

Fabrizio Miccoli
Dopo l'analisi di video, foto e intercettazioni nulla di rilevante sul capitano rosanero. Si attendono i rilievi della scientifica sui due presunti covi del boss a Brancaccio PALERMO. Il calciatore del Palermo, Fabrizio Miccoli, è estraneo alle vicende della famiglia Lauricella. Questa la posizione della Procura palermitana che ha analizzato video, foto e intercettazioni del capitano rosanero e Mauro Lauricella, figlio dell'ex latitante Antonino detto lo "Scintillone", arrestato negli scorsi giorni a Palermo. Gli agenti della Dia hanno tenuto per circa un anno i telefonini del calciatore sotto controllo pensando che potessero essere utilizzati da Mauro Lauricella, suo amico, per mettersi in contatto con il padre o con qualcuno che li potesse fare arrivare al latitante. Ma nulla di rilevante è emerso e la Procura ha deciso, almeno per il momento, di non sentire Miccoli. Intanto, si attendono i risultati dei rilievi della scientifica nei due presunti 'covi' dove il boss Antonino Lauricella avrebbe trascorso un periodo della latitanza durata sei anni. Si tratta di due appartamenti che si trovano nel quartiere Brancaccio e intestati ad alcuni parenti. La polizia ha sequestrato diversi oggetti tra cui un telefonino. Fonte GdS.it

mercoledì, settembre 14, 2011

Parla Mauro Lauricella: “Fabrizio non sa nulla di mio padre”

14 set Abbiamo scritto a Mauro Lauricella su Facebook. Lui, il figlio del latitante preso dalla polizia, non si sbottona troppo. Però chiarisce con un messaggio: “Buongiorno, io posso dire solo che Miccoli è un bravissimo ragazzo e non sapeva niente della mia situazione familiare. L’ho conosciuto tramite il calcio perché io gioco pure”. Eppure si sono accesi i riflettori sui rapporti tra Miccoli e Lauricella junior. Miccoli non è indagato. Lauricella, incensurato, è titolare di due rivendite di moto. Oggi, il procuratore aggiunto de Francisci dichiara a “Repubblica”: “Non abbiamo in programma di sentire Miccoli”. (Fonte: LiveSicilia.it)

Mafia, diciotto anni fa il delitto di padre Puglisi

Padre Pino Puglisi
Una fiaccolata apre le iniziative in programma per commemorare il parroco di Brancaccio assassinato perché stata sottraendo tanti ragazzini a Cosa nostra (di Giovanni Franco) Palermo ricorda l'uccisione di padre Pino Puglisi. Per commemorarne il 18/o anniversario stasera a Brancaccio promossa dalla parrocchia San Gaetano si snodera' una fiaccolata. Domani pomeriggio alle 18 in cattedrale il cardinale Salvatore De Giorgi presiedera' una solenne celebrazione eucaristica. In mattinata sara' proiettato il film ''Alla luce del Sole'' nella casa circondariale ''Pagliarelli'' alla presenza del regista Roberto Faenza e alle 21 andra' in scena un concerto dell'orchestra sinfonica siciliana che eseguira' un brano teatrale su padre Puglisi di Salvo Piparo. ''Me l'aspettavo''. Furono le ultime parole pronunciate dal parrocco di Brancaccio davanti alla pistola impugnata da Giuseppe Grigoli. Era la sera del 15 settembre 1993. Fu ucciso nel giorno in cui compiva 56 anni. I killer erano attesi dal sacerdote che era consapevole del pericolo al quale si era esposto con la sua azione di recupero dei giovani del quartiere sottratti al dominio del clan dei Graviano. Nel 1999 il cardinale Salvatore De Giorgi ha aperto la causa di beatificazione proclamando padre Puglisi ''servo di Dio''. La prima fase del processo si e' conclusa nel 2001; da allora il fascicolo e' all'esame della Congregazione per le cause dei santi in Vaticano. Padre Puglisi era stato nominato parroco della chiesa di San Gaetano, a Brancaccio, il 29 settembre 1990. Nel gennaio 1993 aveva aperto il centro ''Padre Nostro'', diventato in breve tempo punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. La sua attivita' pastorale - come e' stato ricostruito anche dalle inchieste giudiziarie - ha costituito il movente dell'omicidio. Gli esecutori e i mandanti mafiosi, legati alla cosca mafiosa di Filippo e Giuseppe Graviano, sono stati condannati con sentenze definitive: ergastolo per i Graviano, Gaspare Spatuzza (che spalleggiava il killer e poi ha raccontato i retroscena del delitto), Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone. Oltre a Spatuzza anche Grigoli e' diventato collaboratore giustizia: la sua scelta, che ha preceduto quella di Spatuzza, gli e' valsa una condanna a 16 anni. (Ansa, Portale Legalità)

Corleone, i carabinieri arrestano due fratelli che smaltivano rifiuti speciali

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Corleone ieri hanno tratto in arresto in flagranza di reato due fratelli, entrambi operai di Corleone, Z.S. 40 anni e Z.C. di 44 anni, con precedenti di polizia. I militari dell’Arma, impegnati in specifici servizi di prevenzione e repressione dei reati in materia di rifiuti e al fine di contrastare il dilagante fenomeno del trasporto illegale e la creazione di discariche abusive che hanno portato ormai già da anni alla dichiarazione di emergenza rifiuti nella provincia di Palermo, hanno sorpreso i due arrestati mentre con un autocarro percorrevano la SS 118 e si fermavano in un fondo rustico dove versavano diversi metri cubi di rifiuti, costituiti da scarti dell’edilizia, ma al loro interno non mancavano parti in plastica, tubi di ferro e altri scarti. I rifiuti, classificati quindi come speciali e che dovrebbero essere condotti presso specifiche piattaforme per la bonifica e quindi il loro riciclo, sono stati invece lasciati dagli arrestati senza alcuna accortezza su una stradella sterrata di proprietà privata di C.da Bicchinello di Corleone. I Carabinieri sono quindi intervenuti bloccando i due uomini e li hanno condotti in caserma. Intanto l’aria è stata sottoposta a sequestro penale e dovrà essere bonificata mentre l’autocarro su cui viaggiavano è stato sequestrato. Ultimate le formalità di rito gli arrestati sono stati trattenuti per tutta la notte e condotti stamane presso il Tribunale di Termini Imerese per essere giudicati con rito direttissimo. A termine di tale giudizio è stato convalidato l’arresto e l’udienza è stata rimandata per garantire i termini a difesa. Palermo, 14 settembre 2011

Il figlio del boss (Scintilla) e il campione (Miccoli)

"Scintilla" e Miccoli
Figlio devoto e grande appassionato di calcio, Mauro Lauricella, figlio dell'ex latitante Nino detto Scintulluni, catturato a Ballarò, non faceva mistero della sua amicizia con Fabrizio Miccoli, il capitano del Palermo. Dando la caccia al boss, gli investigatori della Dia hanno visto Mauro Lauricella, anche lui con un passato da calciatore, insieme con il bomber rosanero anche in occasioni private. Niente di penalmente rilevante, secondo i magistrati. Su Youtube gira un video "Scintilla e Miccoli" in cui Mario Lauricella che aveva mutuato dal padre il soprannome di "Scintilla", ha raccolto molte istantanee con Miccoli e con altri personaggi famosi. Nel filmato una dedica alla madre e un pensiero al padre, che non viene nominato, ma che compare in una foto da giovane, la stessa che Mauro Lauricella ha utilizzato per il proprio profilo di Facebook. Poi altre foto con i familiari. In bella mostra il tatuaggio sul braccio destro con un pensiero in lingua inglese per esprimere il proprio amore per la famiglia e per il padre. In chiusura un messaggio di richiamo a valori improntati al rispetto e all'educazione. Ecco il video. (Enrico Bellavia - La Repubblica)
GUARDA IL VIDEO IO E MIO FRATELLO MICCOLI

martedì, settembre 13, 2011

Il Comitato per l’Acqua Pubblica di Corleone chiede l’abbassamento delle tariffe idriche in applicazione dell’esito del referendum!

Il Comitato per l’acqua pubblica di Corleone, composto dalla Cgil, dalla Cisl, da Corleone Dialogos, dal Germoglio e da alcuni cittadini, d’intesa con gli altri Comitati territoriali, ha chiesto all’Ato Idrico Pa1 di provvedere immediatamente ad adeguare la tariffa del servizio idrico integrato per renderla coerente con l'esito referendario, eliminando quindi dalla tariffa stessa la remunerazione del capitale investito. Ha avvisato l’Ato idrico che, in caso di mancato tempestivo adeguamento delle tariffe, il forum di Palermo dei movimenti per l'acqua pubblica agirà in tutte le sedi opportune, ivi comprese quelle giurisdizionali, per rendere effettivo un fondamentale diritto dei cittadini affermato con la consultazione referendaria del 12 e 13 giugno. Il Comitato per l’Acqua Pubblica di Corleone comunica, infine, che copia della superiore richiesta l’ha inviata anche al sindaco, invitandolo ad adoperarsi per l’applicazione dell’esito referendario, che a Corleone ha visto la maggioranza assoluta degli elettori pronunciarsi per l’acqua pubblica. Dopo avere irresponsabilmente svenduto la rete idrica e le sorgenti di Corleone ad APS, che in tre anni non ha investito nemmeno un euro, il sindaco potrebbe provare ad attenuare le sue “colpe”, attivandosi per l’abbassamento delle tariffe.
LEGGI LA LETTERA

Dia: "Rapporti tra Miccoli e il figlio del boss Lauricella". Indaga la Procura di Palermo

Fabrizio Miccoli
Bocche cucite in Procura a Palermo, ma la notizia dei rapporti di amicizia tra il figlio del boss Antonino Lauricella e il bomber del Palermo calcio, Fabrizio Miccoli - entrambi sono incensurati e non risultano indagati - ha fatto subito il giro del Palazzo di giustizia e dello stadio "Renzo Barbera". Non e' escluso che Miccoli possa essere ascoltato presto dai magistrati della Procura, ma non per il momento. Il Procuratore aggiunto Ignazio De Francisci si limita a dire: "Non parlo di Miccoli...". Ma da quello che risulta, da un'informativa della Direzione investigativa antimafia, depositata nell'ambito dell'inchiesta sul boss Lauricella, arrestato proprio ieri dopo sei anni di latitanza, emerge che Miccoli si sarebbe incontrato piu' volte con Salvatore Lauricella, il figlio del boss. Lauricella junior sarebbe stato fotografato dalla Dia con Miccoli anche allo stadio. Le frequentazioni tra Miccoli e i Lauricella sono venute fuori per caso, mentre gli agenti della Dia pedinavano il figlio del latitante per catturare il padre. Su questa vicenda, il capitano del Palermo ha deciso, assieme alla società, di non rilasciare alcun commento. Solo il presidente Maurizio Zamparini è intervenuto parlando della vicenda come "un mucchio di sciocchezze". Come quella fatta da Mario Balotelli, il giocatore del Manchester City che è stato accompagnato in un "Gomorra Tour" a Scampia, nei luoghi raccontati dal libro e dal film. Vicende che ricordano quelle che hanno visto in passato come protagonista, Diego Armando Maradona, il Pibe de oro che, oltre che per le sue gesta al San Paolo divenne famoso anche per qualche cattiva compagnia durante la sua permanenza a Napoli. Salvatore Lauricella, come viene sottolineato negli ambienti investigativi, non ha precedenti per mafia e Miccoli poteva anche essere all'oscuro di quella parentela ingombrante. Ma il padre è indicato come un boss di prima grandezza, tanto che fino ad ieri era in cima alla lista dei latitanti palermitani. ***
Ecco una notizia che non avremmo mai voluto leggere! Fa male a noi corleonesi, che gli abbiamo dato la cittadinanza onoraria, apprendere che Fabrizio Miccoli ha frequentazioni con figli di boss mafiosi. Certo, poteva essere all'oscuro della "parentela ingombrante" di Lauricella Junior. Ma ci piacerebbe che questo lo dicesse (in maniera credibile) lui stesso. E, principalmente, che fosse vero. In caso contrario, la cittadinanza onoraria potrebbe anche essere ripensata. (d.p.)   

Corleone, campi di lavoro antimafia. L'incontro con Dino Paternostro: "il Doccio libera per liberarsi…"

L'incontro col segretario della Camera del lavoro
Oggi il gruppo di volontari della comunità "Il Doccio" ha cominciato la raccolta dei pomodori! È stata una giornata molto faticosa, ma sicuramente produttiva: sotto il sole rovente siamo riusciti a raccogliere più di 170 cassette di pomodori, sicuramente la volontà e la collaborazione ci hanno dato un buono aiuto! Nel pomeriggio è venuto a trovarci Dino Paternostro, segretario della camera del lavoro di Corleone e, con entusiasmo e partecipazione, tutti noi del Doccio l’abbiamo accolto nella nostra sala. Il suo intervento è stato significativo, ci ha brevemente accennato alla nascita della mafia in Italia, sottolineando che attraverso una maggiore sensibilizzazione civile e culturale, “Cosa nostra” … così come è nata può anche morire! Ciò che più ci “portiamo a casa” dall’incontro con lui è un concetto molto importante: la consapevolezza di essere qua non solo per “liberare dal silenzio” offrendo una forza lavoro alla cooperativa, ma anche per auto-liberarci da un pensiero chiuso, privo di quell’essenziale senso critico che ci dovrebbe sempre guidare nelle nostre scelte. Sì, quel senso critico che tanto costa impegno, perché, tutto sommato, la via più facile, per non dire “illecita”, è ciò che spesso accorcia tempi e fatiche. Paternostro ha infine sottolineato il valore delle cooperative sociali che si impegnano da anni nella coltivazione delle terre confiscate dalla mafia, lottando contro abusi e soprusi. Molto interessante è stato anche l’intervento di Franco, socio della cooperativa “Lavoro e non solo”, il quale ci ha raccontato il disagio e le difficoltà che hanno incontrato nel corso degli anni a seguito della loro scelta di schierarsi contro la mafia. È davvero significativo per noi sapere che tanta gente rischia ogni giorno la propria vita per rimanere fedele ai propri ideali e per difendere la propria libertà!

Caso Ciancimino - procura: il Csm avvia indagine

Massimo Ciancimino
Il provvedimento da parte del Consiglio superiore della magistratura è stato preso in seguito alle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto il figlio di Don Vito Il Consiglio superiore della magistratura ha avviato un'indagine sul caso nato dalle intercettazioni di Massimo Ciancimino. Il Comitato di presidenza ha affidato la pratica alla prima commissione di Palazzo dei Marescialli. "Negli uffici della Procura di Palermo io faccio quel che minchia voglio" dice Ciancimino, poi arrestato nell'aprile scorso per calunnia aggravata, in due colloqui datati 16 novembre e 1° dicembre 2010. È il suo interlocutore, il commercialista Girolamo Strangi, a essere intercettato perché indagato dalla procura di Reggio Calabria. Ed è a lui che il figlio di don Vito spiega di avere quasi libero accesso agli uffici della procura di Palermo e di aver armeggiato al computer del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, in assenza del magistrato, accedendo a informazioni riservate. La stessa prima commissione aveva chiesto l'apertura della pratica al Comitato di presidenza. In ambienti della procura di Palermo si sottolinea "l'assoluta infondatezza e strumentalità" delle dichiarazioni fatte da Massimo Ciancimino in presenza del commercialista Girolamo Strangi. "È del tutto destituita di fondamento - dicono in procura - l'ipotesi secondo cui il figlio di don Vito sarebbe stato lasciato da solo nella stanza del procuratore aggiunto Ingroia e che da lì avrebbe potuto manovrare il computer e accedere a informazioni estremamente riservate. Siamo comunque sereni e non temiamo l'apertura della pratica da parte del Csm".

Mafia, confiscati beni al boss Lauricella

Il boss Antonio Lauricella "Scintilluni"
Le indagini delle fiamme gialle hanno portato alla confisca di diverse aziende commerciali a Palermo e Terrasini, villette abusive e terreni agricoli Il tribunale di Palermo ha disposto la confisca di ingenti patrimoni nei confronti di otto persone, cinque delle quali secondo le indagini sarebbero affiliate a organizzazioni mafiose. Tra queste c'è anche Antonio Lauricella, noto come "u Scintilluni", arrestato ieri a Palermo dopo sei anni di latitanza. All boss erano già stati confiscati beni per oltre ottocento mila euro. Le indagini patrimoniali condotte dalle fiamme gialle del gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata hanno evidenziato una netta sproporzione tra i beni e i redditi dichiarati. Tra i beni confiscati due aziende commerciali di Terrasini e Palermo, attive nel settore alimentare e dei prodotti della casa, due lussuose villette di Carini, peraltro abusive, 18 terreni agricoli tra i Comuni di Misilmeri e Mezzojuso, 6 appartamenti e un magazzino nei quartieri di Cruillas, Tribunali e Palazzo Reale, una Mercedes e vari rapporti finanziari.

Telejato, abbiamo trasmesso?!

di SALVO VITALE
Con il passaggio al digitale chiuderanno molte televisioni locali. Allarme per Telejato, la piccola e coraggiosa televisione di Partinico. In perfetto silenzio, secondo le tecniche del berlusconismo, si sta consumando l'ennesima carognata a spese della libertà d'espressione e del diritto costituzionale di manifestare liberamente il proprio pensiero, a patto che se ne possiedano i mezzi. A partire dal giugno, sino al dicembre del 2012, con l'avvento del digitale terrestre, saranno spazzate via circa 200 tv locali, mentre già si sta provvedendo alla chiusura delle televisioni comunitarie, secondo una norma di cui nessuno naturalmente si è accorto, inserita nella legge di Stabilità (la Finanziaria) del 2011, con la quale il ministro Tremonti, per raschiare soldi, ha deciso di mettere in vendita alle compagnie telefoniche le 9 frequenze utilizzate dalle emittenti locali.comunitarie. Le tv comunitarie, istituite dalla legge Mammì del 1993, sono piccole emittenti senza scopo di lucro, che trasmettono su territori limitati, ma che offrono spaccati di vita "reale", cronache di piccoli eventi, pareri e opinioni su problemi ambientali o di politica locale: insomma una fotografia vissuta e vivente, rispetto al mondo drogato e rigidamente imbalsamato delle emittenti nazionali e delle tv commerciali. LEGGI TUTTO

Enna: i "diversamente giovani" dell'Auser e dello Spi a Corleone per un’esperienza di legalità

Sui terreni confiscati alla mafia a Corleone
Un’esperienza di vita, ma anche di legalità. È quella che hanno avuto il piacere di trascorrere quattro ennesi a Corleone dove, per cinque giorni, sono stati di supporto alla “Cooperativa Lavoro e non solo” impegnata nella gestione delle terre confiscate alla mafia. A Corleone sono andati il segretario provinciale dello Spi, Enzo Puglisi, Salvatore Muni dello Spi, Mario Savoca, delegato dell’Auser di Enna, e Riccardo Tamburella che ha voluto provare questa esperienza. Gli ennesi sono stati da supporto ai giovani del centro nord, per lo più toscani, che ogni anno si recano a Corleone per lavorare le terre della legalità. LEGGI TUTTO

Forchette Rotte: raccolte oltre 1.000 firme in 24 ore per chiedere di dimezzare le indennità dei deputati all'Ars

Il piatto che piange e il piatto che ride...
Palermo, 13 settembre 2011 - Oltre mille firme in un 24 ore. La petizione online lanciata dal movimento delle Forchette Rotte ieri alle 15.30 continua a "macinare adesioni". L'obiettivo è di raccogliere esclusivamente online un milione di firme per imporre all'Ars di dimezzare gli stipendi degli onorevoli siciliani. Dopo la vittoria sul taglio dei buoni pasto, campagna lanciata da Forchette Rotte ad agosto, rimane confermato l'appuntamento a palazzo dei Normanni il 21 settembre 2011 alle 13. Invece di mangiare alla buvette dell'Ars, le ragazze e i ragazzi (già oltre 600 adesioni), chiederanno al presidente dell'assemblea regionale siciliana di incontrarlo per consegnargli le prime 10 mila firme. "In tempo di crisi - dicono Roberta Zarcone e Antonio Ferrante di Forchette Rotte - i sacrifici non possono essere chiesti esclusivamente agli ultimi. Una ragazza del call-center o un giovane operaio devono sudare tanto prima di portare a casa 1200 euro, cioè un decimo di quanto guadagnano gli onorevoli siciliani. Cominciamo a dare il buon esempio, dimezziamo le indennità e forse la politica acquisterà maggiore credibilità. Perché il piatto di 5 milioni di siciliani non può piangere mentre quello dei 90 deputati ride".

lunedì, settembre 12, 2011

Palermo, i Carabinieri scoprono una piantagione "indoor" e arrestano un giovane

Giuseppe Di Domenico
Ieri sera erano le 11.00 circa quando l’equipaggio di una gazzella del Nucleo Radiomobile è transitata in via Padre Rosario da Partanna, nel corso di un servizio prevenzione e repressione del traffico di sostanze stupefacenti disposto dal Comando Provinciale di Palermo hanno tratto in arresto con l’accusa di coltivazione, produzione e detenzione al fine di spaccio di stupefacenti, Di Domenico Giuseppe, incensurato palermitano classe 1990, ivi residente in via Altofonte nr. 21. Il giovane era a bordo di una Fiat 600, quando durante le fasi del controllo, ha tentato di opporsi ma senza successo, infatti pochi minuti dopo veniva trovato in possesso di un involucro di cellophane contenente della sostanza stupefacente del tipo “marijuana”, celata all’interno degli slip, e la somma contante di 160 euro. La successiva perquisizione presso l’abitazione del Di Domenico, ha permesso ai Carabinieri di rinvenire e sequestrare :
• nr. 1 piccola serra munita di ventole di areazione, termometro e lampade alogene;
• nr. 3 piante di marijuana di un altezza tra i 55 ed i 70 centimetri di altezza;
• nr. 3 barattoli contenenti complessivamente 50 grammi di marijuana;
• nr. 2 involucri con all’interno complessivamente 12 grammi di hashish;
• materiale per il confezionamento dello stupefacente ;
• prodotti chimici per la coltivazione dello stupefacente;
• la somma di circa 1.000 € in contanti in banconote di vario taglio.
Nella circostanza, i Carabinieri hanno deferito in stato di libertà con l’accusa di “detenzione illecita di sostanze stupefacenti” il proprietario dell’appartamento, anch’egli incensurato. Il giovane tratto in arresto, termine formalità rito, è stato condotto al carcere di Palermo - Ucciardone a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Palermo, 12 settembre 2011

San Martino delle Scale (Pa). I Carabinieri scoprono una piantagione di marijuana fai da te e arrestano una persona

Dopo giorni di perlustrazione del territorio e di ricerca posta in essere con i metodi classici dell’osservazione e del pedinamento, i Carabinieri della Stazione di San Martino delle Scale, hanno scoperto una piantagione di cannabis indica in via SM1, in prossimità del Castellaccio, e hanno tratto in arresto, per l’attività di coltivazione illecita di sostanza stupefacente, Pietro Cassarà, 27enne, disoccupato, del luogo. L’assidua attività di pedinamento e osservazione effettuata dai militari anche in abiti civili e con autovetture civetta, qualche giorno fa, aveva portato ad individuare in Via SM 1 di San Martino delle Scale, all’interno di un terreno abbandonato ed incolto, ricco di fitta vegetazione, una piantagione con 15 piante di canapa indiana di altezza variabile dal m. 0,5 a m. 2,5. Le piante sistemate all’interno di vasi in plastica di dimensioni variabili erano sistemate in due piazzuole ricavate tra la folta vegetazione, e quindi di difficile individuazione. Sul posto inoltre erano presenti diversi arnesi utili per la coltivazione, recipienti di acqua per l’irrigazione e sacchi vuoti di terriccio utilizzato per la piantagione nonché bottiglie vuote di fertilizzante. Stante l’avanzato stato vegetativo della cannabis e il rinvenimento del materiale utile per la coltivazione che facevano presupporre che le piante continuavano ad essere “curate”, i Carabinieri decidevano di nascondersi in mezzo alla vegetazione al fine di individuare chi si occupasse della coltivazione. Dopo un giorno di osservazione, alle ore 10:00 circa di ieri, il Cassarà faceva ingresso nell’area e dopo essersi ben accertato che nessuno lo seguisse cominciava a tastare il terriccio dei vasi per verificare se fosse o meno bagnato e iniziava a spostare i vasi da un posto all’altro. A quel punto i militari uscivano allo scoperto provvedendo a bloccare il giovane che veniva subito tratto in arresto, senza che lo stesso potesse opporre alcuna resistenza. Le piante di cannabis indica e il materiale utile per la coltivazione sono stati sottoposti a sequestro. Le piante verranno inviate presso il laboratorio Analisi del Comando Provinciale Carabinieri di Palermo, dove verrà quantificato il principio attivo in esse contenuto e quanta marjuana potevano produrre.
Dopo le formalità di rito, Cassarà è stato condotto presso il carcere Ucciardone di Palermo e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il giorno successivo dopo la convalida dell’arresto, il giudice ha sottoposto Cassarà al provvedimento cautelare degli arresti domiciliari.
Palermo, 12 settembre 2011

Mafia: catturato a Palermo Lauricella, il boss con la bandana

Il boss mafioso Antonino Lauricella
Palermo, 12 set. - (Adnkronos) - (di Elvira Terranova) - Quando l'hanno fermato indossava una vistosa bandana rossa indossata alla Rambo, un foulard altrettanto appariscente, pantaloni alla caviglia, scarpe da tennis con l'immancabile calzino bianco, occhialoni da sole e barba lunga grigia. A prima vista, un aspetto che non c'entra nulla con un boss mafioso in ascesa, ritenuto dagli inquirenti il 're delle estorsioni' nel quartiere dela Kalsa. Invece, quello di Antonino Lauricella, 57 anni, detto 'U Scintilluni' (l'uomo che scintilla ndr), era solo un trucco per camuffarsi e non essere riconosciuto, come ha ammesso lui stesso nel tardo pomeriggio nei locali della Squadra mobile di Palermo. Lauricella, latitante da sei anni per il reato di estorsione aggravato dalla mafia, e con una condanna in appello a sette anni di mezzo, e' stato arrestato questa mattina nel cuore del mercato 'Ballaro' di Palermo. Era a bordo di uno scooter intestato a un incensurato su cui la Polizia sta facendo degli accertamenti. A incastrarlo la soffiata di un confidente, come conferma in conferenza stampa il dirigente della Squadra mobile di Palermo, Maurizio Calvino. "Nell'ultimo periodo c'e' stata un'acquisizione fiduciaria che abbiamo approfondito immediatamente -ha spiegato Calvino usando il gergo tecnico- C'era stato indicato il luogo dove si sarebbe trovato Lauricella, cioe' nella zona del mercato di Ballaro'. Questa stessa persona ci ha anche indicato le caratteristiche somatiche di Lauricella, diverse rispetto alle foto segnaletiche, con una folta barba e una bandana che indossava regolarmente".

Campofelice di Roccella, i Carabinieri denunciano 7 persone

Una pattuglia dei Carabinieri in servizio
A seguito di mirate attività investigative e servizi di contrasto sul territorio, svolte durante la stagione estiva, i militari della Compagnia di Cefalù hanno deferito in stato di libertà sette persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di furto aggravato, per episodi avvenuti nel comune di Campofelice di Roccella. Ad operare i militari della locale Stazione Carabinieri ed i colleghi dell’Aliquota Radiomobile. Tre gli episodi oggetto d’indagine. Il primo avvenuto in una privata abitazione, vede coinvolte due persone che, una volta entrati nell’abitazione, con consenso del proprietario, con destrezza e distraendolo, asportavano un portafogli contenente una carta di credito ed una carta postamat. La seconda vicenda vede come autori del furto quattro ragazzi che, durante una giornata al mare, avevano asportato dalla cassa di un ristorante e dalle gettoniere di un lido complessivamente la somma in contanti di euro 350 circa. Infine, un uomo è stato ritenuto responsabile del furto di un marsupio, asportato da un’autovettura in sosta, contenente un telefono cellulare. I sette autori dei furti sono stati tutti identificati e deferiti alla Procura della Repubblica di Termini Imerese.

Cinisi, un uomo colto da malore, muore annegato. Indagano i carabinieri

Ieri mattina, alle ore 11.00 circa, la motovedetta dell’Arma dei Carabinieri, ha recuperato in mare la salma di P.s., 66enne di Cinisi. Il corpo è stato rinvenuto in una caletta di Cinisi, in un’area prospiciente l’aeroporto di punta Raisi, nei pressi della spiaggia Magaggiari. L’uomo, probabilmente colto da malore, è deceduto per annegamento. Il corpo è stato trasportato dalla Motovedetta al porto di Terrasini dove è presente il medico legale per l’ispezione cadaverica. Sul posto i Carabinieri della Compagnia di Carini per i primi accertamenti.
12 settembre 2011

Parte una petizione online di "Forchette Rotte": un milione di firme per dimezzare gli stipendi dei deputati all'Ars

PALERMO, 12 SETTEMBRE 2011 - "Un milione di firme per dimezzare gli stipendi degli onorevoli siciliani (equiparati a quelli dei Senatori della Repubblica). Per uscire dalla crisi, i sacrifici non li dobbiamo fare solo noi!!! Firma e fai firmare la petizione online. Il movimento delle Forchette Rotte torna alla carica contro la "casta" e lancia una petizione esclusivamente online con l'obiettivo di raccogliere un milione di firme per dimezzare le indennità dei deputati regionali siciliani. Su facebook e su twitter inizia la raccolta di firme perché "tutte le iniziative legislative per dimezzare il numero dei parlamentari regionali - scrivono - sono fallite". "Più che mettere mano alla rappresentanza - aggiungono - bisognerebbe mettere mano alle indennità. Sei, sette mila euro al mese sarebbero già troppi per chi produce meno di un operaio alla catena di montaggio o dei ragazzi dei call-center". "L'obiettivo di un milione di firme - concludono - forse vi sembrerà un po' pretenzioso, ma siamo convinti che riusciremo a raggiungerlo e rimarrete tutti a bocca aperta".

domenica, settembre 11, 2011

Bisacquino, l'Amministrazione comunale ha inaugurato il Parco Urbano dedicato a Peppino Impastatato

L'inaugurazione del Parco Urbano "Peppino Inpastato"
Questa sera il Comune di Bisacquino ha inaugurato il suo Parco urbano, dedicandolo a Peppino Impastato. Insieme al sindaco Filippo Contorno c’era Giovanni, il fratello di Peppino. Il parco, realizzato qualche anno fa, era stato “vandalizzato” e abbandonato. L’Amministrazione Contorno, con la collaborazione di tanti giovani volontari, l’ha ripulito, restaurato, intitolato a Peppino Impastato ed affidato in gestione all’associazione di volontariato dei Vigili del Fuoco. GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO

Convegno dell'Avis di Corleone: "Chi dona sangue, migliora anche la propria salute"

La sezione Avis di corleone ha spiegato l'importanza della donazione del sangue, ma ha lanciato un grido d'allarme per il pericolo di essere sfrattata dai locali dell'ex Psichiatria dell'Ospedale
Il convegno di venerdì sera dell’Avis di Corleone, coordinato dalla prof.ssa Enza Crapisi, aveva l’obiettivo (ed è stato centrato!) di spiegare ai presenti (grazie all’ottima relazione del prof. Leoluca Criscione, “volato” dalla Svizzera a Corleone) che donare il sangue è un atto di amore verso il prossimo, ma anche verso se stessi, perché (lo diceva lo stesso titolo) "Chi dona sangue, migliora anche la propria salute". Ma aveva anche l’obiettivo di “festeggiare” un gruppo di volontari come quello di Corleone, che negli ultimi due anni ha fatto “miracoli”, riuscendo a raccogliere circa 600 sacche di sangue l’anno. Infine, aveva anche l’obiettivo di lanciare un grido d’allarme rispetto allo sfratto annunciato da parte dell’Asp di Palermo. Dal 1° gennaio dell’anno prossimo, infatti, pare che la sezione di Corleone dell’Avis, ospitata da anni in alcune stanze dell’ex Pschiatria, dovrà lasciare i locali. Non si capisce bene il perché, dato che quei locali non servono all’Azienda per ubicarvi altri servizi. Si capisce benissimo, invece, che lo sfratto danneggerebbe moltissimo l’associazione e la sua capacità di svolgere la sua unica e importante “missione”: la raccolta di sangue per salvare tante vite umane. Non a caso, davanti al presidente dell’Avis di Corleone Gianfranco Scianni, e ai consiglieri della stessa Associazione, e al direttore sanitario dell’Avis di Palermo, Giovanni Troia, il sindaco Nino Iannazzo e i consiglieri Vincenzo Labbruzzo e Dino Paternostro hanno assunto l’impegno, ciascuno per la propria parte, a sostenere la sezione dell’Avis di Corleone, impedendo che resti senza una sede. «In questi mesi – ha detto in particolare Paternostro - con l’assessore regionale alla salute e con il direttore generale dell’Asp di Palermo abbiamo avuto un confronto continuo per scongiurare il depotenziamento dei servizi sanitari, a cominciare dall’ospedale. E, pur tra tante difficoltà, qualche risultato positivo l’abbiamo raggiunto. Nei prossimi giorni ci adopereremo affinché ci sia un confronto serio e sereno anche sui locali dell’ex Psichiatria utilizzati dall’Avis, con l’obiettivo di evitare lo sfratto».
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Calcio, coppa Sicilia. Il Corleone batte l'Altofonte

Le due squadre a centrocampo, primo del fischio d'inizio
CORLEONE 2ALTOFONTE 1
POL. CORLEONE : Zabbia, Mannisi, Di Lorenzo, Cotino, Alessandro Musicò, Vitale, D’Angelo, ( 19’ s.t. Sciarrino), Micalizzi (10’ s.t. Venezia Frank), Ficile, Verardo, Lipari ( 32’ Trentacosti).
POL. ALTOFONTE:Campanella, Ferrante, Passamonte, Culella, Lo Grande, Di Blasi, Di Giorgio ( 24’ s.t. Rausa), Vaglica (20’ s.t. Sanfilippo), Galifi Riccioli, (36’ s.t. Russello), Lo Nigro..
ARBITRO: signor Marco Parrinello di Palermo
RETI: 18’ 1.t. Lipari; 26’ 1.t. Culella; 39 s.t. Ficile.
NOTE : Ammonito al 7’ del 2’ tempo Di Giorgio Corleone : Bel calcio al Santa Lucia. CORLEONE - Un Corleone testardo con solo due calciatori locali in campo (Zabbia e Lipari) ha vinto di misura contro un Altofonte intraprendente, apparso in grande forma specialmente a centrocampo. Buona la direzione di gara del signor Parrinello. Forte le linea difensiva dei padroni di casa che hanno avuto in Musicò e Venezia solidi punti di riferimento. Passava il Corleone con Lipari al 18’ su punizione da fuori area. Il bolide del bomber corleonese s’insaccava alla destra di Campanella. Sul capovolgimento di fronte al 26’ era Culella che di piatto girava in rete un cross basso, superando Zabbia. A sette minuti dal termine Ficile siglava il gol della vittoria giallo-rossa, girando in rete un cross di Trentacosti, dopo una veloce e corale azione di contropiede.
Cosmo Di Carlo

Villabate, la delibera del sindaco: una strada per il nazista Rommel

Il nazista Edwin Rommel
La giunta del Comune a pochi chilometri da Palermo ha deciso ufficialmente di proporre l'intitolazione di una via al feldmaresciallo nazista. Protesta l'opposizione. Iniziative per contrastare la scelta da parte dell'Anpi e del Centro Impastato  Il sindaco di Villabate, Gaetano Di Chiara, è convinto che ci siano due personaggi "meritevoli di essere menzionati nella toponomastica cittadina", così ha scritto nella delibera di giunta per l'intitolazione di alcune nuove strade in città. Eccoli, dunque, i nuovi eroi di Villabate: accanto a quattro ex sindaci, ci sono Manfred von Richthofen, "il leggendario barone rosso, talento puro dell'aviazione tedesca", e poi Erwin Rommel, "generale tedesco conosciuto anche con il soprannome "la volpe del deserto", morto suicida - spiega la delibera della giunta - a causa dei pesanti sospetti della sua connessione con i cospiratori nel complotto contro Hitler". Insomma, il sindaco Di Chiara, cresciuto nel movimento giovanile di Alleanza nazionale, tiene a precisare che in fondo "la volpe del deserto" è rimasta alla storia non fra i gerarchi nazisti, ma fra quelli che alla fine tentarono di fermare il Fuhrer. La delibera per l'intitolazione delle nuove strade è stata pubblicata sabato all'albo pretorio: "Non riesco ancora a crederci", dice il consigliere comunale Antonino Retaggio, che da anni si batte perché venga dedicata una strada al soldato eroe di Villabate: "Il Comune ha dimenticato Giovanni Militello - denuncia - fu catturato sul fronte russo e deportato nel campo di concentramento di Altengrabow. Il Consiglio e poi anche la giunta avevano dato parere favorevole per intitolargli una strada. Ma la pratica si è persa". Qualche mese fa, Retaggio aveva proposto di intitolare qualcosa anche a Peppino Impastato: "Sarebbe stato un modo per riscattare la nostra cittadina, tristemente famosa per gli scioglimenti del Consiglio comunale per mafia". Ma la proposta non è stata neanche presa in considerazione.

Le dichiarazioni del primo cittadino di Villabate non piacciono a Ottavio Terranova, presidente della sede di Palermo dell'Associazione nazionale partigiani d'Italia (Anpi): "Non si può fare un calderone della libertà e della dittatura - commenta - è accaduta una cosa vergognosa, che in qualunque modo cercheremo d'impedire. Nel momento in cui a Isnello si riporta a casa il partigiano Giovanni Ortoleva e nel momento in cui si parla di pericoli per la democrazia, questa è la conferma che stanno maturando desideri di fascismo, di totalitarismo". Il presidente dell'Associazione partigiani lancia un appello al sindaco di Villabate: "Lo invitiamo a riflettere. E comunque prenderemo iniziative in tutte le sedi perché la sua delibera non venga attuata". “Il Centro Impastato – dice il presidente Umberto Santino - ritiene semplicemente vergognosa la decisione del sindaco di Villabate di dedicare due strade a dei nazisti e di bilanciare tale scelta intitolando un'altra strada a Peppino Impastato. Una convivenza che si spiega con l'ignoranza e, peggio, con la malafede. Il Centro si dissocia da qualsiasi iniziativa che avalli queste scelte e continua la sua attività nelle scuole e nella società per affermare un'antimafia consapevole e coerente, che faccia riferimento alla radicalità e alla lucidità che caratterizzarono la vita e l'impegno di Peppino Impastato“.

Undici Settembre: Verità o Vendetta di Stato?

E’ semplicemente penoso voler continuare dividere il mondo in “complottisti” e in “consensivi” in ordine alle tremende responsabilità del più grave attentato terroristico della storia. In realtà, la gente desidera la verità. Quando i dubbi persistono, vuol dire che la “verità ufficiale” non è stata in grado di fugarli tutti. La cattura di Osama Bin Laden poteva costituire un’ottima occasione per ricercare la verità. Se la Presidenza degli USA non avesse deciso di farlo assassinare e, addirittura, di farne sparire il corpo, si sarebbe potuto celebrare il Decennale dell’11 settembre con l’apertura del processo all’uomo indicato quale autore degli attentati alle Torri gemelle. Purtroppo, sarà celebrata soltanto un’oscura vendetta di Stato. Ai cittadini Usa e del mondo intero è stato- di fatto- negato il diritto di processare Bin Laden ossia il diritto alla verità, alla giustizia vera, non sommaria. Tali, sorprendenti comportamenti non fanno che alimentare le perplessità esistenti sull’intera gestione della vicenda e si pongono in evidente contrasto con la legalità internazionale e con i principi della civiltà giuridica occidentale che non ammettono processi-farsa ed esecuzioni sommarie.
On. Agostino Spataro *
Giornalista, già deputato del PCI, direttore “Informazioni dal Mediterraneo” (www.infomedi.it), autore di  “Il fondamentalismo islamico- Dalle origini a Bin Laden”, Editori Riuniti, Roma, 2011.

sabato, settembre 10, 2011

LEGALITÀ: Il significato e la storia di una parola al giorno d’oggi dimenticata

Giovanni Falcone
Nel linguaggio politico, si dice che un potere viene esercitato secondo legalità quando il suo espletamento avviene nel rispetto delle leggi e non arbitrariamente. Si tratta, dunque, di una conquista peculiare della modernità in cui lo Stato ha progressivamente preso personalità propria, distinguendosi dall'ambito patrimoniale del Re. Il principio di legalità si afferma dopo la Rivoluzione francese e sorge come risposta al potere e all'oppressione dell'Ancien Régime in cui il magistrato non era altro che un funzionario del Re, il suo unico compito era quello di trasformare in legge la volontà del sovrano. Oggi il principio di legalità esprime una scelta politica in base alla quale la libertà viene limitata nella misura essenziale per assicurare la pace; la legalità ha, quindi, come fine quello di farci vivere seguendo diritti e doveri in modo che la vita sia il più possibile civile e pacifica. La legalità è il risultato della "rigidità" delle norme che lo Stato stesso stabilisce e che lo impegnano per i fatti futuri abolendo l'arbitrarietà e imprevedibilità delle norme. Legalità è, così, ciò che consente al singolo cittadino di avvalersi della forza dello Stato anche contro lo Stato stesso, secondo norme prestabilite; in ciò vi è una contrapposizione netta con gli stati dispotici dell'Europa orientale in cui trova il culmine l’espressione dell'assolutismo Statale cinese, dove lo Stato per antichissima tradizione pervade di sé e annichilisce la personalità del singolo individuo, lasciandolo assoggettato in via esclusiva alle determinazioni statali. Dalla definizione di legalità si evince che non è, comunque, facile avvalersi delle leggi contro chi non lo fa poiché questi ultimi, si è visto in molti casi, purtroppo, usano qualsiasi mezzo per impedirlo arrivando persino ad uccidere. È dovere morale del cittadino perseverare nella volontà di ricercare giustizia attraverso la legalità poiché secondo Giovanni Falcone «occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana». Alla legalità, quindi, si collegano i termini “dovere” e “dignità”: non è certo un caso, credetemi.
Angelo Donatelli

La memoria è sovversiva...

"la memoria è sovversiva…”: lo diceva il generale Videla, capo della giunta militare che governò l’Argentina tra il 1976 e il 1981. Insomma, nulla possa nuocere al Potere va ricordato. In un’ottica opposta, preferisco citare Roberto Scarpinato, magistrato antimafia della procura di Palermo: “la memoria è un indice puntato contro i crimini del Potere, restiamo tutti sovversivi della memoria e facciamo che gli assassini continuino a dormire notti insonni...”

Carlo Rao

Palermo, grande affluenza di pubblico alla mostra per ricordare il maresciallo Vito Ievolella

Il maresciallo Vito Ievolella
Grande affluenza di pubblico alla mostra fotografica e di cimeli militari organizzata presso Palazzo Sant’Elia di Via Maqueda per ricordare il sacrificio del Maresciallo Maggiore dei Carabinieri Vito IEVOLELLA, assassinato dalla mafia il 10 settembre 1981. La mostra è stata organizzata dalla Legione Carabinieri Sicilia in collaborazione con il CESD (Centro Studi Vice Brigadiere dei Carabinieri Salvo D'Acquisto – ONLUS). IL CESD è stato voluto dai soci fondatori, in gran parte carabinieri in servizio in Sicilia, nel nome di un giovane Sottufficiale dei Carabinieri che a soli 23 anni rinunciava alla sua di vita per concederla ostaggi di una violenta rappresaglia nazista. Gesto, questo, che sebbene risalente al lontano 23 settembre 1943, giunge a noi con tutta la sua attualità per i valori che ci trasmette quale puro gesto d'amore immediato verso il prossimo fino all'estremo sacrificio. Il Centro Studi non ha fini di lucro. Esso ha la finalità di perseguire esclusivamente la solidarietà sociale e di arrecare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche e familiari, facendo particolare riferimento al mondo dei giovani, quale strumento di formazione alla cultura della cittadinanza attiva e solidale. L'organizzazione ha anche il confronto moderato e costruttivo a beneficio della collettività diffusa, dando vita a progetti, anche in collaborazione con settori maggiormente referenziati della nostra società civile (associazioni di volontariato, università, enti locali, scuole, distretti socio sanitari, istituzioni, ecc.), atti a promuovere idonei mezzi di analisi della società e della cultura in continua trasformazione (multiculturalismo, famiglia allargata, inquinamento ambientale e alimentare, ecc.) tramite dibattiti, incontri, tavole rotonde e quant'altro possa far comprendere quali possano essere oggi i valori universalmente condivisi ed oggetto di tutela, alla luce di una geografia dei diritti umani dai confini instabili.


Tra le ultime iniziative si segnala la collaborazione con l'Associazione Onlus "ALI PER VOLARE", per la realizzazione di una MISSIONE UMANITARIA all'interno della Foresta Equatoriale del Congo allo scopo di salvare oltre 130 mila creature innocenti, destinate a morire tra miseria, malattie e fame.… Oggi vi sono iscritti oltre 4.000 tra carabinieri appartenenti a reparti dislocati in tutta Italia e persone della società civile simpatizzanti. Tutti i palermitani onesti possono iscriversi al centro.
Presidente è il Luogotenente dei Carabinieri Antonio RIZZO, mentre il direttore è il Luogotenente Calogero DI CARLO e il coordinatore operativo il Luogotenente Enrico BONAVITA, tutti in servizio alla legione Carabinieri Sicilia. Il CESD ha la sede a Largo Esedra in Palermo - cesdpalermo@libero.it. La mostra resterà aperta al pubblico a titolo gratuito, sino a lunedì 12 settembre p.v. e tutta la cittadinanza è invitata a partecipare attivamente all’appuntamento.
Palermo, 10 settembre 2011

Partinico. I carabinieri arrestano due giovani per droga

Davide Leto
A Partinico, nel corso di un’attività antidroga finalizzata a contrastare il dilagante fenomeno dello spaccio, i Carabinieri del Comando Compagnia di Partinico hanno tratto in arresto in flagranza di reato per “detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio” i fratelli Davide e Gianfranco Leto, il primo di 20 anni, parrucchiere, e il secondo di 18 anni, operaio, residenti a Partinico, pregiudicati, con precedenti specifici per droga. Gli investigatori, nel corso di un’attenta perquisizione domiciliare, eseguita presso l’abitazione dei due fratelli, in via Ungaretti, durante le operazioni, rinvenivano 34 dosi di sostanza stupefacente del tipo “Marijuana”, quantificata in 87 grammi, e il materiale occorrente per il confezionamento delle dosi pronte per essere spacciate al dettaglio. Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, gli arrestati sono stati associati presso la Casa Circondariale “Ucciardone” di Palermo, mentre la sostanza stupefacente é stata sequestrata verrà successivamente inviata al L.A.S.S. (Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti) del Comando Provinciale Carabinieri di Palermo, per accertare l’esatto principio attivo della stessa sostanza.
Palermo, 10 settembre 2011

A Partinico striscioni dei giovani comunisti contro la mafia

10 settembre 2011 - Questa mattina i Giovani Comunisti del circolo “Peppino Impastato” di Partinico hanno affisso in giro per la città dei manifesti contro la mafia e a sostegno di Telejato, la coraggiosa tv antimafia della provincia di Palermo recentemente al centro di attacchi e nuove minacce. “La scelta delle frasi e dei luoghi non è casuale: contro le recenti scritte inneggianti la mafia che hanno imbrattato il nostro paese si deve infatti prendere una posizione forte e chiara – si legge nel comunicato stampa -. Il nostro lavoro ha sempre fatto dell’antimafia un valore cardine: tra le tante attività, vogliamo ricordare la battaglia per la sana gestione dei beni confiscati del nostro paese, incredibilmente oggetto di politiche clientelari con il benestare delle istituzioni e di chi dovrebbe avere il compito di vigilare. I luoghi scelti sono il simbolo della vita della collettività: villa Margherita, villa Falcone, Teatrino. Spazi pubblici lasciati al degrado da una politica incompetente. Questo è un modo per riappropriarci di tali spazi e di farli rivivere all’insegna della legalità”.

E B. disse a Lavitola: "Non tornare"

Valter Lavitola e Silvio Berlusconi
di Lirio Abbate
Il faccendiere chiamò il premier dalla Bulgaria dopo la fuga di notizie e chiese: mi presento ai giudici? "No, resta all'estero". Ecco l'ultima telefonata tra i due prima della latitanza
Il faccendiere Valter Lavitola suda freddo, non tanto per il caldo di Sofia in cui si trova il 24 agosto, ma per le notizie che apprende dai siti Web che rilanciano lo scoop di "Panorama", il settimanale della Mondadori. Ha appena scoperto che contro di lui c'è un'inchiesta pesantissima della procura di Napoli: lo accusano di estorsione nei confronti del presidente del Consiglio. LEGGI TUTTO

L’assessore “Due effe” non risponde

di Giuseppe Casarrubea
Il potere, sia pure quello di decidere di non far nulla, genera istintivo tribalismo, esseri tronfi con il complesso del Super-Io. I sintomi: le monomanie, talvolta religiose. Ci si crede santi, taumaturghi, imperatori di Roma. E’ la Nientopoli che non vogliamo. Roba da manicomio. Non della gente comune, ma di chi amministra come se fosse dentro un cavallo di Troia. Perchè il prossimo diventa nemico quando parla troppo e si interroga. Chi presume di avere il potere genera capitribù, centurioni, clienti e cordate di amici. Un congegno comportamentale siciliano e italiano nel quale l’Italia affoga. Con la sua gravissima crisi. Le borse europee precipitano, ma il premier è fermo a designare il suo erede al trono, parla della normalità dei suoi piaceri, e dalla sua falsa filantropia continua ad attaccare la magistratura. Di riflesso, in basso, tutto verte nell’implementare la cultura del ventre. Chissà quando si arriverà alla testa! LEGGI TUTTO

Carceri: Apprendi (PD) visita istituti Agrigento e Caltanissetta: “Situazione drammatica, servono interventi urgenti per evitare altre tragedie”

L'on. Pino Apprendi
“Servono interventi urgenti nelle carceri di Agrigento e Caltanissetta, dove si vivono ogni giorno situazioni ad altissimo rischio: i recenti fatti di cronaca dimostrano, purtroppo, che si deve agire immediatamente per evitare ulteriori tragedie”. Lo dice Pino Apprendi, deputato regionale del PD, che ieri ha visitato gli istituti penitenzieri delle due città siciliane. “Il sovraffollamento è evidente – aggiunge – e le condizioni di vita sono di estremo disagio, con celle strette e piccole, e la possibilità di fare la doccia solo tre volte la settimana. Inoltre il numero di agenti della Polizia penitenziaria è solo ‘formalmente’ in linea con la pianta organica, che però risale al 2001”. “C’è poi un altro problema – continua Apprendi - le previsioni di visita con lo psicologo sono del tutto inaccettabili: si prevedono appena 7 ore al mese a Caltanissetta da dividere per 350 detenuti, e 10 ore al mese ad Agrigento per 450 detenuti. E proprio ad Agrigento il recente suicidio di un giovane ha evidenziato tutta la drammaticità di questa situazione, dal momento che l’uomo, in carcere da sei giorni, non aveva ancora incontrato uno psicologo nonostante dopo tre giorni gli avessero prescritto una visita psichiatrica”. “Insomma – conclude Apprendi – serve un intervento urgente per fare in modo che l’emergenza carceraria in Sicilia possa finalmente essere affrontata con i mezzi necessari”.

A Palermo una giornata di studio all'Ars sui 50 anni del primo governo di centro-sinistra

Salvo Andò
Lunedì 12 settembre a Palermo la Fondazione Nuovo Mezzogiorno, presieduta da Salvo Andò, ricorderà con una giornata di studi presso la Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, con inizio alle ore 9,30, i cinquant’anni del governo regionale di centro-sinistra guidato da Giuseppe D’Angelo. La giunta di D’Angelo, segretario regionale della Democrazia Cristiana, prima in tutta Italia ad oltrepassare le nascenti e poche collaborazioni municipali tra Dc e Psi, anticipò di due anni il governo nazionale “organico” di Aldo Moro, con Pietro Nenni vice presidente del consiglio, segnalandosi per l’impegno nella lotta alla mafia. Per l’importanza dell’anniversario, il convegno ospitato presso la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, si articolerà in due sessioni: la prima con inizio alle 9,30 e la seconda alle 15,30. Sono previs! te le t estimonianze dell’ex presidente della Regione Mario D’Acquisto, dell’ex presidente dell’Ars Paolo Piccione e del giornalista Piero Fagone. Gli interventi dei docenti universitari Santi Fedele ed Alessandro Musco e del dirigente nazionale del Psi Antonio Matasso ricostruiranno rispettivamente il contesto storico della transizione dal “milazzismo” al centro-sinistra, la dialettica interna alla Dc ed il dibattito dentro il Partito Socialista del tempo. Seguirà una tavola rotonda con il capogruppo al Senato dell’Udc Gianpiero D’Alia, l’onorevole Calogero Mannino, l’assessore Andrea Piraino, e gli ex parlamentari Michele Figurelli, Francesco Barbalace e Turi Lombardo. Le conclusioni saranno affidate a Salvo Andò, Rettore dell’Università “Kore” di Enna e presidente della Fondazione Nuovo Mezzogiorno.

Raccogli la legalità

Questa foto scattata durante la sistemazione del vigneto in località Malvello, fuori Corleone, durante i campi estivi di LiberArci dalle spine, presso la Cooperativa “Lavoro e non solo”, che da anni si occupa del reinserimento di soggetti svantaggiati e della gestione dei beni appartenuti a Riina e Provenzano. La stessa “base operativa” della Cooperativa, in Via Crispi, appartenuta ai fratelli Grizzaffi. I campi estivi a Corleone, ai quali prendiamo parte da quattro anni, sono un’esperienza unica di partecipazione attiva e lotta dal basso: dimostrano la forza di una società civile unita che può dare il proprio contributo alla diffusione di una cultura della legalità e di un mercato giusto (i prodotti ultimi ottenuti dal lavoro dei campi hanno marchio “Libera terra” e vengono venduti in tutta Italia). I giovani che rinunciano alle proprie vacanze al mare per lavorare le terre che furono di Cosa Nostra sono l’esempio migliore di una nuova Italia che vuole lasciarsi alle spalle indifferenza e omertà. Liberarci – appunto – dalle spine. PER VOTARE LA FOTO, CLICCA QUI

venerdì, settembre 09, 2011

Corleone, campi di lavoro antimafia. Ancora raccolta di pomodoro, poi con Telejato e a Portella

Sul campo di pomodoro
Dopo la consueta sveglia mattutina, ci siamo diretti al campo di pomodori in condizione zombesca. Durante la raccolta ne abbiamo approfittato per immortalare attimi unici e irripetibili. Tornati a casa i tempi si sono accelerati...dopo una veloce doccia abbiamo finalmente goduto delle pietanze sicule. Rosetta e Francesca ci hanno preparato una squisita pasta alla norma!! Dopo esserci impegnati nella rianimazione di un pullmino siamo giunti a Partinico per partecipare al telegiornale di Pino Maniaci (l'accento è sulla seconda a, mi raccomando!!) insieme a una folla di bambini e a 13 ragazze tedesche. Lui ci ha spiegato in cosa consiste il suo impegno di denuncia delle attività mafiose, impegno che è continuato nonostante le numerose minacce e le aggressioni fisiche.
Il pomeriggio è continuato a Portella della Ginestra dove abbiamo incontrato alcuni superstiti della strage del 1 maggio 1947. Il ricordo di questo terribile evento è ancora vivo nel loro cuore e il desiderio di giustizia e verità li accompagna sempre. La nostra giornata si è conclusa con una deliziosa cena preparata dallo SPI e con un'uscita serale nel centro di Corleone.
Matteo e Chiara
7 settembre 2011