lunedì, agosto 16, 2010

Inaugurazione del Laboratorio della Legalità: i giovani entrano cantando "Bella ciao"

I giovani volontari cantano "Bella ciao"
Palermo, 15 ago: (Apcom) - "Non abbiamo paura". E' lo striscione calato dalla palazzina di Corleone, un tempo del boss Bernardo Provenzano, che da oggi diventa sede della 'Bottega della legalità'. A inaugurarla, sono arrivati dopo la riunione del Comitato nazionale il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il Gardasigilli, Angelino Alfano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, accompagnati dai vertici delle forze dell'ordine e dei servizi di intelligence. La cerimonia per l'inaugurazione della Bottega della legalità è iniziata alle 14.20. Corleone, un paese di circa 12 mila abitanti, a una cinquantina di chilometri da Palermo è deserta. E' ferragosto e l'atmosfera è un po surreale. La cittadina è presidiata da decine di uomini delle forze dell'ordine. C'è anche un cecchino sul tetto dell'edificio dove è in programma la cerimonia. Il sindaco, Nino Iannazzo, si rivolge alle autorità di governo: "Ci sono ancora sguardi titubanti, qualcuno è alle finestre perchè ha paura". Qui, si sono fatti passe avanti anche grazie ai sindaci che non di rado sono destinatari di minacce mafiose, segno che il cammino da fare è ancora tanto sul terreno della legalità. "Oggi - ha detto il ministro Alfano - è un giorno bellissimo per i siciliani onesti: anche questo bene appartenuto a Provenzano viene utilizzato contro la mafia"."L'impegno del governo - ha aggiunto il ministro Maroni - è continuare in questa direzione: ci siamo un po sbilanciati ma vogliamo vincere questa guerra entro la fine della legislatura". La cerimonia volge quasi al termine, mentre dalla piazzetta di Corleone dove decine di giovani dei 'Cento passi...' e volontari dell'Arci intonano 'Bella ciao..' proprio mentre i ministri Maroni e Alfano e il sottosegretario Letta stanno per andare via da Corleone. Quando il corteo di auto blu lascia il paesino i giovani entrano cantando “I cento passi” e “Bella ciao” nella Bottega della legalità e scandiscono lo slogan 'Fuori la mafia dallo Stato'. (Apcom)

Era facile prevederlo: non c'erano i cittadini di Corleone all'inaugurazione del Laboratorio e della Bottega della Legalità

DINO PATERNOSTRO
Luigi Ciotti con Dino Paternostro
Siamo stati facili profeti. Ieri a Corleone, all’inaugurazione del Laboratorio e della Bottega della Legalità, c’erano solo pochi “addetti al lavori”, insieme a molti poliziotti, molti carabinieri e molti vigili urbani. Non c’erano i cittadini, perché alle 14.10 della giornata di Ferragosto le persone normali sono a casa (o in campagna, o al mare…) a pranzare. E meno male che si sono convinti a partecipare (dopo una lunga e dura discussione) i soci lavoratori della coop “Lavoro e non solo” e i giovani volontari dei campi di lavoro, altrimenti accanto al ministro dell’interno Roberto Maroni, al ministro della giustizia Angelino Alfano e al sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ci sarebbero state solo le forze dell’ordine (perché non ne potevano fare a meno). L’intervento del sindaco di Corleone, Nino Iannazzo, è stato costruito sulla (ormai trita e ritrita) retorica della Corleone che è cambiata, senza osare avanzare una critica (anche timida) alla legge che consente di vendere i beni confiscati, contro cui si era espresso all’unanimità il consiglio comunale. E non ha nemmeno avanzato la richiesta di istituire a Corleone una sede distaccata dell’Agenzia per la gestione dei beni confiscati. Il ministro della giustizia Alfano (anche lui retoricamente) ha parlato di «giorno bellissimo per i siciliani onesti, in cui si conferma la linea del governo di usare i beni della mafia contro la mafia». «La Sicilia - ha detto (senza incantare nessuno) il ministro dell’interno Maroni - è ormai la mia terra di adozione: sono venuto più qui in questi due anni che a Bergamo e a Brescia». «Oggi - ha sottolineato - é un momento commovente, l'inaugurazione di questa bottega è un atto simbolico molto importante che evidenzia lo sforzo fatto per sequestrare i beni ai mafiosi e metterli a disposizione della comunità». Peccato che (con la legge che consente di vendere i beni) quello che forze dell’ordine e magistratura (con mille rischi e difficoltà) tolgono ai mafiosi, la politica di Berlusconi e Maroni rischia di ridarlo. Un breve giro all’interno della Bottega e del Laboratorio, poi di corsa sull’elicottero per far ritorno a Palermo e a Roma. Mentre i giovani volontari del progetto “Liberarci dalle spine” cantavano “I cento passi” e “Bella ciao”. Chissà se Maroni, Alfano e Letta avranno apprezzato. A giudicare dalle facce e dalla velocità con cui sono andati via, si direbbe di no! Comunque, al di la della kermesse governativa, come ha giustamente sottolineato don Luigi Ciotti (visibilmente a disagio con Alfano & C.), da oggi Corleone ha un nuovo strumento concreto e di educazione civica e culturale per contrastare la mafia. (d.p.)

CI SCRIVONO. Corleone, ancora tanta storia. Il rientro della scultura lignea di San Giovanni Battista restaurata

Il manifesto che annuncia l'iniziativa
Caro Direttore, ancora una volta attraverso il suo giornale le chiedo di attenzionare un evento che a mio pensare è un legame tra passato e presente della Nostra cittadina ricca di storia cultura e tradizioni. Il rientro, dopo il restauro, della scultura lignea del San Giovanni Battista a Corleone nella Parrocchia Maria SS. Delle Grazie dove è custodita dai frati del terzo ordine Francescano, sarà sicuramente un momento particolare, oltre a quanto la statua rappresenta per i devoti ci permetterà di riflettere su quanto il Nostro paese sia ricco di storia, una cittadina che nel tempo ha ospitato genti di diverse culture ed etnie che hanno lasciato il segno della loro presenza. LEGGI TUTTO

sabato, agosto 14, 2010

CI SCRIVONO. la visita di Maroni. "Nessuna volontà di combattere la mafia, solo, di nuovo, l'arroganza del potere"

Mentre Corleone si prepara al grande giorno, mentre associazioni, cittadini e cooperative coinvolte più o meno direttamente nell'evento si prodigano affinchè tutto sia in ordine, i TG parlano di duri colpi inferti alla Mafia, di trionfi e confische da capogiro. E' la quotidiana rubrica "La mafia è sconfitta", che pare sempre più il grottesco sequel de "La mafia non esiste". Quella contro la mafia è una lotta complessa, che va vissuta e partecipata sotto diversi e molteplici punti di vista: investigativo, giudiziario, economico, politico, sociale e culturale. Ma più di ogni altra cosa, anche questa, sta diventando una battaglia mediatica. Occorre che tutti, in Italia e fuori confine sappiano cosa c'è dietro al contrasto alla mafia tanto sbandierato dal nostro Governo. Inaugurare il Laboratorio della Legalità soltanto diverso tempo dopo il suo completo allestimento e rimandare l'evento nel giorno di Ferragosto alle 13, significa scoraggiare la partecipazione dei cittadini, quella stessa partecipazione che rappresenta la sola arma vincente per cambiare lo status quo. Nessuna volontà di combattere la mafia quindi, solo, di nuovo, l'arroganza del potere, l'ipocrisia di chi governa, l'inerzia di chi non ci penserà, e ancora il colpevole silenzio di tutte le testate che non hanno rivelato e non riveleranno cosa c'è oltre l'apparenza.
Nadia
(volontaria Arci Modena per progetto Liberarci dalle Spine
Campo di lavoro 9-23 luglio alla Coop Lavoro e Non Solo)

Corleone, campi di lavoro. Sei e mezza pronti via… colazione ed ognuno a lavorare (chi a casa e chi sui campi)

Il rosso pomodoro di Corleone

Tempi da pit-stop nei campi per i ragazzi costretti ai lavori forzati tanto che Franco verso le undici e mezza alla domanda: “E ora che fasemo?!” ha risposto “Bo ce n’andemo e ca’… “. Tornati dalla lunga e faticosa giornata lavorativa abbiamo intrapreso di nuovo il viaggio onirico verso la doccia ed il pranzo (azzarderei SACRO e LEGITTIMO) quest’ultimo ha prolungato direttamente il percorso verso il camposanto da quant’era buono. Dopo il meritato pisolino post-pranzo il carissimo e pazientissimo Davide (che fa servizio civile e “sociale” nella cooperativa) ci ha accompagnato per un tour illustrativo dell’Animosas Civitas Corleonis passando per il museo della proto e preistoria della città dalle cento chiese (da cui alcuni sono fuggiti per rifugiarsi nella cupola del museo mafia e anti-mafia, contenente più di 400 faldoni del maxi processo) e terminando la visita fra cannoli. Dopo la scorpacciata è iniziata alle cinque e mezza siciliane (sei e mezza circa) l’incontro che prevedeva la presentazione del libro”Era d’estate” di Roberto Puglisi che tratta dell’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino visti attraverso gli occhi non convenzionali e non retorici delle persone vicine a loro e presenti a quei fatti. Rotto il ghiaccio Puglisi, che tra l’altro è un affermato giornalista, è stato sommerso da miriadi di domande che andavano dal tema Falcone, Borsellino e Mafia fino a considerazioni sul governo del Caimano. Dopo la luculliana cena ( non ne possiamo proprio più, son troppo bravi questi dello S.P.I ) con una mossa asorpresa che ci ha colti impreparati, sazi e quasi arrivati alle porte del Nirvana c’è arrivata la notizia/mazzata finale del nostro prossimo destarsi prima dell’alba (più o meno alle cinque sperando nell’orario siciliano) per raggiungere il neo-campo di concentramento di Canicattì. Ora vi salutiamo perché abbiamo deciso di affogare nell’alcol le piaghe che domani ci colpiranno (non a tutti però). Salutandovi dai campi di lavoro di Canicattì e Corleone, vostri Damiano e Mattia
12 agosto 2010

Mafia, confiscati beni per 800 milioni al manager della sanità di Bagheria, Michele Aiello

Michele Aiello
L'imprenditore è coinvolto nell'inchiesta che ha portato alla condanna per favoreggiamento aggravato di Cuffaro ed è ritenuto strettamente legato al boss Bernardo Provenzano. Sigilli alle strutture sanitarie, a otto imprese edili, ad appartamenti, ditte, magazzini, imbarcazioni, sequetrati beni e denaro
I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno notificato all'ex manager della sanità privata Michele Aiello un provvedimento di confisca dei beni del valore di 800 milioni di euro. L'imprenditore sconta una condanna a 15 anni e sei mesi per associazione mafiosa, corruzione continuata e truffa aggravata. La misura patrimoniale, già resa nota la scorsa settimana e oggi comunicata ad Aiello, è stata disposta dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Aiello, coinvolto nella stessa inchiesta che ha portato alla condanna per favoreggiamento aggravato dell'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, è ritenuto strettamente legato al boss Bernardo Provenzano. Secondo gli inquirenti, avrebbe potuto contare in tutto l'arco della sua attività imprenditoriale, nata nel settore edile e poi ampliatasi in quello della sanità, su una sostanziale situazione di monopolio assicurata dall'appoggio dei vertici di Cosa nostra, che avrebbe anche investito ingenti somme di denaro nelle sue aziende. Il provvedimento, nato dagli accertamenti patrimoniali del Nucleo investigativo del reparto operativo, riguarda il polo oncologico di eccellenza "Villa Santa Teresa", a Bagheria (Pa); otto imprese edili: la Costruzioni srl, la Edilcontrol srl, la Ati (Alte tecnologie ingegneristiche) group srl, la Selda srl, l'Emar srl, la Edil costruzioni srl, la Tuttedil srl e la Edil maf snc di Aiello Francesca & C. Confiscate inoltre sei imprese del settore sanitario - la Radiosystems protection srl; la Villa Santa Teresa - diagnostica per immagini e radioterapia srl; l'Italsystems srl; il Centro di medicina nucleare S. Gaetano srl; l'Atm (Alte tecnologie medicali) srl e Villa Santa Teresa group spa; la società che gestisce la squadra di calcio di Bagheria (Pa); la "Servizi & Sistemi srl", operante nel settore informatico; due stabilimenti industriali di circa 6.000 metri quadrati; un impianto di calcestruzzi; quattro edifici adibiti a uffici; 14 appartamenti a Bagheria e tre ville ad Aspra, Santa Flavia e Ficarazzi (Pa). E ancora il provvedimento riguarda 22 magazzini; 22 terreni edificabili, 24 auto; 22 veicoli industriali; 2 imbarcazioni da diporto; 145 rapporti bancari per 250 milioni di euro in contanti e due polizze vita. I giudici hanno anche disposto, a carico del manager, l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per due anni e sei mesi. I beni, sino ad oggi in amministrazione giudiziaria, sono stati messi a disposizione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che ne stabilirà la destinazione. Sono circa 400 i lavoratori che operano nelle imprese sanitarie, edili e amministrative di Aiello. (La Repubblica, 14 agosto 2010)

venerdì, agosto 13, 2010

Intervista esclusiva del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a L'Unità: "Fermare i veleni, altrimenti rischia il Paese"

Giorgio Napolitano
di Marcella Ciarnelli
«Occorre consolidare e rafforzare i segni di ripresa e far fronte alle tante difficoltà e incognite... Ma, chiedo, se invece si va verso un vuoto politico e verso un durissimo scontro elettorale, quali possono essere le conseguenze per il Paese?». È uno dei passaggi dell’intervista in esclusiva al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pubblicata oggi su l’Unità, nella quale vengono affrontati tra l’altro i temi della crisi e della campagna contro il presidente della Camera.

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L'incredibile Maroni. A Corleone per Ferragosto e alle ore 13.00. Una festa per gli addetti ai lavori...

Il manifesto dell'inaugurazione
Molti lo pensano, ma non lo dicono. Noi lo diciamo chiaramente: la decisione del ministro dell’interno Maroni di inaugurare il Laboratorio e la Bottega della legalità, a Corleone, nella giornata di Ferragosto (e per giunta alle ore 13.00), è profondamente sbagliata. E rischia di apparire come un atto di arroganza e di mancanza di rispetto nei confronti dei corleonesi e dei siciliani onesti. Infatti, Ferragosto (e per di più alle 13.00) è una giornata che i normali cittadini dedicano al riposo e al pranzo in famiglia. Imporlo con il peso dell’autorità ministeriale, significa (lo ripetiamo) un errore madornale e una manifestazione di arroganza e di mancanza di rispetto per le persone. E significa anche decidere che (in terra di mafia) l’inaugurazione non dev’essere una festa di popolo (come sarebbe stato auspicabile), ma una fredda cerimonia per gli addetti ai lavori. Da un ministro che ha voluto la legge che consente la vendita dei beni confiscati alle mafie, che non garantisce alle forze dell’ordine nemmeno la benzina per gli automezzi di servizio e che si vanta degli arresti dei latitanti “eccellenti” di mafia, che però sono effettuati dalle polizie e dalla magistratura, non ci si poteva aspettare di più e di meglio. Dispiace che il sindaco di Corleone e il Consorzio “Sviluppo e Legalità” non abbiano trovato la necessaria convinzione e la forza per convincere il ministro a cambiare la data (o per lo meno l’ora). Piegarsi alla volontà di un potente (foss’anche il ministro dell’interno) non è un atto né buono né giusto. Inaugurare in questo modo il Laboratorio della legalità non è un buon inizio. Meno male che continua ad esserci l’impegno quotidiano delle cooperative sociali, che lavorano sui terreni confiscati alle mafie. Meno male che centinaia di ragazze e ragazzi di tutt’Italia continuano a partecipare ai campi di lavoro. Meno male che tante associazioni continuano a condividere e a sostenere queste significative esperienze di antimafia sociale.
Dino Paternostro
Segretario della Camera del lavoro di Corleone

martedì, agosto 10, 2010

Al circolo Arci 'Nzocchè di Palermo è stato presentato il libro di Walter Molino "Taci infame"

Un monento del dibattito al circolo Arci 'Nzocchè
Si trova a Palermo, in via Ximenes 95, al Borgo Vecchio, e si chiama “Nzocchè” il circolo Arci, ideato dalla giornalista Titti De Simone, ex del giornale “L’Ora” e per due legislature deputato di Rifondazione comunista. E proprio De Simone spiega cos’è: «Uno spazio per desiderare un nuovo cielo sopra Palermo, un circolo sociale e culturale in una città desertificata, perché è così che l'ha voluta chi l'ha governata, dove i talenti e le idee innovative, non trovano cittadinanza, se non quella guadagnata sul campo». Nel “giardino segreto” del circolo, sospeso tra le case diroccate del Borgo Vecchio, la sera del 6 agosto si è svolto un dibattito intorno ai contenuti del libro di Walter Molino “Taci infame”. Un libro che è un viaggio per dare voce a giornalisti noti e meno noti, che giornalmente vengono minacciati da mafia, camorra e ‘ndrangheta perché non vogliono perdere il gusto di informare, di raccontare, di stare con la schiena dritta. Fortunatamente, si tratta di giornalisti “vivi”, che un libro come quello di Walter contribuisce ad aiutare, perché rappresenta un riflettore acceso, capace di illuminare gli angoli bui delle nostre città e dei nostri paesi. Insieme all’autore, c’erano il presidente del circolo, Titti De Simone, il presidente di Arci Sicilia, Anna Bucca, e il direttore di “Città Nuove”, Dino Paternostro. Dal confronto è venuto fuori un grido d’allarme per i forti condizionamenti dell’informazione in Italia e a Palermo. «Troppi connubi e rapporti inconfessabili tra pseudo giornalisti e centri di potere; troppi contributi, inserzioni e sponsorizzazioni a giornali cosiddetti indipendenti…», ha denunciato Dino Paternostro. E Walter Molino ha messo il dito in un’altra piaga: «attenzione alle professioni di antimafia. Non sono tutte genuine. Non dimentichiamoci che lo stesso Binnu Provenzano ha sollecitato i suoi “picciotti” a stare nelle associazioni antimafia e gridare più forte degli altri…». Anna Bucca ha valorizzato l’esperienza di antimafia sociale fatta dalle cooperative che lavorano sui terreni confiscati. «Rappresentano la speranza della nostra terra». A tirare le fila del dibattito Titti De Simone. «Il nostro circolo è uno spazio aperto, uno spazio di democrazia, che vogliamo mettere a disposizione della città di Palermo».

Il boss mafioso Giuseppe Falsone dalla Francia sarà immediatamente estradato in Italia

Il boss mafioso Giuseppe Falsone
AGRIGENTO - La Corte di Cassazione francese ha rigettato il ricorso proposto dai legali di Giuseppe Falsone, l'ex numero uno di Cosa Nostra agrigentina, ordinando la sua immediata estradizione in Italia. Il boss, arrestato a giugno scorso, sostiene di chiamarsi Giuseppe Sanfillo Frittola, di essere catanese e di non avere nulla a che fare con la mafia. Secondo i giudici, invece, nonostante le diverse sembianze, dovute per gli inquirenti a una plastica facciale, non vi sono dubbi che la persona finita in manette a Marsiglia a fine giugno sia Falsone e, visto che la procedura seguita dai magistrati francesi, sarebbe corretta, il boss verrà estradato. È probabile che il capomafia possa rientrare in Italia fra il 30 agosto e il primo settembre. Gli avvocati di Falsone, il legale francese Caroline Bremond e Giovanni Castronovo, che lo difenderà in Italia, stanno valutando la possibilità di proporre ricorso alla Corte di giustizia europea di Strasburgo, ricorso che tuttavia non blocca la procedura di estradizione. L'impugnazione sarebbe presentabile perché Falsone aveva chiesto un supplemento istruttorio che non gli è stato concesso e dunque, secondo la difesa, non avrebbe avuto la possibilità di dimostrare compiutamente che c'è stato un errore di persona.

lunedì, agosto 09, 2010

Nascitura morta all'ospedale di Partinico. Dopo la Procura anche la Regione indaga

L'ospedale di Partinico
L'assessore Massimo Russo ha disposto l'invio degli ispettori all'ospedale Civico per ricostruire quanto accaduto il 4 agosto scorso: una giovane madre sarebbe stata rimandata a casa nonostante alcuni dolori all'addome
Dopo la Procura, anche l'assessorato regionale alla Sanità ha avviato un'inchiesta sulla morte di una nascitura all'ospedale Civico di Partinico. L'assessore Massimo Russo ha disposto che gli ispettori regionali ricostruiscano con precisione quanto è avvenuto il 4 agosto scorso. La madre, una giovane di 20 anni, era stata rimandata a casa nonostante alcuni dolori all'addome. Dodici ore dopo, la piccola era già morta. "Mi ero presentata in ospedale perché temevo che fosse giunto il momento di partorire o che comunque avessi bisogno di un controllo - ha raccontato la giovane ai carabinieri, a cui ha presentato un esposto - mi hanno risposto che gli ultimi giorni sono sempre i più delicati". A visitare la giovane non sarebbe arrivato alcun medico, ma solo un infermiere, che l'avrebbe rimandata a casa. Il sostituto procuratore Fernando Asaro ha già disposto il sequestro di tutta la documentazione medica sul caso. Adesso, le cartelle saranno esaminate anche dagli ispettori della Regione, che ascolteranno presto anche i responsabili della struttura sanitaria di Partinico.
(La Repubblica, 09 agosto 2010)

Minacce al figlio di Ciancimino, cinque anni. "Non voglio più parlare con i magistrati"

Massimo Ciancimino
Lettera con proiettile di kalashnikov indirizzata a Vito Andrea. Il padre: "E' una vigliaccata". Oggi aveva in programma un interrogatorio a Palermo, in merito alla "trattativa" Stato-mafia. PALERMO - Una lettera di minacce con un proiettile di kalashnikov indirizzata al figlio di Massimo Ciancimino, Vito Andrea, di cinque anni, è stata recapitata questa mattina nell'abitazione palermitana di via Torrearsa, dove risiede la famiglia Ciancimino. Nella lettera si legge: "Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli". L'intestazione sulla busta è scritta a mano in stampatello, e come destinatario è indicato Vito Andrea Ciancimino, il figlio di Massimo, nipote dell'ex sindaco di Palermo, Vito. Massimo Ciancimino aveva ricevuto altre intimidazioni, ma questa contro il figlio la definisce una "vigliaccata": "Perché prendersela con un bambino di appena cinque anni? Che senso ha inviare un proiettile di kalashnikov a mio figlio Vito Andrea? Basta, sono stanco. Non voglio più parlare con i magistrati. Sono questi i vantaggi di cui godrei?". La busta è arrivata questa mattina, senza affrancatura, nell'abitazione palermitana di Massimo Ciancimino che da tempo vive a Bologna. Nella lettera il nome del bambino è scritto a caratteri cubitali. All'interno c'erano il proiettile di kalashnikov e la scritta: "Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli. Lei e i suoi complici siete stati avvisati da troppo tempo. Lei e i suoi amici magistrati sarete la causa di tutto". Ciancimino jr, molto scosso, ha anche dichiarato di non voler più essere ascoltato dai magistrati in merito alla "trattativa" tra Cosa nostra e lo Stato. E con la lettera minatoria si è presentato in procura, dove aveva in programma un interrogatorio. Dopo aver parlato un paio d'ore con il pm Antonino Di Matteo, soprattutto dell'ultima intimidazione, ha detto ai giornalisti che non parteciperà più a dibattiti per promuovere il suo libro, Don Vito, in cui racconta delle amicizie e degli affari di suo padre, e che chiederà alla Feltrinelli chiederà di ritirare il volume, pubblicato tre mesi fa. "Basta - conclude - non voglio più saperne. Mio figlio deve restare fuori da tutto. E' mio figlio. E ha cinque anni".
(La Repubblica, 09 agosto 2010)

Corleone. Campi di lavoro antimafia. L'emozionante visita a Portella della Ginestra

Un testimone della strage di Portella racconta...
Dopo la solita alzataccia e la veloce colazione ci siamo divisi in ben tre gruppi con varie missioni. Un gruppo si occupava di sfogliare le viti della vigna in località "Malvello", un altro di sistemare il magazzino, e il terzo di sistemare gli scaffali nel museo. Noi alla vigna ci siamo goduti l'ultima mattinata di lavoro con una pizzata alle dieci e mezzo offerta da Franco e un "piccolo" scherzo al nostro coordinatore Luca: gli abbiamo fatto fare un tuffo nella fontana. Rientrati in casa Caponnetto abbiamo gustato il delizioso pranzo preparato dalle signore e compagne dello SPI CGIL. Nel pomeriggio dopo una breve visita a Ficuzza ci siamo diretti verso Portella delle Ginestre dove abbiamo ascoltato la storia della strage del primo maggio 1947 attraverso i racconti di due superstiti. L'incontro non è stato solo commovente ma ci ha lasciato un importante testimonianza sui crimini della mafia e le lotte dei contadini organizzati prima nei fasci siciliani e poi attraverso cooperative e sindacati. La sera siamo stati a Campofiorito dove c'era l'ormai celeberrima "Festa della Fava" e dove assieme ai soci abbiamo tenuto uno stand con i prodotti della cooperativa. Inoltre è stata l'ultima occasione per divertirsi insieme ai volontari di Rimini che domani torneranno a casa.
Andrea & Milène

Brucia la Sicilia: morto un operaio nell'Agrigentino

La Sicilia brucia
Girolamo Clemente era della squadra antincendio della Forestale. E' caduto in un burrone mentre tentava di spegnere le fiamme divampate nella zona di Menfi. Fuoco anche ad Erice e nel Messinese
PALERMO. Un operaio della squadra antincendio della Forestale, Girolamo Clemente di 40 anni, è morto circa mezz'ora fa precipitando in un burrone durante le operazioni di spegnimento di un incendio nell'area di Lago Arancio, nel territorio di Menfi (Ag), dove sono in azione mezzi aerei e di terra per spegnere un rogo di vaste dimensioni. L'uomo sarebbe stato colto da malore mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento dell'incendio, divampato intorno alle 11.30, ed è precipitato in un burrone. Intanto, un altro incendio si è sviluppato nel pomeriggio sul versante nord di Erice, in provincia di Trapani. Le fiamme sono partite da Valderice e il vento le spinge verso il castello della cittadina medioevale. Sul posto stanno operando vigili del fuoco, forestale e mezzi aerei. Bruciano anche Roccella Valdemone e Cusa in provincia di Messina.
Giornale di Sicilia, 8.8.2010

Partinico, partoriente rimandata a casa: perde il figlio in grembo. La Procura apre un'inchiesta

PALERMO. Il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha disposto una richiesta di relazione all'assessore regionale alla Sanità Massimo Russo e al direttore dell'Asp di Palermo Salvatore Cirignotta, per ''fare piena luce" sulla morte di una nascitura nell'ospedale di Partinico (Pa), dove una ventenne il 4 agosto si era recata per partorire, ma i sanitari l'avrebbero rimandata a casa, dicendole che non era ancora giunto il momento. Il giorno dopo la donna è tornata nel nosocomio, ma la bimba che aveva in grembo era già morta. Sull'accaduto la procura ha aperto un'inchiesta. "Si tratta - ha detto Orlando commentando la notizia riportata da Repubblica-Palermo - del sesto caso sospetto di morte alla nascita registrato negli ultimi tempi nell'ospedale Civico di Partinico". La richiesta di relazione, da parte di Orlando, si collega al filone di inchiesta deliberato e già avviato dalla Commissione parlamentare sui "punti nascita" in Italia , coordinato dal parlamentare Benedetto Fucci. "E' ormai allarmante - ha concluso Orlando - il numero di casi di sospetta malasanità in danno di partorienti e di neonati e troppe volte nel nostro Paese un evento naturale come la nascita si trasforma in morte e tragedia, spesso per sottovalutazioni di ordine professionale, organizzativo e funzionale".
Giornale di Sicilia, 8.8.10

sabato, agosto 07, 2010

Giannopolo: «Esistono tutte le condizioni per far tornare la gestione dell'acqua a Palermo e provincia in mano pubblica»

Domenico Giannopolo
CALTAVUTURO. «La decisione di porre in liquidazione la società Aps, ente gestore del servizio idrico integrato nella provincia di Palermo, pone all'attenzione della Conferenza dei Sindaci dell'Ato idrico palermitano la necessità, non più eludibile, di revocare l'affidamento al raggruppamento d'imprese che in modo improprio e per alcuni aspetti illegittimamente si è aggiudicato l'appalto nel 2007». La pensa così Domenico Giannopolo, vicesindaco di Caltavuturo e delegato alla Conferenza dei sindaci dell'Ato idrico di Palermo, intervenendo sull'attuale rovente disputa fra Ato e Aps. «La direzione dell'Ato Idrico ha fatto bene a contestare il mancato deposito cauzionale previsto dall'articolo 37 della convenzione di gestione – precisa Giannopolo - sul quale rivalersi in caso di inadempienze contrattuali, quali quelle rilevate per il mancato versamento del canone dovuto da Aps in misura di 7 milioni di euro annui». «Siamo altresì convinti – aggiunge Giannopolo - che occorre allargare lo spettro delle contestazioni ad Aps con particolare riferimento ai disservizi, alla mancata attivazione degli sportelli decentrati secondo quanto previsto dalla convenzione e alla mancata attivazione degli investimenti, fino a prefigurare una risoluzione del contratto in danno». Secondo il delegato dei sindaci, «appare del tutto evidente che le lamentazioni di Aps mirano a ricostituire profitti immediati, recuperando le poche risorse finanziarie investite nella gestione corrente». Lamentazioni che prefigurano un consistente ritocco nell'immediato delle tariffe. «In buona sostanza – conclude Giannopolo - esistono tutte le condizioni per far tornare la gestione dell'acqua a Palermo e provincia in mano pubblica».
Antonello Zimbardo
Da “Il Giornale di Sicilia”

Sanità, l'assessore Massimo Russo scrive ai manager: "Subito i concorsi per primari"

L'assessore alla sanità, Massimo Russo
Ripartono i concorsi nella sanità siciliana con il conferimento degli incarichi quinquennali di direzione di struttura complessa (primariati), rimasti vacanti negli ultimi anni e non ancora coperti anche a causa del blocco parziale del turn over imposto dal piano di rientro nel triennio 2007-2009. "Dopo la promozione a pieni voti della Sicilia da parte del tavolo ministeriale - ha spiegato l'assessore Russo - proseguiamo ora sulla strada già tracciata con l'obiettivo di eliminare situazioni di incertezza e precariato, velocizzare i tempi per la normalizzazione del sistema sanitario e dare la massima trasparenza possibile alle nuove nomine che dovranno essere improntate al rispetto delle norme, del merito e della competenza professionale". Per questo motivo l'assessore regionale per la Salute, Massimo Russo, ha scritto una nota ai dirigenti generali delle aziende sanitarie chiedendo di bandire, da subito, le procedure concorsuali ed "evitare - è scritto nella circolare - il perdurare di uno stato di fatto di gestione delle strutture con incarichi di sostituzione che per definizione dell'articolo 18 del contratto collettivo nazionale di lavoro deve avere invece carattere temporaneo". In pratica, in alcuni casi per sopperire alla vacanza di numerosi primari le aziende negli ultimi anni hanno fatto ricorso a sostituzioni temporanee. L'avvio dei concorsi, che deve comunque essere valutato e autorizzato dal Dipartimento di pianificazione strategica dell'assessorato, riguarderà le figure professionali necessarie a garantire, a regime, la guida di unità operative complesse vacanti e che sono previste dagli atti aziendali e dalle piante organiche che le aziende dovranno inviare in assessorato entro il 31 di agosto. Sarà compito dei manager quello di verificare se a livello aziendale esistono figure professionali in esubero interessate a essere ricollocate nei posti vacanti che saranno oggetto del concorso. SiciliaInformazioni, 7 agosto 2010

L'Assessore alla Sanità ha firmato un accordo per riorganizzare le guardie mediche in Sicilia

I locali di una guardia medica
La sanità siciliana compie un altro importante passo verso il potenziamento della medicina territoriale e l'abbattimento dei tempi di attesa nei pronto soccorso per le piccole emergenze. D'intesa con le organizzazioni sindacali di categoria dei medici delle guardie mediche, l'assessore regionale per la Salute Massimo Russo ha firmato il nuovo accordo regionale con il quale vengono sanate alcune criticità emerse con il precedente contratto (che risaliva al 2004) e prevista una profonda riorganizzazione e riqualificazione nel settore della continuità assistenziale. Il nuovo accordo recepisce le norme quadro dell'intesa nazionale siglata nel marzo del 2010 e amplia notevolmente le competenze dei medici di guardia medica. "Questo accordo - ha spiegato Russo - servirà a garantire ai cittadini servizi territoriali più efficienti e professionali che permetteranno di limitare il ricorso alle strutture ospedaliere e di evitare inutili code ai pronto soccorso. E' una scommessa importante di questo assessorato che ha trovato piena condivisione tra i medici delle guardie mediche che dovranno diventare sempre più attori protagonisti del sistema sanitario regionale. Stiamo investendo moltissimo sulla medicina territoriale e prevediamo un ritorno in termini di professionalità ed efficienza: proprio per questo valuteremo i risultati attraverso precisi indicatori e chiederemo alle Asp la massima attenzione in fase organizzativa" I circa 1.600 medici siciliani di guardia medica assicureranno adesso un potenziale orario di 3.300 ore in più alla settimana che permetteremmo un ampliamento dei servizi. Il surplus orario sarà utilizzato dalle Asp per la costituzione dei Ppi, i punti di primo intervento, che si troveranno nei nuovi Pta (punti territoriali di assistenza) e che saranno aperti al pubblico dalle 8.00 alle 20.00 per il trattamento delle piccole urgenze. Tutto ciò permetterà il decongestionamento dei pronto soccorso ospedalieri, dove spesso i pazienti sono costretti a lunghe attese. Il monte orario aggiuntivo dei medici di guardia medica verrà utilizzato anche negli ambulatori "codici bianchi", che avranno sede accanto ai pronto soccorso ospedalieri e, per potenziare l'assistenza al cittadino, anche in altri ambiti assistenziali (vaccinazioni, visite domiciliari e fiscali ecc.). Le guardie mediche continueranno a garantire il servizio al pubblico dalle 20.00 alle 8.00 di tutti i giorni feriali e la continuità assistenziali nei prefestivi e festivi ma saranno studiati opportuni piani di riallocazione e riqualificazione per potenziare le aree territoriali più critiche. E' previsto nell'accordo anche un piano di formazione per la gestione delle urgenze e di riqualificazione delle professionalità con un potenziamento del raccordo con la rete dei medici di medicina generale. SiciliaInformazioni, 6 agosto 2010

venerdì, agosto 06, 2010

Ars, approvata la legge sulle cremazioni. Di Guardo(PD): "Atto di grande Civiltà"

Una struttura per la cremazione dei cadaveri
“I parlamentari hanno compreso l’importanza del disegno di legge. Il voto favorevole dell’aula consente alla nostra regione di mettersi tra quelle all’avanguardia nel settore della cremazione delle salme e la conservazione o dispersione delle ceneri”. Lo dice il parlamentare regionale del Partito Democratico, Nino Di Guardo commentando l’approvazione del ddl di cui era primo firmatario. “La pratica dell’incenerimento delle salme – sottolinea Di Guardo – risponde ad esigenze igienico-sanitarie rispettando l’ambiente. Attualmente - ricorda - in Italia vi sono 45 impianti, di questi solo uno in Sicilia, a Palermo, non sempre funzionante. Il ‘si’ del Parlamento siciliano, ad un investimento complessivo di 500 mila euro per la realizzazione di strutture idonee, è da considerarsi un primo passo nella giusta direzione. Sono molto soddisfatto – conclude – che la proposta abbia superato ogni contrapposizione politica trovando il consenso necessario a dotare la nostra regione di un servizio richiesto da tanti siciliani”.

Cetto Laqualunque sbarca nel grande schermo. Albanese porta al cinema il suo personaggio più famoso

Antonio Albanese, alias Cetto Laqualunque
"Una rappresentazione iper realista". Usa questa espressione Antonio Albanese per definire la sua ultima opera, appena confezionata dopo nove settimane di riprese. Si chiama Qualunquemente, l'ultima fatica di Albanese, pellicola girata in Calabria e Toscana, e prodotta da Fandango per Rai Cinema (e diretta da Giulio Manfredonia, regista di Si può fare). Il personaggio che interpreta in questo film è di sangue calabrese e ha già spopolato negli anni scorsi nel piccolo schermo, nei programmi della Gialappa's. Si chiama Cetto Laqualunque, una sorta di politico sui generis che si è fatto strada a colpi di slogan del tipo “più pilu per tutti”. Nel cast di Qualunquemente anche Sergio Rubini nei panni del coach del protagonista. ”Cetto e’ ognuno di noi, quando l’ho inventato sei anni fa qualcuno mi ha rimproverato e mi riprendeva, oggi invece è addirittura un moderato” - ha detto Albanese a margine della presentazione. Il film si snoda lungo il delicato asse politica, sesso e volgarità, esaltato dal tormentone «più pilu e cemento armato»: un ritornello che risuona spesso. Tornato in Italia con una nuova famiglia - questo è il canovaccio -, Cetto Laqualunque si prepara alla campagna elettorale perché solo la politica può salvare lui e le sue proprietà da un un avversario che parla di legalità. «Prima vota e poi rifletti» - parte così la campagna elettorale. "Il desiderio - ha rivelato Antonio Albanese a La Stampa - è quello di raccontare con questo film un pezzo ingombrante della nostra realtà con la comicità, sperando che Cetto La Qualunque diventi col tempo solo una macchietta e non uno specchio fedele dei nostri tempi» 05 agosto 2010

giovedì, agosto 05, 2010

La Conferenza dei Sindaci ha detto "no" all'Atto Aziendale dell'Asp di Palermo.

L'ospedale di Corleone
«Pur apprezzando i passi avanti fatti dalla Direzione generale dell'ASP, che ha accolto alcuni importanti suggerimenti migliorativi dell'originaria impostazione della “mission” e della “vision” aziendale», lunedì scorso la Conferenza dei Sindaci ha espresso parere contrario, a maggioranza, sull'atto aziendale dell'Asp di Palermo. Per quanto riguarda l’ospedale di Corleone, c’è stata l’importante conferma della re-istituzione dei 15 posti-letto di Psichiatria e l’impegno esplicito di istituire l’Unità Operativa Semplice di Ostetricia e Ginecologia, che erano le richieste-base delle organizzazioni sindacali e degli operatori. Ma il sindaco di Corleone, Nino Iannazzo, ha voluto fare “il primo della classe”, spostando ancora più in alto l’asticella: «Per l’ostetricia e ginecologia di Corleone vogliamo l’unità operativa complessa», ha detto. Cioè, il posto per un primario. Non l’ha ottenuto. Ma i cittadini utenti non piangeranno per questo: l’importante è avere una struttura funzionante. Da qui la “fronda” e il suo voto contrario, molto caratterizzato politicamente (a votare “sono” stati quasi tutti i sindaci del Pdl). Pio Siragusa, presidente della conferenza, più opportunamente, si è astenuto. D’altra parte, l’accorpamento dell’Ospedale di Corleone con Partinico non è stato deciso lunedì scorso, ma tre-quattro anni fa, quando “comandavano” Iacolino, Lagalla, Antinoro, Schifani, tutti amici di Iannazzo. Adesso si possono solo limitare i danni della perduta autonomia gestionale. Ma Iannazzo & C. fanno finta di non capirlo e “giocano” a spararla più grossa. Non stanno facendo un buon servizio a Corleone e al suo territorio…

Salvatore Orlando: “Intitolare ad Elvira Sellerio la Biblioteca comunale di Palermo”

Sala delle lapidi
Il consiglio comunale di Palermo nel corso della seduta di oggi ha approvato ad unanimità un ordine del giorno, presentato dal consigliere del PD Salvatore Orlando, che impegna il sindaco e l’amministrazione ad “attivare tutte le procedure amministrative finalizzate all’intitolazione della Biblioteca comunale ad Elvira Sellerio”. “La scomparsa di Elvira Sellerio – dice Orlando - segna un incolmabile vuoto culturale per la città di Palermo. Credo che l’intitolazione della Biblioteca sia un atto doveroso nei confronti di una donna che ha saputo valorizzare ed esportare il lato migliore della nostra città e della Sicilia”.
5.8.2010

Corleone. Campo di lavoro antimafia. La visita alla casa di Peppino Impastato a Cinisi

A Cinisi, nella "Casa-Memoria" Felicia e Peppino Impastato"
La giornata di oggi ha visto, come sempre, il nostro arrivo sui campi molto mattiniero. Il lavoro da svolgere (raggruppare i paletti di cemento che erano serviti per le viti, ammassare i fusti contorti delle stesse e raccogliere i fili di ferro sparsi sul terreno) era all'agriturismo. Dopo un intenso lavoro, siamo tornati a casa con un leggero anticipo, che abbiamo sfruttato per fare la doccia, visto che dopo pranzo, alle ore 15, siamo immediatamente ripartiti per raggiungere la casa di Peppino Impastato, a Cinisi. Una volta arrivati abbiamo preso posto nella sala d'ingresso dell'abitazione, dove, dopo aver dato un'occhiata ai vari quadri, manifesti e articoli di giornale appesi alle pareti, che raccontavano la storia delle lotte di Peppino, abbiamo ascoltato una ragazza del centro di documentazione "Peppino Impastato" parlare della sua vita e di quello che ha fatto. Terminato il racconto e dopo un breve dibattito abbiamo visitato la casa, per poi intraprendere il viaggio di ritorno. Durante il tragitto ci siamo anche fermati sul lungo mare di Cinisi dove ci siamo goduti il bellissimo panorama, approfittando per una foto di gruppo. Raggiunta la base abbiamo cenato e come sempre siamo usciti per Corleone, soddisfatti dell'esperienza vissuta nella giornata.
Luca

Fatture false per pagare il pizzo: decapitata la “cupola” di Ficarazzi

I carabinieri hanno arrestato otto persone delle famiglie mafiose del paese dell'hinterland palermitano, su richiesta della Dda. Documentato anche il conflitto tra il "reggente" della cosca e un boss emergente. Evitata una possibile faida
Per dissimulare il pagamento del pizzo alcuni imprenditori emettevano regolari fatture, pagando perfino l'Iva, per servizi e forniture mai resi. Lo hanno scoperto i carabinieri del comando provinciale di Palermo che hanno esguito otto provvedimenti cautelari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, con l'accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento e traffico di stupefacenti. L'operazione, denominata in codice "Iron man", ha decapitato il vertice delle famiglie mafiose di Ficarazzi, un paese dell'hinterland palermitano. L'indagine ha documentato il conflitto tra il "reggente" della cosca di Ficarazzi e un boss emergente che avrebbe tentato di assumere il controllo del territorio e la gestione del racket delle estorsioni. Un imprenditore che avrebbe cercato di ribellarsi sarebbe stato picchiato selvaggiamente; altri suoi colleghi pagavano invece regolarmente il pizzo, attraverso l'escamotage delle false fatture. L'operazione dei carabinieri avrebbe evitato una possibile guerra di mafia a Ficarazzi. Giovanni Trapani, 54 anni, indicato come l'attuale reggente della famiglia mafiosa, titolare di una ditta di movimento terra, doveva guardarsi dall'attacco di Atanasio Alcamo, palermitano di 34 anni. Quest'ultimo, secondo gli inquirenti, voleva sfruttare il vuoto di potere provocato dal blitz Perseo. Nel 2008 era infatti stato decapitato anche il vertice della famiglia di Bagheria da cui Ficarazzi dipende. E Alcamo, titolare di due ditte di infissi a Ficarazzi, aveva lanciato l'offensiva. Oltre ad Alcamo e Trapani sono finiti in carcere Luca Roberto Ficarra, palermitano di 28 anni, Placido Cacciatore, 36 anni di Ficarazzi, e Giuseppe Berretta, nato a Palermo 42 anni fa. Il giudice per le indagini preliminari ha invece concesso gli arresti domiciliari a Massimo Comparetto, palermitano di 36 anni, Davide Terzo, 27 anni anche lui di Palermo, e Gianni Santospirito, nato a Buffalo negli Usa 34 anni fa.
(La Repubblica, 05 agosto 2010)

mercoledì, agosto 04, 2010

Corleone. Campo di lavoro antimafia. I volontari visitano "Villa Riina", oggi caserma della Guardia di Finanza

L'incontro col maresciallo Giuseppe Coppola
La visita alla Caserma della Guardia di Finanza di Corleone è sempre un momento affascinante. Non solo per l'estrema cordialità del Maresciallo Giuseppe Coppola, che nel migliore dei modi comunica in modo diretto e simpatico ai volontari cosa significa rappresentare lo Stato nei territori ad alta densità mafiosa, ma sopratutto perchè si entra nella proprietà privata di Totò Riina. Quella doveva essere la villa della sua famiglia. Non fu mai abitata da lui in quanto la Magistratura e le Forze dell'Ordine riuscirono , nonostante la sua latitanza, ad arrestarlo. Sul suo arresto si è calato un mistero dovuto all'eventuale segnalazione che Bernardo Provenzano avrebbe fatto tramite un altro corleonese, Vito Ciancimino, ai carabinieri che in effetti lo arrestarono. Prese così avvio la prima trattativa tra Stato e Mafia? Ma quell'edificio fu oggetto di un atto politico e amministrativo di grande rilevanza: infatti l'allora Sindaco di Corleone, Pippo Cipriani, alle prese con l'inagibilità dell'Istituto Agrario , intervenne con una Ordinanza Sindacale di Pubblica Utilità traferendo lì l'attività scolastica. Fu una sfida a viso aperto, vinta grazie al suo impegno politco e alla determinazione dei genitori degli studenti e degli stessi studenti che decisero di andare a scuola nella Villa del Boss! Poteva esserci un altro scenario, quello di una scuola deserta! Non è vero che il popolo corleonese è sempre stato rassegnato! Dopodichè l'arrivo della Caserma della Guardia di Finanza e anche in questo caso non con le chiave concesse ma con un entrata voluta e sospirata! Oggi quella sede è una meta del Progetto Liberarci dalle Spine, tante ragazze e ragazzi possono visitarla. Poteva essere anche non così! Alcune volte la Politica e le Forze dell'Ordine vincono e la Burocrazia e i Poteri Forti perdono!
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine
Arci Toscana

martedì, agosto 03, 2010

"Bandiera Gialla" ha intervistato il segretario della Cgil di Corleone, Dino Paternostro: "Insieme per vincere la mafia"

Nadia Luppi
Durante il Campo di Lavoro, organizzato nell'ambito del progetto Liberarci dalle Spine presso la cooperativa "Lavoro e Non Solo" di Corleone, i volontari hanno incontrato anche Dino Paternostro, Segretario della Camera del Lavoro locale e autore di diverse opere che raccontano di una Corleone e una Sicilia visceralmente impegnate nel contrastare il sistema mafioso. Paternostro evidenzia l'impatto della mafia su economia e società, sottolinea il valore delle cooperative sociali che coltivano le terre confiscate e ricorda l'importanza della società civile nel contrasto ai potentati mafiosi. LEGGI l'intervista realizzata da Nadia Luppi

L'abecedario di Camilleri: Zabaione e ricordi d'infanzia

Andrea Camilleri
di ANDREA CAMILLERI
Anzitutto io da bambino non lo chiamavo uovo sbattuto, ma lo chiamavo «ovo duci duci», e mi piaceva da matto. Prima di tutto bisogna farselo da sé, non farselo servire. Se te lo fai da solo vedi via via il rosso montare che cambia colore e diventa sempre più bianco e sempre più fluido – non liquido – e questa è una goduria alla sola idea. Non mi piaceva mescolarlo nel caffè, sì, è ottimo lo so, ma non è puro. Il cucchiaino dritto era il segno che l’«ovo duci duci» era pronto. Dopodiché riempivi il cucchiaio ma non lo mangiavi in una sola botta, era uno sbaglio, lo mangiavi poco alla volta e poi alla fine la leccata e lo rinfilavi dentro. Questa è una delle delizie dell’infanzia che ricordo. Naturalmente poi per i siciliani ha tutto un altro senso. Vitaliano Brancati, Don Giovanni in Sicilia : «Cavaliere mio se mi mangio due uova sbattuti fuoco e fiamme fazzu», ecco, il gallismo siculo con lo zabaione si accorda benissimo. Su questa memoria dell’«ovo duci duci» ho scritto anche un racconto, perché va a finire che con la vecchiaia si ha la cosiddetta «presbiopia della memoria» e quindi le cose dell’infanzia ti ritornano presenti con un’intensità che è dovuta al passaggio del tempo, alla prospettiva del tempo: più lontane sono e più ti precipitano addosso e riesci anche a percepirne le sensazioni, cosa che credevo impossibile. Perché con l’età hai un certo ottundimento di alcune sensazioni. Invece, i ricordi dell’infanzia davvero ti ritornano con un nitore, una forza, una precisione incredibile. Non sono ricordi malinconici, mi diventano divertenti quando mi tornano e sono sempre estremamente piacevoli, perché hanno un’intensità tale che la malinconia non s’insinua. D’altra parte nessuno ti vieta di riprodurre la sensazione – anche se il mio medico se ne risentirebbe come di un’offesa personale se mi sbattessi due tuorli d’uovo con lo zucchero, forse rischi la morte, anche se non è vero perché rischi l’aumento di qualche analisi, ma poi stai due anni senza e ti passa. Si può riprodurre la sensazione in laboratorio, come ogni bravo esperimento scientifico. Non c’è malinconia. Malinconia non è «Malinconia, ninfa gentile, la vita mia consacro a te», figuriamoci! La malinconia è una camurrìa che non finisce mai, la malinconia è uno stato d’animo da malattia, infatti la «melancolia» era una malattia.
L'Unità, 30 luglio 2010

In panne contro la mafia

di Umberto Lucentini
Le auto che dovrebbero proteggere i giudici e i testimoni minacciati sono vecchie, scassate e si fermano in mezzo alla strada. L'incredibile denuncia del sindacato di polizia siciliano
Sono giorni di tensione altissima a Palermo. Il ministero dell'Interno lancia l'allarme attentati: Cosa Nostra starebbe progettando nuove stragi. E dagli addetti alle scorte di "personalità a rischio" parte di nuovo un grido: siamo pochi e con mezzi inadeguati. L'urlo lo lanciano gli uomini senza volto e senza nome che a Palermo e in Sicilia proteggono magistrati antimafia minacciati dalle cosche, imprenditori che si sono ribellati al racket delle estorsioni, testimoni di giustizia chiamati a confermare le accuse a boss ed esattori del "pizzo" durante i processi. Poliziotti costretti all'anonimato dalle rigide regole del corpo ma che denunciano: le auto blindate che utilizziamo per proteggere le "personalità a rischio" spesso sono inadeguate.
LEGGI TUTTO

Nichi Vendola: "Io gay, sincero e felice"

Nichi Vendola
L`Italia è pronta a un premier omosessuale? "L'Italia - dice Nichi Vendola, Governatore della Puglia e autocandidato alla premier del centrosinitra - "è pronta a un premier capace di dire la verità. Io non ho mai mentito sulla mia vita privata. Altri sì. Altri hanno fatto dell`ipocrisia la cifra del loro racconto: magari di giorno partecipavano ai family day e di notte cercavano trans e cocaina". Vendola, intervistato dal settimanale A diretto da Maria Latella in edicola domani, racconta il suo passato bisesessuale ("Ho avuto alcune fidanzate bellissime") e ricorda il suo coming out, quando aveva vent`anni: "Dichiararsi può essere dolore, anche emarginazione, anche violenza, ma io non ho mai avuto paura di essere quello che sono". Quando Vendola dichiara la sua omosessualità, nel `78, "era un mondo in cui ancora molti pensavano che per i gay si dovesse chiamare un medico, l`ambulanza, lo psichiatra. Oggi non è più così, ed essere gay non fa la differenza quando non c`è ipocrisia". Perchè invece "quello che rende infelici è l`ipocrisia, la clandestinità, la paura". "L`ho già detto e lo ripeto: è stato più facile - racconta ancora Vendola- raccontarmi ai preti che al partito. E parla della sua fede e del "limite della mia esperienza terrena: non aver potuto essere genitore". Anche se, "a modo mio padre -dice il Governatore-candidato-lo sono già stato. Ho dedicato molto tempo ai bambini" e "credo che sarei stato un buon papà".
L’Unità, 03 agosto 2010

E' morta Elvira Sellerio, editrice coraggiosa

Elvira Sellerio
Elvira Giorgianni Sellerio, fondatrice con il marito Enzo dell'omonima casa editrice dalle inconfondibili copertine blu scuro e di piccolo formato, è morta oggi 3 agosto a Palermo a 74 anni, fiaccata da una lunga malattia ai polmoni. Figura centrale dell'editoria italiana, capace di creare un centro editoriale e culturale in Sicilia, componente del Cda della Rai dal 92 al '93, scoprì e incoraggiò a pubblicare per la sua casa editrice numerosi autori da Leonardo Sciascia a Gesualdo Bufalino fino ad Andrea Camilleri. Elvira Sellerio era nata a Palermo il 18 maggio 1936. Figlia di un prefetto, prima di sei fratelli, era laureata in giurisprudenza. Ha vissuto una appassionata gioventù in quella Sicilia a cavallo tra gli anni '50 e '60 che coltivava i fermenti culturali del Gruppo '63 nato in un vecchio albergo appena fuori Palermo, con Alberto Arbasino, Umberto Eco e scrittori siciliani come Michele Perriera. Cavaliere del lavoro, nel 1991 è stata insignita di una laurea honoris causa in Lettere dalla facoltà di magistero di Palermo. Ha cominciato a lavorare nell' editoria nel 1970, dedicandovisi poi a tempo pieno lasciano l'Eras, l'ente per la riforma agraria in Sicilia dove aveva lavorato per poco più di quattordici anni, e fondando la casa editrice Sellerio (dal nome del marito, il fotografo Enzo, dal quale si era separata). Al forte rapporto con lo scomparso scrittore di Racalmuto (Sciascia) si deve il successo di una «scommessa»: così la Sellerio ha più volte definito la sua «pretesa» di lanciare da Palermo una casa editrice, che si propone come «nazionale», scontando tutte le conseguenze di una localizzazione periferica. Attraverso Bufalino la Sellerio è stata premiata con il Spercampiello nel 1981 per Diceria dell' untore, il romanzo che ha fatto conoscere al grande pubblico lo scrittore di Comiso. Nel 1991 Elvira Sellerio ha ricevuto il premio Marisa Belisario. La casa editrice si è segnalata per la sua collana di «libretti» dalla caratteristica copertina in blu scuro che ripropongono anche testi apparentemente «minori», che spaziano tra classico e moderno, ma di grande spessore culturale. Nel 1983 Elvira ed Enzo avevano separato le loro edizioni: Elvira aveva continuato a occuparsi di narrativa e saggistica, mentre il marito aveva curato libri di fotografia e arte. La collana più nota della Sellerio è "La Memoria", volumi di piccolo formato rilegati in blu. Nel catalogo ci sono oltre 3.000 titoli. La Sellerio ha pubblicato, oltre ad autori come Canfora e Sofri, tutti i libri di Andrea Camilleri che ha assicurato alla casa editrice un grandissimo successo. È stata anche membro del Cda della Rai nel 1993-1994 all'epoca dei «professori». L’Unità, 03 agosto 2010

Il settimanale "Famiglia Cristiana" contro il governo: "Ministri ridotti a servitori"

Il settimanale cattolico "Famiglia Cristiana"
QUESTIONE MORALE. Il settimanale cattolico critica la "morale fai da te" della classe politica: "Quel che stupisce è la rassegnazione generale"
ROMA - La questione morale agita il dibattito politico e secondo Famiglia Cristiana "il disastro etico è ormai sotto gli occhi di tutti". Con queste parole si apre l'editoriale del numero in edicola domani, che contiene un pesante il giudizio sugli organi di governo: "Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici a 'servitori', semplici esecutori dei voleri del capo" e "poco importa che il Paese vada allo sfascio: non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il 'dominus' assoluto". Non è la prima volta che il settimanale cattolico critica il governo, ma non per questo l'attacco è meno fastidioso per la maggioranza. Soprattutto considerando la delicata fase politica, che secondo il settimanale cattolico è il frutto di una classe di rappresentanti delle istituzioni che ha disatteso aspettative e promesse: "La Seconda Repubblica nacque giurando di non intascar tangenti, di rispettare il bene pubblico, di debellare malaffare e criminalità. Bastano tre cifre, invece, per dirci a che punto siamo arrivati. Nel nostro Paese, in un anno, l'evasione fiscale sottrae all'erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più". "Quel che stupisce è la rassegnazione generale - prosegue l'editoriale - La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l'intera società". Il settimanale diretto da don Antonio Sciortino conclude dicendo che oggi "prevale la 'morale fai da te': è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il 'bene comune' è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza".

Corleone. Campo di lavoro antimafia. L'incontro con i giornalisti Walter Molino e Nicola Biondo

Da sx: Nicola Biondo, Walter Molino, Dino Paternostro
Dopo l’ennesimo traumatico risveglio alle sei e mezza, abbiamo fatto una veloce colazione e ci siamo fatti trovare pronti per la partenza. I “fortunati” che sono riusciti a partire, fra cui dei nuovi arrivati, si sono recati con Franco e Gino all’agriturismo, dove hanno espiantato (di nuovo!) i pali di cemento dalla vecchia vigna e hanno ripulito il campo vicino dalla legna, caricandola sul trattore. Finito il lavoro, le cuoche dello SPI CGIL, insieme al gruppo cucina, ci hanno accolto con un delizioso pranzo a base di pasta, zucchine e wurstel e melanzane fritte. Ci siamo poi concessi il meritato riposo: chi dorme, chi gira in centro, chi fa compere. Ma la ricreazione è durata poco: Flavia e Giulia, due ragazze di Pontedera, ci hanno abbandonato! Abbiamo tutti cominciato a capire quanto sarà difficile abbandonare la cooperativa, i nuovi amici e i soci.
Arrivano le sei, e finalmente i nostri ospiti ci hanno rianimato: il veterano Dino Paternostro della Camera del Lavoro di Corleone ha presentato i due giovani scrittori Walter Molino col suo “Taci Infame” e il giornalista de Il Fatto Nicola Biondo con “Il Patto”. Dopo la presentazione, ispirandosi ai loro scritti, ci hanno parlato della mafia come realtà attuale: Walter con la ricerca e le testimonianze dei coraggiosi giornalisti free-lance, Nicola illustrando lo stretto legame che esiste oggi fra Stato e mafia, in particolare le nuove verità sul patto post-stragi. A seguito, con le domande che abbiamo posto loro si è aperto un dibattito che è durato fino alle 8 e mezzo! Di nuovo abbiamo potuto sentire quando la mafia oggi è vicina e quanto è importante il ruolo dell’informazione libera e senza bavagli nella lotta a Cosa Nostra.
Appena cenato abbiamo fatto una “sorpresa” al nostro coordinatore Fabrizio che compiva ventisette anni, festeggiati con chitarra, violino, spumante e soprattutto Amaro Don Corleone, una bella festa che ha coinvolto tutta la cooperativa e i volontari. Beh, ora è tardi, il festeggiato ha sonno e noi ci dobbiamo alzare presto. Buonanotte!
Irene e Andrea

lunedì, agosto 02, 2010

Corleone. Almeno stavolta la mafia non c'entra nel danneggiamento dell'auto del presidente della coop "Lavoro e non solo"

Il tettuccio danneggiato dell'auto di Parisi
Meno male! Almeno stavolta la mafia e i suoi "picciotti" non c'entrano col danneggiato dell'auto del presidente della coop sociale "Lavoro e non solo", Calogero Parisi. La notte tra sabato e domenica l'auto di Parisi, parcheggiata davanti l'immobile di via Crispi, confiscato alla mafia e assegnato alla coop, ha avuto "vandalizzato" il tettuccio. Un gesto che aveva preoccupato molto i soci lavoratori della coopp antimafia e i tanti giovani toscani, emiliani e delle altre regioni d'Italia, impegnati come volontari nei campi di lavoro e di studio sui terreni confiscati alla mafia col progetto "Liberarci dalle spine". Ma i dirigenti della coop e i coordinatori del progetto, con una rapida indagine interna, sono riusciti ad appurare la verità: a danneggiare la macchina è stato un "balordo" estraneo alla coop e ai volontari dei campi, ma altrettanto estraneo ad ambienti malavitosi. Meglio così. Continua l'impegno. D.P.

Corleone. Inaugurato l'ex convento di Sant'Agostino. Per il sindaco Iannazzo "è tempo di festa". Invece sarebbe tempo di chiedere scusa alla città per i 42 anni di ritardi...

Il manifesto della "festa"

Il terremoto del gennaio 1968 l’aveva gravemente danneggiato. Sabato, finalmente restaurato, l’ex convento di Sant’Agostino è stato restituito alla città. Purtroppo, dopo 42 anni: un tempo lungo, troppo lungo. Sappiamo quant’è difficile reperire i finanziamenti per un’opera pubblica, fare un appalto, completare i lavori, collaudarli e riconsegnarla ai cittadini. Ma 42 anni sono troppi anche per la peggiore burocrazia del mondo. Tant’è che non appare per nulla corretto parlare di ritardi burocratici. I ritardi e le colpevoli perdite di tempo sono di natura politico-amministrativa. E siccome in questi 42 anni il comune di Corleone è stato amministrato dalla prima e dalla seconda repubblica, dalla destra, dalla sinistra e dal centro, allora le colpe si devono attribuire a tutte le forze politiche e a tutte le amministrazioni comunali. Altro che «dopo trent’anni di insuccessi è tempo di festa», come, con demagogico cinismo, scrivono nel manifesto dell’inaugurazione il sindaco Nino Iannazzo e la sua giunta. Non nulla da festeggiare. Semmai, sarebbe tempo di chiedere scusa alla città per l’imperdonabile ed assurdo ritardo. Ma questo Iannazzo & C. non lo faranno mai, perché si credono il “sale della terra”, gli “unti del Signore”. (d.p.)

Il neo-prefetto Giuseppe Caruso si è insediato a Palermo: «Il lavoro come prima emergenza»

Il neo-prefetto Giuseppe Caruso
Si è insediato stamani a Palermo il nuovo prefetto, Giuseppe Caruso, proveniente dalla Questura di Roma. Per Caruso, che subentra a Giancarlo Trevisone, si tratta di un ritorno: dal gennaio del 2005 all'agosto 2008 è stato infatti questore di Palermo, ottenendo numerosi successi sul fronte della lotta alla mafia e della caccia ai boss latitanti, a cominciare dall'arresto di Bernardo Provenzano. Il neo prefetto, subito dopo il suo insediamento, ha indicato il problema della disoccupazione come la prima emergenza da affrontare a Palermo: "Il lavoro e lo sviluppo economico - ha osservato - sono la condizione essenziale per combattere anche le altre battaglie come quella per la legalità. Per questo motivo incontrerò domani l'arcivescovo di Palermo, monsignor Paolo Romeo, che ha lanciato un appello su questo tema, e nei prossimi giorni inviterò i vertici istituzionali e politici, i sindacati e le parti sociali ad avviare un dialogo". Per quanto riguarda i temi della sicurezza e dell'ordine pubblico, Caruso ha sottolineato che proprio a Palermo si terrà il 15 agosto per la prima volta il Comitato nazionale, presieduto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, al quale parteciperà, insieme ai vertici delle forze dell'Ordine, anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
La Repubblica, 2 agosto 2010

Alessandria della Rocca. Una due-giorni per la "Legalità"

Un momento del dibattito ad Alessandria
Una bella serata quella di sabato ad Alessandria della Rocca. Ci sono andato per partecipare al dibattito “Che facciamo contro le mafie?”, a cui mi aveva invitato il vicesindaco, Alfonso Frisco, conosciuto due anni fa a Scandicci, in Toscana. È un bel paesino di circa 3.000 abitanti Alessandria della Rocca. E da tre giorni ha anche una biblioteca comunale intitolata a “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”. Sorge nei locali ristrutturati di un convento, che ha un bellissimo chiostro. Le stanze che ospitano la “giovane” biblioteca non sono stati ancora ristrutturati. «Abbiamo preferito – ci dice Frisco – spendere i pochi soldi che avevamo per comprare libri». Una scelta saggia! Dal balcone della biblioteca sventolano la bandiera italiana, la bandiera europea e la bandiera della pace. «L’abbiamo inserito nello statuto – dice Frisco – che il comune di Alessandria espone queste tre bandiere, compresa quella della pace». E racconta un simpatico aneddoto: «quando l’ha vista, un consigliere comunale si è mostrato contrariato, perché quella è la bandiera dei comunisti…».
Alessandria, questo piccolo paese a due passi da Bivona e da Santo Stefano di Quisquina, per volontà della sua amministrazione comunale, da quest’anno ha istituito la “Festa per la legalità”. Una scelta coraggiosa e contro-corrente questa due-giorni, svoltasi il 30-31 luglio. E in ciascuna delle due serate ai dibattiti c’erano numerose persone. Per la verità, quando sabato, intorno alle 19.30, siamo arrivati sul palco del dibattito, le sedie del pubblico erano semivuote. Tanto che la conduttrice Daniela Montana si era quasi convinta di un clamoroso flop. Invece sbagliava. E la prima ad essere contenta è stata lei. Infatti, i cittadini (e molti giovani) sono arrivati, fino ad occupare tutte le sedie sistemate in due file davanti al palco. Ed hanno seguito con grande attenzione il dibattito, stimolato da Montana. Insieme a me sono intervenuti il comandante della Guardia di Finanza di Sciacca, Renzo Caponetti, presidente dell’associazione anti-racket e anti-usura di Gela, e Salvo Vitale, amico di Peppino Impastato. Ho raccontato della Corleone di ieri e della Corleone di oggi, tra mafia, antimafia e voglia di costruire futuro. Ed ho sottolineato la necessità di fare “rete” tra società civile e istituzioni nei comuni del territorio, invitando a Corleone l’amministrazione comunale e i giovani dell’associazione culturale “Pgreco Events” per uno scambio di esperienze. Proprio i giovani di questa associazione dal nome insolito sabato sera hanno presentato il primo numero del loro giornalino (consultabile anche on-line sul sito http://www.lisciannira.tk/), dove affrontano con uno speciale il problema mafia. Davvero un bell’inizio.
Dino Paternostro

domenica, agosto 01, 2010

Lettera al professore Salvatore Lupo

Salvatore Lupo
Caro Salvatore, permettimi, prima di tutto, di darti ancora del tu, perchè ti ho sempre considerato un vero amico e ho sempre avuto fiducia in te e nei tuoi studi. Ma da qualche tempo a questa parte, almeno a partire dalla presentazione, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, del mio libro “Storia segreta della Sicilia” (novembre 2005) che ho voluto che tu facessi, è come se qualcosa si fosse messo a stridere, rendendo difficoltosa persino la comunicazione tra di noi. E’ andata avanti così fino all’uscita di “Lupara nera” (Bompiani, 2009) che ho scritto con Mario J. Cereghino. LEGGI TUTTO

Palermo, una bella notizia: Acque Potabili Siciliane è stata posta in liquidazione!

L'acqua trasformata in denaro...
Palermo, 30 luglio 2010 - In seguito ad una comunicazione dell’Autorità d’Ambito che ha considerato risolta la Convenzione di Gestione, il Consiglio di Amministrazione di Acque Potabili Siciliane è stato costretto ad accertare l’esistenza di causa di scioglimento della società ed ha convocato l’Assemblea dei Soci per gli adempimenti di rito. Pertanto, l’Assemblea Straordinaria di Aps, riunitasi oggi sotto la presidenza di Armando Quazzo, ha deliberato la messa in liquidazione della società palermitana, nominando quali liquidatori Flavio Grozio, Enzo Mangini ed Alessandro Morini. La messa in liquidazione è anche finalizzata all’esercizio provvisorio, in funzione della gestione del servizio pubblico fino alla riconsegna degli impianti, attivando – ove necessario - iniziative nei confronti delle singole Autorità competenti in materia.
P.S. Quello che riportiamo sopra è il comunicato stampa di APS. Sembrerebbe una buona notizia per i cittadini, che non ne possono più del caro-bollette dell'acqua gestita da privati. Adesso pare che la gestione dovrebbe (per fortuna) tornare ai comuni. Comunque, approfondiremo la questione ed informeremo tempestivamente i lettori.