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| I giovani volontari cantano "Bella ciao" |
lunedì, agosto 16, 2010
Inaugurazione del Laboratorio della Legalità: i giovani entrano cantando "Bella ciao"
Era facile prevederlo: non c'erano i cittadini di Corleone all'inaugurazione del Laboratorio e della Bottega della Legalità
DINO PATERNOSTRO
Siamo stati facili profeti. Ieri a Corleone, all’inaugurazione del Laboratorio e della Bottega della Legalità, c’erano solo pochi “addetti al lavori”, insieme a molti poliziotti, molti carabinieri e molti vigili urbani. Non c’erano i cittadini, perché alle 14.10 della giornata di Ferragosto le persone normali sono a casa (o in campagna, o al mare…) a pranzare. E meno male che si sono convinti a partecipare (dopo una lunga e dura discussione) i soci lavoratori della coop “Lavoro e non solo” e i giovani volontari dei campi di lavoro, altrimenti accanto al ministro dell’interno Roberto Maroni, al ministro della giustizia Angelino Alfano e al sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta ci sarebbero state solo le forze dell’ordine (perché non ne potevano fare a meno). L’intervento del sindaco di Corleone, Nino Iannazzo, è stato costruito sulla (ormai trita e ritrita) retorica della Corleone che è cambiata, senza osare avanzare una critica (anche timida) alla legge che consente di vendere i beni confiscati, contro cui si era espresso all’unanimità il consiglio comunale. E non ha nemmeno avanzato la richiesta di istituire a Corleone una sede distaccata dell’Agenzia per la gestione dei beni confiscati. Il ministro della giustizia Alfano (anche lui retoricamente) ha parlato di «giorno bellissimo per i siciliani onesti, in cui si conferma la linea del governo di usare i beni della mafia contro la mafia». «La Sicilia - ha detto (senza incantare nessuno) il ministro dell’interno Maroni - è ormai la mia terra di adozione: sono venuto più qui in questi due anni che a Bergamo e a Brescia». «Oggi - ha sottolineato - é un momento commovente, l'inaugurazione di questa bottega è un atto simbolico molto importante che evidenzia lo sforzo fatto per sequestrare i beni ai mafiosi e metterli a disposizione della comunità». Peccato che (con la legge che consente di vendere i beni) quello che forze dell’ordine e magistratura (con mille rischi e difficoltà) tolgono ai mafiosi, la politica di Berlusconi e Maroni rischia di ridarlo. Un breve giro all’interno della Bottega e del Laboratorio, poi di corsa sull’elicottero per far ritorno a Palermo e a Roma. Mentre i giovani volontari del progetto “Liberarci dalle spine” cantavano “I cento passi” e “Bella ciao”. Chissà se Maroni, Alfano e Letta avranno apprezzato. A giudicare dalle facce e dalla velocità con cui sono andati via, si direbbe di no! Comunque, al di la della kermesse governativa, come ha giustamente sottolineato don Luigi Ciotti (visibilmente a disagio con Alfano & C.), da oggi Corleone ha un nuovo strumento concreto e di educazione civica e culturale per contrastare la mafia. (d.p.)
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| Luigi Ciotti con Dino Paternostro |
CI SCRIVONO. Corleone, ancora tanta storia. Il rientro della scultura lignea di San Giovanni Battista restaurata
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| Il manifesto che annuncia l'iniziativa |
Caro Direttore, ancora una volta attraverso il suo giornale le chiedo di attenzionare un evento che a mio pensare è un legame tra passato e presente della Nostra cittadina ricca di storia cultura e tradizioni. Il rientro, dopo il restauro, della scultura lignea del San Giovanni Battista a Corleone nella Parrocchia Maria SS. Delle Grazie dove è custodita dai frati del terzo ordine Francescano, sarà sicuramente un momento particolare, oltre a quanto la statua rappresenta per i devoti ci permetterà di riflettere su quanto il Nostro paese sia ricco di storia, una cittadina che nel tempo ha ospitato genti di diverse culture ed etnie che hanno lasciato il segno della loro presenza. LEGGI TUTTO
sabato, agosto 14, 2010
CI SCRIVONO. la visita di Maroni. "Nessuna volontà di combattere la mafia, solo, di nuovo, l'arroganza del potere"
Mentre Corleone si prepara al grande giorno, mentre associazioni, cittadini e cooperative coinvolte più o meno direttamente nell'evento si prodigano affinchè tutto sia in ordine, i TG parlano di duri colpi inferti alla Mafia, di trionfi e confische da capogiro. E' la quotidiana rubrica "La mafia è sconfitta", che pare sempre più il grottesco sequel de "La mafia non esiste". Quella contro la mafia è una lotta complessa, che va vissuta e partecipata sotto diversi e molteplici punti di vista: investigativo, giudiziario, economico, politico, sociale e culturale. Ma più di ogni altra cosa, anche questa, sta diventando una battaglia mediatica. Occorre che tutti, in Italia e fuori confine sappiano cosa c'è dietro al contrasto alla mafia tanto sbandierato dal nostro Governo. Inaugurare il Laboratorio della Legalità soltanto diverso tempo dopo il suo completo allestimento e rimandare l'evento nel giorno di Ferragosto alle 13, significa scoraggiare la partecipazione dei cittadini, quella stessa partecipazione che rappresenta la sola arma vincente per cambiare lo status quo. Nessuna volontà di combattere la mafia quindi, solo, di nuovo, l'arroganza del potere, l'ipocrisia di chi governa, l'inerzia di chi non ci penserà, e ancora il colpevole silenzio di tutte le testate che non hanno rivelato e non riveleranno cosa c'è oltre l'apparenza.
Nadia
(volontaria Arci Modena per progetto Liberarci dalle Spine
Campo di lavoro 9-23 luglio alla Coop Lavoro e Non Solo)
Nadia
(volontaria Arci Modena per progetto Liberarci dalle Spine
Campo di lavoro 9-23 luglio alla Coop Lavoro e Non Solo)
Corleone, campi di lavoro. Sei e mezza pronti via… colazione ed ognuno a lavorare (chi a casa e chi sui campi)
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| Il rosso pomodoro di Corleone |
Tempi da pit-stop nei campi per i ragazzi costretti ai lavori forzati tanto che Franco verso le undici e mezza alla domanda: “E ora che fasemo?!” ha risposto “Bo ce n’andemo e ca’… “. Tornati dalla lunga e faticosa giornata lavorativa abbiamo intrapreso di nuovo il viaggio onirico verso la doccia ed il pranzo (azzarderei SACRO e LEGITTIMO) quest’ultimo ha prolungato direttamente il percorso verso il camposanto da quant’era buono. Dopo il meritato pisolino post-pranzo il carissimo e pazientissimo Davide (che fa servizio civile e “sociale” nella cooperativa) ci ha accompagnato per un tour illustrativo dell’Animosas Civitas Corleonis passando per il museo della proto e preistoria della città dalle cento chiese (da cui alcuni sono fuggiti per rifugiarsi nella cupola del museo mafia e anti-mafia, contenente più di 400 faldoni del maxi processo) e terminando la visita fra cannoli. Dopo la scorpacciata è iniziata alle cinque e mezza siciliane (sei e mezza circa) l’incontro che prevedeva la presentazione del libro”Era d’estate” di Roberto Puglisi che tratta dell’assassinio dei giudici Falcone e Borsellino visti attraverso gli occhi non convenzionali e non retorici delle persone vicine a loro e presenti a quei fatti. Rotto il ghiaccio Puglisi, che tra l’altro è un affermato giornalista, è stato sommerso da miriadi di domande che andavano dal tema Falcone, Borsellino e Mafia fino a considerazioni sul governo del Caimano. Dopo la luculliana cena ( non ne possiamo proprio più, son troppo bravi questi dello S.P.I ) con una mossa asorpresa che ci ha colti impreparati, sazi e quasi arrivati alle porte del Nirvana c’è arrivata la notizia/mazzata finale del nostro prossimo destarsi prima dell’alba (più o meno alle cinque sperando nell’orario siciliano) per raggiungere il neo-campo di concentramento di Canicattì. Ora vi salutiamo perché abbiamo deciso di affogare nell’alcol le piaghe che domani ci colpiranno (non a tutti però). Salutandovi dai campi di lavoro di Canicattì e Corleone, vostri Damiano e Mattia
12 agosto 2010
Mafia, confiscati beni per 800 milioni al manager della sanità di Bagheria, Michele Aiello
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| Michele Aiello |
I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno notificato all'ex manager della sanità privata Michele Aiello un provvedimento di confisca dei beni del valore di 800 milioni di euro. L'imprenditore sconta una condanna a 15 anni e sei mesi per associazione mafiosa, corruzione continuata e truffa aggravata. La misura patrimoniale, già resa nota la scorsa settimana e oggi comunicata ad Aiello, è stata disposta dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Aiello, coinvolto nella stessa inchiesta che ha portato alla condanna per favoreggiamento aggravato dell'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, è ritenuto strettamente legato al boss Bernardo Provenzano. Secondo gli inquirenti, avrebbe potuto contare in tutto l'arco della sua attività imprenditoriale, nata nel settore edile e poi ampliatasi in quello della sanità, su una sostanziale situazione di monopolio assicurata dall'appoggio dei vertici di Cosa nostra, che avrebbe anche investito ingenti somme di denaro nelle sue aziende. Il provvedimento, nato dagli accertamenti patrimoniali del Nucleo investigativo del reparto operativo, riguarda il polo oncologico di eccellenza "Villa Santa Teresa", a Bagheria (Pa); otto imprese edili: la Costruzioni srl, la Edilcontrol srl, la Ati (Alte tecnologie ingegneristiche) group srl, la Selda srl, l'Emar srl, la Edil costruzioni srl, la Tuttedil srl e la Edil maf snc di Aiello Francesca & C. Confiscate inoltre sei imprese del settore sanitario - la Radiosystems protection srl; la Villa Santa Teresa - diagnostica per immagini e radioterapia srl; l'Italsystems srl; il Centro di medicina nucleare S. Gaetano srl; l'Atm (Alte tecnologie medicali) srl e Villa Santa Teresa group spa; la società che gestisce la squadra di calcio di Bagheria (Pa); la "Servizi & Sistemi srl", operante nel settore informatico; due stabilimenti industriali di circa 6.000 metri quadrati; un impianto di calcestruzzi; quattro edifici adibiti a uffici; 14 appartamenti a Bagheria e tre ville ad Aspra, Santa Flavia e Ficarazzi (Pa). E ancora il provvedimento riguarda 22 magazzini; 22 terreni edificabili, 24 auto; 22 veicoli industriali; 2 imbarcazioni da diporto; 145 rapporti bancari per 250 milioni di euro in contanti e due polizze vita. I giudici hanno anche disposto, a carico del manager, l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per due anni e sei mesi. I beni, sino ad oggi in amministrazione giudiziaria, sono stati messi a disposizione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che ne stabilirà la destinazione. Sono circa 400 i lavoratori che operano nelle imprese sanitarie, edili e amministrative di Aiello. (La Repubblica, 14 agosto 2010)
venerdì, agosto 13, 2010
Intervista esclusiva del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a L'Unità: "Fermare i veleni, altrimenti rischia il Paese"
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| Giorgio Napolitano |
«Occorre consolidare e rafforzare i segni di ripresa e far fronte alle tante difficoltà e incognite... Ma, chiedo, se invece si va verso un vuoto politico e verso un durissimo scontro elettorale, quali possono essere le conseguenze per il Paese?». È uno dei passaggi dell’intervista in esclusiva al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano pubblicata oggi su l’Unità, nella quale vengono affrontati tra l’altro i temi della crisi e della campagna contro il presidente della Camera.
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L'incredibile Maroni. A Corleone per Ferragosto e alle ore 13.00. Una festa per gli addetti ai lavori...
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| Il manifesto dell'inaugurazione |
Dino Paternostro
Segretario della Camera del lavoro di Corleone
martedì, agosto 10, 2010
Al circolo Arci 'Nzocchè di Palermo è stato presentato il libro di Walter Molino "Taci infame"
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| Un monento del dibattito al circolo Arci 'Nzocchè |
Si trova a Palermo, in via Ximenes 95, al Borgo Vecchio, e si chiama “Nzocchè” il circolo Arci, ideato dalla giornalista Titti De Simone, ex del giornale “L’Ora” e per due legislature deputato di Rifondazione comunista. E proprio De Simone spiega cos’è: «Uno spazio per desiderare un nuovo cielo sopra Palermo, un circolo sociale e culturale in una città desertificata, perché è così che l'ha voluta chi l'ha governata, dove i talenti e le idee innovative, non trovano cittadinanza, se non quella guadagnata sul campo». Nel “giardino segreto” del circolo, sospeso tra le case diroccate del Borgo Vecchio, la sera del 6 agosto si è svolto un dibattito intorno ai contenuti del libro di Walter Molino “Taci infame”. Un libro che è un viaggio per dare voce a giornalisti noti e meno noti, che giornalmente vengono minacciati da mafia, camorra e ‘ndrangheta perché non vogliono perdere il gusto di informare, di raccontare, di stare con la schiena dritta. Fortunatamente, si tratta di giornalisti “vivi”, che un libro come quello di Walter contribuisce ad aiutare, perché rappresenta un riflettore acceso, capace di illuminare gli angoli bui delle nostre città e dei nostri paesi. Insieme all’autore, c’erano il presidente del circolo, Titti De Simone, il presidente di Arci Sicilia, Anna Bucca, e il direttore di “Città Nuove”, Dino Paternostro. Dal confronto è venuto fuori un grido d’allarme per i forti condizionamenti dell’informazione in Italia e a Palermo. «Troppi connubi e rapporti inconfessabili tra pseudo giornalisti e centri di potere; troppi contributi, inserzioni e sponsorizzazioni a giornali cosiddetti indipendenti…», ha denunciato Dino Paternostro. E Walter Molino ha messo il dito in un’altra piaga: «attenzione alle professioni di antimafia. Non sono tutte genuine. Non dimentichiamoci che lo stesso Binnu Provenzano ha sollecitato i suoi “picciotti” a stare nelle associazioni antimafia e gridare più forte degli altri…». Anna Bucca ha valorizzato l’esperienza di antimafia sociale fatta dalle cooperative che lavorano sui terreni confiscati. «Rappresentano la speranza della nostra terra». A tirare le fila del dibattito Titti De Simone. «Il nostro circolo è uno spazio aperto, uno spazio di democrazia, che vogliamo mettere a disposizione della città di Palermo».
Il boss mafioso Giuseppe Falsone dalla Francia sarà immediatamente estradato in Italia
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| Il boss mafioso Giuseppe Falsone |
lunedì, agosto 09, 2010
Nascitura morta all'ospedale di Partinico. Dopo la Procura anche la Regione indaga
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| L'ospedale di Partinico |
Dopo la Procura, anche l'assessorato regionale alla Sanità ha avviato un'inchiesta sulla morte di una nascitura all'ospedale Civico di Partinico. L'assessore Massimo Russo ha disposto che gli ispettori regionali ricostruiscano con precisione quanto è avvenuto il 4 agosto scorso. La madre, una giovane di 20 anni, era stata rimandata a casa nonostante alcuni dolori all'addome. Dodici ore dopo, la piccola era già morta. "Mi ero presentata in ospedale perché temevo che fosse giunto il momento di partorire o che comunque avessi bisogno di un controllo - ha raccontato la giovane ai carabinieri, a cui ha presentato un esposto - mi hanno risposto che gli ultimi giorni sono sempre i più delicati". A visitare la giovane non sarebbe arrivato alcun medico, ma solo un infermiere, che l'avrebbe rimandata a casa. Il sostituto procuratore Fernando Asaro ha già disposto il sequestro di tutta la documentazione medica sul caso. Adesso, le cartelle saranno esaminate anche dagli ispettori della Regione, che ascolteranno presto anche i responsabili della struttura sanitaria di Partinico.
(La Repubblica, 09 agosto 2010)
Minacce al figlio di Ciancimino, cinque anni. "Non voglio più parlare con i magistrati"
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| Massimo Ciancimino |
(La Repubblica, 09 agosto 2010)
Corleone. Campi di lavoro antimafia. L'emozionante visita a Portella della Ginestra
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| Un testimone della strage di Portella racconta... |
Andrea & Milène
Brucia la Sicilia: morto un operaio nell'Agrigentino
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| La Sicilia brucia |
PALERMO. Un operaio della squadra antincendio della Forestale, Girolamo Clemente di 40 anni, è morto circa mezz'ora fa precipitando in un burrone durante le operazioni di spegnimento di un incendio nell'area di Lago Arancio, nel territorio di Menfi (Ag), dove sono in azione mezzi aerei e di terra per spegnere un rogo di vaste dimensioni. L'uomo sarebbe stato colto da malore mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento dell'incendio, divampato intorno alle 11.30, ed è precipitato in un burrone. Intanto, un altro incendio si è sviluppato nel pomeriggio sul versante nord di Erice, in provincia di Trapani. Le fiamme sono partite da Valderice e il vento le spinge verso il castello della cittadina medioevale. Sul posto stanno operando vigili del fuoco, forestale e mezzi aerei. Bruciano anche Roccella Valdemone e Cusa in provincia di Messina.
Giornale di Sicilia, 8.8.2010
Partinico, partoriente rimandata a casa: perde il figlio in grembo. La Procura apre un'inchiesta
PALERMO. Il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha disposto una richiesta di relazione all'assessore regionale alla Sanità Massimo Russo e al direttore dell'Asp di Palermo Salvatore Cirignotta, per ''fare piena luce" sulla morte di una nascitura nell'ospedale di Partinico (Pa), dove una ventenne il 4 agosto si era recata per partorire, ma i sanitari l'avrebbero rimandata a casa, dicendole che non era ancora giunto il momento. Il giorno dopo la donna è tornata nel nosocomio, ma la bimba che aveva in grembo era già morta. Sull'accaduto la procura ha aperto un'inchiesta. "Si tratta - ha detto Orlando commentando la notizia riportata da Repubblica-Palermo - del sesto caso sospetto di morte alla nascita registrato negli ultimi tempi nell'ospedale Civico di Partinico". La richiesta di relazione, da parte di Orlando, si collega al filone di inchiesta deliberato e già avviato dalla Commissione parlamentare sui "punti nascita" in Italia , coordinato dal parlamentare Benedetto Fucci. "E' ormai allarmante - ha concluso Orlando - il numero di casi di sospetta malasanità in danno di partorienti e di neonati e troppe volte nel nostro Paese un evento naturale come la nascita si trasforma in morte e tragedia, spesso per sottovalutazioni di ordine professionale, organizzativo e funzionale".
Giornale di Sicilia, 8.8.10
Giornale di Sicilia, 8.8.10
sabato, agosto 07, 2010
Giannopolo: «Esistono tutte le condizioni per far tornare la gestione dell'acqua a Palermo e provincia in mano pubblica»
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| Domenico Giannopolo |
Antonello Zimbardo
Da “Il Giornale di Sicilia”
Sanità, l'assessore Massimo Russo scrive ai manager: "Subito i concorsi per primari"
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| L'assessore alla sanità, Massimo Russo |
L'Assessore alla Sanità ha firmato un accordo per riorganizzare le guardie mediche in Sicilia
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| I locali di una guardia medica |
venerdì, agosto 06, 2010
Ars, approvata la legge sulle cremazioni. Di Guardo(PD): "Atto di grande Civiltà"
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| Una struttura per la cremazione dei cadaveri |
Cetto Laqualunque sbarca nel grande schermo. Albanese porta al cinema il suo personaggio più famoso
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| Antonio Albanese, alias Cetto Laqualunque |
giovedì, agosto 05, 2010
La Conferenza dei Sindaci ha detto "no" all'Atto Aziendale dell'Asp di Palermo.
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| L'ospedale di Corleone |
Salvatore Orlando: “Intitolare ad Elvira Sellerio la Biblioteca comunale di Palermo”
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| Sala delle lapidi |
5.8.2010
Corleone. Campo di lavoro antimafia. La visita alla casa di Peppino Impastato a Cinisi
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| A Cinisi, nella "Casa-Memoria" Felicia e Peppino Impastato" |
Luca
Fatture false per pagare il pizzo: decapitata la “cupola” di Ficarazzi
I carabinieri hanno arrestato otto persone delle famiglie mafiose del paese dell'hinterland palermitano, su richiesta della Dda. Documentato anche il conflitto tra il "reggente" della cosca e un boss emergente. Evitata una possibile faida
Per dissimulare il pagamento del pizzo alcuni imprenditori emettevano regolari fatture, pagando perfino l'Iva, per servizi e forniture mai resi. Lo hanno scoperto i carabinieri del comando provinciale di Palermo che hanno esguito otto provvedimenti cautelari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, con l'accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento e traffico di stupefacenti. L'operazione, denominata in codice "Iron man", ha decapitato il vertice delle famiglie mafiose di Ficarazzi, un paese dell'hinterland palermitano. L'indagine ha documentato il conflitto tra il "reggente" della cosca di Ficarazzi e un boss emergente che avrebbe tentato di assumere il controllo del territorio e la gestione del racket delle estorsioni. Un imprenditore che avrebbe cercato di ribellarsi sarebbe stato picchiato selvaggiamente; altri suoi colleghi pagavano invece regolarmente il pizzo, attraverso l'escamotage delle false fatture. L'operazione dei carabinieri avrebbe evitato una possibile guerra di mafia a Ficarazzi. Giovanni Trapani, 54 anni, indicato come l'attuale reggente della famiglia mafiosa, titolare di una ditta di movimento terra, doveva guardarsi dall'attacco di Atanasio Alcamo, palermitano di 34 anni. Quest'ultimo, secondo gli inquirenti, voleva sfruttare il vuoto di potere provocato dal blitz Perseo. Nel 2008 era infatti stato decapitato anche il vertice della famiglia di Bagheria da cui Ficarazzi dipende. E Alcamo, titolare di due ditte di infissi a Ficarazzi, aveva lanciato l'offensiva. Oltre ad Alcamo e Trapani sono finiti in carcere Luca Roberto Ficarra, palermitano di 28 anni, Placido Cacciatore, 36 anni di Ficarazzi, e Giuseppe Berretta, nato a Palermo 42 anni fa. Il giudice per le indagini preliminari ha invece concesso gli arresti domiciliari a Massimo Comparetto, palermitano di 36 anni, Davide Terzo, 27 anni anche lui di Palermo, e Gianni Santospirito, nato a Buffalo negli Usa 34 anni fa.
(La Repubblica, 05 agosto 2010)
Per dissimulare il pagamento del pizzo alcuni imprenditori emettevano regolari fatture, pagando perfino l'Iva, per servizi e forniture mai resi. Lo hanno scoperto i carabinieri del comando provinciale di Palermo che hanno esguito otto provvedimenti cautelari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, con l'accusa di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento e traffico di stupefacenti. L'operazione, denominata in codice "Iron man", ha decapitato il vertice delle famiglie mafiose di Ficarazzi, un paese dell'hinterland palermitano. L'indagine ha documentato il conflitto tra il "reggente" della cosca di Ficarazzi e un boss emergente che avrebbe tentato di assumere il controllo del territorio e la gestione del racket delle estorsioni. Un imprenditore che avrebbe cercato di ribellarsi sarebbe stato picchiato selvaggiamente; altri suoi colleghi pagavano invece regolarmente il pizzo, attraverso l'escamotage delle false fatture. L'operazione dei carabinieri avrebbe evitato una possibile guerra di mafia a Ficarazzi. Giovanni Trapani, 54 anni, indicato come l'attuale reggente della famiglia mafiosa, titolare di una ditta di movimento terra, doveva guardarsi dall'attacco di Atanasio Alcamo, palermitano di 34 anni. Quest'ultimo, secondo gli inquirenti, voleva sfruttare il vuoto di potere provocato dal blitz Perseo. Nel 2008 era infatti stato decapitato anche il vertice della famiglia di Bagheria da cui Ficarazzi dipende. E Alcamo, titolare di due ditte di infissi a Ficarazzi, aveva lanciato l'offensiva. Oltre ad Alcamo e Trapani sono finiti in carcere Luca Roberto Ficarra, palermitano di 28 anni, Placido Cacciatore, 36 anni di Ficarazzi, e Giuseppe Berretta, nato a Palermo 42 anni fa. Il giudice per le indagini preliminari ha invece concesso gli arresti domiciliari a Massimo Comparetto, palermitano di 36 anni, Davide Terzo, 27 anni anche lui di Palermo, e Gianni Santospirito, nato a Buffalo negli Usa 34 anni fa.
(La Repubblica, 05 agosto 2010)
mercoledì, agosto 04, 2010
Corleone. Campo di lavoro antimafia. I volontari visitano "Villa Riina", oggi caserma della Guardia di Finanza
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| L'incontro col maresciallo Giuseppe Coppola |
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine
Arci Toscana
martedì, agosto 03, 2010
"Bandiera Gialla" ha intervistato il segretario della Cgil di Corleone, Dino Paternostro: "Insieme per vincere la mafia"
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| Nadia Luppi |
L'abecedario di Camilleri: Zabaione e ricordi d'infanzia
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| Andrea Camilleri |
Anzitutto io da bambino non lo chiamavo uovo sbattuto, ma lo chiamavo «ovo duci duci», e mi piaceva da matto. Prima di tutto bisogna farselo da sé, non farselo servire. Se te lo fai da solo vedi via via il rosso montare che cambia colore e diventa sempre più bianco e sempre più fluido – non liquido – e questa è una goduria alla sola idea. Non mi piaceva mescolarlo nel caffè, sì, è ottimo lo so, ma non è puro. Il cucchiaino dritto era il segno che l’«ovo duci duci» era pronto. Dopodiché riempivi il cucchiaio ma non lo mangiavi in una sola botta, era uno sbaglio, lo mangiavi poco alla volta e poi alla fine la leccata e lo rinfilavi dentro. Questa è una delle delizie dell’infanzia che ricordo. Naturalmente poi per i siciliani ha tutto un altro senso. Vitaliano Brancati, Don Giovanni in Sicilia : «Cavaliere mio se mi mangio due uova sbattuti fuoco e fiamme fazzu», ecco, il gallismo siculo con lo zabaione si accorda benissimo. Su questa memoria dell’«ovo duci duci» ho scritto anche un racconto, perché va a finire che con la vecchiaia si ha la cosiddetta «presbiopia della memoria» e quindi le cose dell’infanzia ti ritornano presenti con un’intensità che è dovuta al passaggio del tempo, alla prospettiva del tempo: più lontane sono e più ti precipitano addosso e riesci anche a percepirne le sensazioni, cosa che credevo impossibile. Perché con l’età hai un certo ottundimento di alcune sensazioni. Invece, i ricordi dell’infanzia davvero ti ritornano con un nitore, una forza, una precisione incredibile. Non sono ricordi malinconici, mi diventano divertenti quando mi tornano e sono sempre estremamente piacevoli, perché hanno un’intensità tale che la malinconia non s’insinua. D’altra parte nessuno ti vieta di riprodurre la sensazione – anche se il mio medico se ne risentirebbe come di un’offesa personale se mi sbattessi due tuorli d’uovo con lo zucchero, forse rischi la morte, anche se non è vero perché rischi l’aumento di qualche analisi, ma poi stai due anni senza e ti passa. Si può riprodurre la sensazione in laboratorio, come ogni bravo esperimento scientifico. Non c’è malinconia. Malinconia non è «Malinconia, ninfa gentile, la vita mia consacro a te», figuriamoci! La malinconia è una camurrìa che non finisce mai, la malinconia è uno stato d’animo da malattia, infatti la «melancolia» era una malattia.
L'Unità, 30 luglio 2010
In panne contro la mafia
di Umberto Lucentini
Le auto che dovrebbero proteggere i giudici e i testimoni minacciati sono vecchie, scassate e si fermano in mezzo alla strada. L'incredibile denuncia del sindacato di polizia siciliano
Sono giorni di tensione altissima a Palermo. Il ministero dell'Interno lancia l'allarme attentati: Cosa Nostra starebbe progettando nuove stragi. E dagli addetti alle scorte di "personalità a rischio" parte di nuovo un grido: siamo pochi e con mezzi inadeguati. L'urlo lo lanciano gli uomini senza volto e senza nome che a Palermo e in Sicilia proteggono magistrati antimafia minacciati dalle cosche, imprenditori che si sono ribellati al racket delle estorsioni, testimoni di giustizia chiamati a confermare le accuse a boss ed esattori del "pizzo" durante i processi. Poliziotti costretti all'anonimato dalle rigide regole del corpo ma che denunciano: le auto blindate che utilizziamo per proteggere le "personalità a rischio" spesso sono inadeguate.
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Le auto che dovrebbero proteggere i giudici e i testimoni minacciati sono vecchie, scassate e si fermano in mezzo alla strada. L'incredibile denuncia del sindacato di polizia siciliano
Sono giorni di tensione altissima a Palermo. Il ministero dell'Interno lancia l'allarme attentati: Cosa Nostra starebbe progettando nuove stragi. E dagli addetti alle scorte di "personalità a rischio" parte di nuovo un grido: siamo pochi e con mezzi inadeguati. L'urlo lo lanciano gli uomini senza volto e senza nome che a Palermo e in Sicilia proteggono magistrati antimafia minacciati dalle cosche, imprenditori che si sono ribellati al racket delle estorsioni, testimoni di giustizia chiamati a confermare le accuse a boss ed esattori del "pizzo" durante i processi. Poliziotti costretti all'anonimato dalle rigide regole del corpo ma che denunciano: le auto blindate che utilizziamo per proteggere le "personalità a rischio" spesso sono inadeguate.
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Nichi Vendola: "Io gay, sincero e felice"
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| Nichi Vendola |
L’Unità, 03 agosto 2010
E' morta Elvira Sellerio, editrice coraggiosa
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| Elvira Sellerio |
Il settimanale "Famiglia Cristiana" contro il governo: "Ministri ridotti a servitori"
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| Il settimanale cattolico "Famiglia Cristiana" |
ROMA - La questione morale agita il dibattito politico e secondo Famiglia Cristiana "il disastro etico è ormai sotto gli occhi di tutti". Con queste parole si apre l'editoriale del numero in edicola domani, che contiene un pesante il giudizio sugli organi di governo: "Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici a 'servitori', semplici esecutori dei voleri del capo" e "poco importa che il Paese vada allo sfascio: non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il 'dominus' assoluto". Non è la prima volta che il settimanale cattolico critica il governo, ma non per questo l'attacco è meno fastidioso per la maggioranza. Soprattutto considerando la delicata fase politica, che secondo il settimanale cattolico è il frutto di una classe di rappresentanti delle istituzioni che ha disatteso aspettative e promesse: "La Seconda Repubblica nacque giurando di non intascar tangenti, di rispettare il bene pubblico, di debellare malaffare e criminalità. Bastano tre cifre, invece, per dirci a che punto siamo arrivati. Nel nostro Paese, in un anno, l'evasione fiscale sottrae all'erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più". "Quel che stupisce è la rassegnazione generale - prosegue l'editoriale - La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l'intera società". Il settimanale diretto da don Antonio Sciortino conclude dicendo che oggi "prevale la 'morale fai da te': è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il 'bene comune' è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza".
Corleone. Campo di lavoro antimafia. L'incontro con i giornalisti Walter Molino e Nicola Biondo
| Da sx: Nicola Biondo, Walter Molino, Dino Paternostro |
Arrivano le sei, e finalmente i nostri ospiti ci hanno rianimato: il veterano Dino Paternostro della Camera del Lavoro di Corleone ha presentato i due giovani scrittori Walter Molino col suo “Taci Infame” e il giornalista de Il Fatto Nicola Biondo con “Il Patto”. Dopo la presentazione, ispirandosi ai loro scritti, ci hanno parlato della mafia come realtà attuale: Walter con la ricerca e le testimonianze dei coraggiosi giornalisti free-lance, Nicola illustrando lo stretto legame che esiste oggi fra Stato e mafia, in particolare le nuove verità sul patto post-stragi. A seguito, con le domande che abbiamo posto loro si è aperto un dibattito che è durato fino alle 8 e mezzo! Di nuovo abbiamo potuto sentire quando la mafia oggi è vicina e quanto è importante il ruolo dell’informazione libera e senza bavagli nella lotta a Cosa Nostra.
Appena cenato abbiamo fatto una “sorpresa” al nostro coordinatore Fabrizio che compiva ventisette anni, festeggiati con chitarra, violino, spumante e soprattutto Amaro Don Corleone, una bella festa che ha coinvolto tutta la cooperativa e i volontari. Beh, ora è tardi, il festeggiato ha sonno e noi ci dobbiamo alzare presto. Buonanotte!
Irene e Andrea
lunedì, agosto 02, 2010
Corleone. Almeno stavolta la mafia non c'entra nel danneggiamento dell'auto del presidente della coop "Lavoro e non solo"
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| Il tettuccio danneggiato dell'auto di Parisi |
Corleone. Inaugurato l'ex convento di Sant'Agostino. Per il sindaco Iannazzo "è tempo di festa". Invece sarebbe tempo di chiedere scusa alla città per i 42 anni di ritardi...
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| Il manifesto della "festa" |
Il terremoto del gennaio 1968 l’aveva gravemente danneggiato. Sabato, finalmente restaurato, l’ex convento di Sant’Agostino è stato restituito alla città. Purtroppo, dopo 42 anni: un tempo lungo, troppo lungo. Sappiamo quant’è difficile reperire i finanziamenti per un’opera pubblica, fare un appalto, completare i lavori, collaudarli e riconsegnarla ai cittadini. Ma 42 anni sono troppi anche per la peggiore burocrazia del mondo. Tant’è che non appare per nulla corretto parlare di ritardi burocratici. I ritardi e le colpevoli perdite di tempo sono di natura politico-amministrativa. E siccome in questi 42 anni il comune di Corleone è stato amministrato dalla prima e dalla seconda repubblica, dalla destra, dalla sinistra e dal centro, allora le colpe si devono attribuire a tutte le forze politiche e a tutte le amministrazioni comunali. Altro che «dopo trent’anni di insuccessi è tempo di festa», come, con demagogico cinismo, scrivono nel manifesto dell’inaugurazione il sindaco Nino Iannazzo e la sua giunta. Non nulla da festeggiare. Semmai, sarebbe tempo di chiedere scusa alla città per l’imperdonabile ed assurdo ritardo. Ma questo Iannazzo & C. non lo faranno mai, perché si credono il “sale della terra”, gli “unti del Signore”. (d.p.)
Il neo-prefetto Giuseppe Caruso si è insediato a Palermo: «Il lavoro come prima emergenza»
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| Il neo-prefetto Giuseppe Caruso |
La Repubblica, 2 agosto 2010
Alessandria della Rocca. Una due-giorni per la "Legalità"
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| Un momento del dibattito ad Alessandria |
Alessandria, questo piccolo paese a due passi da Bivona e da Santo Stefano di Quisquina, per volontà della sua amministrazione comunale, da quest’anno ha istituito la “Festa per la legalità”. Una scelta coraggiosa e contro-corrente questa due-giorni, svoltasi il 30-31 luglio. E in ciascuna delle due serate ai dibattiti c’erano numerose persone. Per la verità, quando sabato, intorno alle 19.30, siamo arrivati sul palco del dibattito, le sedie del pubblico erano semivuote. Tanto che la conduttrice Daniela Montana si era quasi convinta di un clamoroso flop. Invece sbagliava. E la prima ad essere contenta è stata lei. Infatti, i cittadini (e molti giovani) sono arrivati, fino ad occupare tutte le sedie sistemate in due file davanti al palco. Ed hanno seguito con grande attenzione il dibattito, stimolato da Montana. Insieme a me sono intervenuti il comandante della Guardia di Finanza di Sciacca, Renzo Caponetti, presidente dell’associazione anti-racket e anti-usura di Gela, e Salvo Vitale, amico di Peppino Impastato. Ho raccontato della Corleone di ieri e della Corleone di oggi, tra mafia, antimafia e voglia di costruire futuro. Ed ho sottolineato la necessità di fare “rete” tra società civile e istituzioni nei comuni del territorio, invitando a Corleone l’amministrazione comunale e i giovani dell’associazione culturale “Pgreco Events” per uno scambio di esperienze. Proprio i giovani di questa associazione dal nome insolito sabato sera hanno presentato il primo numero del loro giornalino (consultabile anche on-line sul sito http://www.lisciannira.tk/), dove affrontano con uno speciale il problema mafia. Davvero un bell’inizio.
Dino Paternostro
domenica, agosto 01, 2010
Lettera al professore Salvatore Lupo
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| Salvatore Lupo |
Caro Salvatore, permettimi, prima di tutto, di darti ancora del tu, perchè ti ho sempre considerato un vero amico e ho sempre avuto fiducia in te e nei tuoi studi. Ma da qualche tempo a questa parte, almeno a partire dalla presentazione, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, del mio libro “Storia segreta della Sicilia” (novembre 2005) che ho voluto che tu facessi, è come se qualcosa si fosse messo a stridere, rendendo difficoltosa persino la comunicazione tra di noi. E’ andata avanti così fino all’uscita di “Lupara nera” (Bompiani, 2009) che ho scritto con Mario J. Cereghino. LEGGI TUTTO
Palermo, una bella notizia: Acque Potabili Siciliane è stata posta in liquidazione!
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| L'acqua trasformata in denaro... |
P.S. Quello che riportiamo sopra è il comunicato stampa di APS. Sembrerebbe una buona notizia per i cittadini, che non ne possono più del caro-bollette dell'acqua gestita da privati. Adesso pare che la gestione dovrebbe (per fortuna) tornare ai comuni. Comunque, approfondiremo la questione ed informeremo tempestivamente i lettori.
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