sabato, maggio 21, 2011

Roberto Morrione: un grande giornalista, ma prima di tutto una grande persona e un caro amico

Roberto Morrione
di don Luigi Ciotti
Roberto, con quella sua lunga carriera alle spalle, le responsabilità che aveva ricoperto nel servizio pubblico, le importanti inchieste che aveva svolto, ci ha regalato in tutti questi anni la sua esperienza. Ha trasmesso a tanti giovani l’amore ma anche la responsabilità del giornalismo. Roberto credeva fino in fondo nella funzione sociale e civile di chi racconta e ragiona sui fatti, credeva che solo una democrazia consapevole, capace di raccontarsi con onestà, sia una democrazia sana, una democrazia viva. Aveva costruito “Libera Informazione”, creduto nell’importanza di una analisi puntuale, approfondita sulle mafie, la corruzione, le tante forme d’illegalità, sapendo bene che non dovrebbe esserci bisogno di mettere accanto alla parola “informazione” l’aggettivo “libera”. Perché l’informazione o è libera o, semplicemente, non è informazione: è propaganda, demagogia. Eppure sapeva, Roberto, che mai come in questi anni l’informazione corre il rischio di essere soffocata o asservita. Non accettava, Roberto, le parole troppo spesso imbrigliate, le penne opportunamente spuntate, le cronache monche o pilotate. LEGGI TUTTO

2 GIUGNO 2011:UNA GRANDE MANIFESTAZIONE PER LA REPUBBLICA E LA COSTITUZIONE

Noi, lo scorso anno a Milano, abbiamo festeggiato il 2 giugno con una grande manifestazione che affermava il legame indissolubile fra la Repubblica e la Costituzione, riconoscendo le loro comuni radici nella Resistenza, quale moto popolare di donne e di uomini che ha liberato il Paese dall’occupazione tedesca, dalla dittatura fascista e riunificato l’Italia.
La guerra di Liberazione e poi la proclamazione della Repubblica pongono un suggello al Risorgimento ed a una rinnovata unificazione del Paese, facendo riconoscere gli Italiani, non più e non solo in confini geografici, ma in valori e precetti comuni: quelli della Carta Costituzionale! La Costituzione è base della nostra libertà e del nostro vivere civile In essa sono scolpiti i pilastri della nostra democrazia:
o i diritti umani e sociali, la partecipazione della cittadinanza alla vita sociale e politica;
o la passione egualitaria, cioè la passione verso i diritti di cittadinanza, egualmente riconosciuti a tutti. A partire dal diritto al lavoro e alla formazione, eliminando gli impedimenti e gli ostacoli e creando le condizioni al suo esercizio effettivo; o l’autonomia e la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), compreso quello dell’informazione; e la loro indipendenza, la loro laicità e l’equilibrio tra di essi. La Costituzione è come un albero, radicato nella terra in cui nasce e cresce. Si può potarlo o innestarlo, ma non si può sradicarlo dalla sua terra, senza farlo morire.
Oggi questi pilastri e questi principi sono a rischio. E dunque la stessa democrazia può entrare in crisi e correre rischi di svuotamento e di involuzione.
Gli attacchi del Governo e della sua maggioranza parlamentare alla Costituzione e alle Istituzioni di garanzia, finiscono per delegittimare le regole fondamentali su cui si basa la civile convivenza e sulle quali si puocostruire, per i giovani, una vita serena e dignitosa ed una speranza per il futuro.
Noi non possiamo più tollerare gli insulti alla Corte Costituzionale ed alla Magistratura, le surrettizie proposte di modifica all’articolo 1 della Costituzione, così come quella di abolire il divieto di ricostituzione del Partito Fascista. Non casuali, crediamo altresì, sono i tentativi tardivi del Governo di artificiose modifiche di legge sui temi posti all’attenzione della popolazione dai prossimi referendum su Acqua, Nucleare e legittimo impedimento; questi escamotage legislativi tendono esclusivamente a vanificare il diritto al voto delle elettrici e degli elettori. Noi non ci rassegniamo!
PER QUESTI MOTIVI CHIEDIAMO ANCORA UNA VOLTA A TUTTI COLORO CHE SI RICONOSCONO NEI PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA CARTA COSTITUZIONALE E NEI SUOI FINI, DI DARE LUOGO IL PROSSIMO 2 GIUGNO A MILANO AD UNA GRANDE MANIFESTAZIONE CONTRO OGNI TENTATIVO DI MODIFICARE I PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA COSTITUZIONE E IL SIGNIFICATO STORICO E SOCIALE DELLA PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA.
IL COMITATO PROMOTORE
- ACLI - ANPI Nazionale - ARCI - Associazione Adesso Basta - Associazione Culturale Punto Rosso - Casa della Carità - Casa della Cultura - CGIL - Il Popolo Viola Milano - Libera. Associazione, nomi e numeri contro le mafie. - Libertà e Giustizia

mercoledì, maggio 18, 2011

L'iper presenzialista Caputo, vice-sindaco di Monreale, che si guarda bene dall'aderire ad Avviso Pubblico

Salvino Caputo
Provincia di Caltanissetta, Comune di Altofonte (PA), Comune di Bagheria (PA), Comune di Butera (CL), Comune di Caltagirone (CT), Comune di Castelvetrano (TP), Comune di Chiaramonte Gulfi (RG), Comune di Corleone (PA), Comune di Gela (CL), Comune di Lentini (SR), Comune di Nicolosi (CT), Comune di Niscemi (CL), Comune di Vittoria (RG). Sono questi gli enti locali siciliani che aderiscono all'associazione antimafia AVVISO PUBBLICO, che dal 26 al 29 maggio terrà la sua festa nazionale a Corleone. Un evento significativo, che però il sindaco Antonino Iannazzo sta partecipando poco (anzi niente) alla città e allo stesso consiglio comunale. Col rischio che i cittadini percepiscano la festa come la solita kermesse antimafia, buona a impiegare (sprecare) denaro pubblico, ma assolutamente inutile per il futuro e lo sviluppo della città. E nella conferenza stampa di presentazione del programma della Festa a Palermo non poteva mancare un amico carissimo del sindaco: l'on. Salvino Caputo, l'onnipresente presidente della Commissione attività produttive e vice-sindaco di Monreale. Già, vice-sindaco di Monreale, un comune che NON aderisce ad AVVISO PUBBLICO... Viva la coerenza! (d.p.) 

Corleone invasa dai rifiuti: si attende un commissario. Sospesa da ieri la protesta degli operai sul tetto del municipio

Gli operai dell'Ato sul tetto del municipio
CORLEONE - Dopo due giorni e due notti sul tetto del municipio, gli operai di Corleone ieri mattina hanno deciso di scendere, sospendendo per qualche giorno la clamorosa protesta contro l'Ato «Alto Belice Ambiente» di Monreale, che ancora non ha pagato i salari di aprile. «Ci hanno promesso - dice Giovanni Mercatante, della Fp-Cgil di Corleone - che in tempi rapidissimi il problema degli stipendi sarà risolto. E noi abbiamo voluto dimostrare senso di responsabilità, sospendendo la protesta. Ma la nostra situazione resta drammatica: non sappiamo come pagare le bollette e mandare i bambini a scuola». Drammatica è anche la situazione igienico-sanitaria del Comune, con i cumuli d'immondizia ovunque. Anche perché gli autocompattatori dell'Ato rifiuti sono tutti fuori uso e gli operai non possono fare la raccolta. Il sindaco Antonino Iannazzo, per far fronte all'emergenza, ha emesso un'ordinanza per affidare la raccolta ad una ditta privata. Da ieri pomeriggio il servizio è ripreso lentamente. Ma l'operazione costa 800 euro al giorno, che il Comune pensa di scomputare dal costo della fattura che dovrebbe liquidare all'Ato. Da Monreale, però, i commissari che gestiscono l'ordinaria amministrazione non sono d'accordo. «Nessuno ha autorizzato il Comune di Corleone a ricorrere alle ditte private. Noi non riconosceremo la spesa», dicono. Intanto, ieri si è tenuto presso l'assessorato regionale all'Energia l'incontro con i commissari per trovare una via d'uscita. L'ipotesi sarebbe che l'assessore Marino nomini un commissario ad acta per ogni Comune, col compito di recuperare i crediti dell'Ato e verificare che siano previsti nei bilanci. Ma il provvedimento è stato rinviato ad oggi. 
D. P.

Raffaele Lombardo: "Mentre noi scolpivamo la Dea, gli avi di Tremonti scavavano radici"

Raffaele Lombardo
Il governatore della Sicilia attacca il ministro sull'utilizzo dei Fas nella sanità: "Vogliono la separazione? Noi abbiamo tante risorse". E difende il Terzo Polo: "Sarà decisivo ai ballottaggi. Il Pdl è finito, ormai è in mano agli oltranzisti e agli arroganti"
PALERMO - "Dissi un anno fa che il berlusconismo era in declino. Ci sono i titoli dei giornali che lo dimostrano. Qui in Sicilia, purtroppo, il Pdl ha lasciato spazio agli estremisti e agli oltranzisti per rallentare il processo riformista, che però va avanti". Lombardo, conversando con i giornalisti a Palazzo d'Orleans, commenta i risultati elettorali e critica l'operato del centrodestra siciliano. "Noi proseguiamo sulla strada delle riforme - ha aggiunto Lombardo - assieme al Pd, all'Udc e ai partiti del cosiddetto Terzo polo". "Da Milano a Porto Palo di Capo Passero il Pdl ha perso. Se vuole ristrutturarsi escluda i facinorosi, gli estremisti, gli oltranzisti e gli arroganti. Dopo i risultati elettorali, attorno a Berlusconi, molta di questa gente ha cambiato tono o è già fuori dal circuito politico". "Il Terzo polo, sia che abbia ottenuto dalle urne il 5 o il 7 per cento, rimane decisivo per l'equilibrio politico e per il governo del Paese e delle Regioni". Infine l'attacco frontale a Tremonti: "Quando noi 2.500 anni fa, in Sicilia, scolpivamo la Dea di Morgantina, dalle parti del ministro Tremonti scavavano le radici per nutrirsi" a proposito del diniego del ministro dell'Economia all'utilizzo da parte della Regione dei fondi Fas per coprire il mutuo della sanità. Lombardo ha criticato le posizioni del governo rispetto ai rapporti con la Regione siciliana su tanti temi, a cominciare dal federalismo. "Se vogliono la separazione, non ci sono problemi - ha sostenuto - possiamo separarci in maniera consensuale, senza fare drammi. La Sicilia ha tante risorse per fare da sola".

martedì, maggio 17, 2011

Donati all'archivio storico del comune di Corleone importanti documenti privati della famiglia Palazzo

Le lotte dei contadini dei Fasci
Quando il direttore di Città nuove mi ha chiesto di raccontare per i suoi lettori i particolari della consegna dell'archivio della famiglia Palazzo al Comune di Corleone, di cui mi sono personalmente occupato, il Giornale di Sicilia aveva appena pubblicato la notizia della donazione all'archivio comunale di questi importanti documenti, dei quali è ora in corso la catalogazione. E' utile dunque ripercorrere brevemente le tappe di quella che può essere tranquillamente definita una “riconsegna”, poiché i documenti privati di casa Palazzo appartengono a Corleone da sempre e sono parte integrante della storia del territorio corleonese. Ciò nonostante, però, è necessario dare a Cesare quel che è di Cesare, e riconoscere che senza la generosità e il forte legame con le proprie origini del professor Antonino Palazzo, le nove casse piene di storia che da Perugia sono arrivate a Corleone per essere messe a disposizione dei cittadini e degli studiosi, sarebbero certamente rimaste in una buia cantina ricoperte di polvere, in attesa che il tempo facesse il proprio corso oscurando la memoria di persone e fatti che nella nostra Corleone hanno scritto le loro pagine.

Corleone, dal 26 al 29 maggio la festa nazionale di "Avviso Pubblico"

Oggi nella stampa dell’Assemblea Regionale Siciliana è stato presentato in una conferenza stampa il programma della Festa Nazionale di Avviso Pubblico. Alla conferenza stampa erano presenti: Antonino Iannazzo, Sindaco di Corleone e Vice Presidente di Avviso Pubblico, Giovanni Di Martino, Sindaco di Niscemi e Vice Presidente di Avviso Pubblico, Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale di Avviso Pubblico e l’On. Salvino Caputo, in rappresentanza dell’ARS.
L’evento, giunto alla terza edizione e intitolato Amministratori locali e lotta alle mafie: insieme per un impegno COMUNE, si svolgerà quest’anno a Corleone dal 26 al 29 maggio. Il Sindaco di Corleone, Antonino Iannazzo, ha affermato che: “E’ un onore per Corleone ospitare la Festa nazionale di Avviso Pubblico. E’ un momento significativo che carica la nostra comunità di una maggiore responsabilità per scrivere una nuova pagina di impegno contro le mafie e per la diffusione di una cultura della legalità”. “Ci auguriamo che la Festa di Avviso Pubblico – ha proseguito Iannazzo - possa anche costituire un momento per sensibilizzare il legislatore nazionale e il governo a sostenere maggiormente gli enti locali impegnati contro le mafie”. Il Sindaco di Niscemi, Giovanni Di Martino, ha ringraziato il Sindaco di Corleone e l’amministrazione comunale per aver deciso di ospitare la Festa nazionale di Avviso Pubblico e l’ARS per aver messo a disposizione la sala stampa. “Sono 13 i comuni siciliani aderenti ad Avviso Pubblico e ci auguriamo che il numero delle adesioni aumenti – ha dichiarato Di Martino – perché la festa rappresenta anche un momento di confronto tra gli amministratori locali di diverse regioni impegnati nella lotta alle mafie e nella diffusione della legalità”. Ha concluso presentando un progetto, denominato “Legami di legalità” che si prefigge di favorire degli scambi e dei gemellaggi tra comuni del Nord, del Centro e del Sud Italia, per sottolineare ancora una volta che la mafia è un problema nazionale ed è per questo che serve il contributo di tutti. Infine, Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, ha illustrato il programma della festa, durante la quale saranno organizzati incontri e dibattiti tra amministratori locali di varie regioni italiane, con magistrati, esperti e la presenza dei famigliari delle vittime di mafia e ha affermato: “Abbiamo cercato di coinvolgere le associazioni che in Sicilia combattono la mafia, come ARCI, LIBERA e ADDIO AL PIZZO e di riservare un’attenzione particolare per i giovani, per il mondo delle scuole e per gli amministratori locali, come il Consorzio Sviluppo e Legalità, che sono impegnati nella gestione di uso sociale dei beni confiscati”. Ha infine concluso dicendo che: “La festa rappresenta un momento di memoria e di forte impegno comune”.
Giulia Migneco 

Bisacquino. Domenica prossima presentazione del libro "La spesa a pizzo zero"

I presidi di Libera Asvit e Corleone Dialogos con il patrocinio del Comune di Bisacquino vi invitano alla presentazione del libro"La Spesa a pizzo zero" e del filmdoc "Storie di resistenza quotidiana", che si terranno domenica, 22 Maggio 2011, alle ore 17.30, presso il  Teatro comunale di Bisacquino (Pa). Saranno presenti: Francesca Forno autrice del libro, Daniela Gambino e Paolo Maselli autori del filmdoc, Umberto di Maggio coordinatore Libera Sicilia e Salvo Gibiino Presidente Coop. Pio La Torre. Moderano il dibattito: Giuseppe Crapisi Presidente Corleone Dialogos e Maria Elena Latino Asvit Bisacquino.
Letture a cura di Federica Montalbano dell'associazione Piccolo Teatro Bisacquinese

Trapani, blitz antimafia. C'è il politico che 'scelse' Vittorio Sgarbi come sindaco di Salemi

Sgarbi e Giammarinaro
di Nicola Biondo
Una cupola politico-mafiosa ha gestito per oltre un decennio la sanità nella provincia di Trapani. E’ questo lo spaccato che emerge dall’operazione Salus Iniqua, in corso dalle prime luci dell’alba, che ha portato al sequestro di oltre 35 milioni di euro e alla notifica di sette avvisi di garanzia per riciclaggio e fittizia intestazione di beni. Al vertice del sistema Giuseppe Gianmarinaro, ex-deputato regionale centrista, definito dall’inchiesta “tipico esponente della borghesia mafiosa”. Le indagini condotte dalla Divisione Anticrimine della questura e dalla Polizia Tributaria svelano un vero e proprio sistema “volto ad ottenere il controllo di una serie di strutture di assistenza convenzionate con la A.S.L. di Trapani, collegate tra loro da una rete di insospettabili prestanome” per “ottenere il sistematico controllo di ingenti rimborsi e determinare le nomine di manager e dirigenti sanitari nei vari plessi ospedalieri, così da garantire un tornaconto elettorale e, soprattutto, assicurare il favore amministrativo per autorizzazioni sanitarie”. A Gianmarinaro, già condannato in via definitiva per concussione e sorvegliato speciale fino al 2005, è stato sequestrato un ingente patrimonio schermato da una decina di prestanome. L’inchiesta sfiora anche nomi pesanti della politica locale e nazionale: dal ministro Saverio Romano, diretto referente di Gianmarinaro all’interno dell’UDC, a Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi epicentro della cupola affaristica, fino a Salvatore Cuffaro, l’ex-governatore siciliano condannato definitivamente per favoreggiamento a Cosa nostra, con cui Gianmarinaro ha avuto anche cointeressenze di natura economica. Attraverso una rete composta da medici, operatori sanitari, imprenditori e dirigenti sanitari, il sistema Gianmarinaro controllava, con numerosi prestanome, svariate società del comparto medico e assistenziale assicurandosi ingenti contributi regionali. Un condizionamento – dicono gli investigatori – di tipo mafioso esercitato da Giammarinaro anche su soggetti politici di livello locale e regionale, pezzi del sistema sanitario provinciale e amministrazioni comunali. L’ex-parlamentare godeva anche di rapporti con soggetti contigui e organici a Cosa nostra, come dimostrano numerose intercettazioni, dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia come Giuseppe Lanzalaco, Nino Giuffre' e Mariano Concetto. Un potere quasi assoluto quello di Gianmarinaro esercitato nella terra del latitante numero uno di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro. Un sistema – dicono le indagini – perfettamente a conoscenza dell’attuale presidente della provincia di Trapani Mimmo Turano e del ministro Romano con il quale Gianmarinaro, godendo di falsi certificati medici, si è incontrato più volte mentre era sorvegliato speciale tra il 2002 e il 2003 come attestato da una ripresa video effettuata dagli investigatori. Tra le “vittime consapevoli” del sistema Gianmarinaro anche il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi. Secondo il fotografo Oliviero Toscani che per oltre un anno fu assessore nel centro trapanese, la candidatura del critico d’arte fu un’idea proprio di Gianmarinaro: “SGARBI mi ha detto che fu Pino GIAMARINARO a chiedergli di fare il Sindaco di Salemi. Mi ha detto che GIAMMARINARO salì a Milano e gli fece la proposta. SGARBI me ne parlò, mi chiese cosa ne pensavo…”. Le indagini raccontano di un “vero e proprio condizionamento mafioso di tutta l’attività amministrativa del comune di Salemi da parte di Gianmarinaro, una partecipazione occulta alle fasi decisionali più importanti…”. Toscani ricorda ai Pm che “sin dal mio ingresso in Giunta, ho potuto constatare la costante presenza di Pino GIAMMARINARO alle riunioni della Giunta. Partecipava e assumeva decisioni -senza averne alcun titolo- alle riunioni della Giunta di Salemi, alla presenza di SGARBI, del sottoscritto e di altri assessori comunali. La cosa mi sembrò alquanto anomala, perché nessun estraneo aveva mai partecipato alle riunioni della Giunta…”. Alle rimostranze di Toscani, Sgarbi avrebbe minimizzato il ruolo di Gianmarinaro: “E’ solo un mafiosetto che non conta nulla”. Toscani provò a esautorare Gianamarinaro ma alla fine si arrese e presentò le dimissioni a Sgarbi. Emblematica, infine, la vicenda riguardante l’assegnazione di un bene confiscato ad un mafioso che doveva essere assegnato all’associazione antimafia Libera. “A quelli di Don Ciotti non gli darò niente – avrebbe detto il sindaco nel corso di un’intercettazione. E anche in questo caso fu il fido Gianmarinaro a segnalare al sindaco il nome di una associazione interessata al bene confiscato.
L'Unità, 17 maggio 2011
LA REPLICA DI SGARBI: "MAI NESSUN CONDIZIONAMENTO"

Ora si cambia davvero. Grazie, Milano!

Era la madre di tutte le sfide. Solo ieri Berlusconi e Bossi scommettevano nella vittoria al primo turno. E invece i risultati lasciano sorpresi anche i più ottimisti. Pisapia vola e supera la Moratti. Il ballottaggio è apertissimo e l'incognita su cosa faranno gli elettori leghisti (a cui la Moratti non è mai piaciuta moltissimo) pesante. Ma non solo. Ad oggi il vero sconfitto è Berlusconi. Che, non a caso, viene descritto come "infuriato". Capolista nella sua città natale, impegnato allo stremo al fianco della Moratti, il Cavaliere mastica amaro. "Berlusconi voleva un referendum e ha perso" attacca Rosy Bindi del Pd. "In effetti a Milano ci aspettavamo un risultato diverso" ammette Denis Verdini del Pdl. E tra 15 giorni l'impensabile, ovvero Milano in mano al centrosinistra, potrebbe trasformarsi in realtà. "Quando l'offerta politica di cambiamento è credibile, il centrosinistra vince e guadagna consensi" commenta Nichi Vendola. Mentre Letizia Moratti fa appello ai moderati, parla di "un segnale da cogliere" e punta "ad una nuova fase del centrodestra" in vista del ballottaggio.

lunedì, maggio 16, 2011

Corleone. Gli operai dell'Ato rifiuti sui tetti del municipio. Cresce la protesta per il mancato pagamento degli stipendi

Cresce la protesta degli operai dell’Ato rifiuti di Corleone, per il mancato pagamento del salario di aprile. Dopo avere occupato la sede di servizio dell’Ato, al colmo della disperazione, stamattina alcuni operai sono saliti sul tetto del palazzo municipale e da lì non sono più scesi. Subito si sono mobilitati i vigili del fuoco, che hanno montato un telone davanti al cornicione dell’edificio, per prevenire eventuali incidenti. In piazza Garibaldi è arrivata anche l’ambulanza del SUES 118, per garantire l’eventuale assistenza sanitaria agli operai sul tetto. Il sindaco Iannazzo, molto contrariato dal crescendo della protesta operaia, si è rifiutato di incontrare i lavoratori, che pure gli hanno chiesto un confronto. La strada per una trattativa è strettissima, quasi inesistente. L’Ato di Monreale (ce lo confermava al telefono uno dei tre commissari) non ha un euro in cassa. Quindi non è in condizione né di pagare gli stipendi, né di sapere quando potrà pagarli. Il comune di Corleone nei giorni scorsi ha effettuato un mandato di pagamento, ma gli uffici dell’Ato l’hanno utilizzato per pagare una parte di debiti con le ditte fornitrici. E intanto, con la motivazione che i mezzi non sono efficienti, gli operai di Corleone da tre giorni non effettuano nemmeno lo svuotamento dei cassonetti, che ormai traboccano di immondizia. Questa mattina, l’amministrazione comunale ha dichiarato lo stato di emergenza, provvedendo a noleggiare un auto compattatore con autista e due operatori per svuotare i cassonetti: costo dell’operazione circa 800 euro al giorno! Che, ovviamente, pagheranno i cittadini. Nel pomeriggio i primi cassonetti sono stati svuotati, ma la situazione igienica resta tutt’altro che risolta. La cosa incredibile di questo dramma è l’immobilismo dell’Ato commissariato e della Regione che non applica la riforma e non individua soluzioni d’emergenza per una situazione d’emergenza. Potrebbe, per esempio, autorizzare ciascun comune (e intanto il comune di Corleone, che l’ha chiesto) ad anticipare i soldi dello stipendio agli operai, da conguagliare con l’Ato con il pagamento delle fatture di servizio. Possibile che per fare qualcosa di concreto aspettino che accada l’incidente?!

La Festa Nazionale di "Avviso Pubblico" a Corleone. Domani conferenza stampa di presentazione all'Ars

Pierpaolo Romani, coordinatore di Avviso Pubblico
Martedì 17 maggio 2011, alle ore 11.30, presso la Sala stampa dell'Assemblea Regionale Siciliana (Palazzo dei Normanni, Piazza del Parlamento 1 – Palermo), si terrà la conferenza stampa per la presentazione del programma della Festa Nazionale di Avviso Pubblico. Saranno presenti: Antonino Iannazzo, Sindaco di Corleone e Vice Presidente di Avviso Pubblico, Giovanni Di Martino, Sindaco di Niscemi e Vice Presidente di Avviso Pubblico e Pierpaolo Romani, Coordinatore nazionale di Avviso Pubblico. L'evento, giunto alla terza edizione e intitolato Amministratori locali e lotta alle mafie: insieme per un impegno COMUNE, si svolgerà quest'anno a Corleone dal 26 al 29 maggio. Durante i quattro giorni saranno organizzati incontri e dibattiti tra amministratori locali di varie regioni italiane, con magistrati, esperti e la presenza dei famigliari delle vittime di mafia. Verranno inoltre visitate le cooperative nate dalle terre confiscate alla mafia e organizzate iniziative con le scuole tese a ricordare chi si è impegnato e chi è stato vittima di mafia. Avviso Pubblico è l'associazione che dal 1996 mette in rete gli enti locali impegnati in progetti di formazione civile contro le mafie. Allo stato attuale conta più di 180 comuni aderenti, di cui 13 in Sicilia (si veda il sito www.avvisopubblico.it).
Giulia Migneco
N.B. Per quanto possa sembrare incredibile, ufficialmente nemmeno il consiglio comunale di Corleone sa ancora che a Corleone si terrà la Festa Nazionale di "Avviso Pubblico". Un "segreto di Stato", custodito gelosamente dal sindaco Iannazzo, che a tutto pensa tranne che a coinvolgere la città e un organo eletto dal popolo quale il consiglio comunale. Un "ghe pensi mi" in salsa corleonese, proprio adesso che quello in salsa milanese mostra la corda... (d.p.)

Corleone, protestano gli operai dell'Ato rifiuti di nuovo senza stipendio

Tre operai Ato davanti al municipio
CORLEONE - Da tre giorni hanno occupato pacificamente la sede dell'Ato rifiuti a Corleone, per protestare contro il mancato pagamento dello stipendio di aprile. Sono gli operai e gli impiegati del cantiere di Corleone dell'Ato "Alto Belice Ambiente", che non ne possono più di dover combattere ogni mese per avere quello che è un loro elementare diritto. Al solito, i comuni non pagano l'Ato e l'Ato non può pagare gli stipendi ai lavoratori. Il Comune di Corleone, anzi, è tra quelli che pagano di più, ma questo non cambia le cose, perchè i mandati di Corleone l'Ato li utilizza per ripianare altri debiti. A questo punto, in attesa che la Regione si decida davvero ad applicare rapidamente la riforma, l'unica soluzione sarebbe quella che il comune pagasse direttamente gli stipendi agli operai. Ma il sindaco Iannazzo troverà questo coraggio?

Il 4 giugno la Carovana Antimafia si chiederà a Corleone con una gara podistica

(ANSA) - CORLEONE (PALERMO), 13 MAG  - ''Per la Carovana internazionale antimafie, che si chiudera' a Corleone (Pa), il Comune, il presidio di Libera Corleone dialogos ed il laboratorio della legalita' organizzano una gara podistica non competitiva, che tocchera' i luoghi simboli del riscatto della citta' dalla mafia. Testimonial della kermesse sara' Rachid Berradi, primatista italiano di mezza maratona e responsabile sport di Libera Palermo. Lo slogan della giornata e': 'Piu' forti del silenzio'. Il concentramento e' previsto in via Francesco Crispi 56, sede della Cooperativa Lavoro e non solo, alle 17,30 del 4 giugno prossimo. La lunghezza del percorso e' di 2,3 km. Si passera' dalla tenenza di finanza, bene confiscato a Riina, dalla bottega e dal laboratorio della legalita' confiscato alla famiglia Provenzano, dalla Camera del lavoro Placido Rizzotto di Corleone, dal Cidma (Centro Internazionale di Documentazione sulle Mafie e il Movimento Antimafia), dalla sede del presidio di Libera Corleone dialogos, gia' sede della coop, dall'Unione agricola fondata dal sindaco, vittima di mafia, Bernardino Verro, e si arrivera' in piazza Falcone e Borsellino. (ANSA).


sabato, maggio 14, 2011

Peppino Impastato parla dai microfoni di Radio Aut

Sicilia. Referendum, il Pd per l’acqua pubblica e contro il nucleare

Il Partito Democratico siciliano promuove la partecipazione ai referendum che si svolgeranno il 12 e 13 giugno, invitando i cittadini a votare contro la privatizzazione del’acqua, contro il nucleare e contro il legittimo impedimento voluti dal governo Berlusconi. Il segretario regionale del Partito Democratico Giuseppe Lupo, ha illustrato le iniziative del Pd durante l’incontro, che si è svolto stamattina, nella sede del Pd regionale, tra i referenti dei comitati referendari “Due si per l’acqua bene comune Sicilia” e “Si per dire no al nucleare Sicilia”. “Abbiamo concordato – spiegano Antonella Leto, Alberto Mangano e Giuseppe Lupo – iniziative di mobilitazione a sostegno dei referendum in tutti i comuni della Sicilia”. Il 4 e 5 giugno prossimo saranno organizzati, in tutta la Regione, due giornate di incontri con i cittadini nelle piazze e nei quartieri per informare sulle ragioni dei quattro Si e promuovere la partecipazione al voto. “Le iniziative – concludono – culmineranno in manifestazioni, che si svolgeranno il 10 giugno prossimo nei capoluoghi siciliani, organizzate dai comitati referendari e di sostegno, e con la partecipazione del Partito Democratico”. 14 maggio 2011

Mafia, in Sicilia il Pd si costituisce parte civile nel processo contro Messina Denaro

Il boss mafioso Matteo Messina Denaro
SICILIA – Il Partito Democratico regionale si costituirà parte civile nel processo contro Matteo Messina Denaro e le cosche trapanesi, che si aprirà lunedì prossimo. È stato deciso nel corso dell’esecutivo regionale, che si è svolto stamattina nella sede del Pd a Palermo, al quale hanno partecipato, tra gli altri, il segretario regionale Giuseppe Lupo e il segretario provinciale di Trapani, Baldo Gucciardi. “Abbiamo voluto costituirci parte civile nel processo contro le cosche trapanesi – spiega Lupo – perché nel novembre del 2008 nostri esponenti di Castelvetrano furono vittime di gravissime intimidazioni finalizzate a contrastare l’attività politica contro la mafia del Pd nella provincia di Trapani e in tutta la Sicilia, come si evince chiaramente dagli atti processuali”. “L’iniziativa – conclude Lupo- ha un forte valore politico che conferma quanto il Pd sia determinato nella lotta a cosa nostra”. 13 maggio 2011

La Regione Lombardia non si costituisce parte civile al processo contro la ‘ndrangheta

“Ma la Lombardia dov’è?”. Non è una domanda di geografia elementare, è quanto si sono chiesti i cronisti presenti alla prima udienza del processo contro la ‘ndrangheta scaturito dall’operazione “Crimine-Infinito” che, nel luglio scorso, ha condotto a più di trecento arresti. Un’operazione diretta dalle Dda di Milano e Reggio Calabria che portò allo svelamento della fitta presenza ‘ndranghtista nel mondo politico ed economico lombardo. Le indagini della Dda di Milano, guidata da Ilda Boccassini (presente in aula assieme al pm Alessandra Dolci) avevano individuato una quindicina di ‘locali’ della ‘ndrangheta sparsi per Milano e dintorni, che puntavano anche agli appalti dell’Expo 2015. Vennero arrestate 174 persone in Lombardia e la Procura di Milano chiese e ottenne il giudizio immediato. Più di una decina hanno già patteggiato, mentre in 119 verranno giudicati con rito abbreviato a partire dal 9 giugno prossimo, tra di loro l’imprenditore milanese Ivano Perego, della Perego Strade, Giuseppe ‘Pino’ Neri, a capo della ‘provincia’ lombarda, struttura di vertice della mafia calabrese al nord, e Carlo Chiriaco, ex direttore della Asl di Pavia, che i magistrati hanno definito una “figura inquietante e paradigmatica” di amministratore pubblico in contatto con esponenti mafiosi. Quindi, la Lombardia dov’è? Ovunque nelle carte del processo, ma assente dall’aula. La regione Lombardia infatti non ha ritenuto opportuno costituirsi parte civile. Il legale dell’amministrazione regionale calabrese, l’avvocato Luigi Gullo, rappresenta la Regione Calabria che ha fatto la scelta opposta: “in Calabria è routine costituirsi parte in questi processi e con le condanne abbiamo anche avuto milioni di euro di risarcimenti”. In Lombardia invece non è routine, e ancora si preferisce chiudere gli occhi di fronte al problema delle infiltrazioni e delle connivenze mafiose. Non a caso, nell’aprile scorso, il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, affermò nettamente: “La Lombardia non è mafiosa” e al suo omologo pugliese, Nichi Vendola, che gli faceva notare il contrario, alla luce proprio dell’operazione Crimine-Infinito, rispose piccato “Sei un miserabile, parli sotto l’effetto di qualche sostanza”. Una parte della società civile, anche lombarda, era invece presente in aula per testimoniare che il problema esiste e non bisogna trascurarlo. Tra loro c’erano i ragazzi di ‘Ammazzateci tutti’, che hanno accompagnato in tribunale gli studenti di un liceo milanese, e ‘Qui Lecco libera’. La prossima udienza è fissata per il 14 giugno. Narcomafie, 12 mag 2011

A Castellammare di Stabia la processione s’inchina al boss. E il sindaco Bobbio se ne va

La processione di Castellammare di Stabia
Un breve inchino, appena accennato, un omaggio. Un segno di devozione. Non di fronte alla statua del santo di turno o della Madonna nella sua declinazione locale, ma alla casa di Renato Raffone, boss della camorra attualmente agli arresti domiciliari. Tradizione, la chiamano i cittadini di Castellamare di Stabia, che consiste nella processione per la festa del patrono San Catello con tanto di statua del santo portata in spalla per le vie del rione. Il rione di Portosalvo. Tradizione, che – con gesto benedicente dal suo carcere domestico – il boss novella anno dopo anno. Così anche questa volta i portatori si sono fermati sotto casa del camorrista ma il sindaco, l’ex magistrato Luigi Bobbio, ha ordinato di proseguire, urlando e impugnando la fascia tricolore, pronto a togliersela se si fosse indugiato ancora davanti a casa di Raffone. Il divieto ha causato un parapiglia, ma come? niente sosta? La tradizione va rispettata, berciavano i portantini. Il vescovo, monsignor Felice Cece, come ogni anno presente alla processione, preoccupato per la piega che stava prendendo la discussione, ha voluto giustificare la contestata sosta sotto casa del boss spiegando che, per carità, c’era stato “un equivoco”. Quello stop serviva “solo a rendere omaggio a un’antica chiesa ubicata nei paraggi, nell’area di Portosalvo”. Il sindaco, che non deve avere l’abitudine a farsi prendere in giro, gli risponde piccato che no, la chiesa in questione stava più avanti. Ed è pure chiusa da dieci anni. Così detto si leva la fascia tricolore, fa ritirare il gonfalone del Comune, e si allontana. Senza la scomoda presenza delle istituzioni locali la processione è ripresa, l’autorità religiosa presente ha ritenuto opportuno fermarsi sotto casa del boss a ricevere l’abituale benedizione, segno evidente che da quella finestra si sporgeva qualcuno che stava ben al di sopra dell’eccellenza reverendissima dalla mitria dorata. Sotto la casa del boss, tutti in genuflessione. Un momento appena, per carità, con grande soddisfazione dei portatori. I carabinieri di Castellammare, presenti alla scena, hanno notificato l’accaduto alla procura di Torre Annunziata e al prefetto di Napoli. Ed è in corso un’inchiesta. Quando ci si è allontanati dall’abitazione del camorrista, il sindaco è però tornato nel corteo. Gonfalone compreso. Bobbio ha ricevuto il biasimo di molti suoi concittadini, biasimo che già s’era guadagnato in precedenza quando, da sindaco del Pdl, non aveva voluto partecipare alle manifestazioni contro la chiusura delle fabbriche locali che fecero di Castellammare la “Stalingrado del sud”, roccaforte dei partiti di sinistra, sede della Fincantieri ora dismessa. Senza lavoro e senza prospettive, la camorra torna ad essere padrona cui tutti obbediscono intimoriti. Narcomafie, 12 mag 2011

venerdì, maggio 13, 2011

Dino Paternostro chiede al sindaco Iannazzo la revoca della delibera di concessione della Cascata delle Due Rocche all’associazione Omnia onlus

Palermo, preghiera per le vittime gay davanti alla chiesa di Santa Lucia chiusa

La preghiera per le vittime dell'omofobia
di LORENZO TONDO
Il parroco obbedisce al diktat del vescovo, ma illumina Santa Lucia. La solidarietà di comunità valdesi e cattoliche: "Per il Signore nessuno è impuro". Alla cerimonia hanno partecipato molte famiglie. In piazza racconti di discriminazioni
Se una folla di 150 credenti si riunisce per pregare fuori in una piazza, davanti alla Chiesa di Santa Lucia, all'Ucciardone, non è perché così all'aperto il buon Dio riuscirebbe ad ascoltarli meglio. Sono omosessuali e poco importa se tutti credenti, cristiani, cattolici e regolarmente battezzati. Loro da quella chiesa, ieri, sono stati lasciati fuori. Così ha deciso la Curia di Palermo, per bocca della più alta carica ecclesiastica, quella dell'arcivescovo Paolo Romeo. Un veto ribadito anche all'esito dell'incontro chiarificatore, svoltosi due giorni prima, tra l'associazione cattolica di gay e lesbiche Ali d'Aquila e lo stesso cardinale.
Così, la veglia di preghiera per ricordare le vittime dell'omofobia, organizzata d'intesa con altre associazioni cristiane, ha avuto luogo all'aperto, in piazza della Pace. "Abbiamo detto che avremmo pregato lo stesso, e lo stiamo facendo - dice Marco Siino, uno dei promotori dell'evento - anche davanti a porte che ci vengono chiuse". Già, porte chiuse, in senso figurato, s'intende. Perché ieri sera quelle della chiesa di Santa Lucia, che prima del veto avrebbe dovuto ospitare la veglia, erano aperte e l'interno dell'edificio illuminato. Un'iniziativa del suo parroco, Don Lugi Consonni, a dimostrare che gli ordini dall'alto vanno eseguiti, ma non devono necessariamente essere condivisi.
"È un gesto simbolico - spiega Padre Luigi - La Chiesa è illuminata all'interno, perché è legata a Dio e il Signore è luce. Le porte sono aperte perché è un segnale che guarda al futuro. Peccato che loro non possano entrare. Ma questo purtroppo non l'ho deciso io". Eppure 2 giorni fa, un piccolo segnale d'apertura c'era stato, con quell'incontro appunto, il primo nella storia, tra il gruppo di gay e lesbiche Ali d'Aquila, e il cardinale Romeo, durante il quale la curia avrebbe chiarito le motivazioni del suo veto, ribadendo però il divieto a pregare all'interno delle mura della chiesa.
Ieri sera, nella piazza affollata non c'erano solo gli omosessuali. Alla veglia hanno partecipato moltissime famiglie con i bambini al seguito. Ma anche studiosi, teologi e parroci, come quello della Chiesa di San Giuseppe Artigiano e il pastore delle Chiese Valdesi di Trapani e Marsala. La lettura della lectio è stata affidata alla comunità Kairòs: "Abbiamo scelto di leggere un brano significativo dei testi - spiega Maurizio Muraglia - quello in cui si dice che "Dio non ritiene immondo nessun uomo". È veramente triste quello che è accaduto. Noi però stasera siamo qui, accanto al Gruppo Ali D'Aquila, per dimostrare quello che è stato già scritto negli Atti degli Apostoli: ovvero che agli occhi di Dio nessun uomo è impuro".
Poi è stata la volta dei racconti. Quello di Piera e Marta, coppia di lesbiche costrette a cambiare casa dopo le ripetute intimidazioni dei vicini. La storia di Kameron Jacobsen, ennesima vittima del bullismo omofobico e morto suicida all'età di quattordici anni il 18 gennaio scorso. E infine la legge anti-gay discussa in questi giorni al parlamento di Kampala, in Uganda, che prevede la pena di morte per gli omosessuali. "Al di là delle polemiche - spiegano i membri del gruppo Ali d'Aquila - questa sera non bisogna dimenticare il senso dell'iniziativa. Pregare per tutte le persone morte a causa del loro orientamento sessuale. Con questa veglia noi volevamo semplicemente ricordarli".
(La Repubblica-Palermo, 13 maggio 2011)

martedì, maggio 10, 2011

Corleone, presentato un ordine del giorno in consiglio comunale per chiedere la revoca della concessione della Cascata delle Due Rocche a Omnia onlus

La cascata delle Due Rocche
«L’amministrazione comunale di Corleone - dice Dino Paternostro - revochi la delibera di concessione della Cascata delle Due Rocche all’Associazione Omnia Onlus: viola la legge e non garantisce la necessaria trasparenza amministrativa!»
Con un ordine del giorno che sarà discusso e votato nei prossimi giorni dal consiglio comunale, il consigliere Dino Paternostro chiede all’amministrazione comunale di Corleone di revocare la delibera della G.M. n. 9 del 20.1.2011 con cui è stato concesso all’Associazione Omnia Onlus - per almeno tre anni (e con un cofinanziamento del valore di 30 mila euro) - l’area naturalistica della Cascata delle Due Rocche e del Parco fluviale. «La delibera in questione viola l’art. 192 del Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali in Sicilia, che vieta ai comuni l’affidamento diretto della gestione di un servizio, prescrivendo invece la procedura di evidenza pubblica», dice Paternostro. «L’atto in questione viola, inoltre, l’art. 13 della L.R. 30 aprile 1991, n.10, che regola la concessione di contributi a privati», aggiunge il consigliere comunale di opposizione.
Circostanza non trascurabile, l’identikit dell’Associazione Omnia onlus. Si tratta di un’associazione che non ha particolari competenze in materia ambientale (la sua specialità era la gestione di decine di progetti di servizio civile!), che è presieduta dalla sorella di un consigliere comunale di maggioranza politicamente molto vicino al sindaco Antonino Iannazzo, e di cui è (o è stata) segretaria generale la moglie del primo cittadino. Lo stesso Iannazzo, tra l’altro, ha avuto ripetuti rapporti di lavoro con la predetta associazione.
«La pubblica amministrazione – sottolinea Dino Paternostro – ha l’obbligo di rispettare le leggi, di garantire la trasparenza dei suoi atti, di evitare i conflitti d’interesse e di non dare adito a sospetti di favoritismi. A maggior ragione quest’obbligo lo deve sentire un comune come Corleone, impegnato in un difficile compito di riscatto dall’oppressione mafiosa. Per questo Iannazzo e la sua giunta devono revocare immediatamente la delibera n. 9/2011, che viola tutti questi obblighi giuridici e morali. Se non lo facessero, rischierebbero di compromettere la credibilità dei percorsi di legalità intrapresi negli ultimi anni».
Paternostro suggerisce di affidare la gestione la Cascata delle Due Rocche e il Parco fluviale all’Azienda foreste demaniali della Regione siciliana, che ne garantirebbe senza costi per il Comune la custodia e la manutenzione, utilizzando operai forestali di Corleone.
Corleone, 10 maggio 2011
LEGGI L'ORDINE DEL GIORNO

FORUM SOCIALE ANTIMAFIA 2011: il documento conclusivo

Sono trascorsi 33 anni dall’assassinio di Peppino Impastato, e dieci anni dalla nascita del Forum Sociale Antimafia: “con le idee e il coraggio di Peppino” continuiamo a tener vivo l’antagonismo contro l’azione socialmente devastante della cricca politica che ci governa. Il progetto è quello della costruzione dell’antimafia sociale senza protagonismi e verità calate dall’alto. Come ogni anno, il Forum ha cercato di confrontarsi con varie esperienze nazionali ed essere un momento di riflessioni, analisi, dibattiti sulle attuali condizioni politiche, sociali, economiche, con l’obiettivo di costruire soluzioni e percorsi alternativi utili alla salvaguardia della democrazia e alla sua rifondazione e crescita dal basso. In questi quattro giorni abbiamo esaminato la gravità del problema dell’informazione interamente asservita ai partiti politici e imbalsamata dalle censure di regime, individuando nella rete telematica la possibilità di costruzione di percorsi di controinformazione dal basso. LEGGI TUTTO

Antologia di un'epopea contadina: il nuovo libro curato da Dino Paternostro sarà presentato al Castello di Marineo

di Francesco Virga
Domenica 22 maggio, alle ore 18.00, nei locali del castello Beccadelli di Marineo, per la rassegna "Incontri con l'autore", sarà presentato il volume "Antologia di un'epopea contadina", curata da Dino Paternostro. Insieme al curatore, sarà presente il senatore Nicola Cipolla, protagonista delle lotte contadine del secondo dopoguerra.
Grazie al CEPES (Centro Studi ed Iniziative di Politica Economica in Sicilia), lo scorso mese di marzo è stata pubblicata una bella antologia di scritti e documenti vari che mettono a fuoco le lotte contadine dell’ultimo dopoguerra. Come ha sottolineato il curatore del libro, Dino Paternostro, l’iniziativa è nata dalla volontà del Presidente del Cepes, Nicola Cipolla, di fornire uno strumento agile per la conoscenza di una pagina della storia della nostra isola che rischia di essere dimenticata. L’opera offre un ventaglio sintetico di studi che, soprattutto nell’ultimo decennio, sono stati prodotti per illuminare le grandi lotte per la libertà e il lavoro che uomini e donne, di cui si è persa la memoria, hanno condotto tra il 1944 e il 1950. Giustamente Dino osserva che sono stati proprio i tanti contadini poveri ed analfabeti di quel tempo a gettare le basi della democrazia in Sicilia e nell’ Italia intera. I contadini allora costituivano circa la metà della popolazione attiva nella nostra isola ed in gran parte del territorio nazionale. Eppure la maggior parte dei libri di storia di questi contadini, tutt’altro che rassegnati, non ha mai parlato. Con questa antologia – che spero entri nelle scuole nazionali - si ripara un torto, si riscatta la memoria delle lotte compiute da milioni di persone. Alcuni protagonisti di queste lotte hanno lasciato memorie che si ritrovano, in parte, nel libro di cui stiamo parlando. Ma la maggior parte di quanti hanno lottato a fianco di Pio La Torre, Concetta Mezzasalma, Michele Li Puma, Maria Domina, Ignazio Drago, Ina Ferlisi, Girolamo Scaturro, Antonietta Profita – solo per citare alcuni nomi – non hanno lasciato alcuna traccia di sè, pur avendo condiviso lotte, arresti e conquiste. Basti pensare che, soprattutto nel biennio 1848-1949, paesi interi si svuotarono per partecipare all’occupazione dei feudi e delle terre incolte. Dino Paternostro sa, per dirla con il Pitrè, che “la storia si è sempre scritta dai dotti pei dotti, e si è sempre occupata di grandi imprese, più o meno vere, senza dir mai nulla di quel che faceva, di quel che pensava, di quel che credeva la grande massa del popolo”. E proprio per questo nella sua attività di scrittore e giornalista, oltre che di sindacalista, si è sempre occupato di coloro che la storia accademica ha quasi del tutto ignorato.

lunedì, maggio 09, 2011

Corteo in ricordo di Peppino Impastato. "Ora verità sui depistaggi"

Il corteo di quest'anno per ricordare Peppino Impastato
Le manifestazioni in memoria di Impastato nel giorno dell'anniversario del suo assassinio. Familiari, amici e le associazioni che hanno sostenuto per oltre due decenni la ricerca della verità, dopo la condanna dei responsabili, ora premono perché si apra il capitolo dei depistaggi. Il suo nome, insieme a quello di altri tre giornalisti vittime di mafia, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato e Mauro Rostagno, nel "Journalist Memorial" del Newseum di Washington.
E' partito oggi alle 16.30 dalla sede di Radio Aut a Terrasini per arrivare a Casa Memoria a Cinisi, il corteo organizzato per ricordare l'omicidio di Peppino Impastato. Come avevamo annunciato, il corteo è stato unitario, ma la spaccatura tra le associazioni "Casa Memoria", presieduta da Giovanni Impastato, e il Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato", guidato da Umberto Santino, da un lato, e il Forum Sociale Antimafia, diretto da Salvo Vitale, storico amico di Peppino, non si è per niente sanata. Il lungo e partecipato corteo si è concluso davanti la casa di Peppino Impastato, nel corso principale di Cinisi. E proprio dal balcone di "Casa Memoria" hanno preso la parola Giovanni Impastato e Umberto Santino, per spiegare tutti i motivi che hanno portato alla frattura col Forum Sociale. "Non me la sono sentita di far finta di niente e stare insieme a chi offende me e la mia famiglia", ha detto Giovanni Impastato. E Santino: "Non basta gridare "Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai", come fanno quelli del forum, se poi non ci battiamo ogni giorno, con analisi serie e rigorose, contro la mafia e le collusioni con la politica e l'economia".   Quest'anno il nome di Impastato, insieme a quello di altri 3 giornalisti vittime di mafia, Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato e Mauro Rostagno sono stati aggiunti al "Journalist Memorial" del Newseum di Washington che, inaugurato nel 2008, contiene adesso 2.084 nomi. Tra una settimana la lista aggiornata sarà presentata a Washington. Sul fronte delle inchieste giudiziarie, familiari e amici di Peppino Impastato e le associazioni che hanno sostenuto per oltre due decenni la ricerca della verità, dopo la condanna dei responsabili, premono adesso perché si apra il capitolo dei depistaggi. In serata, in piazza a Cinisi, omaggio a Fabrizio De André con la musica degli Ottocento e la consegna del premio "Musica e Cultura in memoria di Peppino Impastato" a Pippo Pollina e Roy Paci.
(09 maggio 2011)

L'anniversario dell'assassinio mafioso di Peppino Impastato. A Cinisi quest'anno l’antimafia è divisa

Le associazioni del “Forum sociale antimafia” quest’anno si sono divise ed organizzano iniziative culturali “parallele”, che non s’incontrano mai. Solo il tradizionale corteo del 9 maggio da Radio Aut di Terrasini a Casa Memoria di Cinisi sarà ancora unitario.
Giovanni Impastato e Umberto Santino: "Ecco perchè non partecipiamo al Forum sociale antimafia"
Sulla divisione tra Casa Memoria e Associazione Impastato: storia di una diatriba che non serve a niente e a nessuno...  

domenica, maggio 08, 2011

Liberaci dalle spine. Concluso a Corleone il primo campo di lavoro

Con la rosa in marmo dei cavatori di Massa Carrara
Ieri abbiamo fatto sciopero, ma anche altre cose molto interessanti. In mattinata c’è stato un’incontro fra Marco, bibliotecario di Tavarnelle, e Rita, bibliotecaria di Corleone; si sono scambiati esperienze, punti di vista e indirizzi per eventuali collaborazioni future. Nel pomeriggio abbiamo “sequestrato” il pulmino della cooperativa e siamo andati a Malvello, per ammirare il murale del Quarto Stato e la Rosa di marmo donata dai cavatori delle Apuane, finalmente rialzata nella giusta posizione, simbolo beneaugurante del risveglio della Sicilia. Vogliamo ricordare che qui a Malvello viene coltivata l’uva per produrre il buonissimo vino Nero d’Avola NACA, punta di diamante della cooperativa. Prima di cena sono venuti a trovarci il professor Ragusa dell’Istituto Agrario con tre studenti di Corleone che in autunno parteciperanno a tutte le fasi della vendemmia a Tavarnelle. Abbiamo concluso la giornata con una gustosissima pasta alla Norma, poi tutti i volontari, Calogero e Salvatore si sono confrontati sull’esperienza di questa settimana. Nella discussione sono emersi gli aspetti positivi e anche le contraddizioni che ancora esistono tra i corleonesi nei confronti della cooperativa. Percepiamo anche noi, che siamo qui per pochi giorni l’anno, il lento avvicinarsi della popolazione a Casa Caponnetto. Stamattina ci siamo recati a visitare il Museo Etnografico. Il parroco ci ha fatto conoscere un po’ di storia e diricchezze artistiche di Corleone e ci ha accompagnati, oltre che nel museo, anche nella chiesa di Sant’Agostino, all’interno della quale c’è un bellissimo coro completamente affrescato, risalente al XVI secolo. Subito dopo ci siamo incontrati con Pino Maniaci, quindi siamo stati intervistati e in questo momento ci stiamo vedendo sul telegiornale di Tele Jato. I volontari di Amelia sono già partiti per l’aeroporto. Noi partiremo fra qualche ora. Che dire? Stamani ci siamo commossi per le parole che Maurizio ci ha voluto regalare dopo la nostra adesione allo sciopero di ieri, parole che sono state lette ad alta voce a tutti i volontari. Ce ne andiamo con la consapevolezza di aver dato un piccolo contributo ai soci della cooperativa, portando con noi la loro determinazione e coraggio nel continuare questa esperienza. Un grande abbraccio e a presto.
Anna e i volontari del Circolo ARCI La Rampa
Corleone 7 maggio 2011

Chiesa vietata ai gay cristiani: "Pregheremo davanti al portone"

Il cardinale Paolo Romeo
di LORENZO TONDO
Il parroco di Santa Lucia aveva accolto la veglia, poi l'ha disdetta per ordine del cardinale Romeo. Il vescovo si rifà a una disposizione di Ratzinger del 1986. Raduno dinanzi al luogo di culto.
"La Curia di Palermo, venuta a conoscenza dell'iniziativa, mi ha invitato, nel pieno rispetto delle norme date dalla Santa Sede, a sospendere l'incontro di preghiera del giorno 12 nella nostra parrocchia". Con questa lettera padre Luigi Consonni, parroco di Santa Lucia, ha comunicato sul sito della chiesa la sospensione della veglia di preghiera indetta dai cristiani omosessuali in occasione della giornata internazionale contro l'omofobia. Poche parole, quelle del prete del Borgo Vecchio, che non riescono a nascondere l'amarezza per un ordine indiscutibile, perché venuto dall'alto. Un ordine al quale don Luigi, missionario comboniano, non può sottrarsi. Insomma, un evento che in Italia, Spagna e in diversi altri Paesi di Europa e America Latina si ripete da cinque anni per ricordare le vittime dell'odio contro gli omosessuali, a Palermo non s'ha da fare. Lo ha ordinato l'arcivescovo Paolo Romeo. Lo ha ribadito il suo ausiliare, Carmelo Cuttitta. Entrambi si richiamano a quanto prescritto da Joseph Ratzinger, che nel lontano 1986, quando era ancora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, spiegò in 18 punti le linee guida della Chiesa sulla "cura pastorale delle persone omosessuali": "Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire i nostri insegnamenti - scriveva l'allora cardinale - A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso può essere fonte di malintesi e di scandalo". Insomma, per gli omosessuali pregare si può. Ma non dentro le mura della chiesa. "La parrocchia ci aveva concesso i locali - spiegano i componenti dell'associazione Ali d'Aquila, gruppo di cristiani gay e lesbiche di Palermo, organizzatori dell'evento assieme alla Chiesa evangelica luterana, a quella valdese e alla Comunità San Saverio - Ora siamo tristi e indignati. Anche perché ci è stato comunicato da don Consonni e non dall'arcivescovo. Con la preghiera volevamo ricordare quanti soffrono per il pregiudizio omofobico".
La Repubblica-Palermo, 7.5.2011

Lettera di un missionario in Bangladesh alla Curia di Palermo: "Bisogna stare
vicini anche a loro".
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Palermo, sciopero generale della Cgil. Maurizio Calà: "Oggi è in piazza la rabbia dei giovani e dei lavoratori"

IL VIDEO DELLA MANIFESTAZIONEPalermo 6 maggio 2011 - Massiccia adesione allo sciopero della Cgil aperto dallo striscione sorretto dai bancari della Fisac con le tre parole chiave della giornata nazionale di mobilitazione “Lavoro, fisco e democrazia”. Due ragazzi del Nidil, sui trampoli, hanno messo in mostra “l’equilibrismo” di chi passa la vita da precario. «Anche se lo sciopero è nazionale abbiamo voluto fare le manifestazioni territoriali proprio perché è sui territori che si stanno subendo i danni maggiori. Dalla partecipatissima piazza palermitana parte un messaggio di speranza contro chi vuole costringerci all’indifferenza, a stare a casa - ha detto il segretario generale della Cgil intervenendo al comizio sul palco in piazza Verdi - Abbiamo grandi priorità palermitane irrisolte. In provincia di Palermo ci sono quattro aree industriali tutte in crisi: Termini, Carini, Brancaccio e l’area industriale del porto. Sono tantissime le piccole e medie aziende che sono colpite dagli ammortizzatori o peggio che stanno per chiudere. Ma la cosa altrettanto grave è che a rischiare la chiusura sono le grandi aziende come i Cantieri, la Fiat, la Keller che sono o di proprietà dello Stato, come il cantiere, oppure dipendono da politiche pubbliche e nazionali che ne stanno volutamente decretando la chiusura . E’ necessario che il governo nazionale intervenga e faccia chiarezza». Al corteo c’erano lavoratori dell’Esa, dell’Università di Palermo, degli istituti scolastici, dell’Aras, del ministero, dell’Istituto zootecnico, dell’azienda Fiasconaro di Catslebuono, di Coalma, Biosphera, dell’Abbazia S.Anastasia, i 25 lavoratori in sciopero da una settimana della azienda agricola De Sisa di Monreale, gli operai di Fincantieri e dell’indotto, della Fiat, di Italtel, Silti, Sispi, Serital. Della categoria della Fillea c’erano le aziende Laterizi, Coime, Cefalù 20, Ati Group, Immobiliare Strasburgo, la Sis del passante ferroviario. E poi ancora associazioni come “Il nostro tempo è adesso”, Arcigay Palermo. In piazza anche i lavoratori di Agrodolce,
Il segretario della Cgil ha espresso solidarietà ai magistrati ha invitato a votare per i quattro referendum popolari. «Il lavoro - ha poi aggiunto Calà - è il punto essenziale della nostra iniziativa al Sud. In una realtà provinciale come la nostra in cui la disoccupazione è al 27 per cento se non si riuscirà a uscire da questo tunnel con investimenti di politiche pubbliche e private mirate, richiamo di non avere nessun futuro praticabile». Uno stoccata anche alla “mala gestione “ delle amministrazioni e ai tagli del governo che stanno distruggendo i servizi comunali sociali. «Mancano gli stipendi per circa 5 mila lavoratori delle società partecipate palermitane. Per non parlare poi dei servizi sempre più scadenti e cari - ha detto Calà - Abbiamo il biglietto bus più caro d’Italia e sono aumentate le tariffe di luce e gas e anche di acqua e spazzatura. Da tempo chiediamo di avviare tavoli di confronto per riorganizzare quei servizi e ci siamo trovati di fronte amministrazioni che sono state nella migliore delle ipotesi incapaci di ragionare su una gestione seria ed efficiente di queste società».

sabato, maggio 07, 2011

Salviamo l'acqua, che è un grande dono di Dio! Digiuno a piazza S. Pietro, Roma


di padre ADRIANO SELLA
e padre ALEX ZANOTELLI 
Carissimi sacerdoti, missionari(e) e religiosi(e).
Ci stanno rubando l’acqua! Come possiamo permettere che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e che non può mai essere trasformata in merce. “Donna, dammi da bere!” chiede un Gesù, stanco ed assetato, a una donna samaritana, nel Vangelo letto durante la Quaresima, in tutte le Chiese cattoliche del mondo. “Dateci da bere! gridano oggi milioni di impoveriti. In un pianeta, dove la popolazione sta crescendo e l’acqua diminuendo per il surriscaldamento, quel “dateci da bere!”, diventerà un grido sempre più angosciante. Nei volti di quelli assetati, noi credenti vediamo il volto di quel povero Cristo che ci ripeterà: “Avevo sete...e non mi avete dato da bere!.” LEGGI TUTTO

Scoperto l'archivio segreto di Ciancimino: tutti i pizzini del padre in uno sgabuzzino

L'ingresso della stanza-archivio segreto
di SALVO PALAZZOLO
E' stato lo stesso Ciancimino a rivelare l'esistenza della stanza segreta ai magistrati che questa mattina l'hanno interrogato per quattro ore nel carcere di Pagliarelli. Lo stanzino si trova nella palazzina di via Torrearsa dove abita il supertestimone
L'archivio segreto di Massimo Ciancimino era dieci gradini oltre la porta d’ingresso della sua casa palermitana. Fra il piano terra e il primo piano della palazzina di via Torrearsa c’è una porticina che nessun investigatore, nessun magistrato ha mai varcato fino a questo pomeriggio. Quella porticina ha nascosto per anni uno sgabuzzino pieno zeppo di carte e appunti dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Questa mattina, è stato Massimo Ciancimino a svelare ai magistrati della Procura di Palermo l’esistenza della stanza segreta. E subito, gli investigatori della Dia sono tornati in via Torrearsa, come già era accaduto nel corso del primo interrogatorio di Ciancimino dopo l’arresto: quella volta, furono trovati 13 candelotti di esplosivo sotterrati nel giardino. Oggi pomeriggio, la Dia ha sequestrato cinque scatoloni di documenti. Si tratta di appunti manoscritti di Vito Ciancimino e di dattiloscritti molto simili a quelli già consegnati da Ciancimino junior nel corso delle sue audizioni in Procura. Saranno presto consegnati agli esperti della polizia scientifica, per gli esami necessari. Questa mattina, Massimo Ciancimino era rimasto con i pm Ingroia, Di Matteo e Guido per ben quattro ore, all’interno della sala interrogatori del carcere di Pagliarelli. Il contenuto delle sue dichiarazioni è stato secretato, segno che potrebbero essere arrivate nuove rivelazioni, adesso al vaglio della magistratura. Di certo, durante questo secondo interrogatorio, Massimo Ciancimino non si sarebbe solo difeso dall’accusa di aver calunniato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, ma avrebbe anche offerto altri spunti d’indagine. Il primo, quello della misteriosa stanza. Dopo gli ultimi colpi di scena - prima l’esplosivo, adesso l’archivio segreto del padre - Ciancimino si prepara all’audizione di martedì, al processo che vede imputato l’ex ufficiale del Ros Mario Mori di aver favorito la latitanza del boss Provenzano. Ciancimino è ancora teste d’accusa, la Procura non ha mai avuto intenzione di rinunciare. In più di una occasione i pm hanno ribadito: "Riscontriamo caso per caso le dichiarazioni del teste". Ma adesso sorgono altri interrogativi. Perché Ciancimino non ha mai parlato di quell'archivio segreto in tre anni di collaborazione? Perché non ha mai consegnato quei cinque scatoloni pieni di documenti del padre? Cosa c’è scritto negli altri biglietti ritrovati oggi?
La Repubblica, 7 maggio 2011

Corleone, i volontari toscani partecipano allo sciopero generale indetto dalla Cgil

I volontari toscani manifestano davanti casa Caponnetto
Ci sono momenti e momenti, come ci sono luoghi e luoghi!! Questa foto all'esterno della Casa Caponnetto con immagini e slogan simili a quelle delle tante piazze d'Italia, che oggi hanno visto tanti lavoratori manifestare per il diritto alla dignità, sono il segno del cambiamento di Corleone. Lì pochi anni fa vivevano i nipoti di Totò Riina, lì si andava per "chiedere" e per "ricevere"! Oggi le compagne e i compagni di Tavarnelle val di Pesa e di Amelia con quelle magliette, cappellini e solgan hanno voluto manifestare lì; in quella casa oggi initolata al Giudice Antonino Caponnetto, sede della Cooperativa lavoro e Non Solo e base logistica dei tanti volontari che in questi mesi arriverranno a Corleone. Però per fare questo insieme all'impegno e l'entusiasmo serve anche un pò di coraggio! Spesso la gente semplice ha più coraggio dei leader perchè non hanno la forza dei mass media ma la virtù dell'onesta!!
Maurizio Pascucci
Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine - Arci
6 maggio 2011 - giornata dello sciopero generale della Cgil