giovedì, aprile 14, 2011

Delitto Rostagno: parla Chicca Roveri: «Ecco Mauro, il mio compagno»

Mauro Rostagno
di Rino Giacalone
La sera del delitto: «Corsi verso l’auto e mi sono seduta quasi in braccio a Mauro, era già morto, ma gli parlai lo stesso».
«Mauro era il mio compagno, lo è stato per 17 anni e io sarei la sua compagna ancora oggi se non fosse morto». È cominciata così la deposizione davanti alla Corte di Assise di Trapani di Chicca Roveri, la compagna di Mauro Rostagno, il sociologo e giornalista ucciso a Lenzi di Valderice il 26 settembre del 1988. Ed è cominciata così non a caso: durante le precedenti udienze erano uscite vicende «personali» raccontate in modo tale che non facevano molto onore, nè a lei nè a Rostagno. Ed allora a scanso di equivoci, per sgombrare il campo che il delitto poteva essere stato originato da questione di «corna», ipotesi che gira ogni volta che la mafia commette un delitto in Sicilia, così che alla fine finisce con l'uccidere due, tre, quattro volte, Chicca Roveri ha voluto confermare che le storie personali fuori dal loro rapporto le hanno avute entrambi, perchè «si era deciso di vivere in piena libertà, ma la nostra vita veniva condotta come se fossimo stati marito e moglie». Le ragioni del delitto insomma cercatele altrove, verso dove le ha indicate la Procura di Palermo, e cioè in direzione di Cosa nostra. LEGGI TUTTO

La favola del processo breve

Gian Carlo Caselli
di Gian Carlo Caselli
Perché ormai ce le beviamo tutte con allegria. Da tempo, infatti, ci prendono in giro e siamo contenti. Ci ingannano e godiamo. Cadere in trappola ci inebria. Formule come “riforma (epocale) della giustizia” e “processo breve” sono né più né meno che ipocrisie degne della peggior propaganda ingannevole. Se le parole avessero ancora un senso, e non fossero usate come conigli estratti da un cilindro, sarebbe chiaro che di riforma della giustizia si potrebbe parlare soltanto se si facesse qualcosa per accelerare la conclusione dei processi. Ma se non si fa niente in questa direzione, parlare a vanvera di riforma della giustizia equivale a sollevare spesse cortine fumogene intorno al vero obiettivo: che è quello di mettere la magistratura al guinzaglio della maggioranza politica del momento (oggi, domani e dopodomani), buttando nella spazzatura ogni prospettiva di legge uguale per tutti. Noi italiani siamo convinti di essere molto furbi. Più furbi degli altri e orgogliosi di ciò. Non c’è barzelletta che abbia come protagonisti, per dire, un francese, un tedesco e un italiano che non ci veda prevalere alla grande. Ma forse siamo cambiati.
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Oggi Dario Franceschini a Palermo

Il Presidente del gruppo parlamentare del Partito democratico alla Camera dei deputati, Dario Franceschini, sarà oggi 15 aprile a Palermo. Alle 12, l’esponente del PD incontrerà, nella sede dell’associazione “Libera” in Piazza Castelnuovo 13, il coordinatore regionale di “Libera”, Umberto Di Maggio, i ragazzi che lavorano nelle cooperative per la gestione dei beni confiscati alla mafia e i giovani del Partito democratico. Alle 16.30, Franceschini parteciperà all’iniziativa organizzata dal PD Sicilia “Costruire il futuro, adesso si può”, che si terrà a Villa Igiea. Interverrà il Segretario regionale del Partito democratico, Giuseppe Lupo.

Il ministro dell'agricoltura Saverio Romano indagato per mafia e corruzione

Il ministro Saverio Romano
PALERMO - Non si chiude l'inchiesta che vede il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano indagato di concorso esterno in associazione mafiosa. Il gip Giuliano Castiglia ha chiesto al pm Nino Di Matteo di produrre gli atti di un procedimento, scaturito dall'operazione "Ghiaccio", che si era concluso nel 2004 con l'archiviazione. L'indagine era stata riaperta nel 2005 e ora l'accusa chiedeva di chiuderla con una nuova archiviazione. Il gip ha invece deciso un approfondimento della posizione del ministro richiamando gli atti dell'operazione "Ghiaccio" nella quale erano coinvolti, tra gli altri, l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, e il medico-boss Giuseppe Guttadauro. Il pm Di Matteo ha chiesto a sua volta l'acquisizione della sentenza ormai definitiva per la quale Cuffaro sta scontando in carcere una condanna a sette anni per favoreggiamento di Cosa nostra. Nella sentenza viene citato il collaboratore Francesco Campanella il quale ha detto che Romano nel 2001 era "a disposizione" della cosca di Villabate (Pa) e dei boss Antonino e Nicola Mandalà. Il gip si è riservato di decidere e ha fissato una nuova udienza per il 9 giugno. Ma un'altra indagine sul ministro palermitano è alla vigilia di una svolta. E' quella per corruzione aggravata nella quale Romano è indagato con Cuffaro e con il senatore Carlo Vizzini del Pdl. I magistrati della Procura si apprestano a trasmettere al Parlamento una serie di intercettazioni che chiedono di utilizzare per l'indagine su un giro di tangenti che ruotano attorno alla società Gas, di cui erano soci Massimo Ciancimino e il tributarista Gianni Lapis.

mercoledì, aprile 13, 2011

Corleone, operai Ato ancora sul tetto del comune per protesta contro il mancato pagamento degli stipendi

Gli operai Ato sul tetto del municipio
Un’altra giornata di passione per gli operai dell’Ato “Alto Belice Ambiente” in servizio a Corleone. Stamattina gli stipendi promessi non erano ancora arrivati e quattro operai (Giovanni Mercatante della Fp-Cgil, Mario Bentivegna, Andrea Di Benedetto e Arcangelo Salemi) sono nuovamente tornati sul tetto del municipio, in piazza Garibaldi, per gridare forte la loro protesta. Subito sono arrivati anche i poliziotti, i carabinieri, i vigili urbani, i vigili del fuoco (che, per precauzione, hanno nuovamente montato un telone davanti al portone del municipio) e un’ambulanza del 118 (è dovuta intervenire per soccorrere Salemi, che nel pomeriggio si è sentito male). E, insieme a loro, il sindaco, qualche assessore e qualche consigliere comunale. Da Palermo, la segreteria provinciale della Fp-Cgil sollecitava l’Ato e i Commissari liquidatori a pagare le mensilità arretrate (febbraio e marzo). Nella tarda mattinata, finalmente la banca stampava gli assegni degli stipendi di febbraio, che venivano portati a Corleone. Ma qui il colpo di scena (ampiamente annunciato): gli operai rifiutavano gli assegni di un solo mese, pretendendo (giustamente) che venisse pagato anche marzo. L’Ato, però, con le casse desolatamente vuote perché diversi comuni non hanno pagato le loro quote mensili e non era nelle condizioni di pagare marzo. E il braccio di ferro con gli operai sul tetto si protraeva fino alle 20.30. Solo a sera, infatti, con la mediazione del sindaco, Giovanni Mercatante e i suoi due colleghi scendevano dal tetto. Ma domani una delegazione di operai si recherà dal commissario liquidatore per avere una parola certa sui tempi di pagamento di marzo. E se non ci saranno risposte credibili la protesta continuerà.    

Padre Alex Zanotelli: "Appello alle comunità cristiane per il referendum sull'acqua"

Padre Alex Zanotelli
“Donna , dammi da bere!” chiede un Gesù, stanco ed assetato, a una donna samaritana, nel Vangelo letto in questa terza domenica di Quaresima, in tutte le Chiese cattoliche del mondo. “Dateci da bere!; gridano oggi milioni di impoveriti. In un Pianeta , dove la popolazione sta crescendo e l’acqua diminuendo per il surriscaldamento, quel “dateci da bere!” , diventerà un grido sempre più angosciante. Nei volti di quelli assetati, noi credenti vediamo il volto di quel povero Cristo che ci ripeterà:”Avevo sete….e non mi avete dato da bere!.” L’ONU afferma che, entro la metà del nostro secolo, tre miliardi di esseri umani non avranno accesso all’acqua potabile. E’ un problema etico e morale di dimensioni planetarie che ci tocca direttamente. Di fatto, per noi cristiani l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è la madre di tutta la vita sulla terra. Senz’acqua gli esseri umani non possono vivere, per cui diventa, fin dalla nascita, un diritto fondamentale umano. E allora, come mai le comunità cristiane non hanno protestato coralmente e alzato la voce, quando il nostro Parlamento (primo in Europa!) ha votato il 19 novembre 2009 la legge Ronchi, che dichiara l’acqua un bene di rilevanza economica? LEGGI TUTTO

martedì, aprile 12, 2011

Tensione a Corleone. Senza stipendi da mesi, due operai dell'Ato salgono sui tetti del municipio

I due operai Ato sui tetti del municipio
Gli operai dell’Ato-rifiuti di Corleone non ce l’hanno fatta più ad aspettare gli stipendi di febbraio e marzo che ancora non arrivano. E, verso mezzogiorno, due di loro – Giovanni Mercatante e Paolo Oliveri – hanno inscenato una protesta clamorosa, salendo sul tetto del municipio, in piazza Garibaldi. «Non scenderemo se prima non ci pagano gli stipendi che aspettiamo da tempo!», gridava Mercatante, della Fp-Cgil. E Oliveri: «A me l’Enel ha tagliato la luce e se non mi danno i soldi non me ne vado!». Sono arrivati i carabinieri, i poliziotti, i vigili urbani e persino i vigili del fuoco, che, per precauzione, hanno istallato un telone davanti al municipio, sotto il muro da cui si sporgevano pericolosamente i due operai. Poi è arrivato anche il sindaco, alcuni assessori, qualche consigliere comunale. Telefonate a Monreale, nella sede dell’Ato, per capire se si potevano pagare gli stipendi. Ma la confusione regnava sovrana: nessuno era in condizione di dire niente di preciso a nessuno. Forse si paga, ma non, non ci sono soldi. Per scongiurare qualche disgrazia, il sindaco si impegnava ad anticipare di tasca sua gli stipendi agli operai di Corleone, firmando uno specifico assegno. Ma gli operai temevano l’ennesima presa in giro. Trattative febbrili, telefonate, per far cessare la pericolosa protesta. Finalmente, intorno alle 16.30, gli operai si convincevano a lasciare i tetti del palazzo municipale. «Ma se domani non pagano, ci torniamo e non scendiamo più. Questa non è vita che si può fare, i nostri figli hanno diritto a vivere serenamente…».

Corleone, il fallimento della raccolta differenziata

E il sacchetto della differenziata resta dietro la porta
Gli operai dell’Ato-rifiuti di Corleone protestano perché non hanno pagati gli stipendi di febbraio e di marzo (e, fra poco, anche di aprile). Sono in stato di agitazione e si limitano a fare l’indispensabile. L’Ato-riufiuti di Monreale è nella confusione più totale, incapace di programmare alcunché. I sindaci non pagano più le loro quote, in attesa dell’intervento della Regione. E a Corleone, di fatto, senza averlo mai dichiarato, la raccolta differenziata dei rifiuti si effettua a singhiozzo e spesso non si fa completamente. Con notevoli disagi tra i cittadini, che mettono il sacchetto con la differenziata del giorno davanti la porta, ma nessuno passa a ritirarlo. Accade lunedì, martedì, mercoledì, giovedì… insomma, tutti i giorno. E allora anche il più convinto ambientalista è costretto a buttare la spugna: prende il sacchetto e lo butta nel cassonetto. Una sconfitta per tutti: per l’Ato, per il comune, per i cittadini. Il fallimento della raccolta differenziata è davvero una colpa gravissima dell’Ato e del Comune di Corleone. Riprenderla in futuro non sarà facile.    

Processo breve, Pd legge articoli della Carta in aula. Bersani: "Prendono in ostaggio il Paese!"

LA DIRETTA Battaglia sul processo breve, il Pd legge la Carta in aula. Il Pdl con Francesco Paolo Sisto "inventa" la figura di «buttadentro». Maratona dei deputati democratici sulla Costituzione. Franceschini dà il via con la lettura dell'articolo 1, Bersani legge il 2. Mail viola ai deputati. Intanto, Letta ammette: sono giorni difficili. Il 'trucco' del Pdl per risparmiare i risarcimenti. LEGGI TUTTO (L'UNITA')

Cinquanta giovani in servizio civile per un anno negli ospedali dell'Asp di Palermo

Lavoreranno un anno all’Asp di Palermo e saranno impegnati in servizi di informazione ed accoglienza agli utenti. Sono cinquanta giovani in servizio civile selezionati tra i mille che avevano presentato domanda di partecipazione al progetto “Accoglienza negli ospedali – percorsi illuminati”. I volontari, di età compresa tra 18 e 28 anni, da ieri stanno seguendo un apposito corso di formazione. Lavoreranno nei sei ospedali dell’Azienda sanitaria provinciale: “Madonna dell’Alto” di Petralia Sottana, “Cimino” di Termini Imerese, “Dei Bianchi” di Corleone, “Civico” di Partinico, “Ingrassia” e “Villa delle Ginestre” di Palermo. “L’obiettivo – ha sottolineato il Direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale, Salvatore Cirignotta - è di contribuire, in un clima sereno ed accogliente, al miglioramento della qualità dei servizi ed all’umanizzazione delle prestazioni assicurate dall’Asp. Tutto ciò in linea con la legge di riforma del servizio sanitario regionale che pone l’utente al centro del sistema, i cui operatori devono prendere in carico l’assistito. I volontari, che saranno anche impegnati in compiti di accoglienza nei Pronto Soccorso, avranno la possibilità di maturare un’esperienza umana e professionale utile per il loro futuro”. I giovani in servizio civile saranno impegnati per 30 ore settimanali dal lunedì al sabato. Negli ospedali interagiranno con il personale in servizio. Saranno chiamati a rispettare un regolamento che stabilisce diritti e doveri dei volontari: dovranno osservare il segreto professionale, garantire la tutela della privacy e non dovranno avere atteggiamenti pregiudizievoli nei confronti dell’utenza.

lunedì, aprile 11, 2011

Cinque anni fa, con "scacco al re" l'arresto di Bernardo Provenzano. Grasso: "Attenti ai nuovi boss"

di Franco Nicastro Cinque anni fa l'arresto di Bernardo Provenzano, latitante da 43 anni, fu salutato come la fine di un incubo. ''Lo Stato affermava il suo potere, la resa del padrino dava corpo alla speranza che tutto fosse cambiato'', dice il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. E in effetti quella mattina dell'11 aprile 2006 si chiudeva una stagione segnata dal terrore, dalle stragi, dalle relazioni tra la mafia e l'area grigia della borghesia mafiosa. Sembrava che tutto un sistema di potere criminale, intrecciato con gli affari e la politica, fosse crollato. Veniva assestato un duro colpo alla struttura militare e alla gerarchia di Cosa nostra che oggi, dopo l'arresto di Salvatore Lo Piccolo, ha un solo punto di riferimento: Matteo Messina Denaro, l'ultimo padrino latitante. ''Ma attenzione - avverte Grasso - in questi cinque anni puo' essere cresciuta una schiera di nuovi boss, dai volti ancora sconosciuti, che nell'ombra potrebbe avere ricostruito almeno in parte il tessuto lacerato dell'organizzazione''. ''Scacco al re'' fu chiamata l'operazione culminata con la scoperta del covo in contrada ''Montagna dei cavalli''. Ma a differenza di Toto' Riina, che trascorreva la latitanza dorata in una villa con piscina, Provenzano aveva trovato rifugio in un casolare dimesso privo di ogni comodita'. Nessuna traccia di un potere regale, tranne l'inseparabile macchina da scrivere con la quale compilava i suoi famosi ''pizzini''. Era quello il cuore di un sistema postale arcaico che nell'era delle e-mail faceva arrivare gli ordini del capo attraverso un tortuoso percorso e passaggi di mano in mano. In questo modo, come hanno spiegato i collaboratori di giustizia e confermato numerose intercettazioni, Binnu ''u tratturi'' riusciva da un lato a governare il comando strategico di Cosa nostra e dall'altro a tessere una rete di rapporti mediati con la politica e il mondo degli affari. Meglio di Riina, uomo focoso e spietato, Provenzano aveva doti di mediazione che gli consentivano di controllare ancora i grandi appalti, intercettare la spesa pubblica e avere prestanome nella sanita', nelle costruzioni, nella finanza. Uno dei suoi consulenti era fino al 2002 Vito Ciancimino, l'ex sindaco mafioso di Palermo che per anni era stato lo stratega di una ''trattativa'' tra lo Stato e la mafia. Anche su questo fronte Provenzano aveva scelto una linea molto diversa da quella di Riina che, nello scontro con lo Stato, aveva messo in ginocchio l'organizzazione. Sua era stata, ricorda Grasso, la scelta della ''invisibilita'''. Dopo la stagione delle stragi era venuta quella della sommersione che aveva decretato la fine di ogni ostilita' violenta. La mafia smise di sparare e assunse una linea di condotta opposta a quella che aveva organizzato gli attentati di Capaci e via D'Amelio. Ora l'unica forma di dominio consentita era l'imposizione del pizzo. Non solo perche' serviva a procurare le risorse di cui la mafia aveva bisogno, ma perche' dava all'organizzazione la forza strategica del collegamento con il territorio. L'arresto di Provenzano e il regime del carcere duro hanno provocato, secondo Grasso, una ''destrutturazione'' di Cosa nostra. ''Hanno arrestato anche i piedi delle sedie'' scriveva dalla latitanza Messina Denaro, costretto a registrare anche la perdita del ''potere contrattuale'' mafioso. Da qui un cambio di passo che ora mette alla prova la capacita' di ripresa della mafia. Per Grasso molto si e' fatto. Ma la partita, a cinque anni di distanza dall'arresto del ''re'' di Cosa Nostra, resta sempre aperta. (ANSA)

VINITALY. Presentato il vino "Centopassi Sirah" dedicato al capitano Emanuele Basile. Lo produce la coop "P. Rizzotto"

Il Vino Centopassi Sirah ''Marne di Saladino'', prodotto dalla cooperativa Placido Rizzotto che lavora in una Azienda confiscata alla mafia assegnatagli dal Consorzio Sviluppo e Legalita, e' stato dedicato al Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, ucciso su ordine dei capi di Cosa Nostra mentre stava conducendo importanti indagini sulla mafia del monrealese. La notizia e' stata resa nota nel corso di una conferenza stampa, che si e' svolta questa mattina al Vinitaly di Verona sul tema ''Qualita' dei vini e qualita' dei territori nei beni confiscati alla mafia''. Il Vino Centopassi e' stato anche esposto nello stand del Pon Sicurezza del Ministero dell'Interno. ''Siamo soddisfatti - hanno dichiarato i vertici del Consorzio, di avere lanciato questi prodotti nell'ambito di una vetrina internazionale''. Il presidente del Consorzio Sviluppo e Legalita' Salvatore Graffato, ha invitato la stampa a visitare le aziende ''al fine di contribuire a dare un nuovo messaggio della nostra terra, che e' fortemente cambiata, grazie all'impegno di molti amministratori del Consorzio che hanno creduto in un vero riscatto facendo diventare produttivi, beni che erano rimasti inutilizzati per decenni''. Il sindaco di Monreale Filippo Di Matteo, ha parlato anche della cantina Kaggio (confiscata a Riina e Brusca), che lo scorso anno e' stata inserita in un progetto di recupero e valorizzazione, grazie all'intervento della Prefettura. ''Non appena saranno definiti i lavori - ha concluso - la struttura sara' messa a disposizione degli operatori e soprattutto delle aziende che producono i vini su terre confiscate''. Grande disponibilita' e' stata offerta dal presidente dell'Istituto della vite e del Vino Leonardo Agueci e dal Direttore Dario Cartabellotta, i quali hanno dichiarato che ''l'Istituto sara' sempre pronto a seguire la sperimentazione dei vini prodotti sulle terre confiscate'' (ANSA).

Mafia. L'impegno dei volontari per l'uso dei beni confiscati nella rivista del Centro "P. La Torre"

(ANSA) Ammonta a 12 miliardi di euro, 9.787 immobili e 1.365 aziende secondo le cifre registrate dall'Agenzia dei beni sequestrati e confiscati, il patrimonio tolto ai boss. E sono tanti i volontari, cooperative di giovani e professionisti, impegnati nel riutilizzo di questi beni confiscati ai mafiosi. E' anche a loro che la rivista ''A Sud'Europa'' dedica il numero monografico di questa settimana. Nel periodico del Centro Pio La Torre, sono state pubblicate venti schede di aziende confiscate in Italia, redatte con la collaborazione di Libera e di altre associazioni di volontariato che ''rappresentano un quadro analitico di alcune tra le centoventi aziende confiscate e assegnate a cooperative di giovani e lavoratori''. Alle schede si unisce il contributo di Andrea Dara, amministratore di aziende confiscate, tra cui la clinica Villa S. Teresa. La rivista e' scaricabile all'indirizzo www.piolatorre.it. Il grosso dei beni confiscati ovviamente e' al Sud. La Sicilia da sola sfiora il 50% del totale. La Campania e' terza dopo Calabria (le due regioni insieme sono quasi al 30% del totale), la Lombardia sfiora il 10%, un po' piu' della Puglia. ''In gran parte i cespiti confiscati in via definitiva versano, in cattive condizioni materiali e di gestione, di deterioramento, - ricorda l'indagine della pubblicazione - di indebitamento, di ipoteca o di altro tipo. Sono dati della neonata Agenzia nazionale per i beni sottratti alla mafia che a distanza di pochi mesi, sta cercando di radicarsi sul territorio''. Per le aziende i fatturati tendono al negativo nel 54% dei casi e solo per l'8% al positivo, e vi sono alte probabilita' di forti perdite occupazionali. Ma intorno a tanta decadenza e' nato e cresce sempre piu' un esercito di volontari antimafia. Un esercito di giovani, professionisti, artigiani, commercialisti e operatori sociali che operano attraverso un sano riutilizzo dei beni confiscati ai mafiosi.

Migrazioni: la Sicilia è il collo dell'imbuto

di Agostino Spataro
Col ritorno a Lampedusa di Silvio Berlusconi l’emergenza immigrati sparirà, come d’incanto. Seguendo la parola d’ordine della vigilia, tutti si son sbracciati per far trovare al premier l’isola ripulita dagli immigrati e perfino delle orme del loro passaggio. E. dunque, via alla festa, alle parate, a nuove promesse di rinascita per l’isola pelagica dove il premier ha comprato la sua 29° villa che taluni vedono come specchietto per attirare quel bizzarro mondo che gli gira intorno. Tutto risolto, dunque? Parrebbe proprio di no, visto che stanotte, sulla piccola isola, sono approdati altri barconi con un carico di oltre 600 disperati. Ma, davvero, si pensa d’affrontare con simili espedienti un dramma così grande e intricato come quello che, da anni, si sta svolgendo intorno e dentro Lampedusa? A me pare solo una trovata stravagante in contrasto con la dura realtà della posizione italiana, stretta fra una Francia “ostile” che chiude le frontiere, un’Europa scarsamente solidale e altre masse di disperati che premono per entrare. LEGGI TUTTO

Intervista a Gaetano Alessi: "Un giornale contro la mafia per ridare dignità e futuro alla Sicilia"

di Giuseppe Rizzo Abita a Bologna ma vive a Raffadali. Lavora nella grande distribuzione ma fa il giornalista. Non ha una laurea ma tiene corsi di giornalismo all'Università. La vita di Gaetano Alessi, 34 anni, oscilla tra due estremi: da un lato le necessità quotidiane, che lo hanno portato nel capoluogo emiliano per lavoro, e dall'altra i sogni. E proprio inseguendone uno è nato ad AdEst, periodico fondato con il sostegno di Vittoria Giunti, partigiana e primo sindaco donna della Sicilia. Un giornale di denuncia che gli ha fatto vincere l'anno scorso il premio di giornalismo Pippo Fava, sezione giovani.
La prima cosa che si sente dire di te è che sei un gran rompiballe. La seconda è: “Ma chi glielo fa fare?” E allora: chi te lo fa fare?
Sinceramente la risposta non la so nemmeno io. Se ne dovessi scegliere una direi: la gente con cui ho avuto la fortuna di lavorare, la gente con cui abbiamo cercato di creare futuro. Perché il bello della mia vita è che è una storia d’insieme. Di gente che non si è rassegnata a chinare la testa al “potente” e che ha trovato nella solidarietà e nel concetto di libertà due ideali per combattere. LEGGI TUTTO

domenica, aprile 10, 2011

Si è estesa anche a Corleone la rete dei Cup (Centri Unificati di Prenotazione). I cittadini possono prenotare visite specialistiche in tutte le strutture sanitarie di Palermo e provincia

Palermo, 9 apr. - (Adnkronos) - Si estende in tutta la provincia la rete dei Cup (Centro Unificato di Prenotazione) dell'Asp di Palermo. Dal 28 marzo sono attivi gli ''sportelli'' di Corleone e Lercara Friddi, mentre da lunedi' scorso sono in funzione quelli di Carini e Partinico. Tutte le ''postazioni'' sono in rete tra loro e con le 9 della citta' di Palermo. ''Il sistema sta ormai entrando a pieno regime - ha spiegato il direttore generale dell'Asp, Salvatore Cirignotta - gli utenti della provincia hanno la possibilita' di prenotare le visite specialistiche, sia per lo stesso presidio dove effettuano la richiesta, sia per le altre strutture dell'Azienda. L'assistito ha, inoltre, la possibilita' di pagare il ticket all'atto della scelta di sede e data della visita''. Dal prossimo 11 aprile, alla rete gia' esistente di 15 Cup, si aggiungeranno anche i due 'sportelli' di Termini Imerese: uno presso il Poliambulatorio ed uno all'Ospedale 'Cimino'. ''Gli utenti stanno mostrando di apprezzare il nuovo sistema di prenotazioni - ha sottolineato Cirignotta - nell'ultima settimana (dal 4 all'8 aprile, ndr) sono state 9.096 le prestazione prenotate negli sportelli dell'Asp di Palermo e provincia". "Il Cup privilegiato dagli utenti e' quello del Poliambulatorio 'Centro' di via Turrisi Colonna con ben 1.696 visite prenotate in cinque giorni, ma anche in provincia gli assistiti affluiscono in massa come a Petralia Sottana (788 visite complessive prenotate, ndr), Cefalu' (539), Corleone (441) e Lercara Friddi (417). I primi dati ci confermano che anche a Carini (393) e Partinico (290) il sistema e' partito nel migliore dei modi. Non appena sara' perfezionato l'accordo con ditte specializzate, sara' possibile pagare il ticket anche nelle tabaccherie", conclude.
09/04/2011

Prizzi ha ricordato Giuseppe De Marco, pioniere dell'aviazione italiana

Un momento del dibattito
PRIZZI - “Giuseppe De Marco aviatore Prizzese”. E’ il titolo del convegno nel quale relatori ed esperti, ieri, hanno passato al setaccio la vita e le imprese di uno dei più temerari e riservati cittadini che il piccolo comune sicano ha consegnato alla storia. Un intrecciarsi tra la vita dell’aviatore prizzese e quella di eroi nazionali, personaggi ed avvenimenti di ieri e di oggi che hanno contribuito alla storia dagli ultimi 100 anni del “Tricolore” italiano. Tanti i reportage, le ricostruzioni audio video storiche e gli excursus sulla vita di De Marco, o ancora meglio sul suo sogno di volare intrapreso già a soli 17 anni nel lontano 1914, con filmati ed documenti originali dell’epoca a testimonianza delle sue attività che lo hanno spesso portato a lavorare fianco a fianco con personaggi del calibro di Guglielmo Marconi, durante i test del telegrafo senza fili in volo o ancora con Francesco Baracca capitano “asso” della 76’squadriglia aerea di caccia prima ancora della nascita dell’aereonautica militare italiana. Da Prizzi a Palermo, dall’aerodromo Mirafiori di Torino, alla scuola di San Giusto a Pisa, De Marco svolse mansioni di istruttore sui campi dell’ aviazione dell’epoca solcando, da vero pioniere, i cieli italiani. Ed è proprio all’aviatore prizzese, che dopo la cerimonia il comune ha dedicato una via. Anche il laboratorio di informatica della scuola “Mauro Picone” da ieri porta il nome di Giuseppe De Marco. Tante le cariche politiche ed istituzionali che, oltre ai parenti e ai discendenti del pilota prizzese sono intervenute al convegno. A relazionare sono stati infatti Adelaide Spallino, il maresciallo dell’aereonautica militare Giorgio Collura, ed ancora i professori dell’Itcgi, “Mauro Picone” di Prizzi Giuseppe Cannariato e Salvino Orlando con la preside Giuseppa Milazzo, ed ancora il sindaco Antonino Garofalo e il vicesindaco Girolamo Cannariato, il consigliere provinciale Luigi Vallone ed il sindaco di Corleone Nino Iannazzo.
NELLA FOTO: Da sinistra: Salvino Orlando, l'ononimo nipote dell'aviatore Giuseppe De Marco, il sindaco di Prizzi Antonino Garolfalo, il vicesindaco, Girolamo Cannariato, che ha moderato il dibattito

CI SCRIVONO. Giovanni Mercatante: "Il sindaco di Corleone raggira i lavoratori"

G. Mercatante
Carissimo direttore, scrivo questa lettera per dire che il sindaco di Corleone ha una virtù, quella di raggirare quei poveri cristi che continuano a tenere pulito il paese, anche se a tutt’oggi non hanno ancora ricevuto lo stipendio. I cittadini devono pensare che nemmeno mi risponde più al telefono. Cosa gli avrò fatto mai? Forse la mia colpa è quella di avergli detto la verità? Cioè, che continua a calpestare la dignità degli operai, nonostante questi continuano a pulire il paese per il rispetto delle persone che pagano le tasse? La beffa è che dobbiamo dire grazie se il prossimo 13 aprile ci pagheranno un solo mese di stipendio, dopo quasi tre mesi che non percepiamo nemmeno un euro. C’è un proverbio che dice: “Chiddu sazziu un'ucriri a chiddu a diunu!”. Io, come libero cittadino, tramite l’avvocato, gli ho trovato un articolo di legge, in base al quale il comune ci potrebbe pagare direttamente lo stipendio, essendo socio di questa società ATO e possedendo il 9% delle azioni. Ma lui preferisce lasciare gli operai senza stipendio.
Giovanni Mercatante
Corleone

sabato, aprile 09, 2011

Palermo, parla Messineo dopo gli omicidi mafiosi degli ultimi giorni: "Calo di attenzione nazionale"

Francesco Messineo
Lancia l'allarme sulla carente dotazione di organico della Procura e denuncia un calo di attenzione, anche a livello nazionale, nel contrasto alla criminalita' organizzata. Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo, parla ai microfoni dell'emittente locale Tgs, dopo gli ultimi omicidi che hanno insanguinato le strade di Palermo. Delitti che gli investigatori stanno analizzando per capire se siano in qualche modo collegati tra loro e se lascino presupporre l'inizio di una nuova faida di mafia a Palermo, dopo quattro anni di pax tra le cosche. Per Messineo "indubbiamente" la sequenza di due omicidi in pochi giorni appare "preoccupante". "Siccome la personalita' delle vittime in qualche modo e' collegata all'ambiente della droga - spiega - e' possibile che ci siano in questo ambito nuove fibrillazioni motivate dal fatto che la droga e' il grande affare della criminalita' organizzata, quello piu' redditizio, e potrebbe esserci un rinnovato interesse di Cosa nostra per questo mondo che sembrava essere stato messo da parte rispetto ad altre attivita'". "A livello nazionale - ammette Messineo - c'e' una certa disattenzione nei confronti della mafia in questo momento. Probabilmente il lungo periodo di inabissamento, di sommersione di Cosa Nostra ha determinato nell'opinione pubblica una ovvia, intuibile distrazione". "Quando la mafia uccideva quasi tutti i giorni - ricorda il procuratore - gli occhi di tutto il Paese erano puntati sulla Sicilia. Cosa nostra e' un'organizzazione che ha una naturale vocazione alla violenza. Noi prestiamo la massima attenzione a tutti i segnali di un'eventuale ricostituzione della 'direzione strategica mafiosa'". Un lavoro, pero', reso ancora piu' difficoltoso dai vuoti in organico. "In questo momento la Procura di Palermo - dice ancora Messineo - ha 18 sostituti in meno e altri cinque si apprestano a lasciare la Sicilia. Una condizione che ci mette davvero in ginocchio per quanto riguarda l'effettiva possibilita' di contrastare la mafia, perche' e' chiaro che i magistrati sono impegnati nell'attivita' corrente dell'ufficio e, quindi, possono dedicare un tempo limitato alla lotta alla mafia".
www.siciliainformazioni.com

La Sicilia del mito: le grotte della Gurfa

(Rossella Leonforte) “La Sicilia del mito: da Kokalos a Minosse. Le grotte della Gurfa e gli ambienti a thòlos della Valle del Platani” è il tema di una conferenza che è stata tenuta dall’architetto Carmelo Montagna sabato 9 aprile presso il Circolo Margherita in Piazza Duomo a Termini Imerese. L’incontro, nel quadro delle manifestazioni della XIII Settimana della Cultura promossa dal Ministero Beni Culturali, è stato organizzato dall’Associazione SiciliAntica e dal Circolo Margherita. L’architetto Carmelo Montagna, che da anni conduce studi sulle Grotte della Gurfa ad Alia e sulle zone circostanti, ha parlato delle caratteristiche assolutamente peculiari delle grotte scavate dall’uomo in epoca preistorica all’interno di una collina di arenaria, formando così l’ambiente a tholos più vasto di tutto il Mediterraneo, perfino più ampio di quello ben più famoso di Atreo a Micene. Secondo alcuni studiosi le grotte della Gurfa avrebbero potuto ospitare la tomba di Minosse. Il sito corrisponde, infatti, alla descrizione che ne dà Diodoro Siculo. Ma al di là del mito si tratta di una struttura complessa formata da diverse camere, la principale delle quali è illuminata da un foro in alto. Il giorno successivo, domenica 10, è prevista inoltre un visita guidata alle grotte della Gurfa e a Sant’Angelo Muxaro. Un itinerario che consente di rendere concreta la conoscenza della Sicilia prima dell’arrivo dei Greci, prendendo spunto da mito, tradizione letteraria e archeologia. Dal punto di vista archeologico e storico-artistico, in tutta la Valle del Platani, sono presenti importanti tombe ed ambienti a thòlos, che collegano in modo sorprendente ed inequivocabile la storia dei luoghi nell’età del Bronzo della Sicilia con la civiltà minoico-micenea, in particolare nelle necropoli di Sant’Angelo Muxaro, Milena o Polizzello ed alla Gurfa di Alia. Uno strettissimo legame comprovato dai numerosi reperti archeologici oggi custoditi in vari musei archeologici siciliani e stranieri, fra i quali il British Museum di Londra.
Per informazioni tel. 091 8112571 – 346 8241076
email: terminiimerese@siciliantica.it.

venerdì, aprile 08, 2011

Portiamo pane e rose in quel canale di Sicilia, che sommerge tanta morte disperata senza nome

Dispersi nel mare uomini, donne, bambini che hanno avuto la sventura di nascere in Eritrea, Somalia, terre di violenza. Non saranno più un problema per il Governo italiano. Non si discuterà di come distribuirli tra le regioni, non usufruiranno della protezione internazionale, non dovranno chiedere ed attendere mesi per ottenere lo status di rifugiati. Sono vite senza nome, non saranno nemmeno un numero preciso. Sono partiti secondo la guardia costiera italiana, da Zuwarah, sulla costa libica, con un barcone di 13 metri che si è ribaltato tra le onde. Quei profughi eritrei e somali fino a qualche mese fa venivano respinti grazie agli accordi con il dittatore Gheddafi che ora bombardiamo in una guerra che sta riproducendo altri profughi. E’ molto probabile che quelli del barcone affondato siano stati torturati, poi venduti come merce di scambio tra trafficanti e polizia libica ad uso della minaccia di invasione pronunciata dal dittatore. Di invasioni apocalittiche ancora non se ne vedono, vediamo tanta umanità sofferente proveniente da terre devastate dalle guerre, dagli stenti come quella somala-eritrea. A causa di tali disperate condizioni la fuga non si ferma, solo la morte può farlo definitivamente. Così è accaduto ieri, in mare, di fronte alla Guardia Costiera, in acque SAR di competenza maltese. Sono affogati con il dubbio che si poteva far di più e meglio. E’ inaccettabile. Pensiamo per un attimo se in quel mare ci fosse caduto un nostro affetto. L’immedesimazione è un buon esercizio per curare quel distacco dalla realtà che produce cinismo. Meritavano di vivere in pace, di non dover fuggire, di lavorare, andare a scuola, di poter tornare a sorridere, di non veder spezzati i propri legami. Meritavano soccorso e accoglienza umana. Ora possiamo solo dichiarare il lutto nazionale, dare loro un funerale simbolico portando pane e rose in quel canale di Sicilia che sommerge tanta morte disperata senza nome.
Marisa Nicchi

giovedì, aprile 07, 2011

Corleone, il sindaco accalappiacani...

Sul Giornale di Sicilia di stamattina la notizia è stata pubblicata con grande enfasi: orde di cani randagi hanno preso d’assalto la parte nord del centro abitato di Corleone, sconsigliando a donne, vecchi e bambini di mettere un piede fuori di casa. Ma meno male che il sindaco Nino Iannazzo c’è! Grazie al sindaco superman, è stato avviato l’accalappiamento di un paio di cani, che saranno portati… Dove saranno portati? Nell’ambulatorio di sterilizzazione. E poi? Saranno rilasciati nuovamente in mezzo alla strada. Ironia a parte, a Corleone ci sono alcuni cani randagi, ma che abbiano preso d’assalto la parte nord della città, appare eccessivamente enfatico. Un po’ come il traffico che è il “probrema” più grosso di Palermo… E, comunque, a Corleone non serve un sindaco-accalappiacani. Servirebbe un’amministrazione comunale seria e capace di progettare una città a misura di persone e di animali. Più che l’ambulatorio veterinario per sterilizzare i cani (un cane sterilizzato non diventa automaticamente pacifico), che si sta costruendo in contrada Frattina, servirebbe un canile pubblico, dove ricoverare i cani randagi, dar loro da mangiare e promuoverne l’adozione. Questo dovrebbe fare una città civile, governata da un'amministrazione seria, che ha davvero a cuore la soluzione dei problemi. Ma l'amministrazione comunale di Corleone non lo fa, nonostante lo abbiamo suggerito da tempo (o forse proprio per questo). (d.p.)

Il senatore Giuseppe Lumia (Pd): "L'ospedale di Corleone è un punto di forza del territorio"

L'ospedale di Corleone
Ecco cosa ha dichiarato il senatore del Pd Giuseppe Lumia, dopo la visita all'ospedale di Corleone dell'assessore regionale alla sanità, Massimo Russo: "Corleone cambia e la sanità sta al suo passo. Oggi l’ospedale corleonese è un punto di forza della città e del territorio. Una struttura sanitaria con grandi potenzialità che deve essere completata per andare a regime nel più breve tempo possibile. Qui l’assessore regionale Massimo Russo sta investendo risorse ed energie per fare in modo che l’ospedale funzioni bene e garantisca un servizio di qualità, adeguato alle esigenze dell’utenza. Buona parte del merito va soprattutto alla comunità di Corleone che ha sempre difeso la presenza di questa struttura, senza mai proteggere lo status quo, ma chiedendo cambiamento e innovazione. E’ quanto in Sicilia sta provando a realizzare Russo, lottando contro molte incrostazioni e resistenze".

Palermo. Sequestrata per mafia la società Abbazia Sant'Anastasia

L'Abbazia Sant'Anastasia
PALERMO - La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha disposto il sequestro della società Abbazia Sant'Anastasia spa di Francesco Lena, arrestato l'anno scorso assieme ad altri "insospettabili". L'imprenditore vitivinicolo di Castelbuono è finito in manette assieme all'imprenditore Vincenzo Rizzacasa, titolare dell'Aedilia Venusta, accusato di trasferimento fraudolento di valori, perchè avrebbe gestito attraverso le sue società il patrimonio del boss Salvatore Sbeglia, anche lui arrestato assieme al fratello Francesco Paolo e ai nipoti Francesco e Marcello. Secondo i magistrati, Lena sarebbe stato un elemento organico di Cosa nostra della famiglia dell'Uditore. Accertati i suoi rapporti con i boss Salvatore Sbeglia, Nino Madonia (di cui sarebbe stato anche prestanome per quattro appartamenti), Francesco Bonura. Con Salvatore Lo Piccolo, come emerge dalle intercettazioni, sarebbe stato in società già nel 1978 quando si occupava di costruzioni edili. Poi il salto nell'industria enologica.

mercoledì, aprile 06, 2011

“Siamo testimoni di una svolta epocale. E non sappiamo come gestirla”

di Alessia Gerardi
Ennesima tragedia la notte scorsa al largo di Lampedusa. Trecento migranti -la gran parte eritrei e somali – sono caduti in mare mentre venivano soccorsi da alcune unità della guardia costiera. Tra le vittime anche donne e bambini. Abbiamo parlato con padre Cosimo Scordato, da anni impegnato proprio sul fronte dell’immigrazione, a Palermo.

Sembra un vero e proprio esodo biblico quello di questi immigrati nordafricani. Secondo lei, dal momento che la ricerca della libertà comporta dei pericoli, quelli che scappano sono in qualche modo degli eroi?
“Non si può parlare di eroismo, certamente sono persone coraggiose che abbandonano la loro terra per un luogo di libertà. Questo coraggio confina con un certo eroismo, ma non dovrebbero affidarsi a persone che speculano sui loro bisogni”.
Vediamo uomini, donne e bambini passare da una condizione di schiavitù a una condizione di disumanità causata dalla nostra “improvvisata” accoglienza . Quali sono, secondo lei, le nostre responsabilità?
“Non possiamo parlare di schiavitù e disumanità se non nella misura in cui ci si deve rendere conto che è entrato in crisi un modello di società gestita da dittatori. In questi Paesi ci sono condizioni critiche di repressione e soppressione che cominciano a travalicare i confini nazionali e ci stiamo ritrovando impreparati di fronte a quello che io ritengo essere un fenomeno epocale. La vera novità è la trasmigrazione di queste persone che vorrebbero incontrare la democrazia ma noi siamo impreparati, stiamo solo tamponando con delle soluzioni a breve scadenza. Dovremmo piuttosto rivedere e riconsiderare se l’Europa è disposta ad aprire i propri confini per governare questi flussi. L’ospitalità dovrebbe considerare la possibilità di integrazione, la creazione di un diritto comune. Ma principalmente io ritengo prioritario aiutare queste nazioni a ‘liberarsi da sé’ per non essere risucchiati dal modello europeo, ma considerando il loro sviluppo senza ingigantire lo spazio di ospitalità”.
Mentre la classe politica e l’opinione pubblica continuano a dividersi qual è la vera posizione della Chiesa nei confronti di questa emergenza?
“Condivido la posizione assunta dalla Conferenza Episcopale Siciliana. Il tipo di accoglienza che l’Italia sta riservando a questi immigrati non è adeguato, è solo un tampone di questa emergenza. Necessitano nuove forme di accoglienza che mirino all’integrazione reale. Le piccole comunità parrocchiali possono in tal senso fare molto, rendendosi più ricettive, non demandando solo allo Stato”. Tra l’intransigenza di alcuni e l’ipocrisia degli altri cosa condanna di più? “Non condanno nulla. Considero quello che sta accadendo nell’ottica di una svolta epocale dove è necessario maturare un senso di cittadinanza esteso all’intero pianeta. Non è più possibile garantire la sicurezza solo dentro i nostri confini. Bisogna aggiungere all’esigenza di auto-conservazione dei nostri paesi l’esigenza di far fronte a queste vere e proprie tragedie. Bisogna dare spazio a queste presenze perché portano un rinnovamento alla nostra società”. I centri di accoglienza non possono essere una soluzione permanente… “Ripeto, è stata data solo una risposta all’emergenza, non eravamo preparati ad affrontare questa migrazione, proprio come accade spesso con i terremoti”.

Come possiamo fermare questa tragedia che si sta consumando sotto i nostri occhi?
“Dobbiamo vivere questa svolta epocale, ponendoci tutti di fronte a questo cambiamento, tutti in qualità di cittadini del mondo, come parte del pianeta-terra, in vista di una nuova fase della nostra umanità. Ciò che dobbiamo comprendere è che bisogna creare condizioni di sviluppo direttamente in quei paesi da dove questi immigrati fuggono, bisogna incrementare le risorse di auto-sviluppo magari a partire dal dirottamento dei nostri sforzi dagli armamenti alle vie dello sviluppo”.
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Un morto nel portabagagli C’è la conferma: è Romano

Il morto nel partabagagli
di Riccardo Lo Verso
L’hanno abbandonato con mani e piedi legati in una Fiat Uno rubata lasciata per strada. La sua identità, è stata scoperta solo poco fa. Il cadavere di un uomo è stato ritrovato oggi pomeriggio dalle parti di Villa Napoli, in via Michele Titone, una traversa di corso Calatafimi, a Palermo: l’uomo, quasi completamente nudo ad eccezione degli slip, aveva gli arti legati con fil di ferro e la faccia rivolta verso la parte inferiore del portabagagli. Dunque, è stato confermato solo in serata il sospetto che aleggiava fin dall’inizio. Si tratta di Davide Romano, 34 anni, con precedenti per mafia e droga, scomparso da qualche giorno. Il giovane era legato alla cosca di Borgo Vecchio. Gli investigatori hanno ipotizzato dal principio per quella scomparsa un caso di lupara bianca: con lo stesso sistema era stato eliminato il padre. L’identificazione, però, è stata complessa: i carabinieri, che sono intervenuti sul posto hanno atteso l’arrivo degli artificieri, perché l’auto poteva essere imbottita di esplosivo. L’uomo ha tracce di sangue sul collo, segno – secondo una prima analisi – di un colpo di arma da fuoco. La tensione è aumentata col passare dei minuti. Alcuni familiari di Romano sono arrivati in via Titone. Poi la conferma. Il morto del portabagagli è lui.
mercoledì 6 aprile 2011
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VISTE DA VICINO. La notte lunga e disperata delle “buttane” di Palermo

"Buttane"
di Roberto Puglisi
L’amico della notte che mi accompagna, il mio Virgilio all’inferno, le chiama “buttane”. Non indulge al politicamente corretto, non cerca sostituzioni o approssimazioni. E’ un ragazzo schietto. Dice che le cose le pronunci per come le senti, se sei buono. E forse è meglio così. Prostitute. Meretrici. Passeggiatrici. La finta pietà del disprezzo dispone di un vocabolario asettico per tenere a bada il dolore, per trasformarlo in neutra categoria sociale. Buttana è sostantivo di carne, sudore e sangue. Si avverte il peso della vita maleodorante, a malapena coperto da un profumo di pochi spiccioli. C’è stata la retata tra i protettori delle rumene, nel loro dominio, nella zona del porto di Palermo. Hanno ammanettato pure due poliziotti. Uno dei due, con i gradi sulla giacca, avrebbe protetto, rassicurato e consumato. Soldi e sesso per ricompensare i suoi efficaci servigi. Eppure, stasera sembra che la guerra non sia mai stata dichiarata. Pare che le volanti mai abbiano solcato il marciapiede. Le buttane sono al loro posto, secondo il ticchettio di un invisibile orologio nell’ufficio a cielo aperto. Ci sono le rumene, le africane e i trans. Dal porto fino a via Lincoln lo spazio è diviso in settori, controllati da coloro che regnano e sovrintendono. In via Crispi, tocca alle rumene. Le nigeriane sono sistemate più su, agli incroci con via Messina Marine. I trans passeggiano nella repubblica indipendente di via Lincoln. Sono operati. Quaranta euro in macchina, cinquanta in un appartamento vicino. E’ la tariffa stabilita da una sorta di comitato dei prezzi. E non si sgarra. Dietro le buttane di Palermo – trans, nigeriane, ragazze dell’est, c’è sempre il respiro di un po’ di mare. L’amico della notte – giubbino alla Fonzie, sguardo da bambino – conosce alla perfezione luoghi, riti e dislocazioni. E li indica mentre viaggiamo su una macchinaccia da papponi, involontaria mimetizzazione. Oltre il cancello dell’autorità portuale, c’è una prima e improvvisata alcova. Si passa con l’auto. Unica preoccupazione? Alla fine dell’amplesso col cliente di turno è meglio ripulire. Portare via carta e preservativi. Il secondo angolo dell’intimità è dietro la parrocchia di Santa Lucia. Qui il decoro è un optional. La sozzura è evidente. I profili si mescolano dentro un abitacolo. Si entra e non si esce dall’altra parte. Mai. I ritrovi mercenari praticano il senso unico. Esci da dove sei entrato, se non vuoi sfondare il muro. Secondo la guida, Virgilio nel girone dei peccaminosi e dannati, non è un caso. Nessun imbarazzo. Le manette non hanno fermato il flusso di domanda e offerta. A quest’ora, sul lungomare e altrove, gli affari sono affari. Sul marciapiedi raccogliamo storie che puzzano di disperazione, oltre il paravento di un nomignolo a luci rosse. Luana pratica il sadomaso, magari gratis, perché le piace. Isobel il trans ricorda ancora il suo nome da maschio. Se il cliente non paga, o paga male, gli strappa di mano le chiavi. E lo ricatta. La gemellina rumena ha avuto una brutta avventura l’anno scorso. A un tale si è rotto il preservativo sul più bello. Lei ha avuto paura. Lui l’ha scaraventata sull’asfalto, sgommando in cerca di una via di fuga. Loredana batteva col pancione. Ora è magrissima. Chissà che fine ha fatto il bambino. Francesca, trans operata, ha la bottega in via Lincoln. E’ bellissima. Ogni tanto dal centro piombano i travestiti di via Manin, che sognano temerarie conquiste. E con i trans volano le botte. Una racconta di non provare piacere. Solo un leggero brivido, mentre fa qualcosa che lei si ostina a chiamare amore in un italiano smozzicato. Stasera c’è il safari a Palermo. Caroselli di allupati carovanieri irrompono dal buio, seguendo l’illusione necessaria di una scossa al bassoventre. L’elettricità del prima raccoglierà gli stracci nello squallore del dopo. Figure in penombra contrattano il salario del sesso. Da via Crispi a via Messina Marine è una processione di stivaloni e volti truccati. I compratori valutano il sedere, il seno, le gambe. Quarti di corpi, messi in mostra sugli scaffali della macelleria che si sporge sul mare. Nessuno guarda gli occhi. Gli acquirenti si dividono porzioni inerti di femmina, quelle che riescono a sopportare. Gli occhi delle buttane sono pieni di anima. Indivisibili. Gli occhi sono tutto, ma non piacciono ai viaggiatori della notte. Agli uomini che domani si consoleranno con l’assoluzione di un innocente caffè, da padri, mariti e figli delle donne, alla luce del giorno.
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Reggio Calabria: da Archi i boss gestiscono gli appalti

Ina veduta di Napoli
I Tegano, i Condello e i De Stefano hanno imposto il loro controllo sull'economia del capoluogo dello Stretto. Reggio Calabria è completamente soggiogata dalle cosche di 'ndrina; al punto che non è concepibile azione imprenditoriale al di fuori dei diktat delle tre famiglie che contano di più: i De Stefano, i Condello i Tegano. Quale è la novità, ci si potrebbe chiedere; è che la procura distrettuale antimafia diretta da Giuseppe Pignatone ha azzerato ieri una di queste tre cosche, e ha soprattutto scoperto come queste tre famiglie, dal loro quartiere periferico di “Archi”, avessero conquistato anche il Comune, piazzando i loro uomini nelle municipalizzate, come quel Giuseppe Rechichi che figura secondo le indagini coordinate dai Pm Giuseppe Lombardo, Colamonici e Beatrice Ronchi, come il socio privato al 49% della “Multiservizi” la società mista pubblico privato che gestisce sia i rifiuti in città come le cosiddette “utilities”, l’erogazione dei beni primari come l’acqua. Pronta una nota della società del comune compartecipata dai privati per chiarire come Rechichi, diretta emanazione del clan Tegano, «Non sia proprietario di quote della società», bensì un semplice «dipendente». Un estremo tentativo da parte dei manager comunali di non gettare una luce mafiosa sugli 8 anni di amministrazione dell’ex pupillo di Gianfranco Fini, Giuseppe Scopelliti, che nel suo primo mandato creò le società a gestione mista “Leonia” e “Multiservizi”, guarda caso affidando la gestione in mano ad “Arcoti”, ossia uomini di quei due clan che comandano nella periferia tirrenica del capoluogo dello Stretto. Ma adesso i 26 arresti disposti (cinque tuttora latitanti) dai giudici antimafia hanno azzerato i clan di Gianni Tegano (l’ “uomo di pace” invocato dai suoi familiari lo scorso 26 aprile dopo l'arresto, davanti la Questura reggina), mandando in cella sia i suoi due fratelli Bruno e Giuseppe; come pure il reggente del clan Giorgio “Franco” Benestare, con il fratello Angelo, cognati del capoclan Tegano, ma anche imparentati con i De Stefano, tramite il reggente Orazio, la cui sorella è sposata a uno dei Benestare. Anche ieri, così come per l’arresto dell’uomo di “pace”, centinaia di membri del clan Tegano si erano assiepati fuori dalla Questura per salutare i loro parenti e inveire contro i poliziotti. Alcune donne del clan hanno cercato di non fare portare via in ceppi i loro congiunti, mettendosi di traverso davanti le volanti della Polizia che sgommavano con i fermati a bordo. Il quadro delle alleanze, è ora finalmente chiaro, a 20 anni dalla fine della guerra di Mafia, grazie ai tre pentiti di alto rango degli ultimi mesi: Antonino Lo Giudice, “u nanu”, i cui affari proliferavano nei quartieri di Archi e Santa Caterina all’ombra dei Tegano; Roberto Moio, che del boss Tegano era nipote; e Consolato Villani, un contabile, un “mastro di giornata” del clan; hanno rivelato in questi ultimi mesi chi comandi nel capoluogo, le tre famiglie che fuori da Reggio rispondono solo alla “Mamma” i clan aspro montani di Natile Platì e San Luca come Strangio, Barbaro e Nirta, e sulla Piana di Gioja solo ai Piromalli e ai potentissimi Alvaro di Sinopoli, la famiglia che aveva acquistato a man bassa caffè e ristoranti lungo via Veneto a Roma, come emerse in una operazione del marzo 2009. Erano loro a imporre anche in città come si ripartissero gli appalti: loro che parteciparono alla ristrutturazione del teatro lirico reggino, il “Cilea”; loro che minacciarono più volte di morte l’ex sindaco pidiessino Italo Falcomatà; o che minacciarono anche il presidente della Reggina calcio, Lillo Foti e soprattutto il fratello imprenditore Gianni. Forse, a tal punto che le amministrazioni comunali più recenti hanno deciso di “non avere problemi”, come Berlusconi a suo tempo con Vittorio Mangano, e per quieto vivere di metterseli dentro casa? http://www.liberainformazione.org/

Nel nome del padre

di Benny Calasanzio
«Ho visto Mostaccio, stasera» dice senza voltarsi. «E che ti ha detto?» «Mi ha offerto trentanove milioni per non scrivere più dell’AIAS». [...] Gli chiedo: «Che hai fatto? Li hai rifiutati?». Annuisce, ma poi fa una lunga pausa, come se cercasse le parole: «Mi ha detto che non arriverò al 20 gennaio».
Inizia così il lungo flash back di Sonia Alfano, un viaggio a ritroso lungo 18 anni, un racconto in prima persona di una vita che poteva essere come tante, tra lo sport e gli studi universitari, tra la “calma piatta” di Barcellona Pozzo di Gotto e il mare caldo di Capo d’Orlando. Una vita “normale” sperata, agognata, assaporata, che finisce per sempre l’8 gennaio 1993, quando un killer mafioso, Nino Merlino, armato dal boss Giuseppe Gullotti, ammazza suo padre, il professore Beppe Alfano. No, non giornalista. “Giornalista d’inchiesta” lo diventerà dopo, post mortem. Prima era solo un professore, che osservava, ricostruiva, e scriveva, da umile corrispondente di provincia de “La Sicilia”. Era, semplicemente, colui che prima di altri aveva capito cosa stava accadendo in una provincia a misura di mafioso in cui ancora molti credevano alla befana e al buon Babbo Natale. Ma non ai fantasmi della mafia, ai latitanti. Solo dopo diciotto anni da quel maledetto 8 gennaio, Sonia Alfano, oggi parlamentare europeo, ha trovato la forza e il coraggio di raccontarsi in questo libro, “La zona d’ombra. La lezione di mio padre ucciso dalla mafia e abbandonato dallo Stato” (Rizzoli), in uscita oggi in tutte le librerie. Ed è un racconto estremamente vero, quasi accorato, che stupisce anche chi, come chi scrive, la conosce a fondo da anni. Sono pagine vergate con le lacrime, a volte sporcate di sangue, di quel sangue che lei, appena ventenne, si ferma a fissare, ad annusare, a ricordare come ultima immagine di suo padre. E’ solo una pozza rossa che trova, infatti, quando arriva sul luogo del delitto, in quella strada in cui poco prima Beppe Alfano aveva fermato la sua auto, aveva abbassato il finestrino e si era fermato a parlare con il suo killer. Cosa aveva visto? Lo aveva rincorso dopo aver scoperto di essere seguito? Ricordi intimi e a tratti inevitabilmente commoventi, aneddoti che raccontano un rapporto speciale tra un padre duro ed esemplare ma dolce, ed una figlia ribelle ed antiautoritaria ma una grande testa sulle spalle. Lui uomo della destra dura e pura, lei universitaria che ascoltava Ligabue. Un dualismo che va oltre quell’8 gennaio, che va oltre quella chiazza di sangue e che la porta a dedicare tutta se stessa ai processi che seguiranno e che riusciranno ad appurare, in via definitiva, il mandante militare, Gullotti, e il macellaio, Merlino. Non ancora pervenuto il terzo livello. Niente infatti sulle inchieste “personali” di Alfano sulla latitanza di Santapaola, che il cronista aveva scoperto alloggiare a pochi metri da casa sua; niente di nuovo sugli appunti sui traffici d’armi. Sepolta, come molti altri aspetti, quella minaccia di Mostaccio, presidente dell’Associazione Italiana per l'Assistenza agli Spastici di Milazzo, uscito in modo definitivo dai processi. Tutti, nel messinese, sembrano aspettare l’archiviazione dell’inchiesta sui mandanti occulti. Tutti tranne loro, la famiglia Alfano, la squadra Alfano, rappresentata dal legale Fabio Repici.
Si legge come un romanzo ma devasta come un’inchiesta, direbbe qualcuno. E infatti non mancano incursioni in atti giudiziari, alcuni inediti, che mettono in crisi il sistema giudiziario barcellonese e ambiti delle forze dell’ordine, come quel Ros, capitanato da Sergio De Caprio, alias Ultimo, che anzichè catturare Santapaola, di cui si suppone avessero ormai tutte le coordinate, viene dirottato su un altro obiettivo rischiando di ammazzare un giovane totalmente innocente. Una storia di depistaggi e omissioni sul crine tra l’incompetenza e il criminale, di cui massimo esponente è quel pm brianzolo, Olindo Canali, a cui Alfano raccontava quotidianamente delle sue inchieste e dei suoi sospetti e che alla fine lo abbandona al suo destino, finendo, negli ultimi mesi, per essere indagato per falsa testimonianza con l’aggravante mafiosa. Avrebbe mentito, avrebbe depistato le indagini. Tranquilli, fa ancora il giudice, a Milano. Poca, pochissima politica in questo libro; solo qualche accenno alla vita da parlamentare e alle attività in corso. Tanta vita vera, senza filtri o frasi di circostanza. “Sincero”, se a tutti i costi dovessimo trovare un aggettivo. E che termina con un giro dei reparti del 41 bis delle carceri italiane di massima sicurezza, fino, paradossalmente, alla cella dell’ultima preda di Ultimo, la più ambita, Totò Riina, che le confida: “«Certo, noi stiamo pagando, ma qualcun altro è libero...». Fa una pausa, e infine mi lancia uno sguardo obliquo - racconta la Alfano nel libro -: «Ma lei sta con Berlusconi?». «Non è di questo che dobbiamo discutere. Comunque no, non sto con Berlusconi». «Chiddu a noautri ne futtiu» conclude, riferendosi per la seconda volta a Berlusconi”.
(6 aprile 2011)

martedì, aprile 05, 2011

Don Ciotti: «La democrazia ci chiede ogni giorno di costruire la storia del nostro paese e della nostra comunità»


Don Luigi Ciotti

LUIGI CIOTTI
La vera forza delle mafie sta fuori dalle mafie. C’è, nel nostro paese, un’illegalità diffusa che non va confusa con le mafie, ma delle mafie rappresenta spesso la premessa. Per questo Libera ha raccolto più di 1 milione di firme contro la corruzione. È inaccettabile che sia stato firmato ma non ancora ratificato, reso operativo, il trattato europeo di Strasburgo del 1999. Corruzione significa 60 miliardi di euro sottratti ogni anno ai servizi sociali, alla scuola, al lavoro, alla sanità, cioè alle basi stesse della democrazia. LEGGI TUTTO

L'assessore alla sanità Massimo Russo a Corleone: "L'ospedale sarà potenziato ed integrato con i servizi del Pta"

L'intervento dell'assessore Massimo Russo
L’ospedale di Corleone non solo non corre nessun pericolo di chiusura, ma verrà potenziato ed integrato con i servizi territoriali del Pta, per garantire una adeguata tutela della salute dei cittadini. L’ha assicurato stamattina, a Corleone, l’assessore regionale alla sanità Massimo Russo, che ha incontrato gli operatori sanitari, i rappresentanti delle istituzioni locali, delle forze politiche, dei sindacati e delle associazioni. In meno di un anno è già la seconda volta che l’assessore Russo visita l’ospedale di Corleone. Anche stavolta era accompagnato dal senatore del Pd Giuseppe Lumia, che ha ricordato come il suo “battesimo di fuoco” – appena eletto per la prima volta parlamentare - sia avvenuto nel 1994 a Corleone con la partecipazione ad una manifestazione popolare per la difesa dell’ospedale. «I cittadini tengono al loro ospedale», ha detto Lumia. Prima dell’incontro con gli operatori, Russo ha voluto visitare l’intera struttura sanitaria, a cominciare dalla nuova ala ancora da completare, dove è stato concordato che al piano terra debba sorgere un moderno ed efficiente pronto soccorso.  LEGGI TUTTO

lunedì, aprile 04, 2011

Corleone. A proposito della puzza che viene dal fiume e dell'Ato rifiuti...

L’amministrazione comunale annuncia un finanziamento dello Stato che consentirà la manutenzione del torrente Corleone. Lasciando intendere che così si eliminerà (in parte) la puzza che viene in estate dal fiume. Per onestà intellettuale, bisognerebbe comunicare ai cittadini che il maggior degrado del torrente Corleone è dato dalle acque fognarie che vi confluiscono, eliminabili solamente con la realizzazione di un collettore fognario. Da anni chiediamo che venga realizzato, ma non se n'è fatto niente. Che adesso possa realizzarlo l'Ato idrico appare improbabile, tenuto conto che l'APS a cui ha affidato la gestione delle reti sta definitivamente fallendo. Non ha fatto un buon servizio a Corleone il sindaco Iannazzo cedendo (per un piatto di lenticchie) le nostre reti idriche ad APS. Qualche suo amico magari lavorerà, ma lo stipendio glielo stanno pagando i cittadini di Corleone con le bollette dell'acque tri-quadruplicate. Meno male che a giugno c'è il referendum...

E' una notizia che il sindaco Nino Iannazzo esprima soddisfazione per il commissariamento dell'ATO rifiuti, amministrato dall'on. Salvino Caputo, suo amico strettissimo, accusato di immobilismo gestionale. Purtroppo, il solo commissariamento servirà a poco se non si attua la riforma, imponendo a ciascun soggetto di svolgere correttamente i propri compiti. A cominciare, per esempio, dal pagamento regolare delle fatture da parte dei comuni, dal pagamento regolare degli stipendi ai dipendenti, della raccolta differenziata fatta seriamente, ogni giorno, sensibilizzando i cittadini. Cosa che attualmente non si fa assolutamente. E meno male (a proposito della differenziata) che il sindaco aveva coniato lo slogan "s'avi a fari!", perché purtroppo "un si fa!".

Sull'abbigliamento "consono"...

Recentemente mio marito si è recato a Palazzo dei Normanni, sede del Parlamento regionale siciliano, per un incontro fra varie organizzazioni non governative e il presidente ed altri funzionari della Regione. In portineria gli sbarrano il passo perché è vestito con una (per altro decentissima) tuta da ginnastica blu, ritenendo il suo abbigliamento poco consono al luogo (?!?). E’ il suo abbigliamento abituale, vestito così è entrato pure nella basilica di S. Pietro (il che è quanto dire!) dove fu invece sbarrato il passo a nostro figlio di allora 10 anni perché indossava una canottiera!. Mio marito ha insistito garbatamente, chiedendo se ci fosse un regolamento della Regione e cosa dicesse. Chi lo ostacolava ha  risposto “il regolamento sono io!”. Non volendo perdere la conferenza e, abitando per fortuna a Palermo, è tornato a casa a cambiarsi. Non posso non pensare che l’accesso alla Regione non è stato e non è sbarrato ai molteplici politici (in giacca e cravatta!) inquisiti per mafia & amenità similari. LEGGI TUTTO

I 500 fantasmi sulle rotte disgraziate. "Quel mare è diventato un cimitero"

dai nostri inviati
ATTILIO BOLZONI
e FRANCESCO VIVIANO
Negli ultimi venti giorni una strage senza fine. Lanciano l'Sos appena iniziano a imbarcare acqua e poi scompaiono nel nulla. A volte i loro corpi vengono ritrovati dopo giorni, ma i più finiscono inghiottiti nel nulla.
LAMPEDUSA - Lanciano l'Sos appena iniziano a imbarcare acqua e poi scompaiono nel nulla. A volte i loro corpi vengono ritrovati dopo giorni, ma i più finiscono inghiottiti nel nulla. Su un registro, un diario. Sono fantasmi del mare. Quanti ce ne sono in fondo al Canale che divide l'Africa dall'Europa? Quanti uomini e quante donne e quanti bambini sono finiti in questi ultimi giorni di grandi sbarchi in quella tomba che è il Mediterraneo? LEGGI TUTTO