10/07/2026

Fra Paolo: “Credo che il Signore continuerà a mandarmi sorelle e fratelli tanzaniani e italiani che mi accompagneranno con gioia e speranza fino all’incontro con sorella morte”

La consegna dell’onorificenza a fra Paolo

Fra Paolo
Il discorso di Fra Paolo durante la cerimonia di consegna dall’onorificenza 
di Cavaliere dell'Ordine della Stella d'Italia, conferitagli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
(Complimenti vivissimi al caro fra Paolo, che continua a mantenere un posto speciale nel nostro cuore e nel cuore di tutti i corleonesi onesti - d.p.)

di FRA PAOLO BOLDRINI

Alla fine della sua vita terrena san Francesco ha lasciato un testamento in cui non ha dato disposizioni su come dividere delle proprietà che lui non aveva, ma per aiutarci a rileggere con uno sguardo di fede la sua avventura terrena. Ad un certo punto dopo aver raccontato la sua esperienza iniziale di conversione, scrive “Il Signore mi dette dei fratelli”. Ricordo queste parole di San Francesco, perché la mia esperienza in Tanzania l’ho vissuta fin dall’inizio così: un imprevisto dono di Dio. Così come Francesco non aveva previsto che altri volessero seguire il suo esempio vivendo in fraternità, neppure io avevo previsto di imbarcarmi su un aereo e passare quasi tutta la mia vita in Tanzania! Io ero contento che la nostra recente (1972) fondazione dei Frati minori rinnovati avesse dei fratelli desiderosi e pronti per partire come missionari in Tanzania collaborando con la diocesi di Agrigento che aveva già la gestione di una parrocchia nella diocesi di Iringa.

La decisione di partire per la Tanzania fu presa all’unanimità dal Capitolo Generale del 1984, ma con mia sorpresa fra Umile, il Servo Generale dell’epoca, mi chiese se io fossi disposto a partire. Non era un mio progetto e a mala pena sapevo situare geograficamente la Tanzania, ma “Il Signore mi dette dei fratelli” tanzaniani e ne sono grato! Da quel lontano 1984 fino ad oggi, tranne una breve parentesi corleonese (dal 1992 al 1997), ho potuto godere la gioia di conoscere, collaborare, condividere le vicende della vita con tanti fratelli e sorelle tanzaniane che il Signore mi ha fatto incontrare. Non avrei mai immaginato di poter vivere la quotidianità della calorosa sorella savana con il fascino delle acacie e baobab, elefanti e uccelli di ogni specie, o del fresco fratello altopiano con stupende notti stellate. Mentre di notte sto portando con la jeep sulle strade sterrate una partoriente all’ospedale, mi fanno fermare, sento i vagiti è nato un bambino! Scendo dal fuoristrada e alzo gli occhi al cielo e di fronte allo spettacolo della via lattea e di tutte le altre stelle, e della nuova stella che è spuntata in macchina, mi viene spontaneo chiedermi “Ma cosa ho fatto io per meritarmi tanto?” E’lo stesso interrogativo che mi faccio quando sono attorniato dai bambini dell’asilo che sorridenti vogliono mettermi le mani sulla testa per benedirmi, o quando donne anziane, con il volto pieno di rughe e le mani callose, piegano le ginocchia e mi ringraziano per qualche piccolo aiuto. Quanta ospitalità, quanta festa, canti e balli, quanta gioia di vivere, quanta pazienza mi hanno insegnato queste sorelle e fratelli tanzaniani di Iringa che il Signore mi ha dato. Ma proprio perché fratelli e sorelle, con loro ho voluto condividere la lotta alla povertà, all’ignoranza, alle malattie come insegnava l’umile ma determinato presidente Julias Nyerere che ho avuto occasione di incontrare anche personalmente. Con vero spirito evangelico-francescano aveva convinto anche i politici a chiamarsi tutti “ndugu” fratelli, piuttosto che distinguere tra “onorevoli” e non, e il giorno dell’indipendenza nazionale, quando si accese la fiaccola sul Kilimangiaro, nel suo discorso citò la “preghiera semplice” attribuita a san Francesco “Dove ci sono le tenebre ch’io porti la luce… dov’e disperazione ch’io porti speranza, dove c’è l’odio fa che io porti l’amore, dove c’è offesa ch’io porti perdono…”. Di fronte ai tanti bisogni di tanti fratelli e sorelle ho pensato che bisognava rispondere con uno sforzo comune, da una parte annunciando il Vangelo della pace e aiutando la maturazione di comunità cristiane vive e operanti, dall’altra cercando di valorizzare le risorse materiali, ma soprattutto umane già presenti nel nostro territorio. E così il 30 gennaio 2004 è nata ufficialmente l’ong locale, indipendente, MAWAKI (Maendeleo ya watu waKilolo, diventato poi Maendeleo na wakati Kilolo= Sviluppo al passo coi tempi Kilolo). Non ci siamo messi limiti di settori d’intervento, ma il limite geografico della nuova provincia di Kilolo, nella regione di Iringa dove abitiamo. Asili per bambini, costruzione di aule, dormitori, case per maestri, borse di studio, costruzione e gestione del Dabaga Institute of Agricolture, servizio di autoambulanza, costruzione di dispensari, acquedotti, sostegno a persone in difficoltà, costruzione del Centro Tabasamuper bambini vulnerabili o disabili, un mulino con produzione di farine fortificate, piantumazione di boschi ecc. in più di 20 anni si sono potute fare tate cose. Tutte iniziative e attività per certi versi non programmate, ma sempre realizzate grazie al “Signore che mi dette fratelli”, sia fratelli tanzaniani che hanno aumentato il numero dei religiosi della nostra famiglia, sia di tanti fratelli e sorelle italiani che con un passaparola sorprendente sono venuti a trovarmi e hanno voluto condividere non solo l’ospitalità e le bellezze della Tanzania, ma hanno deciso di mettersi in gioco, il gioco della fraternità e del servizio. Tanti amici e amiche italiani che hanno investito il loro tempo e le loro risorse in progetti di aiuto e di sviluppo, dando vita in Italia anche a nuove associazioni che contagiano questo spirito di fraternità senza confini. Quante belle sorprese mi ha riservato il Signore, specialmente da parte di giovani italiani che non dubitano a definire il viaggio in Tanzania come un evento che ha cambiato la loro vita, e lo dicono con le lacrime agli occhi e continuando ad impegnarsi a creare fraternità, come quegli anziani che dimostrano di aver trovato una nuova giovinezza aiutati dai fratelli tanzaniani a riscoprire in loro energie vitali che sembravano sopite e stanche. Quando sono arrivato in Tanzania potevo correre su e giù con la bicicletta ricordo della mia pianura padana, adesso, pur con tutto il mio desiderio di fraternità, con i miei 70 anni, devo accettare di sentirmi chiamare Babu(nonno), ma credo che il Signore continuerà a mandarmi sorelle e fratelli tanzaniani e italiani che mi accompagneranno con gioia e speranza fino all’incontro con sorella morte. Sorella perché apre le porte di quel regno dove l’amore non sarà solo una parola o una buona intenzione, ma il nutrimento che ci assicurerà la pace del cuore e fra noi.

Fra Paolo dei frati minori rinnovati, fraternità di Pomerini, diocesi di Iringa, distretto di Kilolo. TANZANIA


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