GAETANO MANNINA
ho letto con gratitudine l'analisi di Giuseppe Savagnone. Ha fatto quello che da mesi non vedevo fare: ha preso sul serio il trumpismo. Non come folklore, non come tweet, ma come filosofia.
E ha ragione quando dice che “Si sottovaluta solitamente la portata culturale, oserei dire filosofica, del trumpismo” e che dietro ci sono Vance e Rubio a costruire un disegno destinato a durare.
Savagnone ha colto il punto che ci interessa come cristiani: l'inganno sta proprio nella parte nobile del discorso.
A Monaco Vance dice: “La minaccia che mi preoccupa di più nei confronti dell’Europa non è la Russia, non è la Cina... è la minaccia dall’interno. Il ritiro dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali”. Ad Atene, sotto l'Acropoli, Rubio rilancia: parla di “grande rinnovamento dello spirito occidentale” e ci dice che “oggi ci troviamo a un bivio perché il prossimo decennio e le decisioni che prenderemo scriveranno la storia del prossimo secolo”.
Sembra un invito a tornare grandi. In realtà è l'invito a tornare piccoli.
Atene senza Gerusalemme
Rubio cita i greci: “un’individualità fiera e una determinazione incrollabile; l’audacia nell’esplorare e nell’inventare” e ne deduce che “non c’era nulla di egoistico o di sbagliato nella fedeltà alla propria nazione, né nel combattere per difenderne gli interessi sopra ogni altra cosa” per concludere “Scegliamo di perseguire senza vergogna la potenza nazionale”.
Savagnone lo smaschera con una frase che dovremmo stampare: quella visione “ricorda più Nietzsche che il Vangelo. Una visione basata sull’affermazione della propria eccellenza e sul superamento di tutti i limiti, ma senza alcun riferimento alla fraternità, al rispetto dei diritti degli altri e alla cura dei più deboli”.
È qui il nodo, Dino. Hanno preso Atene e Roma, ma hanno saltato Gerusalemme. Hanno preso la frontiera, ma hanno lasciato per strada il Samaritano.
Il Vangelo non dice “ama il tuo prossimo se è utile alla tua potenza nazionale”. Dice l'opposto. Dice che il giudizio finale sarà su una sola domanda: “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero straniero e mi avete accolto”. Mt 25,40. Non “ero straniero e mi avete esternalizzato in Albania”.
La nostra alternativa non è nostalgia woke, è Vangelo
Non possiamo rispondere a Rubio solo difendendo lo status quo europeo. Hai visto anche tu dove ci sta portando: “Assistiamo oggi a una gara dei governi europei... a imitare e potenziare il modello Albania” e a chiamare “risveglio” un riarmo.
La nostra alternativa cristiana, quella che abbiamo imparato nelle parrocchie di Corleone, nelle associazioni, sui barconi e nelle chat degli immigrati a New York, è un'altra e sta in quattro capovolgimenti semplici:
1. La persona prima della potenza. Per Trump la morale è, parole sue: “La mia moralità. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi. Non ho bisogno del diritto internazionale”. Per noi cristiani è l'esatto contrario: ho bisogno del diritto internazionale proprio perché riconosco un limite, e quel limite è il volto dell'altro.
2. La comunità prima della nazione. L’America First dice: prima io, poi gli altri. Il Vangelo dice: non c'è “io” senza “noi”. Fratelli Tutti non è un libro buonista, è una dottrina di politica estera: o ci salviamo insieme o affoghiamo separati. Il Canada schiacciato, la Danimarca umiliata per la Groenlandia, Gaza trasformata in resort, non sono incidenti di percorso. Sono il frutto di quella filosofia.
3. L'accoglienza prima del muro. Quando ho scritto su Mamdani che “New York resterà una città di immigrati, costruita dagli immigrati”, una mia amica immigrata ha pianto perché ha sentito che qualcuno diceva di nuovo “siete già a casa”. Quella è politica estera cristiana: non contare quanti ne entrano, ma riconoscere che chi bussa è già fratello.
4. La pace disarmata prima della pace armata. Non siamo ingenui. Ma non possiamo chiamare “valori” “una deportazione spietata... condotta con estrema violenza” e un mondo dove si strangola Cuba e si bombarda l'Iran “contro ogni regola di diritto”.
Caro Dino, Savagnone conclude che “La filosofia del trumpismo non è la salvezza dell’Occidente, ma il punto estremo della sua eclisse”. Sono d'accordo.
Ma aggiungo non basta dire “No, grazie”. Dobbiamo ridire “Sì, grazie” a qualcos'altro. Sì, grazie a un Occidente che torna a mettere al centro l'amore per il prossimo come misura di ogni legge, di ogni frontiera, di ogni bilancio militare.
Se questo è essere woke, allora il Vangelo è il libro più woke della storia. E io, figlio di contadini ed immigrati del Sud, continuo a stare da quella parte.
Con affetto,
Gaetano


Nessun commento:
Posta un commento