10/18/2026

Il ricambio dell’auto in Italia è uno dei nodi da sciogliere. Altro che la diatriba sul bollo auto!


Lelio Cusimano

L’auto in Italia non è qualcosa di residuale. È un mezzo d’uso quotidiano; proprio per questo, il suo ricambio è uno dei nodi economici, ambientali e sociali più difficili da sciogliere. Altro che la diatriba sul bollo auto!

A dirlo, sono i numeri. Sulle strade italiane circolano circa 45 milioni di veicoli per 59 milioni di abitanti. Dietro c’è molto più del solo problema del traffico. Ci sono lavoro, consumi, distribuzione delle merci, pendolarismo. C’è un’intera filiera economica che vive dell’uso dei veicoli: carburanti, manutenzione, assicurazioni, componentistica, infrastrutture, autostrade, parcheggi, noleggio e servizi collegati alla mobilità. È questa la prima questione da mettere a fuoco: l’automobile è uno strumento attraverso il quale si produce e si organizza una parte rilevante dell’attività economica del Paese.

Il problema nasce quando si guarda all’età dei mezzi; l’età media del parco circolante è salita e il dato diventa ancora più significativo considerando che, dei veicoli iscritti al Pubblico Registro, circa dieci milioni non risultano circolanti. 

Il parco automobilistico italiano, dunque, è allo stesso tempo mastodontico, in parte inutilizzato ed obsoleto. Sono tre caratteristiche che spiegano le difficoltà della transizione.

La fotografia del comparto, scattata dall’Istat, mostra quanto il passaggio sia ancora incompleto. Le autovetture elettriche sono poco più di 240 mila, appena lo 0,5% dei mezzi circolanti. I mezzi ibridi sono invece arrivati a sfiorare i due milioni, mentre il parco resta in assoluta prevalenza composto da vetture a gasolio e benzina: oltre 15 milioni le prime e più di 14 milioni le seconde.

Non basta, quindi, capire quante automobili nuove entrano sul mercato. Bisogna considerare quante riescono, nei fatti, a subentrare a quelle più datate.

In questo quadro anche la fiscalità assume un peso particolare. Il dibattito sul «bollo auto», rilanciato dai recenti interventi normativi sui tributi regionali e locali e dal riordino della fiscalità automobilistica, chiama in causa il modo stesso in cui lo Stato e le Regioni scelgono di orientare e finanziare la mobilità.

La politica della mobilità non può essere ridotta alla contrapposizione fra auto e soluzioni alternative all’auto. La vera partita riguarda il modo in cui un Paese organizza gli spostamenti di persone e merci, distribuisce i relativi costi e decide come accompagnare il cambiamento tecnologico. L’Italia - è utile ribadirlo - parte da una condizione complessa: una mobilità stradale ancora senza alternative, un parco affollato e invecchiato ed una transizione che riguarda una quota ancora molto limitata dei veicoli circolanti. Per questo il ricambio dell’auto non è un capitolo separato della transizione ecologica. È uno dei luoghi in cui economia, welfare, industria, fiscalità e ambiente finiscono per incontrarsi. E proprio perché l’auto continua a essere un’infrastruttura d’uso quotidiano, il modo in cui riusciremo - o non riusciremo - a rinnovarla dirà molto della capacità del Paese di governare la propria mobilità futura. 

Lelio Cusimano

GdS, 18/10/2026

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