10/16/2026

La storia. Un anno fa nasceva il movimento che riunisce circa cento associazioni di giovani. Bersani: "Rimanere è di sinistra"


DALLA NOSTRA INVIATA 

CLAUDIA BRUNETTO

CAMPOBELLO DI LICATA (AGRIGENTO) - Alcuni dei ragazzi che l'anno scorso hanno fondato il movimento "Patto per restare" che riunisce un centinaio di sigle di tutta la Sicilia L'evento "restare a sinistra", ieri sera nella piazza di Campobello di Licata (Agrigento). A destra, l'ex leader del Pd Pier Luigi Bersani


È passato quasi un anno da quando un manipolo di ragazzi, in un angolo remoto della Sicilia, ha deciso di ribaltare il concetto stesso di emigrazione. E da allora la parola "restanza" è finita persino nella Treccani. Un termine che riassume il diritto a non partire per forza in cerca di un futuro migliore, a sperare in una vita diversa anche dove per ora gli indici economici sono fra i più bassi d'Italia. Ieri, i giovani della "restanza" hanno festeggiato in piazza, a Campobello di Licata, il primo compleanno. Con un ospite insolito: Pier Luigi Bersani. L'ex segretario del Pd si è seduto accanto a loro, nella piazza principale del paese mai così piena.

Compiaciuto anche per il titolo dell'incontro, nel quale il diritto a restare, appunto, è anche quello di «restare a sinistra». «Poter restare è in modo sacrosanto di sinistra — dice Bersani — La sinistra del resto cos'è alla fine? È l'idea che non puoi stare bene da solo, che per stare bene tu devono stare bene un po' anche gli altri. Se non agisci per una crescita collettiva, per i diritti comuni, la ruota non può girare». 

A partire dalla dignità del lavoro, dalla sanità per tutti, dall'equità fiscale. Lo hanno capito bene a Campobello di Licata, nell'Agrigentino, storica roccaforte elettorale dell'ex leader della Democrazia siciliana Totò Cuffaro, dove non c'è un cinema, non c'è un teatro, non ci sono mezzi pubblici, né salari dignitosi, a cominciare da quelli degli agricoltori ormai in ginocchio che, ieri, hanno voluto stringere la mano a Bersani. «A Campobello, però, c'è la possibilità di avere spazio, di creare relazioni sociali e opportunità — dice Carmelo Traina, ingegnere di 33 anni, rientrato a Campobello da quattro, fra i fondatori di "Patto per restare" che ieri ha promosso il dibattito in piazza — Restare è una scelta di vita, di futuro. È molto più interessante, in questo momento storico, vivere in Sicilia che in altre parti dell'Europa». Se ne è accorto anche lo Svimez che propone, non a caso, di puntare sugli incentivi alla "restanza", a cominciare dai salari e dai servizi, per frenare l'emorragia dello spopolamento. Dalla Sicilia, negli ultimi dieci anni, sono andati via 56 mila giovani laureati: è l'emigrazione intellettuale il nuovo nemico quaggiù, l'insidia che svuota il Mezzogiorno. Un totem apparentemente impossibile da abbattere. Eppure. 

Greta Tassone, 26 anni, da due è rientrata nella sua Caltanissetta, che detiene il record italiano delle donne meno occupate d'Italia. «Faccio parte di quello scarso 15% che un lavoro ce l'ha — dice l'ingegnera che si è laureata al Politecnico di Milano — Non si sta male in Sicilia, ovviamente mancano i servizi, a Caltanissetta, per esempio, l'ospedale non riesce a rispondere alle esigenze del territorio. Ma se in questi posti non restiamo, sono destinati a morire. Crediamo nel valore della rete per cambiare le cose. E la rete della "restanza" continua a crescere. La speranza c'è, ma non è un'utopia, per noi è concretezza». «Sicilia disoccupazione zero» è la proposta concreta, appunto, di "Patto per restare", in vista delle elezioni regionali del prossimo anno, che consiste nel mettere insieme i bisogni del territorio con le specifiche professionalità. «Non ho mai pensato di lasciare la mia terra — dice la ricercatrice Enza Macaluso, di Valledolmo, una cittadina di tremila residenti nel Palermitano — La Sicilia non è soltanto una terra svantaggiata, ci sono anche nuovi scenari, nuovi fenomeni come la "restanza"». C'è chi non ha potuto scegliere di andare via e adesso si rimbocca le maniche. «Ci siamo voluti prendere la responsabilità di fare qualcosa, di andare oltre la rabbia e l'indignazione — dice Simone Dei Pieri, catanese di 33 anni, dottorando di Economia — Questa rabbia per noi è diventata motore di cambiamento. Siamo partiti dal lavoro con una proposta concreta, ma andremo avanti con l'istruzione e la cultura».

«Mi colpisce molto questa esperienza siciliana, mi fa guardare con fiducia al futuro — chiosa Bersani — Presto la politica non la faranno più solo i partiti, c'è troppa ricchezza in giro perché sia così. I partiti devono strutturare un dialogo con questo mondo, non solo arruolarne qualcuno. Se non sono pronti a cogliere questo stimolo, si facciano curare. Questi ragazzi possono dare una mano alla politica. Siamo di fronte a un passaggio generazionale senza precedenti e dobbiamo capire come traghettare a questa generazione i valori della sinistra. Da quattro anni ho deciso di fare il volontario proprio per fare questo, alla mia età è più importante seminare che raccogliere. Quando si dice che i giovani non sono interessati alla politica si dice una stupidaggine».

la Repubblica, 15/10/2026

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