10/28/2026

Domenica, presentazione del volume “LA CORTE CELESTE DEI SANTI”. La processione del Corpus Domini a Corleone, di Leoluca Cascio e Davide Giorgio Orlando


Le azioni rituali, perpetuate nei secoli, manifestano una propensione alla permanenza anche se, inconsapevolmente, a volte se ne trascende e smarrisce il significato originario pur continuando a ripeterle nel trascorrere degli anni. 

É questo ciò che è successo a Corleone alla celebrazione solenne del Corpus Domini, nella quale, sino al 1954, a precedere il Santissimo Sacramento vi erano circa cinquanta statue portate a spalla dagli appartenenti alle numerose confraternite corleonesi o da uomini allocati per l’occasione. Era un microcosmo complesso ma armonizzato nel suo insieme: il lavoro preparatorio delle confraternite con l’allestimento degli scanneddi; il corteo processionale del giorno e quello dell’Ottava; le manifestazioni gioiose nei confronti del relativo santo; la dimensione ludica delle gare di abilità degli stendardi; la nchinata delle statue, compiuta dai portatori i quali inclinavano il proprio fercolo per rendere omaggio al Santissimo.

Ne risultava un insieme di fede, di sacro e profano, di riaffermazione dell’ordine sociale e di esibizione collettiva statuaria con relativi addobbi, anche con frutti primaticci, e parature a festa. Si registrava un coinvolgimento dell’intera città, secondo solo alla processione del Venerdì Santo; per l’occasione sfilavano le pregiate statue lungo un palcoscenico naturale, quello viario, come una corte celeste che avanzava lentamente precedendo il Santissimo Sacramento. 

La decisione di abolire la sfilata dei santi in occasione della festa del Sacramento fu presa nel 1931, durante il Sinodo Diocesano di Monreale, ma nessuno ebbe mai il coraggio di attuarla. Fu solamente nel 1954, con Alonzo Bajada, dopo dieci anni dal suo insediamento a Corleone come decano, che la secolare processione subì l’annunciata modifica, causando un taglio traumatico per coloro i quali videro eliminata di netto la loro consuetudine. 

In questo libro, a cura di Leoluca Cascio e Davide Giorgio Orlando, per mezzo dei documenti consultati e le foto in esso contenute, si ricostruisce l’antica forma devozionale, parzialmente o del tutto dimenticata a causa dello scorrere veloce dei sistemi culturali che sono ad altissima fluttuazione, documentandola, analizzandola ed infine ricollocandola entro la sua prospettiva storica. 

Il volume rappresenta, anche, un’importante occasione sia per ridiscutere del rito che analizzarlo all’interno, generalizzato, del simbolismo rituale e della religiosità popolare. Del bisogno di sacro, nell’inesauribile ricerca di senso alla propria esistenza e la volontà delle singole comunità di riconoscersi e affermarsi attraverso la propria cultura. 

Il libro è stato finanziato dall’architetto Biagio Cutropia e l’intero ricavato della vendita sarà destinato al restauro, che sarà eseguito dalla dottoressa Ivana Mancini, del simulacro di San Giuseppe realizzato dal 1594 al 1601 dallo scultore Nicola Milazzo.

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