Oggi (1987 - ndr) sul pretorio Anna Pecoraro, vedova dell'imprenditore Sebastiano Ennio Alongi scomparso nell'83, che accusa i quattro imputati.
Una lupara bianca e un omicidio, l'una a distanza di 24 ore dall'altro, sullo sfondo di una vicenda di mafia e appalti di provincia. A Prizzi, il nove settembre del 1983 scompa re il giovane imprenditore Sebastiano Alongi. Il giorno dopo con tre colpi di pistola due killer uccidono Giovanni Alongi, anziano sospetto boss del paese. Sul banco degli imputati accusato di entrambi gli omicidi, è comparso ieri mattina nell'aula della corte di assisi, Tommaso Cannella, 47 anni, ritenuto il boss di Prizzi, e rinviato a giudizio nel maxiprocesso “ter” che inizierà la prossima primavera.
Ma del duplice omici dio devono rispondere anche suo zio, Giuseppe Cannella, 86 anni, scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, e Ignazio Vacante, 65 anni, presunto boss di Palazzo Adriano, latitante. Un quarto imputato, l'esponente socialista Gaspare Butera, 61 anni, è accusato di falsa testimonianza.
Secondo l'accusa il duplice omicidio sarebbe la conclusione di una serie di contrasti tra i Cannella, zio e nipote, da una parte, e Sebastiano Alongi dall'altra, maturati su uno sfondo di appalti pubblici nei comuni di Prizzi e Palazzo Adriano.
A puntare il dito contro i Cannella e Vacante è Anna Pecoraro, vedova di Sebastiano Alongi e consigliere comunale so cialista del comune di Prizzi.
Ai giudici raccontò dei contrasti tra il marito e i Cannella, contrasti legati all'aggiudicazione degli appalti.
Intervenuto su richiesta di Sebastiano Alongi, l'anziano boss omonimo ma non parente, avrebbe pagato con la vita questa sua ingerenza.
Avrebbe, cioè, tentato di sedare i contrasti tra gli imprenditori, passati nell'ultimo periodo attraverso numerosi e reciproci episo di di danneggiamento, furti, minacce e persino un tentato omicidio, effettuato il 9 agosto dell'83 da Sebastiano Alongi, secondo la ricostruzione dei carabinieri, contro Paolo Gullo Sparacio, un consigliere comunale di Prizzi.
I rapporti tra Cannella e Alongi si erano ulteriormente incrinati proprio perché Alongi non riusciva a vincere alcuna gara di appalto al contrario dei Cannella.
E, a questo proposito, una spiegazione l'avrebbe fornita il dirigente socialista, Gaspare Butera che, parlando con Anna Pecoraro, le avrebbe detto che il marito non riusciva ad aggiudicarsi appalti «perché non era ben coperto politicamente».
Una circostanza che Butera ha decisamente negato, finendo sul banco degli imputati per falsa testimonianza.
Interrogato ieri mattina dal presidente Giuseppe Prinzivalli, Tommaso Cannella ha negato ogni accusa, affermando di mancare da Prizzi dal 1958 e di esservi tornato di tanto in tanto per visitare la madre.
Sul pretorio è salita anche la principale teste di accusa, Anna Pecoraro che si è limitata a confermare le dichiarazioni fornite in istruttoria.
Questa mattina sarà interrogata più diffusamente dal presidente in un'udienza che si annuncia accesa.
G. D. S. - MARTEDÌ 27 OTTOBRE 1987

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