Corruzione, l'ex vicepresidente della Regione Sicilia ripreso dalle video- camere della polizia in auto e nello studio
DI SALVO PALAZZOLO
Mettili qua — dice con tono perentorio all'amico che sta per passargli una mazzetta — nel sacchetto dell'immondizia». E ride. Gaetano Armao — avvocato e docente universitario, ex vice presidente della Regione e marito dell'ex capo di gabinetto del ministro Nordio — è stato ripreso mentre conta soldi, dentro un'auto. La microtelecamera piazzata dagli investigatori della squadra mobile ha colto tutta la sua ansia: «Questo per cos'è?». E l'amico, Pierluigi Matta, pure lui avvocato e cultore della materia di Armao a Scienze politiche, spiega: «Agosto».
Matta incassava le rate delle consulenze ottenute da alcune aziende che puntavano ai favori di Armao, esperto del presidente della Regione siciliana e presidente della commissione che si occupa delle autorizzazioni ambientali. «Consulenze fittizie», accusa la procura diretta da Maurizio de Lucia. Perché poi i soldi finivano ad Armao, in contanti. E adesso i pm chiedono che i due indagati vadano in carcere.
Il 6 ottobre dell'anno scorso, la mazzetta in auto sarebbe servita per sbloccare le pratiche della "Compagnia Valdostana delle acque" in Sicilia, questo sostiene l'accusa. A febbraio, i poliziotti della Mobile diretta da Antonio Sfameni hanno sentito Armao mentre chiedeva a Matta: «Quando me li porti?». E poi ancora: «Quanti?». Quella volta, la mazzetta sarebbe stata scambiata alla facoltà di Scienze politiche, con tante precauzioni. Poi, la solita busta bianca sarebbe ricomparsa da una tasca del cappotto di Armao, nel suo studio. E nascosta nell'orologio a pendolo, per la procura era il nascondiglio delle tangenti. Lui nega le accuse: «Nella mia vita amministrativa ho gestito risorse per oltre 250 miliardi di euro, più del Pnrr — ha detto dopo aver saputo della richiesta di arresto — e nessuno ha mai avuto nulla da eccepire». Ma la telecamera sistemata dai poliziotti nel suo studio ha ripreso ancora una volta i soldi nell'orologio a pendolo, nascosti dentro un cilindro che è stato sequestrato venerdì, durante la perquisizione. «Cammina, esci un momento», disse un giorno Armao all'ex moglie. E prese i soldi che doveva consegnarle per questioni familiari.
Il racconto delle ultime mazzette scoperte a Palermo è anche nelle parole degli imprenditori che cercavano Armao. «Vedi come lavoro io», si vantava Luigi Zancla, il presidente della "S.a.m.o.", una Onlus che si occupa di assistenza ai malati oncologici. Il suo interlocutore commentava: «Olio, olio, olio». Secondo la procura e la polizia, è un chiaro riferimento alle mazzette. Quel giorno, Zancla concluse con una frase che appare come un riscontro alla tesi dell'accusa: «La persona che è nel mezzo è Gaetano Armao, capo della segreteria legale del presidente Schifani». Un incontro molto particolare si sarebbe tenuto anche nell'anticamera del governatore, lo racconta Matta in un'altra intercettazione: «Erano seduti in sala d'attesa, per entrare dal presidente, nell'ultima saletta proprio per entrare — così diceva a Zancla — arrivo io con Gaetano. E Gaetano dice: "Scusi direttore vorrei parlarle". Lui si alza in piedi e li lasciamo fuori dalla stanza».
Armao avrebbe fatto un altro gran favore alla Onlus che non voleva concorrenti: raccomandando al superburocrate Salvatore Iacolino di bloccare il decreto dell'assessore alla Sanità che allargava la rete per l'assistenza dei malati oncologici. In Sicilia, le mazzette si pagano anche sui tumori.
La Repubblica, 6 ottobre 2026


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