10/26/2026

“Anna, la leonessa, si batteva per il lavoro ai giovani come diritto negato al Sud“

Rosetta Faragi durante il suo intervento 

Oggi pomeriggio a Prizzi abbiamo ricordato Anna Pecoraro, a un anno dalla sua scomparsa. Anna è stata una donna colta e coraggiosa, militante socialista, vicina al sindacato, molto legata alle lotte contadine e a due dei suoi capi più prestigiosi: Giuseppe Rumore e Nicolò Alongi. È stata consigliere comunale e assessore. Nel 1983 suo marito, Ennio Alongi, piccolo imprenditore edile fu vittima della lupara bianca. Anna per tutta la vita chiese verità e giustizia per Ennio. “Che il cielo ti conceda la giustizia che la terra ha negato”, le hanno scritto i suoi amici sulla lapide al cimitero, davanti alla quale è stata deposta una corona di fiori. Ad aprire gli interventi nella sala della Consulta delle donne l’Assessore alla Legalità Roberta Accomando; sono intervenuti poi il vice Sindaco Boccelato, Elisa Mercadante DSGA nelle veci della della figlia Rosy Ferrara, presidente della Consulta delle donne, che era assente per lavoro. Quindi Dino Paternostro, responsabile del dipartimento Archivio e Memoria storica Cgil Palermo, Mimmo Cannariato, ex sindaco di Prizzi e senatore della Repubblica, infine la Preside Milazzo. 
Pubblichiamo il discorso tenuto da Rosa Faragi, grande amica Anna, presso la sala polivalente "Sara Campanella" in piazza F.Crispi. 


di ROSA FARAGI

Anna è nata a Prizzi il 3 gennaio 1948 in una famiglia di saldi principi morali, formata da quattro figli, due maschi e due femmine. Il papà allevatore e la mamma casalinga non fecero mai mancare nulla ai figli: Nicola (del 1939), Giuseppe (del 1943), Anna (del 1948) e Angela (del 1952). Abitavano nell’odierna via Giacomo Matteotti, a quei tempi chiamata Fossa della Neve. 

La parte inferiore, adibita a stalla (come si usava per tutti allora, al posto degli attuali garage), insisteva nell’attuale via Libertà (adesso la più bella via d’ingresso del paese). Anna ha avuto un'infanzia serena e spensierata; i fratelli si adoravano tra loro. Erano tutti realizzati professionalmente: Nicola studiò in seminario e si laureò dapprima in Teologia, poi anche in Lettere e Filosofia; Giuseppe intraprese la carriera nell’Arma dei Carabinieri a Milano; Angela conseguì il diploma di ragioniera e trovò subito impiego alla FIAT Mirafiori di Torino.

 Anna, terminata la scuola media a Prizzi, si iscrisse al Ginnasio di Corleone; dopo un anno cambiò indirizzo e si diplomò all’Istituto Magistrale presso le suore domenicane di Acireale, avvicinandosi così al fratello al quale rimase per sempre legatissima. Ebbero un'educazione molto religiosa, come del resto la cara mamma. In seguito, Anna si iscrisse all’Università nella facoltà di Pedagogia. Prima della laurea fece la classica “fuitina” con Sebastiano ( per tutti Ennio) Alongi: fu un matrimonio d’amore. Con molti sacrifici riuscì a conseguire la laurea. Il marito Ennio, piccolo imprenditore edile, si dava strenuamente da fare nel cercare un lavoro remunerativo e dignitoso, poiché nel frattempo avevano avuto quattro figli — Maria, Antonio, Emanuele e Giorgio — e si doveva provvedere al necessario. La dolce Maria nacque con una grave malattia congenita e morì nell’età dello sviluppo.

 



Mamma Anna adorava i figli ma, come tutte le donne
 in carriera, non volle rinunciare a realizzarsi professionalmente. Si appoggiava molto alla madre e alla rete dei familiari per riuscire a conciliare il ruolo di mamma e di docente, coltivare le tante amicizie e dare sfogo alla sua grande passione per la politica.

Nel 1975 venne eletta per la prima volta come consigliera nelle liste dell’allora PSI, insieme a Gaspare Butera, Paolo Gullo e Raimondo Ragusa. Essendo stato eletto al Consiglio provinciale, Gaspare Butera si dimise dal Consiglio comunale di Prizzi e gli subentrò Giovanni Milazzo. Anna venne rieletta nel 1980 insieme a Pietro Milazzo, Paolo Gullo e Raimondo Ragusa. Anch’io partecipai, giovanissima, a questa competizione amministrativa come socialista indipendente, subito dopo la licenza liceale conseguita a Corleone. Tenni un comizio che allora fu giudicato un po' pungente e che fece riflettere, di cui conservo ancora gli appunti. Non ce la feci per un solo voto, ma in compenso mi laureai in Scienze Politiche, convinta che per fare politica occorresse una specifica formazione: una pia illusione, poiché contano ben altri fatti, e non sempre nobili.

 



Ritornando ad Anna, far quadrare tutti gli impegni professionali e la passione civile non risultò facile. Infatti, trascurò qualcosa: se stessa! Aiutava spesso il marito nelle pratiche edilizie e nelle procedure di lavoro, lo spingeva a 
concorrere alle gare d’appalto come tutti gli altri. "La legge è uguale per tutti", pensava ottimisticamente. Mi ripeteva che nelle mattinate gelide e buie d’inverno sistemava i figli avvolti in coperte di lana e li conduceva dai nonni; poi, trafelata, andava a Palermo o in giro a espletare i tanti incarichi che intanto il partito le conferiva: membro del Direttivo regionale e provinciale del PSI (in seguito PDS - PD), del Consiglio di Amministrazione all’Istituto Maria Adelaide e ispettrice nelle scuole. Anna, di cui non ricordo l’anno esatto, si candidò anche alle elezioni provinciali: non venne eletta per pochissimi voti!

Per fortuna, quando era in classe con i suoi amati alunni, Anna dimenticava tutto e si dedicava anima e corpo alla loro crescita umana e civica. Lottò molto per le classi inclusive e contro la distinzione in corsi di "serie A" e "serie B" in relazione all’estrazione sociale. Per lei “educare” non era un programma ministeriale da seguire in modo rigido, ma una didattica personalizzata che rispondesse ai bisogni di ciascun alunno e alunna. Da pedagogista era convinta che un ragazzo o una ragazza di Prizzi potesse progredire nella vita solo se qualcuno le avesse "messo in bocca le parole giuste" per potersi difendere. Questo faceva Anna ogni mattina: cercare le parole giuste da insegnare ai ragazzi, alcuni dei quali conoscevano e comprendevano solo il dialetto. Credeva fermamente che l’istruzione fosse un potente ascensore sociale e che solo la scuola potesse eliminare le diseguaglianze socio-economiche.




Anna Pecoraro

Qualcuno, in paese, criticava il fatto che, così facendo, trascurasse un po' i figli. Io che la conoscevo bene sapevo per certo che la sua idea di famiglia non coincideva affatto con il concetto di “familismo amorale” imperante, secondo il quale 
“conta solo la mia famiglia”. Anna lottava sia per le famiglie più povere, sia per i diritti della propria. Dopo la scomparsa violenta del marito, avvenuta nel 1983, Anna ha dovuto ricostruire pian pianino il suo io ferito e sconquassato. Se ha reagito da leonessa, lo ha fatto esclusivamente per il bene dei figli; 

a lei è toccato in sorte il delicato ruolo di padre e di madre. Malgrado vivesse con il tarlo nel cuore della dolorosa, violenta e prematura scomparsa del marito Ennio, ripeteva spesso la frase del giornalista Claudio Fava (anche lui vittima innocente della mafia): “A che serve vivere se non si ha il coraggio di lottare?”.

 

In molti progetti relativi all’“Educazione alla Legalità” della mia scuola, l’IISS di Lercara Friddi (sede di Prizzi), dove ho insegnato Discipline Giuridico-Economiche, la professoressa Anna era spesso l’ospite d'onore. Anche lei, presso la Scuola Secondaria di primo grado, insieme ad altri bravi colleghi, si era sempre distinta in progetti di sensibilità civica. Ricordo, per esempio, il giorno in cui presentammo il secondo saggio di Maria Teresa Lentini, “Lasciate ogni speranza”. Malgrado il tema fosse la fragilità umana e la malattia mentale (riferita alla poetessa di Alia, la fragile Maria Fuxa), quel giorno, con la presenza di Anna, tutto risultò memorabile. Una foto, da me gelosamente custodita, esprime bene l’idea: la dolcezza, la riservatezza e lo stupore di chi non è mai stata avvezza ai trionfi, non solo economici, di cui si avvalgono oggi molti politici o dirigenti; sullo sfondo le rondini e le frasi sul valore della scuola e del processo educativo.

 

Risultò evidente il coinvolgimento emotivo della scrittrice Maria Teresa Lentini, sua ex alunna, oggi poetessa e scrittrice, nel ribadire il ruolo di Anna come facente funzioni di preside presso l’Istituto parificato “ C. Cattaneo”, da lei cofondato. Ancora di più, quel giorno, per brevi secondi Anna fu osannata per la sua particolare empatia e sensibilità come docente di pedagogia. “Se molti di noi sono riusciti nella vita, lo dobbiamo ad Anna. Non avevamo i mezzi per andare a studiare lontano”, così si esprimono, ancora oggi, molti suoi ex alunni. Lo stesso vale per molti docenti che iniziarono lì a fare la gavetta e ad accumulare punteggio, compresa la sottoscritta per tre anni, e tutto grazie a lei. Nelle nostre conversazioni private, Anna, senza mai scomporsi, mi diceva: “Dove c’è tanto lavoro burocratico ci sono io; quanto a compensi, meglio lasciare perdere!”. E ancora: “Ho contribuito a sistemare tutti, tranne i miei figli!”. E poi: “Non capisco come tutti migliorino le loro sorti economiche, mentre io stento sempre!”.

 

Ritornando a quel giorno, è come se avessimo conferito ad honorem il titolo di Preside ad Anna! Per me, che attribuisco scarso valore ai titoli, significava un atto di giustizia postuma. Erano ormai lontani i tempi in cui, da leonessa, si batteva per il lavoro ai giovani come diritto negato al Sud. Ma non per tutti, e ripeteva: “Ci sono i raccomandati di sempre! Da padre in figlio! Come il potere, sempre di padre in figlio e in famiglia”.

In un altro incontro, tenutosi sempre nel bellissimo auditorium della mia scuola per ricordare alternativamente Alongi e Rumore, i sindacalisti uccisi dalla mafia del feudo negli anni Venti del secolo scorso e vittime innocenti di mafia, Anna era tra i relatori. Si commemorava il 104° anniversario dal vile assassinio per mano mafiosa del sindacalista socialista Nicola Alongi. Circola un piccolo video in cui si vede Anna, con accanto Dino Paternostro (responsabile del Dipartimento Legalità e Memoria Storica della CGIL di Palermo), che esortava i ragazzi a lottare per restare in questa terra di Sicilia, a non farsi sfruttare, a rimanere con la schiena dritta! Lei ne aveva intuito le cause se nell’intervista all’Espresso, nel lontano 1987, consigliava ai suoi alunni e ai suoi figli di leggere il libro tratto da una storia vera, “Il coraggio di parlare” di Gina Basso, e a vedere l’omonimo film ispirato dal romanzo di Leandro Castellani del 1987 (visionabile su Internet).

 

Il coraggio di parlare contro l’omertà generalizzata Anna lo ha avuto. Il giornalista Francesco La Licata (1987), in un importante articolo del settimanale L’Espresso dal titolo “L’onore di Prizzi”, scrive così: “Una vedova che accusa i mafiosi, un tribunale che assolve. Ma dalle carte giudiziarie e dai ricordi della donna nessuno può più cancellare il ritratto segreto di un paese e dei suoi affari segreti. L’onore di Prizzi è salvo. I giudici del tribunale di Palermo hanno assolto tutti con formula piena”.

Anna Pecoraro per un po' lasciò il Consiglio comunale. Continuò a fare l’insegnante di lettere presso la scuola media di Prizzi. Era delusa e amareggiata, e non lo nascose se nell’intervista ribadisce: “Ormai di tutta questa faccenda ce n’è abbastanza per non credere più a niente. Credevo che il coraggio e la verità bastassero alla giustizia! Mi sbagliavo!”. Ferita ma non piegata, Anna mostra una resilienza non comune. Riprende il suo impegno politico nella Giunta con il sindaco prof. Girolamo Cannariato (dal 1993 al 1998), con l’incarico (molto contrastato) di vicesindaco e assessore alla P.I. (Pubblica Istruzione).

 

In questa veste si impegna strenuamente nella presentazione, a cura del Comune di Prizzi, dell’opera di Giuseppe Carlo Marino, “Vita politica e martirio di Nicola Alongi, contadino socialista”. L’intento era quello, dicono Anna e il sindaco Girolamo nella presentazione, di insegnare ai giovani “che cosa era Prizzi nel 1920, e in che condizioni di squallore morale e materiale vivevano i suoi tredicimila abitanti. Insegnare come tutto ciò che Prizzi consumava era prodotto a Prizzi, pagato con il lavoro dei suoi uomini, delle donne, dei bambini. Nel 1920 Prizzi era un sistema chiuso, autosufficiente, la cui principale fonte di sostentamento era costituita dalla terra, e per la terra, per una equa distribuzione della terra, si lottava e si moriva. Bisogna ricordare che a Prizzi dominava una minoranza disposta a tutto, persino ad uccidere, pur di mantenere nelle proprie mani il potere economico e politico”.

Anna, con la sua grande passione civile e il suo entusiasmo contagioso, fece sì che l’insigne storico Marino (da poco scomparso) accettasse di scrivere il saggio, dando impulso in questo modo alla “conoscenza di un periodo storico, poi determinante per lo sviluppo futuro degli ideali democratici e per l’affermazione dei valori di legalità necessari allora come oggi”. In questa fase della vita Anna ha condiviso gioie e dolori con il sensibile compagno Rosario. Una fase, purtroppo, durata troppo poco senza seri malanni in agguato in parte dovuti all’età e alla sorte crudele che tocca a ciascuno di noi!

In questa fase della vita, Anna ha condiviso gioia e dolori con il suocompagno Rosario; questa fase, purtroppo, durò poco a causa delle malattie e del crudele destino.

Scorrendo il profilo Facebook di Anna mi ha colpito una gigantografia di Papa Bergoglio con la scritta: “Ciao, come va la gioia a casa tua?”. Questa frase mi evoca l’incipit di Anna Karenina di LevTolstoj: “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”. Anna agognava gioia, pace e serenità nel cuore. “Desidero osservare il mare da sola e in silenzio, mi diceva spesso. Meglio ancora d’inverno e senza sole, per pensare!”.

Ogni giorno io ho la fortuna di poter osservare il mare in silenzio e pensare a te, amica cara, ai tuoi orizzonti spezzati. “A che serve il sole se non hai pelle da asciugare o aeroplani da inseguire”, sigla finale del film “Il coraggio di parlare”. Le scelte pesanti del tuo cuore necessitavano, riflettevo, di immense distese marine e silenzi sovrumani per resistere ai numerosi colpi della vita! Da quel deserto del nulla auspichiamo per te un’alba di pace! Spero ti piaccia la frase che oggi, primo anniversario dalla morte, abbiamo scelto per te: “Che il cielo ti renda la giustizia che la terra ha negato”. Accetta, Anna, i garofani rossi delle donne di Prizzi, e che le preghiere in suffragio giungano come un alito d’amore da parte dei tuoi amati figli.

Rosa Faragi

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