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| La galleria Corleone: lavori fermi |
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| La macchina “volata” |
Luciano Labruzzo
Non ci sono più parole per descrivere lo sconforto, l’amarezza e la profonda sensazione di presa in giro che stiamo provando in questi giorni.
Abbiamo letto il comunicato trionfalistico dell’Amministrazione sulla ripartenza dei lavori e sulle "sinergie" con ANAS. Abbiamo letto la risposta del Sindaco, le sue rassicurazioni sulle perizie di variante, sui 900 mila euro in più, sulla scoperta dell'amianto e sulle generiche "richieste di doppi turni". Abbiamo anche fatto sentire forte la nostra voce con le lettere aperte dei residenti di Contrada Giaconia, Piano di Scala e di tutti i cittadini stremati da un isolamento che sta impoverendo le famiglie e distruggendo la nostra viabilità secondaria.
Ci avevano detto che il 4 settembre i lavori erano ripartiti.
La cruda realtà che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno è un’altra: dopo appena un paio di giorni di facciata, il cantiere è di nuovo deserto e completamente bloccato.
È inaccettabile. Non è più solo una questione di burocrazia o di tempi tecnici: questa è una mancanza di rispetto intollerabile verso Corleone, verso i suoi lavoratori, i suoi studenti, i suoi commercianti e chiunque ogni giorno è costretto a percorrere strade sterrate e pericolose pagando la benzina a peso d’oro.
A cosa sono servite le riunioni nei palazzi, i sorrisi, i ringraziamenti di rito e i comunicati rassicuranti? A cosa serve annunciare una consegna (già scandalosamente slittata) a ottobre 2027 se poi all'interno di quella canna non c’è nessuno a lavorare?
Non ci interessano le passerelle e non ci bastano le buone intenzioni "richieste attorno a un tavolo". Servono fatti, serve trasparenza e soprattutto serve che la massima autorità cittadina smetta di fare da notaio delle decisioni di ANAS e pretenda, con la forza e il rigore che il suo ruolo richiede, la riapertura immediata del cantiere con turni H24 reali e verificabili.
Siamo stanchi di essere invisibili. Meritiamo rispetto, meritiamo sicurezza e meritiamo la nostra strada.


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