
Il preside Massimo Valentino
Anna Cane
Era arrivato alla scuola Giovanni Falcone allo Zen tre anni fa, dopo l’arresto di Daniela Lo Verde, accusata di corruzione e peculato.
Il preside Massimo Valentino saluta i suoi studenti e le famiglie del quartiere perché lascia l’istituto comprensivo e va a dirigere il liceo linguistico Ninni Cassarà, in via Fattori e in via Don Orione. «Lascio un pezzo di cuore allo Zen - dice il dirigente scolastico -. Questi tre anni mi hanno segnato».
Ricorda l’accoglienza ricevuta quando arrivò la prima volta allo Zen?
«Certo, non la dimenticherò mai. Fu un impatto fortissimo. Ricordo che rimasi sorpreso quando vidi la piazza. Poi entrai all’interno della scuola e rimasi basito dalle sue condizioni. C’era un clima non facile per via della vicenda legata all’altra preside e fu impegnativo ridare un senso di normalità alla scuola e riconquistare la fiducia della comunità».
Ha qualche rimpianto? Avrebbe potuto fare di più?
«Ho fatto tutto quello che potevo. Ho conosciuto la collega Chiara Spatola, che continuerà il lavoro che ho iniziato. È determinata e molto in gamba. Questo mi conforta. Credo sia stata un’ottima sostituzione. Vado via con dispiacere, perché questi tre anni mi hanno segnato molto però credo che l’avvicendamento serva, soprattutto in contesti come questo. Servono nuovi stimoli e nuove energie. Ho avviato un percorso che continuerà qualcun altro».
Cosa le hanno lasciato questi tre anni?
«Il bilancio è positivo. Sono stati tre anni impegnativi, ricchi di emozioni, soddisfazioni ma anche di tanto duro lavoro. Ho visto la scuola cambiare volto. Abbiamo organizzato tantissime iniziative. Molte di queste venivano fatte in altre scuole e mai allo Zen. Decidemmo, così, di rimboccarci le maniche e organizzarle anche nel nostro territorio».
Quali sono stati i momenti più belli e quelli più sconfortanti?
«Il più bello è stato quando ho capito che i ragazzi cominciavano a fidarsi e ad aprirsi. Mi raccontavano i loro vissuti. Anche i genitori si confrontavano con me. Lì ho compreso che stavamo percorrendo la strada giusta. Qualche momento di sconforto c’è stato. Ricordo il giorno in cui i ladri rubarono i cavi di rame. Subito dopo però arrivò la reazione della comunità, dei docenti, del personale Ata e delle famiglie degli studenti. Condivisero la scelta di tenere aperta la scuola e questo fu un segnale importante. Lo sconforto si trasformò in un bel momento».
Cosa augura ai bambini dello Zen?
«Di sfruttare al meglio la loro intelligenza, che è particolare, viva e superiore, perché fondata sulla capacità di adattamento e di risolvere i problemi. Auguro loro di mettere a frutto i talenti sul solco della legalità. Qualcuno lo ha già dimostrato. Penso alla ragazzina che ha terminato la scuola media e ora frequenta il liceo classico e al ragazzo che si è iscritto al liceo socio-pedagogico. Ho trovato al liceo Cassarà alcuni ragazzi che vengono dallo Zen. Sono risultati che incoraggiano. Spero anche di poter creare un ponte tra il liceo linguistico, dove mi trovo adesso, e la scuola Falcone. Vorrei poter organizzare iniziative comuni con le quali le due realtà scolastiche potranno collaborare. Così facendo continuerò a stare accanto ai miei bambini dello Zen».
GdS. 14 settembre 2026
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