9/20/2026

Disagio e solitudine: piccoli Comuni nella morsa del gioco d'azzardo


ANDREA D’ORAZIO 

In cima alla graduatoria siciliana c’è Chiusa Sclafani, nel Palermitano, con 7.035 euro di giocati, seguono Balestrate, con 6.689, e Brolo, nel Messinese, con 6.470. Superano quota 6mila euro anche Ciminna, Terme Vigliatore, San Cipirello e Sinagra

Quarta regione per volume di spesa pro capite se si considerano i centri sotto i 10mila abitanti, seconda se si guarda anche alle città più grandi, anche se i dati più pesanti emergono dai paesi e portano tutti alla stessa conclusione: c’è una Sicilia dei piccoli Comuni che, accanto ai problemi cronici dello spopolamento e dell’inverno demografico, si trova a fare i conti con una nuova emergenza, quella dell’azzardo. A fotografarla è l’ultima indagine in materia sviluppata da Federconsumatori, Isscon e Cgil, che nell’Isola registra 20 dei 113 borghi italiani in cui la spesa pro capite per scommesse e altri giochi a pagamento, soprattutto online, ha superato di almeno due volte il valore rilevato da Nord a Sud dello Stivale. 

Una presenza particolarmente consistente, con una quota che si attesta, in media, a 3.071 euro, contro i 2.066 euro segnati in tutto il Paese. In cima alla graduatoria siciliana c’è Chiusa Sclafani, nel Palermitano, con 7.035 euro di giocati, seguono Balestrate, con 6.689, e Brolo, nel Messinese, con 6.470. Superano quota 6mila euro anche Ciminna, Terme Vigliatore, San Cipirello e Sinagra, mentre poco più sotto si collocano Canicattini Bagni, Gioiosa Marea, Catenanuova, Marineo, Altavilla Milicia e Camporotondo Etneo, in una geografia del fenomeno che vede nove dei 20 Comuni in provincia di Palermo, considerando anche Isola delle Femmine, Giardinello e Pollina, cinque a Messina e il resto tra Catania, Enna, Siracusa e Ragusa. Un’altra voce significativa è quella delle perdite, con cifre da brivido. Il record in valore assoluto spetta ad Altavilla Milicia, dove nel 2025 sono andati in fumo più di 2 milioni di euro, seguono Gioiosa Marea, con 1,67 milioni, Isola delle Femmine, con 1,55 milioni, e Brolo, con 1,40 milioni. Ma come spiegare l’attitudine all’azzardo nei paesi? Nicola Ferrigni, sociologo dell’Università degli studi della Tuscia di Viterbo, punta il dito verso il web, «perché se un tempo i piccoli Comuni avevano il loro sistema di “controllo”, ossia lo sguardo degli altri, a volte odioso, che al bar o nelle tabaccherie vedeva chi e quanto spendeva in azzardo, adesso, invece, l’ostacolo è stato aggirato: basta uno smartphone per non essere osservati, e l’online ha dato al singolo abitante la riservatezza che la comunità prima non concedeva». C’è poi un altro aspetto: «i piccoli centri, nell’ultimo ventennio, hanno perso banche, uffici, centri culturali, sportivi e luoghi di ritrovo in generale. Così, resta molto tempo con pochi luoghi dove passarlo insieme, tanto che, per dirla in maniera più brutale, a volte l’unica offerta pubblica è il gioco d’azzardo, sotto l’ombrello dello Stato, che in questo caso c’è, ma come concessionario». Il disagio, però, rimarca Ferrigni, non basta a spiegare tutto, «perché molti dei Comuni in questione sono anche mete turistiche, dove non manca il flusso di denaro, spesso speso con molta leggerezza, sia dai viaggiatori che dai compaesani che tornano in vacanza». 

Andrea D’Orazio

GdS, 20/9/2026

Nessun commento: