IN VIAGGIO Il reportage letterario di Sergio Sichenze: «Figli del caos», per Navarra editore (volume 1)
Ne Il dono dVladimir Nabokov la scrittura è come un «ricordo» di storie già compiute da qualcun altro da qualche altra parte. È come se a ciascun libro ne preesistano molti altri. Questa esperienza è appunto un dono. Analogamente, il reportage letterario che Sergio Sichenze ha compiuto con Figli del caos. Viaggio nell’ascolto. Da Paceco a Corleone(Navarra Editore Volume 1, pp. 372, euro 20) ci offre settanta storie raccolte lungo l’Antica Trasversale Sicula nel corso di quattro mesi di viaggio.
L’AUTORE non si limita a condividere con noi lettori queste testimonianze. Ci rinnova la proposta di un metodo antico di conoscenza, l’ascolto attivo, maieutico avrebbe detto Danilo Dolci. Come primo atto di resistenza contro il consumo della parola dentro un sistema di progresso-scorsoio, in cui «non si sa se ingoio o vengo ingoiato».
Lungo mille trentanove chilometri di costa della Sicilia, attraverso una rotta che univa le grandi città del passato da Mozia a Camarina, Sichenze ci fa ascoltare attraverso la voce di chi le ha vissute microstorie dimenticate o rimosse per indifferenza o comodità: le migrazioni eterne, i soprusi dei latifondisti e le moderne schiavitù. Non ci viene riproposta una fatalista epopea dei vinti in chiave giornalistica. Piano piano veniamo a trovarci dentro il basso continuo di uno stoico movimento di lotta che non recede e resta invitto malgrado sconfitte e sofferenze.
TUTTE queste piccole vicende sono la polvere della grande Storia. Ma con questa polvere si possono tingere i cieli dell’arancione più intenso. Il legame con un luogo e il senso di quest’appartenenza sono ago e filo di un tessuto collettivo che l’autore ha imbastito con una precisione e una coerenza con comuni in un’epoca di twitt e post a pioggia. Marsala la Bologna del Sud; la Riserva dello Stagnone, dove furono formate le prime guide naturalistiche del territorio; il Cammino della Pace a Valderice; il Centro Didattico nel Bosco di Angimbè; l’esperienza del Segesta Teatro Festival; la resistenza del partigiano Vero Felice Monti; le ferite aperte del Belìce; le orme di Dolci a Trappeto e Partinico; la spiritualità di Contessa Entellina e persino di Corleone; infine, il Centro internazionale di documentazione sulla mafia e del Movimento antimafia. Terra, grano, fame, miseria, lotte, riscatto. Questo libro è un omaggio a tutte le genti della Sicilia e oltre, che sono siménza in terra amara, continuano a lievitare anche sotto la linea della Palma. La Sicilia continua a essere metafora universale. Anzi, passando da Leonardo Sciascia a Vincenzo Consolo, caos primordiale dal quale tutto può nascere e nel quale tutto può finire. Uno stato di natura molto affine a quello che stiamo vivendo in questo momento.
SICHENZE HA COMPIUTO un’operazione difficile e coraggiosa. Impegno invece che resilienza, complessità invece che semplificazione, ascolto e non afasia. I Figli del Caosriscrivono la geografia per cambiare la storia: il Mediterraneo come campo di forze senza esotismo, la rianimazione delle aree interne senza il cliché dei Borghi che sono una strategia mimetica di conquista da parte del dominio del mercato. Alla fine dell’opera, raccolte e condivise le storie, avremo a disposizione un breviario laico per sostare nei luoghi marginali e sottrarli alla minorità della tutela del consumo turistico. Riconoscerli come un palinsesto inedito per nuovi tempi.
Il Manifesto, 9 settembre 2026

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