domenica 30 maggio 2021

“La Spada e la Croce”, il libro su S. Bernardo scritto vent’anni fa in occasione della sua canonizzazione

DINO PATERNOSTRO

Per il modo di sentire degli uomini, una persona è eterna per il ricordo che lascia di sé. Fra Bernardo da Corleone, quindi, anche senza “scomodare“ le categorie del divino, si è conquistato il diritto all’eternità per quello che ha fatto in vita e per il ricordo di sé che ha lasciato a tanti uomini e tante donne, in tempi e luoghi diversi, fino ai nostri giorni.

La Chiesa cattolica, col titolo di beato prima e con quello di santo adesso, gli ha dato gli onori degli altari, riempiendo di gioia e di orgoglio non solo il cuore della comunità di Corleone, ma anche quello di tante persone in ogni angolo della Penisola. 

 Ma c’è un rischio in tutto questo: più in “alto“ vengono collocati certi personaggi, più difficile diventa per la gente comune identificarsi in loro, imitarli. Ciò vale per gli eroi e, a maggior ragione, per i santi. Né agli eroi, né ai santi, però, credo piacerebbe vedere accrescere le distanze tra loro e il popolo per cui si sono battuti, hanno sofferto e in alcuni casi sono morti. 

Allora ho deciso di scrivere questa biografia di fra Bernardo, con l’obiettivo di presentarlo il più possibile come un uomo tra gli uomini.un uomo che “normalmente“ a interessi, passioni, ideali per essi si batte, fino ad affermarli. Ed anche se viene sconfitto, non ti rassegna e ricominci a lottare.

Il “miracolo” più grande di fra Bernardo non è tra quelli di cui si parla nei processi canonici, ma nel coraggio con cui combatte per affermare i suoi ideali cristiani. Sia quando impugna la spada, sia quando abbraccia la croce. Si tratta del coraggio di cambiare se stessi per non cambiare gli ideali in cui crede. Non è facile, ma nemmeno impossibile. 

Ho voluto raccontare del giovane Filippo e della sua vita a Corleone, della sua fierezza di sentirsi cittadino di una comunità “libera”. Del mastro Filippo “prima spada di Sicilia”, che non faceva soldi con la spada, ma provava a combattere le ingiustizie e a soccorrere gli “ultimi”, incrociandola con i malfattori di turno, stranieri e “paesani”. Del mastro Filippo che tanto amava i poveri, da stare sempre dalla loro parte, impegnandosi per la loro liberazione. E che capiva come “a ciò non si arriva se non... lottando contro la classe degli oppressori” (G. Gutierrez, Teologia della liberazione). 

Ho voluto raccontare del figlio di mastro Leonardo, che tanto si commuoveva nel sentire le urla strazianti dei carcerati, da portare loro abiti e cibo, senza vergognarsi di elemosinarli, bussando alle porte di chi più aveva. 

Infine, ho voluto raccontare della sua vita di umile frate analfabeta, dal saio stracciato e più volte rattoppato, che indossava indifferentemente sia d’inverno che d’estate. Delle sue tentazioni umano-diaboliche,  contro cui l’ottava giorno e notte, sopportando durissimi sacrifici fisici e psicologici. E di come - umano - fosse capace di fuggire le glorie degli umani. 

Per chi è scritta questa biografia? Per chi crede nel Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e non dei filosofi, capaci di discettare all’infinito sulla inconciliabilità tra fede e impegno nella storia, senza mai vedere i volti sofferenti dei fratelli. Quindi, per quegli uomini semplici, capaci di custodire nel cuore (e nelle loro case) Bernardino Verro e San Leoluca, Placido Rizzotto e San Bernardo. Senza vedervi contraddizioni. Per coloro i quali credono che la liberazione dell’uomo, dell’uomo integrale, cominci “qui ed ora”. E che pensano sia “meglio sbagliare per aver tentato di rendere storico il dono della salvezza del Signore, che sbagliare per essere rimasti su un terreno astratto, lontano dagli uomini e dalle donne in carne ed ossa” (R. Giuè, Osare la speranza). 

Dino Paternostro

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