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lunedì 24 maggio 2021

Corleone, 24 maggio 2012, funerali di Stato per Placido Rizzotto. Stavolta Corleone c'era...

Un momento dei funerali di Stato nella Chiesa Madre di Corleone

Il 24 maggio 2012, nove anni fa, si svolsero a Corleone i funerali di Stato per Placido Rizzotto. Fu un evento straordinario, reso possibile del ritrovamento - 64 anni dopo - dei resti del sindacalista nella “ciacca” di Rocca Busambra, grazie all’impegno della Polizia di Stato. Riproponiamo l’articolo pubblicato su Città Nuove il giorno successivo (dp).

DINO PATERNOSTRO

CORLEONE – Stavolta Corleone c’era. C’era stata mercoledì sera alla camera ardente, allestita nel salone della Camera del lavoro. E c’era ieri, con le sue ragazze e con i suoi ragazzi. C’era con le sue donne, con i suoi uomini e con i suoi anziani. Era in piazza Garibaldi, dietro le transenne di corso Bentivegna, in piazza Nascè e in piazza Falcone e Borsellino davanti ai maxi-schermi. E poi lì, nella cattedrale dedicata a San Martino vescovo, insieme al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per accogliere ed onorare le spoglie di Placido Rizzotto, il segretario della Camera del lavoro di Corleone che la feroce mafia di Liggio e Navarra la sera del 10 marzo 1948 fece sparire nel nulla.

Per 64 lunghi anni la sua famiglia e la Cgil non si sono mai stancati di chiedere verità e giustizia, di chiedere allo Stato di ritrovarne i resti buttati nel ventre nero di Rocca Busambra, la montagna alle spalle di Corleone, considerata il cimitero della mafia.

E, anno dopo anno, i cittadini di Corleone – in particolare i bambini delle scuole elementari – hanno imparato ad amare Placido, il sindacalista-partigiano, che la mafia aveva voluto cancellare per sempre. Per questo hanno seguito con ansia e partecipazione le fasi del ritrovamento dei resti e della comparazione del Dna. Per questo hanno accolto con gioia la notizia che i resti trovati dalla polizia in una foiba di Rocca Busambra erano veramente quelli del giovane sindacalista corleonese. La giornata di ieri, quella dei funerali di Stato, insieme alle delegazioni di lavoratori di tutt’Italia, ha visto la partecipazione di Corleone, della Corleone democratica, che ha deciso di non convivere più con la mafia. Quella Corleone che ha gridato “Benvenuto!” al Presidente Napolitano ed ha applaudito dai balconi il carro funebre che trasportava l’urna con i resti di Placido Rizzotto nella cappella stile liberty del cimitero, che il comune ha donato alla Cgil. “Finalmente Placido è tornato tra noi”, diceva un anziano signore, davanti al circolo di via Bentivegna. “Io l’ho conosciuto, era una persona buona, generosa, che pensava sempre agli altri”, per questo quei malacarne l’hanno fatto sparire”, aggiunge. “Alla fine, però, abbiamo vinto noi – gli fa eco una ragazza bionda, che frequenta il liceo psicopedagogico – noi studenti che ogni anno lo ricordiamo in questa piazza, davanti al suo busto, l’Italia intera che oggi è qui a Corleone”. Si, Placido Rizzotto vive anche nello sguardo sorridente di centinaia di militanti della Cgil, arrivati a Corleone da Milano, Firenze, Bologna, Udine, Roma, Napoli, Caserta, Avellino, Reggio Calabria, Messina, Catania, Ragusa, Siracusa, Agrigento, Sciacca, Trapani. E poi da Palermo e da tanti comuni della provincia. Vive nello sguardo entusiasta di Gaetano Porcasi, il pittore antimafia di Partinico, ormai cittadino onorario di Corleone, che ha allestito una mostra significativa di suoi quadri dedicati al sindacalista corleonese. E vive, infine, negli sguardi fieri dei soci lavoratori della cooperativa sociale “Lavoro e non solo”, che da dodici anni a Corleone coltivano i terreni confiscati alla mafia, tirandone fuori lavoro e prodotti puliti”. Dal palco allestito davanti al cimitero, prima dell’ultimo saluto a Placido Rizzotto, ha parlato il loro presidente, Calogero Parisi. “Per noi – ha detto – Rizzotto è un punto di riferimento, che ci da la forza morale di andare avanti, che ci fa trovare il coraggio di lottare”. Piangeva ieri a Corleone la signora Giuseppina Rizzotto, la sorella più piccola di Placido, l’unica ancora viva. Piangeva di dolore e di gioia. Da sempre sognava questo momento. Come lo avevano sognato papà Carmelo e mamma Rosa, i genitori di Placido. “Almeno restituiteci il suo corpo”, era stato l’inascoltato appello agli assassini. L’appello che lo Stato ha raccolto, col bellissimo risultato di ieri.

Dino Paternostro 

25 maggio 2012





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