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lunedì, gennaio 09, 2023

La democrazia sotto attacco: a Brasilia golpe tentato come a Capitol Hill, il modello Trump fa proseliti


di Gianni Riotta

L’assalto di ieri al parlamento segue lo stesso copione di quello del 6 gennaio 2021 a Capitol Hill

Nel giro di pochi giorni, accorato, Papa Francesco ha messo in guardia contro “l’idolo delle false notizie” e “il chiacchiericcio, arma letale che uccide la fratellanza”. Più di altri leader contemporanei, prima degli analisti incapaci di vedere l’energia negativa dei social media, il gesuita argentino coglie l’emergenza del tempo: e ieri, con le immagini dell’assalto di migliaia di sostenitori dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro e il saccheggio delle sedi istituzionali nella capitale Brasilia, le parole del Papa tornavano in mente, presaghe e sagge.

Due anni fa, il 6 gennaio del 2021, miliziani trumpiani, organizzati online da estremisti militanti, QAnon, Oath Keepers, Proud Boys, tentarono un colpo di stato contro l’insediamento del nuovo presidente, il democratico Joe Biden, eletto nel novembre 2020, lasciando sul campo cinque vittime.

Le responsabilità di Donald Trump e dei suoi collaboratori sono state messe in evidenza dalla Commissione parlamentare e la giustizia ha già condannato un migliaio di golpisti: eppure, fino alla tormentata elezione dello Speaker della Camera, il repubblicano McCarthy, tenuto in ostaggio dai nazionalisti come non capitava da un secolo, l’ombra del blitz pesava ancora sulla democrazia Usa.

I bolsonaristi sono affluiti a Brasilia con dozzine di pullman, duplicando le gesta dei trumpiani, riprodotte chissà quante volte via YouTube. Con la maglia gialla, da ultras della Seleçao, hanno ferito almeno tre cronisti, distrutto telecamere, vandalizzando gli edifici del Congresso e della Corte Suprema. Il Palazzo Planalto, residenza del presidente, ha subito un analogo saccheggio, mentre la polizia, agli ordini dell’ex ministro di Bolsonaro Anderson Torres, stava a guardare o solidarizzava con i rivoltosi, scattando selfie sorridenti sulle barricate. Alla fine il governatore del distretto di Brasilia, Ibaneis Rocha, ha licenziato Torres via twitter, chiamando alla repressione contro «la rivolta antidemocratica».

Il Parlamento non è, per fortuna, in sessione, il neopresidente Lula è lontano da Brasilia. Ma il parallelo con l’Epifania americana 2021 è terrificante: contestare i rivali abbattendo i simboli della democrazia, sporcare i luoghi del dialogo parlamentare, imporre il proprio candidato sconfitto con muscoli e violenza. Un tragico dejà vu in un paese come il Brasile che dal 1 aprile del 1964 al 15 marzo del 1985 patì sotto la giunta militare, imposta da Washington contro il presidente di sinistra João Goulart.

E la complicità, o almeno l’inerzia, delle forze dell’ordine, su cui la Commissione Usa ha tanto discusso dopo i fatti di Washington, lascia intendere che, malgrado le diplomatiche prese di distanza di Bolsonaro, la macchina della destra brasiliana si mobilitava da settimane per scatenare i disordini.

Pensate all’assalto neofascista contro la sede della Cgil a Roma, il 9 ottobre 2021, per cui una mezza dozzina di caporioni son già stati condannati. La tecnica copia-incolla dal raid dei trumpiani, i dimostranti preceduti da commandos violenti, ha colto di sorpresa tutti, agenti e cronisti, mascherata da marcia no vax-no green pass, con troppi sponsor ipocriti alle spalle, finendo in rappresaglia ai danni di chi viene considerato nemico politico.

Meditando su Brasilia, su Capitol Hill e sui nostri estremisti, nessuno pensi dunque di esser immune dal bacillo dell’odio, che dal web si ramifica in manganelli e assedi. Ogni voce politica che si voglia razionale, ogni commentatore che non sia un gaglioffo, deve sapere che alzare oltre modo i toni a caccia di like, violentare gli avversari a parole, umiliarne le ragioni con “notizie false”, “chiacchiericcio”, calunnie, raduna online i picchiatori, li chiama alle armi, prepara sangue nelle nostre strade.

Instagram @gianniriotta

La Repubblica, 9 gennaio 2023

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