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lunedì, gennaio 23, 2023

INTERVISTA al presidente del Tribunale di Palermo Balsamo, dopo l’arresto di Messina Denaro: “Costruire il diritto alla speranza”

Antonio Balsamo

Gli studenti di Castelvetrano: “Io vedo, io sento, io parlo”

di ROBERTA LISI

Per il presidente del Tribunale di Palermo Balsamo, l'arresto di Messina Denaro non chiude la partita con la mafia. E indica gli strumenti per combatterla

L’applauso spontaneo dei cittadini e delle cittadine di Palermo che in strada hanno assistito all’arresto di Matteo Messina Denaro, la manifestazione di studenti e studentesse che il giorno dopo hanno riempito la piazza di Castelvetrano sono segno di speranza e cambiamento irreversibile per Antonio Balsamo presidente del Tribunale di Palermo


 Lo abbiamo raggiunto all’estero mentre i ragazzi erano ancora in strada, stava partecipando a un incontro tra magistrati, la sua voce rimanda soddisfazione, ma anche la consapevolezza che la cattura del boss stragista non sancisce la fine della partita con Cosa Nostra, e che anzi gli interessi mafiosi nell’economia del Paese la rendono subdola e pericolosa tanto quanto quella di trent’anni fa. Forse di più perché allora si vedeva e oggi molto meno.

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Presidente cosa significa l’arresto di Messina Denaro per lei che ha fatto della costruzione del diritto alla speranza uno dei tratti del suo lavoro?
L’arresto alimenta il diritto alla speranza intesa come possibilità collettiva di liberarsi del peso e delle conseguenze drammatiche e di alcuni fatti criminali di portata storica. E, a mio parere, questa dimensione collettiva e può congiungersi con la dimensione individuale, chiunque ha commesso anche fatti gravissimi può riscattarsi. E questo riscatto deve avvenire attraverso la capacità di ridare alla collettività tutto ciò che le è stato tolto per effetto di condotte criminose. Questa restituzione inevitabilmente passa dalla realizzazione piena del diritto alla verità. Su tanti fatti drammatici della nostra storia ci sono tuttora delle larghe zone di ombra. Io credo che se gli autori dei fatti più gravi della storia della Sicilia decidessero di collaborare seriamente con la giustizia, potrebbero dare un contributo importante per la realizzazione del diritto alla verità. Sono dell'idea che sulla capacità di realizzare contemporaneamente questi due diritti si può giocare la nostra possibilità di trasformare il dolore in speranza. C'è poi un'altra dimensione del diritto alla speranza, che si ricollega al pensiero di Carlo Alberto Dalla Chiesa, diceva: dobbiamo far sì che le persone che la mafia ha reso dipendenti da sé diventino i nostri migliori alleati. Ecco e a mio parere su questo, c'è un grossissimo lavoro che si può fare per consentire a tutte quelle persone che sono state condizionate dal potere di Cosa Nostra sul territorio, che sono state coinvolte nelle dinamiche della criminalità organizzata, di riscrivere completamente il significato della propria vita.

 

Una parte della sua attività di presidente del Tribunale di Palermo la dedica proprio a questo...
Credo molto nel lavoro che si può fare in collaborazione tra il mondo della giustizia e le altre istituzioni e le forze sociali. Nei prossimi mesi dovremmo riuscire a dare vita a degli sportelli di orientamento al lavoro già all'interno degli istituti penitenziari, questo sarà un modo straordinario per fare terra bruciata attorno alla criminalità organizzata, per impedire che quelle persone che appena uscite del carcere si trovano senza nessun sostegno familiare, sociale e istituzionale e diventino, purtroppo, la massa di manovra di cui può disporre la criminalità organizzata, perché è chiaro che l'arresto di Messina Denaro non fa venire meno Cosa Nostra.


Fare terra bruciata attorno alla mafia perché Cosa nostra non è finita?
Cosa nostra in tutti i momenti della propria storia in cui ha subito dei duri colpi si è purtroppo riuscita a riorganizzare. E ricordiamoci che proprio trent'anni fa, il 15 gennaio del 1993, venne arrestato Salvato Riina. Ecco, dopo trent'anni evidentemente abbiamo ancora a che fare con una Cosa Nostra potente e fortemente radicata nel territorio. Ma ha sempre meno consenso popolare. Quando ci sono manifestazioni di plauso spontaneo verso le forze dell'ordine nell'immediatezza dell'arresto di un boss mafioso di primaria importanza, è chiaro che ciascuno di noi pensa che si stia realizzando quel sogno di Paolo Borsellino che parlava della lotta alla mafia come di un movimento culturale e morale, capace di coinvolgere tutti, specialmente le giovani generazioni. Dobbiamo impegnarci moltissimo per far sì che tutte le persone, soprattutto le più esposte al rischio di essere coinvolte nelle dinamiche della criminalità, possano trovare un futuro diverso. Per questo ho apprezzato in maniera speciale l'impegno che hanno avuto le forze sociali, e in particolare la Cgil e come pure Confcommercio, la Lega delle cooperative, la Camera di Commercio partecipi dell’attività del Consiglio di aiuto sociale che stanno progettando gli sportelli di orientamento al lavoro.

 

Presidente a Castelvetrano, sono scesi in piazza gli studenti e le studentesse delle scuole. Uno dei cartelli che più mi ha colpito di quelli che ho visto nelle immagini dei telegiornali recitava "Io vedo, io sento, io parlo"
Bellissimo, veramente e commovente. Guardi a me questo cartello fa pensare a un cambiamento radicale della Sicilia. Tra i personaggi della nostra storia che dovremmo ricordare di più c'è un sindacalista Salvatore Carnevale. Fu assassinato nel 1955 a Sciara, fu ridotto in condizioni tali che il suo corpo straziato venne identificato dalla madre - Francesca Serio - dai calzini che gli aveva appena rammendato. Quella donna ebbe il coraggio di ribellarsi alla mafia. A difenderla nella sua qualità di parte civile fu Sandro Pertini, che nella piazza del paese additò come responsabili dell'omicidio di Salvatore Carnevale tutti quelli che stavano dietro le finestre. Oggi, mi sembra si stia per fortuna, sviluppando proprio la logica opposta in Sicilia, gente che non vuole più stare dietro le finestre, che non vuole più sentirsi intimoriti da nessuno. Questi ragazzi per me rappresentano il futuro del non soltanto della Sicilia ma del nostro Paese e io spero della nostra Europa.

 

Lo diceva, l’arresto di Messina Denaro non sancisce però la fine della mafia. Quali sono i rischi che vede?
Questa grande vittoria dello Stato può essere vissuta con sentimenti molto diversi fra di loro. Da un lato con un orgoglio che poi si traduce in fatti concreti e, dall’altro, può essere vissuta con una, per me inammissibile, sottovalutazione delle potenzialità del fenomeno mafioso. E non dimentichiamoci che questa persona, che è uno dei protagonisti della stagione delle stragi, è stata latitante per trent'anni, evidentemente coperto da una rete estremamente efficiente di fiancheggiatori. Non dimentichiamoci anche la dimensione economica della presenza di Matteo Messina Denaro in Sicilia, il suo persistente potere, anche attraverso forme veramente di alto livello di infiltrazione dell'economia. Qualsiasi sottovalutazione della mafia sarebbe veramente fuori di luogo. Il problema mafia esiste moltissimo, bisogna vigilare con estrema attenzione a proposito dei fondi del Pnrr, non dimentichiamoci che mentre in passato Cosa Nostra era attiva, specialmente in determinati settori tradizionali, negli ultimi anni ha diversificato molto i propri investimenti e ha anche sviluppato una capacità di mimetizzazione veramente straordinaria.


Come intervenire?
Non c'è dubbio che una priorità assoluta per il nostro Paese è quella di contrastare la dimensione economica della criminalità organizzata proprio basandosi su una salvaguardia dei fondi del Pnrr da qualsiasi appropriazione illecita all'opera di ambienti legati alla criminalità organizzati e al mondo della corruzione. Occorre, allora, conservare immancabilmente due strumenti che si sono rivelati strategici e che sono più attuali che mai, le intercettazioni, anche le forme più avanzate di intercettazione che corrispondono all'evoluzione che c'è stata in tutto il mondo delle comunicazioni, e l'altro è il meccanismo dell'ergastolo ostativo e del regime detentivo differenziato di cui all'articolo 41 bis. Sono appunto degli strumenti ideati, da Giovanni Falcone, che hanno una funzione indispensabile per impedire che i boss mafiosi ristretti in carcere continua a comandare avendo dei contatti con l'ambiente e che possano rientrare con tutta la loro carica intimidatrice nel contesto sociale di riferimento. Ecco, a mio parere su questi due temi intercettazioni, ergastolo ostativo e regime differenziato di detenzione nessun passo indietro è possibile, ora più che mai. Penso che l’importantissimo arresto di Matteo di Messina Denaro, frutto di un lavoro veramente straordinario fatto dalla Procura di Palermo, dai carabinieri e da tutte le istituzioni dello Stato, deve essere visto non come qualche cosa che chiude una frase storica, ma con qualche cosa che rappresenta un motivo di orgoglio per tutti gli italiani, e un motivo per potenziare il contrasto alla criminalità organizzata. Tutti quei pilastri su cui abbiamo costruito il modello italiano di contrasto alla criminalità non devono essere messi in discussione neppure per un momento. Anzi bisogna rafforzare tutti quegli strumenti legislativi, giudiziari e organizzativi che ci hanno permesso di raggiungere questo risultato.

collettiva.it, 23/1/2023

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