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domenica, gennaio 08, 2023

Emergenza clima. «Le azioni sul clima? Non violente»

Imbrattamenti di opere d’arte e dei palazzi del potere, blitz in città e lungo il raccordo anulare di Roma per fermare il traffico: gli attivisti di Ultima generazione provano a spiegare. «Un modo per farci ascoltare dalla politica e informare tutti gli italiani»

DANIELA FASSINI

«La vernice è lavabile, il danno provocato dai continui finanziamenti ai combustibili fossili del nostro governo rimane ». Carlotta non ha dubbi e lo rifarebbe. Blocchi stradali, imbrattamenti dentro e fuori i musei, contro opere d’arte, dentro e fuori i palazzi del potere (l’ultimo, in ordine cronologico, la facciata del palazzo del Senato lo scorso 2 gennaio): sono solo alcune delle più recenti “azioni dirette” di Ultima Generazione, il movimento ambientalista che irrita e divide anche il popolo italiano più green.

«Il caso del Senato con tre arrestati e poi rilasciati non è il primo né sarà l’ultimo », spiegano in una nota gli attivisti di Ultima Generazione. Tutte le volte che fanno un’azione diretta di disubbidienza civile il carcere ce lo mettono in conto. Ma puntano il dito contro la sproporzione tra azione e reazione : « In sostanza, si chiede di applicare il Codice antimafia, nato per mafiosi, terroristi e malavitosi, a un ragazzo che ha scelto la protesta non violenta per spingere il governo a interrompere l’uso di energia fossile e arginare gli eventi climatici estremi che nessuno appare intenzionato a fermare».

È chiaro, prosegue Carlotta, una delle portavoci del movimento, 32 anni, di Milano «che questi gesti dimostrativi ci danno l’occasione di parlare della crisi climatica che è drammatica e terrorizzante». Gli attivisti sembrano non preoccuparsi delle conseguenze delle loro azioni. Non fanno nulla di nuovo, spiegano. È già successo in passato: la storia dell’uomo e la sua evoluzione è costellata di proteste. Dalle lotte per i diritti dei lavoratori, con scioperi e picchetti violenti fuori dalle fabbriche. A quelle delle donne. « Ma pensiamo anche alla Rivoluzione francese da cui discende la carta dei diritti dell’uomo – prosegue Carlotta – Anche allora le persone non dicevano: “evviva, bravi: bene, venite pure, portate avanti le vostre idee”».

La dinamica del conflitto è una cosa che può essere estremamente generativa se realizzata in modo non violento, secondo Carlotta. « I nostri attivisti sono stati accusati di danneggiamento, è un accusa gravissima ma non è assolutamente vera – prosegue – Che cosa ha rovinato il monumento o l’opera d’arte? Anche la farina versata sull’auto dipinta da Andy Warhol (il blitz dello scorso novembre a Milano) è stata scelta appositamente insieme a una docente di chimica perché sapevamo che le particelle di quel materiale non potevano danneggiare l’opera. Non siamo violenti – prosegue Carlotta – violenza è il fatto di condannare a morte migliaia di persone perché non ci si sta preparando al cambiamento climatico, violenza è non fare nulla, violenza è per le famiglie italiane che fanno fatica a pagare le bollette mentre le aziende che producono gas fanno il 350% in più di profitto».

Mentre a Londra Extinction Rebellion ha annunciato il cambio di tattica, in Italia per il momento non si cambia. «Continuerò a fare azioni dirompenti e radicalmente non violente – prosegue Carlotta - perché non voglio rinunciare alla mia vita: ho 32 anni, ho l’età del protocollo di Kyoto e da allora le emissioni sono aumentate. Sono io violenta o il mio governo che non fa nulla?». In Italia sono più o meno un centinaio gli attivisti di Ultima generazione. Si tratta di strutture “fluide” che supportano a livello organizzativo chi poi decide di mettere in scena la protesta. Le chiamano “azioni dirette” perché gli attivisti non si nascondono: sono tutti riconoscibili, ci mettono la faccia e vengono tutti, sempre, puntualmente denunciati. Ma c’è anche la rabbia dei cittadini. Come accade puntualmente quando viene bloccato il traffico in pieno centro, in città, o sul grande raccordo anulare. «Ci aspettiamo che i cittadini si arrabbino, è normale – prosegue - Lo sappiamo ma ripeto, cosa possiamo fare per farci ascoltare? Anche gli scienziati lo ripetono. Eppure la politica non fa nulla. Noi chiediamo semplicemente di sbloccare almeno 20 gigawat di eolico e solare, chiediamo di dismettere le centrali a carbone e di non trivellare l’Adriatico».

È il 7 gennaio e a Milano ci sono 11 gradi. L’ultima estate è stata la più calda e la più siccitosa di sempre. « Il cambiamento climatico ha anche un impatto diretto sulla produzione alimentare. Cosa succederà quando non riusciremo più a produrre da mangiare? Quando ci sarà meno disponibilità alimentare, chi potrà permettersi di mangiare sano? Sicuramente non chi è sempre più in basso nella forbice sociale. E una politica seria dovrebbe occuparsi di questo e tutto il resto viene in secondo piano. I nostri politici invece cosa fanno? Si limitano ad attaccare il nostro gesto di protesta e nessuno parla dell’emergenza climatica e di quello che chiediamo».

avvenire.it, 8 gennaio 2023

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