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sabato, gennaio 07, 2023

Le reazioni alla vernice degli attivisti rivelano il negazionismo climatico


PATRIZIO BIANCHI*

Non si registra sgomento da parte della politica e delle istituzioni di fronte ai dati delle morti premature e delle malattie causate da inquinamento, a iniziare dagli oltre 50mila morti l'anno solo in Italia per esposizione a inquinamento dell'aria

Quanta indignazione verso il gesto della vernice (lavabile) sulla facciata del Senato e quanta condanna verso gli esecutori, anche se non vanno sottaciute pregevoli eccezioni. Una gara di durezza, esprimendo la volontà di costituirsi parte civile per un reato lieve come il danneggiamento, sia pure aggravato. Senz'altro un gesto di offesa verso un edificio istituzionale, senza dubbio ci sono altre forme per protestare contro l'inadeguatezza di fronte alla crisi climatica che avanza, ma anziché partire da "sebbene il problema sollevato dai ragazzi di Ultima generazione sia reale…", per poi spostare tutto il discorso sulla deprecazione e punizione esemplare, perché non si sta sul contesto? Sulla gravità della situazione? Non bastano forse le leggi esistenti?

Sarebbe forse dare una attenuante all'azione imputata? O non c'è invece un negazionismo latente che in fondo non crede che il cambiamento climatico sia un disastro confermato dalla scienza?

Ipocrisia dantesca

L'ipocrisia palese (ipocriti posti da Dante nell'VIII cerchio del basso inferno) alimenta la convinzione che non si stia facendo abbastanza per rallentare la crisi ecosistemica a causa di una debole o assente consapevolezza sulla gravità di una crisi che non è mai stata sperimentata prima dagli esseri umani. Eppure si tratta di mutamenti planetari con impatti scientificamente provati su ambiente, salute, economia, società, per fermare i quali abbiamo tempi molto scarsi a disposizione. Cinquant'anni? Forse sì, forse no.

In una intervista video, uno dei giovani autori dell'azione dimostrativa ha espresso in modo conciso, lucido ed efficace questi concetti di insufficiente risposta della politica a fronte dell'evidenza scientifica.

Non mi risulta che si registri sgomento da parte della politica e delle istituzioni di fronte ai dati delle morti premature e delle malattie causate da inquinamento delle matrici ambientale fondamentali per la vita, ad iniziare dagli oltre 50mila morti l'anno solo in Italia per esposizione a inquinamento dell'aria; non si rileva indignazione per le mancate bonifiche che costringono milioni di italiani a vivere a rischio accresciuto di malattie, o per la maggiore aggressività di malattie infettive, nuove e vecchie, su popolazioni rese più fragili da inquinamento e crisi climatica.

Basta banalizzare

L'esempio più attuale riguarda il Covid-19 che è stato più aggressivo su popolazioni più esposte a inquinamento dell'aria. Pochi battiti di ciglia anche di fronte agli oltre 145 miliardi di euro di perdite economiche nell'Ue negli ultimi dieci anni a causa degli eventi meteorologici e climatici estremi causati dal cambiamento climatico.

Si tende a vedere questi fenomeni come parte del corso naturale delle cose anziché prendersi carico delle pratiche innaturali che li provocano.

Per fare un esempio, da quanti anni si sa che bisogna abbandonare i combustibili fossili a favore delle risorse rinnovabili? Che occorre investire nel dissesto idrogeologico? Che va incentivato il mezzo pubblico e disincentivato quello privato? E la lista sarebbe interminabile.

Per tornare al gesto irriverente verso la facciata del Senato, si tratta di un'azione non convenzionale che supera i limiti (ma di ben poco, diciamocelo) che il sistema istituzionale si è dato, d'altra parte c'è consapevolezza crescente che il sistema politico-istituzionale non sia adeguato a fare fronte alla crisi: siamo quindi in presenza di una contraddizione reale che non andrebbe banalizzata ma affrontata in modo nuovo, adeguato alla posta in gioco, nei pochi decenni ancora disponibili.

*epidemiologo ambientale

domani.it, 7/1/2023

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