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venerdì, dicembre 30, 2022

Vincenzo RUFFINO ci racconta “Il Miracolo di San Nicolò di Corleone”


di VINCENZO RUFFINO

Care amiche, cari amici,

Pochi corleonesi sanno o hanno preso coscienza del privilegio di godere della protezione di molti santi, sia essi nostrani che “immigrati” (concedetemi questo termine per indicare i santi stranieri). 

Avanti a tutti, il corleonese San Leoluca (ovvero Santu Luca), il nostro patrono, specializzato nella protezione fisica dei suoi concittadini (da quanto se ne sa, mai un corleonese per esempio è stato vittima di terremoti e di simili catastrofi naturali). Fra i nativi annoveriamo anche San Bernardo, ovvero Filippo Latino, lo spadaccino che ferì seriamente un signorotto borioso che lo beffeggiava (si dice che probabilmente Alessandro Manzoni si sia ispirato a lui nel creare il personaggio di “Fra Cristoforo” dei Promessi Sposi). 

San Nicolò è fra i tanti santi immigrati ospitati nelle nostre cento chiese. Nonuccio Anselmo nel suo blog scriveva testualmente che San Nicolò è patrono di tutti: marinai, mercanti, arcieri, prostitute, farmacisti, avvocati, prestatori di pegno, detenuti. E’ soprattutto protettore dei bambini. 

Questo per sentito dire. D’altra parte non dobbiamo avere dubbi: non a caso fu fatto santo, non a caso a Natale è lui a portare i doni ai bambini, specialmente a quelli del Nord Europa, perché ai nostri bambini corleonesi da millenni ci pensa la Carcavecchia e continuerà a farlo fino a quando non sarà mandata in pensione.  In sostanza "documenta non habemus", sembra che non esistano registrazioni che a Corleone San Nicolò abbia fatto miracoli. Questo però non è vero, perché “San Nicolò di Corleone” presumo che almeno un miracolo l’abbia fatto, anche se tuttavia nessuno dei tanti che tutti i giorni ostentano religiosità su Facebook ne ha mai voluto prendere coscienza. Nel lontano 10 Dicembre del 2019 ho raccontato su Facebook la storia del presunto miracolo di San Nicolò di Corleone ma mai nessuno, tranne Nonuccio Anselmo, si è interessato, né abbia fatto domande in merito. Poiché oggi ricorre il 40esimo anniversario del fatto, voglio ricordarlo su questa pagina, riprendendo solo la parte rilevante di quanto ho scritto allora: 

"Dicembre 1982. Serata tersa e fredda, la famiglia è riunita al secondo piano; una casa affacciata sulla piazzetta della chiesa di San Nicolò. I grandi sono presi da animate discussioni, storie, risate, giochi. La più piccola, neonata di circa 8 mesi, dorme nel letto grande al primo piano. La nonna di tanto in tanto scende la rampa di scale, tende l’orecchio: la bimba dorme tranquillamente. Ritorna su ma non si lascia coinvolgere nei giochi, resta sempre vicino alla scala e con l’orecchio teso. Ad un certo punto sente rintocchi della piccola campana della piccola chiesa di San Nicolò; incuriosita, per non disturbare il sonno della bambina si affaccia solo da una finestrella laterale con veduta parziale: non nota niente, la piazzetta è vuota, la chiesa è chiusa. Ritorna a tendere l’orecchio per verificare che la bambina dorma; silenzio assoluto, la bambina dorme: non apre la porta della stanza per non svegliarla. Sali e scendi della nonna, i rintocchi si fanno più forti e più frequenti; di nuovo alla finestrella e non vede nessuno. Pensa che saranno dei monellacci che tirano sassi alla campana. I rintocchi sempre più forti quasi una chiamata di allarme, indispettita corre per aprire la finestra grande che si affaccia sulla piazza dalla quale può osservare bene quanto succede. Deve attraversare la camera da letto dove dorme la neonata. Non appena vi entra alza le grida, fumo e fiamme sprigionano dalla coperta elettrica, fortunatamente ancora limitate: il letto sta per prendere fuoco. Miracolosamente la bambina è incolume, salva. Salvata dai rintocchi di San Nicolò di Corleone."

Quel pacioccone di San Nicolò di Corleone, elegantemente vestito, con la tonaca maestosa finemente lavorata e ampia abbastanza da coprirgli le rotondità, con lo sguardo bonario, quasi distaccato, dal quale non ti aspetteresti niente di più di una semplice carezza, invece zitto zitto tiene la situazione sotto controllo e non se lo fa dire due volte quando deve intervenire. E noi corleonesi, i beneficiari di tanta attenzione, non solo non lo ringraziamo, ma non ci preoccupiamo nemmeno di dare risalto ai suoi interventi miracolosi. 

Chissà quanti ne ha salvati quando, a causa del fiume in piena e la bella idea di cementificarlo, l’antico ponte è esploso sotto i Suoi piedi.  

Un caro saluto al San Nicolò di Corleone.

Vincenzo Ruffino

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