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martedì, dicembre 06, 2022

La pelle d’oca del nuovo prefetto di Palermo, Maria Teresa Cucinotta: «Io al posto che fu di Dalla Chiesa»


Lotta alla criminalità e vigilanza sui fondi Pnrr. I ricordi tragici: «Ero di turno, ricevetti la telefonata sulla strage di Capaci»

Virgilio Fagone

Un’azione corale delle istituzioni a tutti i livelli con il contributo della società civile per superare le mille emergenze della città, per dare impulso alla lotta alla mafia, gestire con professionalità le risorse del Pnrr e occuparsi con cura del mondo giovanile, afflitto da un profondo disagio anche a causa del dilagare di droghe e alcol. Il nuovo prefetto Maria Teresa Cucinotta, nel giorno dell’insediamento a Villa Whitaker, indica la strada del suo impegno professionale e non nasconde l’emozione per l’incarico alla guida degli uffici che 40 anni fa furono diretti dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia assieme alla moglie e all’agente di scorta.

«Ho la pelle d’oca, oggi, nel ricoprire la stessa carica nell’anno in cui ricorrono i 40 anni dalla morte del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sono davvero emozionata - dice Maria Teresa Cucinotta, palermitana che per lunghi periodi ha lavorato a Villa Whitaker come funzionario, prima di diventare prefetto con incarichi a Caltanissetta, Lecce e Catanzaro -. Ricordo ancora il 23 maggio del 1992. Era il mio primo sabato da funzionario di turno. Ricordo ancora la frase del funzionario della sala operativa della polizia che mi informava della strage di Capaci. “C’è stata una fortissima esplosione all’altezza della cementeria di Isola delle Femmine, casualmente passava da lì il giudice Giovanni Falcone”, disse. Nessuno in quei momenti, in quei primi minuti poteva pensare che quello fosse stato un attentato organizzato dalla mafia per uccidere il magistrato, la moglie e gli agenti della scorta. Dai giorni delle stragi credo che sia cambiato molto nella coscienza civile e negli anni la lotta alla mafia, grazie a tutto quello che seguì in termini di legislazione, è cambiata grazie all’impegno di magistratura e forze dell’ordine. Le cosche hanno subito pesantissimi colpi, con centinaia di arresti e la confisca di ingenti capitali. Ma la mafia tende sempre a riorganizzarsi ed è viva e vegeta, anche se non ai livelli di 30 anni fa. Dobbiamo essere vigili e attenti».

Tra gli strumenti da mettere in campo, bisognerà lavorare per «evitare che le mani della mafia possano arrivare in qualche modo ai fondi del Pnrr, importantissimi per noi e per il Sud. Attenzione sul tema della certificazione antimafia, ma anche supporto ai comuni dal punto di vista burocratico e amministrativo per sviluppare le pratiche e seguire l’andamento dei lavori e, per quel che è possibile, che vengano rispettati i tempi indicati. In questo senso, le prefetture, con le proprie prerogative, svolgono un’importante azione sul territorio, gli strumenti delle interdittive antimafia e gli accessi negli enti locali accompagnano l’azione degli inquirenti».

Tra le emergenze della città, oltre alla disoccupazione e alla povertà, con fasce di cittadini in pesante disagio sociale e difficoltà economiche, da qualche tempo si assiste a fenomeni di feroce violenza e casi di cronaca nera tra i ragazzi. «Anche i giovani hanno subito un riflesso negativo dal periodo Covid. Adesso vanno incoraggiati, sostenuti ed educati, non necessariamente con bacchettate - spiega il prefetto -. Dobbiamo fare un lavoro importante con loro. Hanno bisogno aiuto anche le famiglie. Dobbiamo lavorare molto per dare loro delle risposte e fornire dei modelli. Spesso i giovani hanno delle reazioni scomposte perché non hanno chi li ascolta o un riferimento a cui potersi ispirare. Vanno ascoltati e vanno loro ricordate le regole del vivere civile che tutti noi rispettiamo. La mafia non sorge per caso, ma è frutto di un percorso: se partiamo dall’educazione e dal rispetto per gli altri secondo me facciamo un lavoro a 360 gradi arrivando fino al rifiuto della criminalità. Questa è la strada che bisogna seguire. Su questo fronte ho già incontrato il sindaco Roberto Lagalla e intendo istituire un tavolo aperto a tutte le istituzioni, alle forze dell’ordine e anche alle associazioni del terzo settore per mettere a frutto un’esperienza collettiva per poter superare questo problema e agire sinergicamente su questa tematica così grave che desta grande preoccupazione soprattutto per le scuole. Vogliamo individuare un percorso comune dio intervento. Dobbiamo fare sistema, con un’azione corale e responsabile da parte di tutti gli attori coinvolti».

GdS,6/12/2022

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