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sabato, dicembre 31, 2022

Il questore Leopoldo Laricchia: “Droga, inchini e social, i boss si riorganizzano”


Il questore di Palermo traccia un bilancio della lotta al crimine e lancia un appello: “Contro i clan non possiamo abbassare la guardia”

di SALVO PALAZZOLO

«Cosa nostra l’abbiamo colpita duramente anche quest’anno, ma i mafiosi resistono e si riorganizzano». Il questore Leopoldo Laricchia scorre i numeri di arresti, sequestri e controlli fatti nel 2022, dice: «Le nostre indagini hanno messo in evidenza nuovi investimenti da parte dell’organizzazione mafiosa, che è tornata ad avere una consistente disponibilità economica: è una ricchezza che inquina l’economia legale. Ecco perché Palermo non deve abbassare la guardia». 

Quali affari criminali riempiono oggi le tasche dei mafiosi palermitani? 
«Innanzitutto, il traffico e lo spaccio di stupefacenti. Poi, le estorsioni. Ho il sospetto che anche le grosse rapine di tabacchi e la vendita di bevande alcoliche siano legate agli affari della criminalità organizzata». 
Da cosa nasce il sospetto a proposito degli alcolici? 


«Nel corso dei controlli per fronteggiare la diffusione dell’alcool fra i minorenni ci siamo imbattuti in grossi pregiudicati che gestivano locali del centro storico: abbiamo già revocato cinque licenze. A Isola delle femmine, è scattata anche un’interdittiva antimafia del prefetto, perché il reale proprietario si nascondeva dietro un prestanome». 
Le ultime operazioni della squadra mobile, fra Brancaccio e la Noce, hanno messo in evidenza anche un drammatico silenzio da parte dei commercianti. Perché a Palermo non si denuncia più il pizzo? 
«Le famiglie hanno cambiato strategia: a Brancaccio i mafiosi chiedevano cifre più basse che, evidentemente, i commercianti hanno ritenuto accettabili. Purtroppo il racket delle estorsioni resta un fenomeno endemico. E lo sarà fino a quando non si capirà che la legalità è più conveniente, soprattutto come investimento sul futuro, per l’intera comunità». 
È tornata ad essere una Cosa nostra che rifugge dai gesti eclatanti: stiamo assistendo a un ritorno al passato? 
«L’organizzazione mafiosa resta sempre la stessa, ma si adegua ai nuovi tempi. Così, è alla ricerca di consenso attraverso certi neomelodici, o gli inchini nelle processioni, alcuni messaggi vengono pure veicolati attraverso i social, in prima linea ci sono i giovani mafiosi». 
Come contrastare queste forme di diffusione della subcultura mafiosa? 
«A un neomelodico che continuava a cantare contro i collaboratori di giustizia abbiamo notificato un avviso orale. Ad altri cantanti è stato vietato di esibirsi con determinati brani che esaltavano i mafiosi». 
Pure sul fronte delle processioni siete intervenuti, come raccontato da “Repubblica” nei mesi scorsi. 
«Abbiamo controllato i percorsi di 207 processioni che si sono tenute in città e provincia, per verificare se passassero dalle abitazioni di mafiosi: in otto occasioni, i percorsi sono stati spostati, d’accordo con le Curie, per evitare che si potessero fare degli inchini, ovvero altre forme di ossequio neiconfronti dei criminali». 
Quali altri cambiamenti vede nell’organizzazione mafiosa? 
«È un momento davvero delicato, in cui bisogna saper cogliere trasformazioni e mutamenti, mentre tornano in libertà vecchi mafiosi che hanno terminato di scontare il loro debito con la giustizia». 
Negli ultimi blitz, sono ormai una presenza costante. 
«Per questa ragione, non smettiamo di monitorare i soggetti più pericolosi, anche quando sono in carcere: un’attività delicata svolta pure dalla divisione anticrimine. La vera sfida è saper cogliere in anticipo le mosse dei mafiosi: alla Noce, un gruppo di scarcerati avevano deciso di imporre richieste di pizzo sempre più pressanti. Cosa nostra resta insidiosa». 

La Repubblica Palermo, 31/12/2022

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