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martedì, dicembre 13, 2022

IL DOCUMENTARIO. Il siciliano contro i boss. Veltroni: “Pio La Torre colpì i tesori e fu ucciso”

Walter Veltroni sul set di “Adesso tocca a noi”

di Paola Pottino

Il volto impietrito, senza lacrime, straziato dal dolore di Enrico Berlinguer al funerale di Pio La Torre è una delle immagini più forti di “Ora tocca a noi”, il docufilm scritto e diretto da Walter Veltroni, presentato in anteprima ieri al cinema Rouge et Noir agli studenti di tredici scuole della città. 

Un film sulla vita di Pio la Torre, segretario regionale del Partito comunista e deputato, padre della legge sul reato di associazione di stampo mafioso, ucciso nell’agguato del 30 aprile 1982, in cui perse la vita anche Rosario Di Salvo alla guida della Fiat 131. «La legge che porta anche il suo nome contiene elementi che si sono dimostrati essenziali per colpire e sconfiggere la mafia» — ricorda il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella testimonianza che apre il documentario. Materiale d’archivio, interviste, ricostruzioni, testimonianze di chi lo ha conosciuto si alternano alle immagini che ripercorrono gli anni dell’infanzia e quelli dell’impegno nel partito e in Parlamento. 


« Ho avuto il privilegio di conoscere Pio — ricorda Walter Veltroni — eravamo molto amici e gli volevo molto bene, era davvero una bella persona, simpaticissimo e ricco di umanità». Nel documentario viene tracciata anche l’infanzia del giovane Pio, figlio di braccianti, cresciuto insieme a quattro fratelli nella borgata palermitana di Altarello di Baida, e che, per amore dello studio, percorreva quotidianamente diversi chilometri a piedi per andare a scuola. 
«Questa parte — spiega Veltroni — è stata ricostruita attraverso la finzione cinematografica perché non ci sono filmati o documenti che ne parlano, ma a mio avviso è quella più toccante dalla quale emerge la storia di un bambino che invece di accettare il destino che la sua collocazione sociale gli ha riservato, si ribella attraverso lo studio grazie al quale si è riscattato e ha continuato a riscattare l’intera Sicilia». “Ora tocca a noi” è la frase alla quale si è ispirato il lavoro di Veltroni, pronunciata da Pio La Torre all’amico Emanuele Macaluso poco prima di essere ucciso. «Io ho scelto questo titolo perché ha un doppio significato - spiega Veltroni - prima di tutto per ricordare la citazione e poi la dedico ai ragazzi che vedono questo film, un modo per dire che non è finita, che bisogna continuare». 
Questo è il senso della presentazione del documentario in anteprima al Rouge et Noir, seguita in streaming da centinaia di studenti italiani, alla quale sono intervenuti anche i ragazzi delle scuole palermitane che al termine della proiezione hanno posto diverse domande a Veltroni, Maurizio de Lucia, procuratore capo di Palermo, e Vito Lo Monaco, presidente emerito del Centro studi Pio La Torre e amico del politico trucidato dalla mafia. «Io sono stato il primo — racconta Lo Monaco — a essere portato dalla Digos sul luogo dell’assassinio. Quando ancora non c’era nessuno, sono rimasto pochi attimi con lui da solo, il tempo di fargli una carezza e tornare alla sede del partito dove parlai anche con Berlinguer». 
Carezze strazianti e baci che anche la vedova di Pio La Torre, affranta sulla bara, non smetteva di dare al marito. Immagini che danno i brividi, come il discorso che Berlinguer, riproposto nel docufilm, pronunciò dopo la morte di La Torre. Parole forti, accorate e impegnative: «Noi — disse il segretario del Pci — davanti al suo feretro prendiamo l’impegno di continuare con fermezza e intelligenza, con obiettività e coraggio questa lotta». Non solo Pio La Torre è stato uno dei protagonisti della lotta contro la mafia, «ma è stata — continua Veltroni — una delle persone che ha meglio compreso le sue dinamiche e i processi attraverso i quali la mafia si arricchiva e quindi è anche stato tra coloro che hanno capito per primi quali erano gli strumenti legislativi necessari. E per questo è stato ucciso». 
«Pio La Torre — dice il procuratore de Lucia — è stato un gigante della nostra storia per il contributo che ha dato nella lotta alla mafia con la legge che porta il suo nome. Oggi, nel rapporto mafia-politica, esiste ancora un pezzo importante della politica che continua insistentemente a cercare contatti con le organizzazioni mafiose, ma c’è una storia che nasce molto prima, la lotta nelle campagne che caratterizza la vita di Pio La Torre, fino a quella che io giudico una svolta fondamentale, cioè la scelta di impoverire la mafia attraverso la sottrazione dei suoi patrimoni». 
Al documentario, prodotto da Minerva Pictures, Rai Documentari e Cinecittà Luce, con il contributo di Rai Teche, che andrà in onda in prima serata venerdì 16 dicembre alle 21,25 su Rai Tre, ha preso parte, nel ruolo di Giuseppina Zacco, moglie di Pio La Torre, anche l’attrice palermitana Silvia Francese, nipote del giornalista Mario Francese, assassinato a Palermo la sera del 26 gennaio del 1979. 
Tra le testimonianze riportate da Veltroni c’è anche quella di Giuseppe Tornatore: « La figura di Pio La Torre — dice il regista — è quella che ci ricorda come spesso essere siciliani abbia voluto significare essere soprattutto antimafiosi. I più grandi antimafiosi sono siciliani». 
«Chi glielo ha fatto fare a Pio La Torre a combattere la mafia? Erano in molti a porre questa domanda a Pio — racconta Veltroni — Io penso che se oggi i ragazzi delle scuole sono curiosi di conoscere la sua storia, questo basta a rispondere alla domanda. Sono le nuove generazioni che glielo hanno fatto fare». 

La Repubblica Palermo, 13/12/2022

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