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domenica, dicembre 11, 2022

Veltroni racconta Pio La Torre. Il docufilm in anteprima in città


Simonetta Trovato

Evitare l’effetto santino. Lo aveva già detto Walter Veltroni durante le riprese di «Ora tocca a noi – Storia di Pio La Torre», il docufilm che stava preparando qualche mese fa sulla storia del sindacalista e politico ucciso dalla mafia quarant’anni fa. 

Ora il film è pronto e Veltroni – che di Pio La Torre era amico – sembra esserne soddisfatto: andrà in onda venerdì prossimo alle 21,15 in prima serata su Rai3, preceduto da due anteprime.

Domani alle 9 al cinema Rouge et Noir, sia in sala che in videocollegamento ci saranno gli studenti delle scuole e i detenuti che hanno aderito al progetto educativo antimafia del Centro studi Pio La Torre, che si confronteranno con il regista, con il procuratore capo Maurizio De Lucia e con Vito Lo Monaco, presidente emerito del Centro, tutti intervistati da Veltroni nel docufilm. In apertura i saluti del sindaco Roberto Lagalla.

La sera alle 20 al cinema Ariston, una seconda proiezione per le autorità civili e militari, le associazioni antimafia e i soci del centro, sempre alla presenza di Veltroni, del figlio di Pio La Torre, Franco, di Lo Monaco e di Loredana Introini.

Il titolo «Ora tocca a noi» prende spunto dalla frase che Pio La Torre disse all’amico Emanuele Macaluso, quando dirigenti e politici iniziavano a cadere come mosche.

«Su di lui ho letto e studiato tanto - ha detto Walter Veltroni -, e ho avuto la conferma della sua grandezza, difficile coprirla e annegarla nell’asfalto. Non raccontiamo tutta la vita di Pio La Torre, ma soltanto la sua infanzia di bambino della Nave e il periodo fino all’Ucciardone», ovvero quei diciotto mesi in cui il sindacalista venne rinchiuso in carcere con l’accusa (poi rivelatasi falsa) di aver aggredito un carabiniere durante l’occupazione del feudo di Santa Maria del Bosco.

Coproduzione Minerva Pictures Group, Rai Documentari e Cinecittà Luce, con il contributo delle Teche Rai, il film è scritto da Veltroni con Monica Zapelli («I cento passi»).

«Figlio di una famiglia di braccianti, fin da piccolo Pio si è impuntato per poter studiare; quella citazione è anche una sollecitazione a non considerare la mafia che spara di meno rispetto ad allora, a raccogliere il suo testimone e un invito a non smettere».

«La legge che porta il suo nome contiene elementi che si sono dimostrati essenziali per colpire e sconfiggere la mafia», ricorda il presidente Sergio Mattarella nella testimonianza che apre il documentario. Che ha srotolato materiale d’archivio, interviste, ricostruzioni, testimonianze alternate alle immagini sull’infanzia di Pio La Torre e il suo impegno nel partito e in Parlamento, come nel discorso dopo l’omicidio di Piersanti Mattarella.

La moglie del sindacalista, Giuseppina Zacco, è interpretata da Silvia Francese, nipote del giornalista assassinato nel 1979. «Il centro Pio La Torre - spiega Vito Lo Monaco - porta avanti da 17 anni un progetto nato con lo scopo di trasferire concretamente sul territorio l’insegnamento antimafia di Pio La Torre, padre della legge sul reato di associazione di stampo mafioso che ha dato il via alle misure patrimoniali, alla confisca e al riutilizzo sociale dei beni sequestrati». (*sit*)

GdS, 11/12/2022

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