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sabato, dicembre 17, 2022

INTERVISTA ALLA CANDIDATA ALLA GUIDA DEL PD. Schlein: “Per il Sud svolta green e lavoro stabile Basta patriarcato in ateneo”

Elly Schlein
di Marco Patucchi

Va recuperato il dialogo con i 5 Stelle. Esistono convergenze su argomenti concreti, come ad esempio il salario minimo. L’autonomia differenziata divide l’Italia e ne accentua le diseguaglianze. Senza un riscatto del Sud non c’è riscatto per l’intero Paese. Lo scandalo “lista hot”non mi sorprende: viviamo in una società patriarcale che influisce anche sul mondo accademico 

Autonomia differenziata, transizione ecologica, migrazioni, rinnovo classe dirigente, diseguaglianze, diritti. 


Negli appunti che Elly Schlein porta con sé oggi a Palermo, sono snocciolati tutti i punti della eterna “questione meridionale” e la candidata alla guida del Pd è convinta di poter smentire una volta per tutte l’assioma, diventato ormai maledizione, di Tancredi, nipote del principe Fabrizio Salina nelGattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” . Per Schlein il cambiamento è possibile, a cominciare da quello della classe dirigente dem, nazionale e siciliana: «Serve un nuovo modello di selezione, con maggiore partecipazione e slegato dalle logiche di potere e di corrente. 
Insomma, consenso reale e trasparenza interna». 
Un ricambio imposto anche dalla ennesima questione morale scaturita a Bruxelles... 
«Una vicenda vergognosa e lo dico da garantista, perché in questo caso c’è flagranza di reato. Io credo che chi ha rappresentato gli elettori, prima di passare a curare interessi privati debba far trascorrere un adeguato periodo di raffreddamento. In questi giorni parliamo delle ingerenze di uno Stato straniero, ma le lobby possono essere permeabili anche dalla criminalità organizzata». 
Intanto tra questione morale, contorcimenti pre-congressuali e l’annosa ricerca di consensi al centro, il Pd sta sguarnendo l’intero versante di sinistra dell’elettorato, lasciando praterie al M5S. Un processo irreversibile? 
«No, altrimenti non mi sarei candidata alla guida del partito. 
Diseguaglianze, clima e lavoro di qualità, sono i temi sui quali ricostruire il gruppo dirigente e recuperare terreno». 
In concorrenza con Conte che, proprio ieri l’altro, era qui a Palermo nei quartieri più difficili? 
«Secondo me va recuperato il dialogo con i 5 Stelle. Esistono convergenze su argomenti concreti, come ad esempio il salario minimo». 
Diceva delle infiltrazioni della criminalità organizzate nella politica, fenomeno storicamente radicato nel Sud. Quale ricetta propone? 
«Quella di una battaglia ovviamente giudiziaria, ma anche culturale. A cominciare dalla scuola. Sarà dura con un governo di destra che appena insediato ha alzato il tetto all’uso del contante». 
Se è per questo, la maggioranza di centrodestra ha rilanciato un altro tema molto temuto nel Meridione: l’autonomia differenziata. Ci si può ragionare? 
«Assolutamente no. Il progetto di Calderoli, oltre a scavalcare il Parlamento, divide l’Italia e ne accentua le diseguaglianze. Senza un riscatto del Sud non c’è riscatto per l’intero Paese». 
Diseguaglianze tra territori e anche al loro interno, non crede? 
Squilibri di genere, economici, di diritti, di tutele... 

«È così. Per questo nel mio percorsodi candidata alla guida del partito voglio ascoltare le persone, i circoli del Pd, le comunità. A cominciare oggi dalla Sicilia». 
Giustissimo ascoltare, ma proprio al Sud c’è grande bisogno di soluzioni... 
«Ho le mie proposte concrete. Ad esempio investire nelle scuole e neiservizi per alleggerire il carico della cura familiare che grava da sempre sulle donne. Altra direttrice è quella dell’innovazione delle competenze. Poi la transizione ecologica, con il Sud che rappresenta un’enorme potenzialità soprattutto sul fronte dell’eolico offshore che, secondo le proiezioni dell’Aie entro venti annisarà la maggiore fonte di energia per l’Europa. Ovviamente va fatto tutto coinvolgendo il territorio e le comunità, scongiurando ogni logica predatoria». 
Non pensa che anche il turismo rappresenti un fattore di sviluppo centrale per il Sud? 
«Certamente, e penso in particolare al turismo sostenibile e diffuso sul territorio, non quello mordi e fuggi». 
La Sicilia è la prima linea dell’emergenza migrazioni. Come va affrontata? 
«Superando l’ipocrisia della Convenzione di Dublino che impedisce la condivisione equa dell’accoglienza tra i vari Paesi europei. E una maggiore condivisione ci deve essere anche tra le regioni italiane: la Sicilia non va lasciata sola. A queste problematiche, ovviamente, non si deve rispondere con la vigliaccheria di bloccare i migranti in mare. 
Purtroppo abbiamo un governo che fa il forte con i deboli e il debole con i forti, ad esempio evitando di fare pressione sugli altri Paesi a guida sovranista o prendendosela con i migranti irregolari invece che con gli imprenditori che li fanno lavorare irregolarmente». 
Qui a Palermo Repubblica ha svelato lo scandalo della “lista hot” delle dottorande, smascherando i silenzi dell’ateneo. Un problema, il sessimo, che sorprende ancora di più in un ambiente come quello universitario. 
«Ed invece non mi sorprende: viviamo in una società patriarcale che influisce anche sul mondo accademico. Non si spiegherebbe altrimenti che le donne, pur avendo mediamente voti migliori, cinque anni dopo la laurea hanno retribuzioni inferiori a quelle degli uomini. O il fatto che su 80 rettori in Italia, solo 10 sono donne. Nelle istituzioni, come gli atenei, servono canali affidabili a cui rivolgersi per denunciare comportamenti sessisti. 
Ma soprattutto serve un lavoro culturale in profondità che, a cominciare dalla scuola, scardini definitivamente gli stereotipi di genere». 

La Repubblica Palermo, 17/12/2022

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