giovedì, dicembre 29, 2022

Crescono le minacce e le querele temerarie contro i giornalisti

Roberto Saviano
di Alberto Spampinato

Tra i tanti, anche Roberto Saviano è sotto processo per diffamazione dopo la querela di Giorgia Meloni, che ha ottenuto il processo anche per Domani

Erano moltissime (384 nel 2021) le minacce ai giornalisti scomodi, ovvero a quei cronisti che hanno il torto di pubblicare anche notizie spiacevoli, che non piacciono alle persone di cui si parla. Proprio per questo l'Italia è da anni il paese dell'Unione europea con più cronisti minacciati. Quest'anno le minacce sono aumentate, sono addirittura raddoppiate, secondo l'osservatorio Ossigeno per l'Informazione che in nove mesi ne ha contate 564 rispetto alle 288 dello stesso periodo dell'anno scorso. Il 100 per cento in più. L'osservatorio ha notato anche altri segnali poco rassicuranti: un aumento delle querele e delle cause per risarcimento intimidatorie e una diminuzione delle denunce dei minacciati.

Nei mesi scorsi i giornalisti italiani hanno subìto intimidazioni, minacce, aggressioni, danni, scritte murali ingiuriose, ondate di insulti sui social e soprattutto querele pretestuose e cause intimidatorie con richieste di danni spesso esagerate o inesistenti che li hanno costretti a spendere tempo e denaro, a dimostrare in tribunale di essere innocenti per evitare pesanti condanne, anche a pene detentive.

Perché molti querelati rischiano ancora di subire condanne in carcere (fino a sei anni, anche se hanno agito senza dolo specifico). Accade ancora, nonostante la Cassazione nel 2021 abbia ridotto i casi in cui si possono applicare pene detentive per diffamazione a mezzo stampa, invitando il parlamento a modificare il codice penale perché il carcere per diffamazione ha un effetto dissuasivo su tutti i giornalisti impegnati a raccontare fatti di cronaca.

Gli esempi si sprecano, sul sito di Ossigeno per l'Informazione sono illustrati 34 diversi tipi di intimidazione e fanno vedere chi minaccia i cronisti: persone disposte a difendere con ogni mezzo l'immagine, la carriera o affari più o meno puliti.

La maggior parte sono imprenditori, amministratori pubblici, politici incoraggiati a querelare dal fatto che non rischiano nulla a gonfiare le accuse e comunque finisca il processo frenano per lungo tempo il giornalista scomodo e il suo giornale. Gli esempi concreti comprendono anche gli attacchi a questo giornale con esose richieste di danni da presunta diffamazione.

Le minacce ai giornalisti sono dovute in massima parte a una legislazione italiana arcaica, punitiva, contestata perfino dalle Nazioni unite. Bisognerebbe rispettare le prerogative dei giornalisti, filtrare le querele come in altri paesi, pretendere le prove della diffamazione a mezzo stampa e dei danni subiti.

Lo stallo normativo

Da decenni il governo e il parlamento ne discutono, fingono di voler adeguare la legge e le procedure agli standard internazionali e poi lasciano tutto com'è. Lo hanno fatto anche nel 2022. Perché? Fa comodo a politici, imprenditori, amministratori pubblici. A forza di rinviare le cure, il problema si è aggravato. Si vede dai dati sulle intimidazioni e minacce rilevate da Ossigeno nei primi nove mesi del 2022.

Le azioni legali intimidatorie (cioè le querele e le cause per diffamazione a mezzo stampa temerarie e strumentali) guadagnano ulteriore terreno. Erano circa diecimila l'anno secondo gli ultimi dati e nel 90 per cento dei casi non ottenevano la condanna degli accusati. Nell'ultimo anno sono aumentate notevolmente rispetto agli avvertimenti e alle aggressioni.

Le denunce dei giornalisti minacciati sono diminuite, come ha segnalato il centro di Osservazione sulle minacce ai giornalisti che opera al ministero dell'Interno. Questo centro tiene sotto osservazione proprio la parte violenta delle intimidazioni, quella di cui le forze dell'ordine vengono a conoscenza perché qualcuno si rivolge a loro per chiedere aiuto. Che cosa si nasconde dietro questo comportamento? Di solito paura, rassegnazione, assuefazione, diminuita fiducia negli interventi delle autorità. Quindi il calo delle denunce non è una buona notizia, è un ulteriore segnale di allarme.

Ossigeno ritiene che questi segnali siano presi nella dovuta considerazione innanzitutto dal mondo del giornalismo e che si riesca a convincere le forze politiche, il parlamento, il governo a varare finalmente le contromisure necessarie, quelle già oggetto di numerose proposte di legge. Occorre trovare il coraggio e la volontà politica per procedere, come si è fatto in altri paesi.

Domani.it, 30/12/2022

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