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sabato, dicembre 24, 2022

REDDITO DI CITTADINANZA: COME ABOLIRE I FURBI SENZA ABOLIRE I BISOGNOSI


di DANIELE BILLITTERI 

Le “classifiche” del Reddito di Cittadinanza, specialmente al Sud e in Sicilia, sono come i responsi della Sibilla Cumana: basta spostare una virgola per cambiare il nocciolo del ragionamento spostandosi velocemente tra bisogno e furbizia.  

Il provvedimento varato nel 2019 è stato al centro della campagna elettorale e, dicono gli esperti, ha determinato possenti flussi elettorali come la messe di consensi raccolti dal Movimento 5 Stelle, che lo ha strenuamente sostenuto e difeso, in tutto il Meridione. Ma lasciamo parlare i numeri così come li ha raccolti l’Inps fino all’agosto scorso. 

In Italia sono oltre un milione le famiglie che hanno chiesto di percepire il Reddito. Ebbene, di queste oltre il 62 per cento vive nelle regioni meridionali. La Sicilia, di questo milione e rotti, si ritaglia una fetta grande il 18 per cento con 196 mila richieste, seconda solo alla Campania che registra quasi il 21 per cento con 228 mila richieste.

Un altro dato rilevante è che nel Centro Nord le richieste nel 2022 sono diminuite rispetto ai quasi due anni precedenti ma non in Sicilia dove, nei primi otto mesi del 2022, è stata giù superata la richiesta relativa all’intero 2021. Ovviamente in testa sono Palermo e Catania, che seguono a ruota Napoli e Roma.

I numeri “parlano” davvero. Vediamo quelli del lavoro che, in Sicilia, hanno un saldo positivo di 45 mila posti in più dei quali 20 mila basati su contratti a tempo indeterminato, quindi precari. Malgrado questo le richieste di accedere al provvedimento  sono aumentate, si diceva, in controtendenza rispetto al resto del Paese. In otto mesi del 2022 ci sono state 13 mila richiesta in più rispetto all’intero 2021. Questo vuol dire, in sostanza, una cosa ben precisa: il Reddito di Cittadinanza viene percepito da chi un lavoro non ce l’ha proprio o ce l’ha in nero. E chi sintetizza che, al contrario, le richieste vengono da chi il lavoro manco lo cerca, fannulloni candidati a un posto in prima fila sul divano, racconta solo un fotogramma irridente di un film che invece è drammatico con sfumature di potenziale horror.

Dice Emanuela Bortone, responsabile dei servizi Caf e Patronato della Cgil di Palermo: “Il reddito di cittadinanza è stato pensato non solo come un ammortizzatore sociale ma come uno strumento delle politiche attive del lavoro. Ma non c’è dubbio che in certe situazioni diventa in qualche modo anche un sussidio. E se del provvedimento funziona solo la parte welfare e non funziona la parte delle politiche attive, ecco che si crea un terreno dove le storture possono attecchire”.

In Sicilia, nei primi otto mesi del 2022, hanno percepito il Reddito 276 mila nuclei familiari pari a 667 mila persone e un assegno mensile medio di 622 euro mensili. In Italia la media è di 588 euro al mese. Prima città dell’Isola è, ovviamente, Palermo (terza in Italia) con 64 mila famiglie che percepiscono il Reddito con un assegno medio di 663 euro al mese.

“Il problema del reddito – spiega ancora Emanuela Bortone – è che non si è riuscito a farlo funzionare per le finalità che aveva in origine. Se dai collocamenti non arrivano offerte di impiego, che lavoro si potrà mai proporre a chi percepisce l’assegno? Qui siamo bel oltre il presunto rifiuto del percettore di opportunità che gli vengono offerte. Lavoro non ce n’è: punto e basta. E’ ovvio che in questa situazione si inserisce anche problema dell'illegalità e della indebita percezione di questo aiuto. Ma anche in questo caso, è la struttura che non funziona. Non ci sono ispettori, non ci sono controlli. Ma allora, si abbia il coraggio di chiamarlo sussidio. Ma abolirlo è una tragedia e, se accadrà, ce ne accorgeremo in termini di tensioni sociali”.

Già: è come dire che nella fila davanti alla Charitas per prendere un panino con la mortadella e mezza minerale, c’è pure chi il panino non lo mangia e lo va a vendere. Soluzione? Lasciamoli tutti digiuni. Ma mi facciano il piacere…

21/22 dic 2022

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