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| R. Mangiameli |
di ROSARIO MANGIAMELI*
Il problema è quello di sciogliere alcuni nodi interpretativi come per esempio quello della colpevolizzazione che ancora viene usato. In realtà lo stesso film propone questa lettura. Le inquadrature delle abitazioni che fanno da sfondo alle interviste, l’entrare nelle case, mostrare gli schermi televisivi attraverso le finestre, e poi quell’immagine fortissima delle mani che puliscono un tavolo, si suppone dopo cena, insomma tutte immagini di quotidianità che accompagnano le atroci confessioni, ricordano un altro film: “La zona di interesse”, e non casualmente. Jonathan Glazer, il regista di”La zona di interesse” è coinvolto nella produzione di Naza e in qualche modo se ne è fatto garante, diciamo morale e artistico.
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