lunedì, ottobre 18, 2010

Corleone, una strada per il prof. Pollara: Dino Paternostro ha presentato un ordine del giorno in consiglio comunale

Il prof. Leoluca Pollara
Il prof. Leoluca Pollara ha tanto amato la sua città da dedicarle studi e ricerche, la più importante delle quali quella sull’antica cinta muraria e sulle sue otto porte. Col prof. Pollara abbiamo fatto un tratto di strada insieme nella redazione di "Città Nuove". Sulla nostra rivista cartacea ha pubblicato tanti articoli intrisi di amore e di passione civile per la sua città. E non dimentichiamo la coraggiosa naturalezza con cui scelse di restarci accanto, anche dopo l'attentato incendiario della notte tra il 16 e 17 aprile 1991. Chi glielo faceva fare? La sua coerenza di persona perbene, la sua cultura del dialogo, il suo desiderio di costruire insieme una "città nuova", proiettata nel futuro, ma senza perdere la memoria del passato. Ci abbiamo provato e ci stiamo ancora provando a costruirla, pur in mezzo a tante difficoltà. Ma da quando, dieci anni fa, all’improvviso Leo Pollara ci ha lasciati, la strada è diventata più difficile. Per noi che gli abbiamo voluto (e gli vogliamo) bene, Leo Pollara non é mai andato via veramente. Continua a starci accanto, a darci consigli, a trasmetterci l'amore per la ricerca e l'amore per Corleone. Sarebbe bello, adesso, che la città di Corleone, la sua città, gli dedicasse una strada ed una sala del museo civico, indicandolo alle nuove generazioni come un esempio ed un modello di cittadino. Per questo, qualche giorno fa, abbiamo presentato un ordine del giorno per il consiglio comunale, che sarà discusso (e, speriamo, approvato) la settimana prossima. (d.p.)
LEGGI L'ORDINE DEL GIORNO

LA LETTERA. Asfaltata la strada di contrada "Giaconia", ma non basta

Caro direttore,
La strada di contrada "Giaconia" asfaltata
finalmente il Comune di Corleone è riuscito a completare i lavori della strada in contrada “Giaconia”, cominciati più di due anni fa. Grazie alla professionalità di una ditta locale, la ditta “Luciano Panzica”, che ha eseguito i lavori in tempi rapidi e a regola d’arte, finalmente la strada è stata asfaltata ed è percorribile dai tanti contadini che si recano nei loro fondi e dalle tante famiglie che nella zona hanno la loro casa, alcune di villeggiatura, altre dove abitano tutto l’anno. Peccato, però, che il progetto non prevedesse la realizzazione di un altro braccio di 600 metri , che consentirebbe ad altre 5 famiglie di potere accedere tranquillamente alle loro case e ai loro fondi. Questo breve tratto di strada è pericoloso, perché non ha cunette e quando piove si creano smottamenti di terra e voragini che mettono a rischio la sicurezza di di lo percorre.
Spero che il signor sindaco e l’assessore ai lavori pubblici leggano questa lettera e si vogliano adoperare per predisporre un progetto che metta in sicurezza questo piccolo tratto di strada, dando tranquillità a chi ha necessità di accedervi.
Giovanni Mercatante - Corleone

Palermo. Interrogazione del consigliere Orlando sull'utilizzo di alcuni beni confiscati alla mafia

Palermo, sala delle lapidi, sede del consiglio comunale
Il consigliere del Pd, Salvatore Orlando, ha presentato un'interrogazione al sindaco per cercare di fare chiarezza su alcuni beni confiscati alla mafia e assegnati ad associazioni. "Premesso - scrive Orlando - che l’Ufficio di Gabinetto del Sindaco con nota n. 4109 del 7 maggio 2010 ha richiesto al Comando di Polizia Municipale di effettuare attività di controllo sull’utilizzo di n. 21 beni assegnati dal Comune a vari enti; Considerato che lo scrivente è in possesso del verbale redatto dalla Polizia Municipale in data 26 maggio c.a. a seguito del sopralluogo effettuato presso i locali di Viale Francia, civico 2, piano 11, assegnati all’Associazione Penelope, nel quale si legge che “all’interno dell’immobile si riscontrano in un vano, documenti della Coop. Penelope, in un vano progetti immobiliari dell’Architetto Bonafede Esterina, e in un altro vano progetti di fondi europei del Dott. Carrara Carmelo. Sul posto abbiamo identificato l’Architetto Bonafede Esterina in qualità di socio, e la sig.ra Riccobono Ivana in qualità di volontaria della cooperativa de quo. Si è effettuato ulteriore sopralluogo in data 9/6/2010 laddove sebbene l’impegno sottoscritto dall’Architetto Bonafede era di svuotarlo, si conferma invece, la situazione preesistente al primo controllo, ovvero promiscuità di attività non connesse alla cooperativa Penelope. Al fascicolo sono presenti foto e verbali di sopralluogo stilato con il funzionario del Settore Risorse Immobiliari”;
CHIEDE AL SIGNOR SINDACO
Istanza della Cooperativa Penelope di assegnazione del bene, comprensiva delle finalità di utilizzo; copia del provvedimento di affidamento del bene alla cooperativa; copia di statuto, atto costitutivo ed eventuali verbali di nomina dei soci della cooperativa in questione; copia delle relazioni sulle attività svolte dall’ente presso i locali assegnati; di essere informati se, a seguito del sopralluogo della Polizia Municipale e della contestazione delle anomalie riscontrate, sono state rimosse le cause delle contestazioni; qualora tali cause non fossero state rimosse, nella considerazione che il bene risulta ancora assegnato alla sopraddetta cooperativa, di sapere se la S.V. ritiene necessario procedere alla immediata revoca dell’assegnazione.
Il Consigliere Salvatore Orlando
Palermo, 15.10.2010

domenica, ottobre 17, 2010

I dubbi sul corpo del bandito Giuliano

La Procura di Palermo ha affidato la riesumazione a un medico legale. Casarrubea e Cereghino: "Ci si augura presto una risoluzione del caso" PALERMO. "Non abbiamo mai affermato né che il bandito Salvatore Giuliano sia fuggito all'estero, né che il cadavere esposto quella mattina appartenga a un sosia. Sono temi sui quali sta indagando la Procura di Palermo e sui quali ci si augura si possa presto addivenire a una definizione". Lo precisano in una nota gli storici Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino in merito alla decisione della Procura di affidare a un medico legale la riesumazione del corpo del bandito Giuliano per verificare se quelli sepolti sono effettivamente i resti del "re di Montelepre". I magistrati hanno aperto l'inchiesta dopo l'esposto presentato da Casarrubea e Cereghino che hanno chiesto alla Procura "di intraprendere un'indagine conoscitiva per accertare l'identità della persona uccisa nel cortile dell'avvocato Di Maria (Castelvetrano), la notte tra il 4 e il 5 luglio 1950, rispondente al nome di Salvatore Giuliano, autore di stragi e omicidi, commessi in Sicilia negli anni che vanno dal 2 settembre 1943 e fino alla data del luglio 1950". Secondo Casarrubea e Cereghino "vi sono fondati motivi per ritenere che il cadavere ritratto nel suddetto cortile e nell'obitorio del cimitero di Castelvetrano non siano la medesima persona ritratta in decine di fotografie e in un filmato del dicembre 1949 come il bandito Salvatore Giuliano". (GdS.it)

Sicilia, case abusive "invisibili" al fisco. Corleone al 2° posto per la densità di immobili

Panorama di Corleone vista dall'alto
Tante case in Sicilia sono "fantasmi invisibili" anche al fisco. Non sono catastate e, oltre al danno urbanistico ed ambientale di un'edificazione avvenuta al di fuori di qualsiasi controllo e di qualsiasi pianificazione, c'è anche da tenere in considerazione l'evasione delle tasse che comporta il fenomeno. Ici, Irpeg, Ires, Irpef, Tarsu sono le principali imposte evase dalle case fantasma che, se riscosse, andrebbero a rimpolpare notevolmente i bilanci degli enti locali più piccoli, ma anche più vicini ai cittadini, i Comuni, oggi quanto mai sofferenti a causa dei continui tagli dei trasferimenti da parte di Stato e Regione. Dunque più di un quinto dei circa 300 mila immobili fantasma siciliani si trovano in provincia di Palermo: ma qual è la situazione dei singoli Comuni?
In termini assoluti il Comune con più fabbricati non dichiarati è proprio il capoluogo, che ne conta ben 6.015; secondo classificato è Monreale (3.527); mentre chiude il podio Partinico (3.411). Seguono poi Carini (2.888) e Misilmeri (2.830). La "classifica", almeno per quanto riguarda la top 10 dei Comuni con più fabbricati non dichiarati, si ribalta se prendiamo in considerazione la densità di immobili rispetto alla popolazione residente. Vediamo infatti come Caccamo (8.388 abitanti) sia il Comune con la maggiore densità di immobili fantasma: uno ogni 4,8 abitanti. Seguono Corleone (11.363) con un immobile ogni 8,1 abitanti; Partinico (uno ogni 9,1), Misilmeri (uno ogni 9,8) e Cefalù (uno ogni 11,3).
(Alessandro Petralia www.qds.it)

Polizzi Generosa. E' stato costituito un Consorzio tra i comuni madoniti per la gestione dei beni confiscati alla mafia

E' stato sottoscritto nella sala consiliare del Comune di Polizzi Generosa il protocollo d’intesa per la costituzione del Consorzio madonita della Legalità e dello Sviluppo che gestirà, in un progetto territoriale, i beni confiscati alla mafia ed assegnati al patrimonio delle basse ed alte Madonie. Al protocollo d’intesa hanno aderito la Provincia Regionale di Palermo, i Comuni di Polizzi Generosa, Castellana Sicula, Petralia Soprana e Sottana, Blufi, Bompietro, Alimena, Valledolmo, Sclafani Bagni, Geraci Siculo, Gangi, Castelbuono, Campofelice di Roccella, Lascari, Cefalù, Scillato, Collesano, Gratteri, Pollina, San Mauro Castelverde e Collesano. Alla riunione ha preso parte Lucio Guarino, direttore generale del consorzio Sviluppo e Legalità la cui decennale esperienza verrà messa a disposizione dei comuni delle Madonie. Dopo la firma del protocollo d’intesa verrà predisposta la delibera di formale adesione che dovrà essere votata da ogni singola Giunta municipale e dai Consigli comunali dei 22 Enti. L’iniziativa di costituire il consorzio è scaturita dalla nota vicenda legata all’assegnazione ed utilizzo del feudo ‘Verbumcaudo’ confiscato in via definitiva al boss Michele Greco, ma l’utilizzo è impedito per la presenza sul bene di un’ipoteca da parte alcuni istituti di credito. La nascita del Consorzio per la gestione dei beni confiscati nelle Madonie è un evento di straordinaria importanza che segue, dopo dieci anni, la nascita del consorzio Sviluppo e Legalità costituito tra i comuni del corleonese che oggi è divenuto un progetto pilota a livello internazionale. “Grazie a questa iniziativa – dice il deputato regionale Salvino Caputo, presente ieri a Polizzi - i Comuni delle Madonie potranno utilizzare i beni confiscati per creare lavoro e sviluppo economico”. “Ero certo – dice Patrizio David, sindaco di Polizzi Generosa, comune capofila del progetto – che i Sindaci delle Madonie avrebbero assicurato la piena disponibilità a costituire nel vastissimo territorio una entità pubblica che consentirà di utilizzare i beni sottratti ai boss non solo come risposta di legalità ma anche come riscatto sociale per restituire alla società civile in termini di lavoro e sviluppo quello che la mafia ha sottratto con omicidi ed estorsioni”. Fonte: Sito web comune di Polizzi Generosa

sabato, ottobre 16, 2010

Migliaia di manifestanti al corteo della Fiom. Epifani: "Il Paese va a rotoli, ora cambiare"

Le preoccupazioni della vigilia per la manifestazione delle tute blu, dopo l'allarme di Maroni su possibili infiltrazioni di violenti, evaporano in un clima di grande e pacifica partecipazione. Due cortei attraversano la città per difendere l'occupazione e i diritti di chi lavora o vorrebbe farlo. In testa gli operai di Pomigliano, ma manifestano anche studenti, docenti e rappresentanti delle associazioni di volontariato, oltre ai centri sociali. Landini, segretario Fiom: "Difendiamo contratto, lavoro e democrazia, siamo di fronte al più grande attacco a diritti e al lavoro di sempre". LEGGI LA CRONACA SU REPUBBLICA

venerdì, ottobre 15, 2010

Corleone. E' finito l'ultimo campo di lavoro sui terreni confiscati alla mafia. Il bilancio 2010

Questa mattina gli ultimi volontari hanno lasciato Corleone. E' stato per tanti un momento difficile perchè questa comunità e l'impegno profuso al fianco dei soci della Cooperativa Lavoro e Non Solo genera energia, rabbia, amicizia, felicità. Tutto questo insieme è veramente difficile poterlo digerire. Abbiamo iniziato il nostro viaggio il 22 aprile. Da quel giorno mai una sosta. Anzi oltre a Corleone in contemporanea abbiamo effettuato due campi di lavoro a Melito Porto Salvo insieme all'Arci Reggio Calabria e a Canicattì sempre con la Cooperativa Lavoro e Non Solo. Certo che 182 giorni di attività con 719 volontari è un contributo reale e originale al movimento antimafia. Un ringraziamento ai tanti che hanno condiviso con noi questa esperienza , a tutti coloro che ci hanno sostenuto e anche a chi ci ha criticato. Infatti le critiche sono spesso utili per migliorare e crescere in qualità e alcune volte sono anche importanti per comprendere che essere di parte è faticoso e complesso. Le ragazze e i ragazzi sono stati i protagonisti insieme ai ragazzi e le ragazze "di ieri" cioè i gruppi dello Spi Cgil. Moltissimi di loro erano singoli o piccoli gruppi di amici altri erano gruppi organizzati dell'Agesci, del CNGEI,di Azione Cattolica, del Silp Cgil, dell'Unicoop Tirreno , altri ancora erano presenti in comunità per la qualità della vita di Pistoia, Lucca e Bientina. Come non ringraziare i tanti coordinatori dell'arci che hanno avuto il compito e il dovere di facilitare e dirigere un organizzazione pensata con autogestione ma con regole rigide. Infine un ringraziamento ai soci della Cooperativa Lavoro e Non Sole, del Consorzio Terre del Sole, le compagne e i compagni dell'Arci Sicilia e dell'Arci di Reggio Calabria loro hanno ricevuto tanto ma hanno dato di più! Tra noi e loro ci possono essere molte diversità ma una su tutte prevale: loro continuano a vivere nella loro terra a testa alta!
Maurizio Pascucci
Coordinatore Progetto Liberarci dalle Spine

Nichi Vendola a Palermo: "Non se ne può più, Berlusconi blocca il Paese da 15 anni"

Il governatore della Puglia a Palermo: "Italia paralizzata dai processi del premier, è insopportabile. Dov'è finita la buona politica in Sicilia? Questo miscuglio di centrodestra e centrosinistra cosa produce?"
Nichi Vendola
PALERMO - "Sono 15 anni che siamo bloccati su questo nodo nevrotico giustizia-politica, a causa dei processi del premier e dei suoi sodali: è insopportabile". Il governatore della Puglia, Nichi Vendola, a Palermo per la cerimonia di inaugurazione del corso di formazione per la gestione dei beni confiscati alla mafia, ha attaccato Silvio Berlusconi. "Quando si parla di processo breve - ha aggiunto - non si fa riferimento alla dotazione di mezzi, strutture e personale per mandare avanti la macchina giudiziaria. L'Italia resta paralizzata perché si fa un processo breve, anzi fulminante, anzi fulminato nei confronti del premier e dei suoi sodali". "Da questo punto di vista - ha ironizzato Vendola - Berlusconi è egalitario: si mette alla pari degli operai. Così come vogliono togliere il giudice agli operai e dargli l'arbitrato in caso di licenziamento, così Berlusconi vuole togliersi i giudici dalle calcagna. Hanno realizzato una specie di par condicio sociale".
LA SICILIA DEL TRASFORMISMO. "In Sicilia si dice che c'e qualcosa di nuovo. Mi sembra che il copione sia quello di replicare il trasformismo", ha detto Vendola. "La crisi del centrodestra ha un rimbalzo qui in Sicilia che non è stato sfruttato bene. Forse si doveva portare la questione di fronte agli elettori. L'idea di scomporre un pezzo di centrodestra e un pezzo centrosinistra e mischiarli insieme cosa produce nella testa dei siciliani? Dove è finita la buona politica in Sicilia?". "Conosco alcuni assessori siciliani e ne ho stima - ha proseguito il governatore -. Ma non sappiamo cosa c'è dentro il pacco proposto da Lombardo. I sistemi di potere si sono riciclati con grandi operazioni di maquillage quindi può sembrare allettante ma solo all'esterno. La sinistra in questo caso si accontenta delle briciole andando nel campo avversario, ma sbaglia. Quello che c'è dentro al pacco di Lombardo, inoltre, non è validato dagli elettori. L'alternativa deve partire da un processo democratico".

Roma. Indagato Silvio Berlusconi

ROMA - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il figlio Piersilvio e altri dirigenti Mediaset sono indagati a Roma per evasione fiscale e reati tributari nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta milanese sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset. In procura a Roma è stato precisato che al momento non ci sono inviti a comparire. Gli accertamenti sono affidati al procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani ed al sostituto Barbara Sargenti. L'attività della procura di Roma è cominciata in seguito all'invio di atti, per competenza territoriale, relativi alle imposte del 2003 e del 2004. Nel quadro di questi accertamenti partiti dal capoluogo lombardo, Berlusconi e le altre persone coinvolte - circa una decina - erano finiti nel registro degli indagati ed in questa veste le loro posizioni sono state trasmesse a Roma. La competenza romana è determinata dal fatto che nelle due annate prese in esame la sede legale di Rti era nella capitale. Silvio Berlusconi ed il figlio Piersilvio sono convocati in procura a Roma il 26 ottobre prossimo, secondo quanto si è appreso, nell'ambito del filone capitolino dell'inchiesta sulla compravendita dei diritti Mediaset. La data è indicata nell'invito a comparire notificato ai due indagati. Il premier ed il figlio, stando alle indiscrezioni, potrebbero non presentarsi.

Palermo. Sarà riesumato domani il corpo del bandito Salvatore Giuliano per verificare se è davvero il suo


Il cadavere di Giuliano nel cortile di castelvetrano

PALERMO - Sarà affidato domani al professor Livio Milone, anatomopatologo del Policlinico di Palermo, l'incarico di riesumare il corpo del bandito Salvatore Giuliano per verificare se quelli sepolti sono effettivamente i resti del "re di Montelepre". Milone eseguirà sulle spoglie l'esame del dna, su disposizione della Procura di Palermo che ha aperto un'indagine per verificare la fondatezza dei dubbi avanzati dallo storico Giuseppe Casarubea secondo il quale il bandito sarebbe in realtà sarebbe stato fatto fuggire all'estero e il cadavere esposto sarebbe di un sosia. Il fascicolo della Procura, fino ad ora di "atti relativi", da domani, diventerà un vero e proprio procedimento penale a carico di ignoti. In cui sono ipotizzati i reati di omicidio e sostituzione di cadavere. Secondo Casarubea, che ha presentato un esposto, il corpo apparterrebbe a un uomo ucciso proprio per nascondere la fuga di Giuliano. Nei mesi scorsi i pm Francesco Del Bene e Marcello Viola hanno interrogato, oltre allo storico, alcuni giornalisti che si sono occupati nel tempo della vicenda. Il dna estratto dai resti sarà confrontato con quello dei parenti ancora in vita del bandito di Montelepre.
15 ottobre 2010


Corleone. Per le forti piogge, la strada provinciale n. 4 di nuovo invasa dal fango. Sono intervenuti i volontari della protezione civile Prociv-Arci

La SP 4 invasa dal fango
CORLEONE - Invasa dal fango, è stata interrotta ieri pomeriggio la circolazione stradale sulla strada provinciale n. 4, che collega Corleone con San Cipirello e con la “scorrimento veloce” 626 Palermo-Sciacca. A causa di un violento temporale, l’acqua tracimata dalle cunette ha invaso la sede stradale, che è stata coperta da uno spesso strato di fango, all’altezza del Km.22. Il traffico veicolare è stato deviato da Corleone sulla SS.118. Sul posto gli uomini della Protezione Civile di Corleone e i volontari del Gruppo Arci-Grifone, con una ruspa gommata, si sono adoperati, in due ore di duro lavoro, per rimuovere il fango e ripristinare il traffico veicolare. Decine di automobilisti, che erano rimasti bloccati sino a tarda sera, hanno potuto così raggiungere Corleone. Per alcune ore sono rimasti interrotti i collegamenti con le aziende agricole e vitivinicole della zona, che lamentano gravi danni. “E’ un evento che avevamo previsto – dice l’avvocato Mario Midulla, presidente del comitato “la strada promessa” - per la improvvisazione con cui la provincia ha manutenzionato la strada dopo le frane dello scorso inverno”. Nei prossimi giorni dovrebbe riunirsi in seduta straordinaria il consiglio comunale di Corleone per chiedere conto alla Provincia dei gravissimi ritardi nell’inizio dei lavori di manutenzione per tutto il tracciato Corleone-S. Cipirello-Partinico, già appaltati da tre mesi. “L’amministrazione provinciale, presieduta da Giovanni Avanti, dimostra una notevole dose di insensibilità verso le sorti delle popolazioni della zona del Corleone”, dice Dino Paternostro, segretario della Cgil di Corleone. “Stupisce che i 4 consiglieri provinciali del collegio non riescano ad aprire bocca a difesa degli interessi legittimi dei cittadini”, conclude.

giovedì, ottobre 14, 2010

"Prestanome dei boss": indagato il deputato regionale Franco Mineo, delfino di Miccichè


L'on. Franco Mineo
Il delfino di Gianfranco Miccichè, esponente di Forza del Sud alla Regione, è stato incastrato dalle microspie: faceva affari con Angelo Galatolo, capomafia dell'Acquasanta di Palermo. Sequestrati locali e appartamenti.
PALERMO - "Solo, solo che socio che hai qua": così il deputato regionale eletto nelle liste del Pdl e ora di Forza del Sud, Franco Mineo, non sapendo di essere intercettato, si vantava con Angelo Galatolo, esponente dell'omonima famiglia mafiosa del quartiere palermitano dell'Acquasanta di Palermo, delle sue doti di imprenditore, facendo notare al socio che fortuna avesse avuto nel fare affari con lui. L'intercettazione, che prova rapporti tra Galatolo e il parlamentare dell'Assemblea regionale siciliana, è uno degli elementi dell'indagine dela Dda di Palermo che ha iscritto Mineo e Galatolo nel registro degli indagati per concorso in intestazione fittizia di beni. L'inchiesta, cominciata nel 2006, nasce da una perquisizione fatta nello studio dello storico commercialista della famiglia Galatolo. Gli inquirenti trovarono un passaggio di proprietà che provava la compravendita di alcuni immobili in cui, sotto al nome dell'acquirente, c'era scritto: "Compra Angelo G.". Per gli investigatori era un indizio che ad acquistare gli immobili fosse Angelo Galatolo. Le visure catastali hanno dimostrato che i locali erano di proprietà di Mineo, una circostanza che ha convinto la Dia che il parlamentare aveva in realtà acquistato per conto di Galatolo. Secondo gli investigatori l'esponente del clan, saputo della perquisizione, avrebbe cercato un prestanome a cui intestare i beni per evitare di risultare il proprietario. In numerose intercettazioni il parlamentare si vanta di tutti i soldi fatti incassare a Galatolo, formalmente usciere all'Azienda sanitaria provinciale, con gli affitti degli immobili. La Dia di Palermo, coordinata dal pm della Dda Piero Padova, ha perquisito lo studio all'Assemblea regionale siciliana e le due abitazioni del deputato regionale Franco Mineo. La procura di Palermo ha disposto il sequestro preventivo dei locali di un bar e di due negozi di proprietà del deputato. Si tratta del bar Nuova Esedra, di una merceria e del negozio di abbigliamento Vegard. Tutti gli immobili si trovano nel quartiere dell'Acquasanta, a Palermo. Sotto sequestro sono finiti solo i locali e non le attività commerciali gestite da soggetti non indagati che hanno affittato gli immobili da Mineo. Mineo è stato eletto nel Pdl e poi è passato al gruppo del Pdl-Sicilia e quindi a Forza del Sud, formazioni che fanno capo al sottosegretario Gianfranco Miccichè.
14/10/2010

Occultò il tesoro di Ciancimino: sequestrati beni ad un imprenditore palermitano

La Dia di Palermo ha sottratto 200 milioni di euro a Francesco Civello, 76 anni, ritenuto prestanome del costruttore mafioso Francesco Zummo. Per gli inquirenti sarebbe "socialmente pericoloso".PALERMO - La Direzione investigativa antimafia di Palermo ha sequestrato beni, mobili ed immobili, per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro tra appartamenti, ville, auto e conti correnti bancari. I beni erano del costruttore palermitano Francesco Civello, 76 anni, indagato alla fine degli anni Settanta per concorso in associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, Civello avrebbe riciclato parte del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Secondo gli inquirenti sarebbe "socialmente pericoloso" per i suoi precedenti di riciclatore di denaro illecito e per il suo inserimento negli organigrammi mafiosi: per questo la Dia ha sequestrato tutto il patrimonio dell'imprenditore palermitano Francesco Civello, 76 anni, ritenuto prestanome e socio del costruttore mafioso Francesco Zummo. Secondo gli investigatori, infatti, il vero dominus della attività imprenditoriale di Civello sarebbe stato Zummo che ne avrebbe influenzato scelte e indirizzi. Al costruttore, a cui sono stati sequestrati beni per oltre 200 milioni di euro, e a Zummo, viene contestato anche di avere occultato parte del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino. Zummo ha accompagnato due volte in Canada i figli dell'ex sindaco, assistendoli nell'acquisto di immobili attraverso l'intermediazione della mafia canadese. La Dia ha sequestrato a Civello 13 auto, disponibilità bancarie e finanziarie e 145 tra ville e appartamenti.
14/10/2010

mercoledì, ottobre 13, 2010

“Se il boss è un padre di famiglia”

Arrestato!
di Roberto Puglisi
Rosalba Di Gregorio, legale di Bernardo Provenzano, è intervenuta nella querelle sulle responsabilità dei figli dei boss, una ferita riaperta da Sonia Alfano con un articolo sul “Fatto”. L’avvocato ha scritto, in replica: “Esprimo il mio pensiero da cittadina italiana e, nel caso specifico, manifesto il mio vivo disappunto. Ho sempre ritenuto che si debba essere valutati per quello che si è e per ciò che si fa e non per ‘l’eredità’ che, senza alcun merito e, dunque, senza alcun demerito, si riceve dai genitori. Sono autorevolmente confortata, in questo mio pensiero, dalla nostra Costituzione, che detta il principio di personalità della responsabilità penale. Come cattolica, poi, ricordo che ci si confessa e si fa ammenda dei propri peccati e non di quelli commessi da altri”.
E poi, avvocato, il boss è anche un padre, no?
“La dimensione familiare è unica. Il rapporto tra figli e genitori è personale, inviolabile, fa parte di un patrimonio affettivo disponibile solo a chi lo sperimenta”.
Lei difende Provenzano. E ha conosciuto Roberta Bontate.
“Quando era piccolissima. Che responsabilità può avere una bambina con papà in cella? Di cosa è colpevole, oggi, rispetto ai suoi ricordi e ai suoi sentimenti?” LEGGI TUTTO
Gli orfani piangenti. E i figli della mafia

Ars, "modificare la riforma Gelmini in Sicilia". Approvato l'ordine del giorno del Pd

L'Ars ha approvato, nella seduta di stasera, un ordine del giorno del Pd che impegna il governo "a intervenire presso il governo nazionale per modificare i parametri di applicazione della riforma Gelmini in Sicilia, in particolare sui tagli al personale, sul numero degli alunni di ogni classe, sull'edilizia scolastica, sul tempo pieno e sull'assistenza ai disabili". L'Ars tornerà a riunirsi il 20 ottobre alle 16; alle 12 si riunirà la conferenza dei capigruppo per stabilire l'ordine dei lavori sulla base dei lavori delle commissioni parlamentari. "Non è accettabile - viene sottolineato nel documento - la progressiva applicazione di una controriforma che nell'arco di tre anni porterebbe alla riduzione di oltre 15 mila posti di lavoro con la conseguente riduzione delle ore di lezione settimanale". "Questa impostazione, se perseguita - denunciano i parlamentari Pd nell'ordine del giorno - aggraverebbe il divario culturale e quindi socio economico tra il Nord ed il Sud d'Italia, per non parlare dei tagli agli insegnanti di sostegno in assoluta controtendenza con i dati che riguardano l'aumento degli alunni disabili nelle scuole". "Per questo - conclude il documento - il governo regionale deve avviare ogni iniziativa per fronteggiare la crisi che investe il mondo della scuola in Sicilia".  13 ottobre 2010

La Caritas: "Boom di poveri in Italia"

ROMA - I poveri in Italia sono 8.370.000 e non 7.810.000 come dicono i dati ufficiali dell'Istat, ossia circa 560 mila persone in più (+ 3,7%). Lo stima il decimo rapporto sulla povertà ed esclusione sociale della Caritas italiana e della Fondazione "Zancan". "Non è vero - afferma il rapporto - che siamo meno poveri come farebbero pensare i dati ufficiali sulla povertà, del luglio 2010", che parlano di povertà stabile. Un'affermazione che si basa su calcoli che danno "un'illusione ottica". Alle stime sui poveri, va aggiunto un 10%, quindi circa 800mila italiani, di "impoveriti". Persone che pur non essendo povere hanno però cambiato il proprio tenore di vita e vivono in "forte fragilità economica". La povertà si conferma un fenomeno del Sud, delle famiglie numerose o monogenitoriali, di chi ha bassi livelli di istruzione. Inoltre - continua il rapporto - "sempre più famiglie, in cui o più membri lavorano, sono povere". Infatti, "accanto ai dati ufficiali ci sono le persone 'impoverite' che pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità economica. Sono persone che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di beni e servizi, precedentemente ritenuti necessari". Ecco alcuni dati che confermano questa situazione: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell'11%, i prestiti personali del 13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%. Il rapporto calcola un 10% in più di poveri da sommare agli oltre 8 milioni stimati.

Palermo Teatro Massimo, consigliere denuncia sovrintendente

Teatro Massimo
PALERMO - Il capogruppo di Idv al consiglio comunale di Palermo, Fabrizio Ferrandelli, denuncia il sovrintendente del teatro Massimo di Palermo, Antonio Cognata, dopo che "mi è stato negato di assistere alla gara d'appalto - dice Ferrandelli - con la quale si intende esternalizzare il servizio di biglietteria del teatro". Ferrandelli ha presentato stamani un esposto in questura. L'episodio risale al 30 settembre scorso. "Nonostante fosse precisato nel bando che la gara si sarebbe svolta in seduta pubblica - dice l'esponente di Idv - è stato negato l'accesso a tre consiglieri comunali e ai rappresentanti sindacali che insieme manifestavano a piazza Verdi contro la decisione della Fondazione". "Con questa denuncia chiedo che sia formalmente annullata la gara d'appalto e che sia fatta finalmente chiarezza sulla gestione del teatro, che è una delle risorse più importanti della città e non appartiene nè a Cognata nè al sindaco Cammarata". L'appalto, assegnato mediante asta pubblica, prevede l'affidamento triennale del servizio a una ditta esterna. Fino al 30 settembre gli addetti alla biglietteria erano stati lavoratori interni al Massimo e assunti a tempo indeterminato che, con la decisione di esternalizzare il servizio, verrebbero trasferiti a nuovi incarichi.

martedì, ottobre 12, 2010

Corleone. Al comune non ne azzeccano una: re-invertiti i sensi unici in via S. Martino e via Caduti in guerra

L'imbocco di via San Martino
Et voilà! L’amministrazione comunale ha nuovamente invertito i sensi unici di via S. Martino e via Caduti in guerra. Il sindaco Nino Iannazzo e l’assessore Ciro Schirò li avevano cambiati una prima volta pochi mesi fa, annunciando quella modifica come una “rivoluzione” nella viabilità cittadina, «che avrebbe risorto il probbrema più grosso di Corleone: il trafffico!». Evidentemente, non era così, se dopo pochissimo tempo sono tornati al punto di partenza, “all’antica”. Si sono sbagliati, avevano fatto una previsione sbagliata, non l’hanno azzeccata. E tanto per continuare a sbagliare (ormai sono specialisti in errori!), oggi, a metà mattinata, senza nessun avviso preventivo, hanno re-invertito i sensi unici. Senza avere nemmeno l’intelligenza (…amministrativa, s’intende!) di mettere per l’intera giornata all’ingresso delle due strade i vigili urbani per dare indicazioni ai cittadini. Ed è successo un putiferio: automobilisti che inavvertitamente marciavano controsenso, lanciando invettive contro altri automobilisti che invece marciavano nel senso giusto! Meno male che non c’è scappato l’incidente.
Ah, dimenticavo! Tanto per continuare a non azzeccarne una, il tratto di via S. Martino tra via Bentivegna e piazza S. Orsola è stato lasciato a doppio senso di circolazione. «Perché c’è l’Ufficio postale», dicono al comune. Potrebbe funzionare, ma alla sola condizione di far rispettare rigorosamente il divieto di sosta su entrambi i lati della strada. Ma oggi non c’erano i vigili urbani (ci saranno domani?) e gli automobilisti parcheggiavano tranquillamente su un lato, lasciando la strada ad una corsia… per la felicità di altri automobilisti che rimanevano imbottigliati. (d.p.)

Umberto Santino, presidente del Centro Impastato, diffida l'Editore Einaudi e Roberto Saviano a rettificare il libro "La parola contro la camorra"

Umberto Santino
Gli avvocati Pietro Spalla e Antonina Palazzotto, per conto di Umberto Santino, presidente del Centro siciliano di documentazione “G. Impastato”, hanno diffidato l’editore Einaudi a rettificare quanto contenuto nelle pagine 6 e 7 del libro di Roberto Saviano La parola contro la camorra, a ritirare dal commercio l’edizione in corso di distribuzione e a rettificare le edizioni successive, ripristinando la verità storica. «In mancanza – scrivono i legali - saremo costretti ad agire in giudizio per la tutela delle ragioni tutte – anche risarcitorie – del nostro cliente, con conseguente aggravio a Vostro carico anche per spese legali, interessi e risarcimento danni come per legge». Ma cosa ha scritto di tanto grave Saviano da scatenare l’offensiva legale del presidente del Centro Impastato? LEGGI TUTTO

lunedì, ottobre 11, 2010

Bolognetta. Il sottovia non è mai stato collaudato perchè pericoloso. E adesso si è aperta anche una grande voragine nel soprapassaggio...

La grossa buca nel soprapassaggio di Bolognetta
(d.p.) Non c’è pace per il bivio di Bolognetta. Il “famoso” sottovia dello scandalo non è stato mai collaudato, perché pericoloso, mentre ieri sul soprapassaggio si è aperta una grossa buca, che ha costretto l’Anas a transennarlo, deviando il traffico lungo la strada provinciale per Misilmeri. Pare che sia franato il materiale sottostante il manto stradale della corsia laterale destra per chi proviene da Corleone. La causa della frana potrebbe essere stata la condotta fognaria con le acque reflue, provenienti dal centro abitato, oppure la debolezza strutturale dell’opera. Al riguardo, sono in corso accertamenti da parte del Comune di Bolognetta, cui competono i lavori, dal momento in cui l'Anas non vuol saperne di prendere in carico neppure questo primo stralcio dell’inutile mega-opera. L’interruzione del traffico veicolare sta comportando notevoli disagi a migliaia di automobilisti e consistenti danni economici agli esercizi commerciali della zona.

Ma vogliamo raccontare dall'inizio la “telenovela”, che ha portato alla realizzazione del “sottovia scatolare”. Tutto ebbe inizio nel novembre del 1994, quando la giunta municipale di Bolognetta approvò il progetto esecutivo di completamento dei lavori di costruzione allo svincolo Bolognetta della SS 121, redatto dall’arch. Antonino Bevilacqua, per l’importo di 4 miliardi e 200 milioni di lire. Nella primavera del 1995, il mega-progetto fu approvato dal consiglio comunale ed inserito nel piano triennale delle opere pubbliche. Comprendendo il pericolo che si realizzasse un’opera inutile e dannosa, nel marzo 1996 si costituì a Bolognetta il Comitato “Per un bivio sicuro”, che promosse assemblee, incontri ed esposti al TAR, al CGA, alla Provincia di Paleremo, al Prefetto, al parlamento regionale e nazionale e alla Procura della Repubblica. Nonostante le proteste, l’opera venne approvata dall’Anas. Nel febbraio 1997 il CIPE deliberò di inserire la costruzione del “sottovia” nel programma delle opere da finanziate con i fondi europei. Nell’aprile del 1997 il consiglio comunale di Bolognetta inserì l’opera nel piano triennale delle opere pubbliche, settore viabilità. Nell’ottobre del 1997 l’Assessorato regionale Lavori Pubblici emanò il decreto di finanziamento. Nello stesso periodo la Guardia di Finanza sequestrò tutti gli elaborati progettuali inerenti il “sottovia” presso il comune di Bolognetta. E il sindaco Riccardo Incagnone, eletto nel dicembre ’97, cercò di prendere tempo per firmare il bando di gara. Diffidato dalla Regione e rassicurato dalla magistratura, il primo cittadino diede il via alle procedure della gara, espletata nell’agosto 1998 e aggiudicata al raggruppamento d’imprese capeggiato da Gaetano Virga di Marineo. Nel 2000 iniziarono i lavori, per i quali successivamente furono presentate ben due perizie di variante. Infine, nel maggio del 2002 l’opera venne conclusa, fu acceso l’impianto di illuminazione, ma né l’Anas né il comune vollero assumersi la responsabilità di effettuare il collaudo. Il “sottovia” venne transennato ed è ancora così. Solo che adesso, dopo la frana di ieri, ad essere transennata è anche la corsia laterale destra. Domanda all'Anas, alla Regione e al comune di Bolognetta: perchè non interrate tutto?! Ovviamente, facendo pagare i costi di questi sprechi ai responsabili.

Palermo. Cominciato il processo all'ex deputato regionale di F.I., Giovanni Mercadante

Giovanni Mercadante
PALERMO - Si è aperto questa mattina, davanti alla Corte d'Appello di Palermo, il processo di secondo grado all'ex deputato regionale di Forza Italia Giovanni Mercadante, accusato di associazione mafiosa, che il Tribunale aveva condannato a 10 anni e 8 mesi di carcere. Tra gli imputati anche i boss Bernardo Provenzano (che aveva avuto sei anni per tentata estorsione), Lorenzo Di Maggio (nove anni e sei mesi) e il medico Antonino Cinà (sedici anni). Dopo la relazione d'apertura, la difesa di Mercadante, rappresentata dall'avvocato Nino Caleca, ha prodotto e chiesto di acquisire la perizia depositata al processo Mori su alcuni scritti portati ai magistrati da Massimo Ciancimino. La perizia in questione, richiesta dalla Procura, fa emergere che il papello non sarebbe stato scritto nè da Mercadante nè da Cinà (le cui calligrafie erano state rapportate dal perito con quelle del papello).

Corleone. Campo di lavoro antimafia. Ieri l'addio degli studenti americani della Syracuse University

I volontari americani a Ficuzza
Oggi, ci siamo alzati presto per mangiare una colazione deliziosa con Nutella, pane, latte, biscotti, e caffè. Dopo la colazione, noi abbiamo pulito tutta la casa, tutti piani, tutta la cucina, e i bagni. Poi, siamo andati tutti a Ficuzza dove siamo andati a visitare la villa reale di caccia dei Borboni, dove vivevano e sono stati esiliati. Dopo siamo andati a vedere un centro Lipu dove abbiamo visto alcuni volatili. Poi siamo tornati a Casa Caponnetto, per mangiare un tipico pranzo siciliano, la pasta al forno e cannoli alla ricotta. Poi siamo andati in giro per Corleone. Abbiamo visto piazze, chiese e il comune. Al termine del tour ci siamo recati al museo della legalità dove diversi dipinti narrano la storia del movimento anti-mafia. Grazie a questo percorso noi abbiamo capito il valore della terra, della proprietà e della legalità, quindi ciò ha reso il gruppo piu cosciente dell'importanza di combattere la mafia. Dopo questa illuminante giornata sulla storia siciliana siamo andati a cena in una pizzeria ed è stata una bella esperienza. Buonanotte
I Volontari della Syracuse University - New York
LEGGI IL TESTO IN INGLESE

Palermo. Scontri al liceo Umberto I: liberi gli studenti fermati

Rimessi in libertà i tre ragazzi fermati sabato dalla polizia davanti al liceo classico Umberto I dove avevano organizzato un volantinaggio. Il giudice Lorenzo Chiaramonte non ha convalidato l'arresto. Stamattina centinaia di studenti hanno organizzato un sit-in davanti al tribunale e un'assemblea a scuola. Tornano liberi i tre ragazzi fermati sabato dalla polizia davanti al liceo classico Umberto I dove avevano organizzato un sit-in. Il giudice Lorenzo Chiaramonte non ha convalidato l'arresto dei tre studenti, Francesco Mascolino, Ruggero Mascazzini e Cesare Casarino. I tre sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, manifestazione non autorizzata e rifiuto di fornire le generalità. I ragazzi sono stati subito liberati. Gli indagati sono difesi dall'avvocato Fabio Lanfranca. Il pm Ennio Petrigni aveva chiesto la convalida dell'arresto e il divieto di dimora davanti al liceo. Assieme ai tre sono stati denunciati altri tre giovani (tra i quali un minorenne) per resistenza a pubblico ufficiale e partecipazione a manifestazione non preavvisata. "Il giudice ha ritenuto l'arresto illegittimo perché deciso in assenza dei presupposti della gravità del fatto e della pericolosità sociale degli arrestati", ha detto l'avvocato Lanfranca. "Non essendoci stata la convalida - ha aggiunto il legale - il processo per direttissima, prescritto in caso di arresto in flagranza, non è stato celebrato e gli atti sono tornati al pubblico ministero perché valuti la posizione degli indagati". L'avvocato dei tre ragazzi ha consegnato oggi al gip un video ripreso con un telefonino da uno studente in cui si vedono alcuni momenti dell'intervento degli agenti davanti alla scuola. Un fotogramma inquadra un poliziotto che pressa il proprio ginocchio contro la guancia di un ragazzo steso a terra bocconi, mentre un altro agente lo ammanetta. Il ragazzo viene poi lasciato a terra, con le manette dietro la schiena, e tenta di rialzarsi senza riuscirci. Una scena simile si ripete qualche secondo dopo con un secondo ragazzo ammanettato dai poliziotti mentre è a terra.



domenica, ottobre 10, 2010

CI SCRIVONO. Davide Greco: "Questo week-end a Campofiorito mi è andato storto..."

L'imbocco della via Mazzini senza divieti di sosta
Salve Direttore Paternostro,
sono Davide Greco, le scrivo da Palermo, ma ho origini di Campofiorito. Sicuramente non si ricorderà di me. I miei genitori sono entrambi di Campofiorito, Giuseppe Greco e Filippa Radosti, paese che lei conosce credo abbastanza bene.
Vado raramente in paese ma questo week end in occasione della fiera abbiamo organizzato una rimpatriata con i miei cugini. Cosa che si verifica raramente visto che due di loro vivono a Milano e Siracusa. Purtroppo il week end mi è andato un po' storto per il fatto che le descriverò di seguito: questa mattina intorno alle 11 parcheggio la mia autovettura in Via Mazzini, entrando dalla Via Papa Giovanni XIII (la strada dove c'è la bevatura), proprio di fronte al panificio Cicio. Noto entrando in via Mazzini che solo sul lato destro della strada, poggiati sui marciapiedi, ci sono dei cartelli temporanei di divieto di sosta 0/24. Sul lato sinistro della strada non vedevo nessun cartello del genere. LEGGI TUTTO

Il “biennio rosso” nella zona del corleonese

di ROSA FARAGI
Nicola Alongi
Sono passati 90 anni da quello che gli storici chiamano “biennio rosso”, che in Sicilia fu un periodo di diffuse e intense lotte contadine per la terra. Esso è stato analizzato accuratamente dallo storico accademico Giuseppe Carlo Marino in “Partiti e lotta di classe in Sicilia” (1976), una delle sue opere più originali, fondamentale per la comprensione di questo periodo, che per il corleonese e segnatamente per Prizzi ha uno valore storico eccezionale. Il mio interesse per la tematica risale ad alcuni anni successivi alla pubblicazione di quest’opera, ai primi anni ottanta, quando da studentessa partecipai al convegno “Corleone capitale contadina”, al quale intervenne Francesco Renda, docente emerito dell’Università di Palermo. Le lotte di questo periodo rappresentano - come sostiene fra gli altri lo storico Salvatore Vaiana in alcuni suoi originali saggi sul movimento contadino in alcuni paesi della Sicilia centrale (Prizzi, Canicattì, Barrafranca) - la seconda fase del lungo ciclo di lotte per la terra che, iniziato con i Fasci siciliani, prosegue con la lotta per le affittanza collettive e poi appunto con il biennio rosso, e termina con la riforma agraria del 1950. LEGGI TUTTO

sabato, ottobre 09, 2010

Il procuratore della Repubblica Francesco Messineo: "La mafia è in difficoltà, in città non c'è un vero e proprio capo"


Francesco Messineo
 PALERMO. "A Palermo non c'è più un latitante di spicco in circolazione. Un dato storico, non era mai avvenuto prima". Il procuratore Francesco Messineo parla della nuova stagione di Cosa nostra del capoluogo, senza un vero boss in libertà. L'unico nome grosso rimasto è quello trapanese di Matteo Messina Denaro.  "Un mafioso di spessore a Palermo c'è, ed è Giovanni Motisi, ricercato dal 1998 per strage e omicidi, ma su di lui ci sono tante voci. La cattura dei latitanti è stato senza dubbio un successo, frutto di lavo e di grandi sforzi da parte della magiestratura e delle forze dell'ordine. Facendo un'attenta analisi, si nota che a Palermo non ci sono più omicidi di mafia da 3 anni, l'ultimo è stato quello di Ingarao. Questo significa che Cosa Nostra vive un momento di difficoltà in una città rimasta senza un vero boss". Ma la guerra, dice Messineo, è ancora lontana dall'essere vinta: "La mafia si sta già riorganizzando - dice - rimettendo in campo delle vecchie figure. Di nuovi "pezzi grossi" ce n'era uno, Giovanni Nicchi, ma lo abbiamo preso in tempo". Lo stesso Messina Denaro con Palermo ha contatti sporadici. La mafia non finirebbe con lui, ma la sua cattura sarebbe un colpo durissimo". Ulteriori approfondimenti nell'edizione cartacea del Giornale di Sicilia in edicola oggi, 9 ottobre 2010.
Dal Giornale di Sicilia.it

Davide Faraone (Pd): "Figlia boss Bontade assunta a Sicilia e-Servizi senza concorso"

Davide Faraone
La figlia del boss mafioso Giovanni Bontade assassinato a Palermo nell'88 insieme alla moglie Francesca Citarda, è stata assunta dalla società regionale "Sicilia e-Servizi spa" senza un concorso. Lo ha scoperto il deputato regionale Pd Davide Faraone che si dice "favorevole al reinserimento dei figli dei mafiosi ma non a privilegi" "Sicilia e-servizi spa - dice Faraone - la società di servizio per la Regione Siciliana, protesi clientelare dell'Udc di Cuffaro e Romano, oggi Pid, ha come dipendenti, assunti rigorosamente senza concorso, la figlia del famoso boss Giovanni Bontate e suo marito. La figlia in questione è sorella dell'altra Bontade, finita nelle cronache palermitane dopo un servizio di Stefania Petix, perché impegnata in un'associazione, guarda caso sempre vicina ai cuffaro-romaniani, che gestisce i beni confiscati alla mafia". "Mi pare che, dopo le polemiche dei giorni scorsi, e dopo le parole importanti di Roberta riportate oggi da alcuni giornali - conclude Faraone - ci sia comunque un tema politico-sociale che non si può eludere: il reinserimento e il recupero ai valori della legalità e della giustizia di soggetti che provengono da ambienti difficili significa, come sembra essere per le due assunzioni a Sicilia e Servizi, consentirgli una corsia preferenziale occupazionale?".

Scuola, 20.000 in piazza. "Sarà un autunno caldo"

Migliaia di studenti hanno invaso questa mattina le strade dei capoluoghi siciliani per protestare contro i tagli previsti dalla riforma Gelmini. Le manifestazioni, che hanno coinvolto più di cinquanta città in Italia, hanno bloccato le strade del centro di Messina, Catania e Palermo con la partecipazione di oltre ventimila giovani.
A P
alermo i cortei sono stati due: uno degli studenti delle scuole medie e l'altro degli universitari. Il primo, formato da circa cinquemila studenti, è partito da piazza Politeama, mentre l'altro, di duemila universitari, ha preso il via da viale delle Scienze, per poi congiungersi davanti alla prefettura in via Cavour. Gli alunni delle scuole medie, raccolti nel comitato "Rete degli studenti" hanno bruciato in strada il fantoccio di un militare gridando "Più cultura e meno guerre" e protestando così per l'accordo tra i ministeri dell'Istruzione e della Difesa e la Regione Lombardia per l'introduzione di insegnamenti paramilitari nelle scuole. "Vogliamo far sentire la nostra voce e non ci fermeremo qui - dice Danilo Lo Iacono, portavoce della Rete degli studenti Palermo -. Se loro distruggono la scuola, noi la ricostruiremo".
A Messina hanno partecipato, oltre agli studenti, anche insegnanti, precari, esponenti dei sindacati, ricercatori universitari, aderenti alla Rete 29 aprile. Anche in questo caso, il corteo, formato da circa duemila persone, si è fermato davanti alla prefettura dove una delegazione dei sindacati ha chiesto di essere ricevuta dal prefetto. "Le scuole della nostra provincia - dice Graziamaria Pistorino, segretario generale della Flc-Cgil di Messina - non hanno potuto garantire in maniera ottimale l'apertura dei plessi e la copertura delle ore di lezione".
Nutrito anche il corteo (di circa quattromila studenti) organizzato a Catania da Udu, Federazione degli studenti e dal Movimento studentesco. Soddisfatti il segretario generale della Cgil Angelo Villari, il segretario confederale Giusi Milazzo e Fabio Tasinato dell'Udu, che hanno parlato di una "grandissima manifestazione degli studenti che ha aperto anche a Catania l'autunno caldo delle lotte contro le 'riforme' della Gelmini, riforme che stanno svilendo e destrutturando il sistema dell'istruzione pubblica".

Sfida al caporalato: scioperano gli immigrati

Sedici rotonde stradali tra Napoli e Caserta sono state pacificamente occupate dai lavoratori alla giornata: "Vogliamo almeno 50 euro".  Significativo il presidio di Baia Verde a  Castel Volturno, dove due anni fa dopo un concerto morì Miriam Makeba. Domani un corteo contro il razzismo e lo sfruttamento
IMMIGRATI e caporali. Gli uni di fronte agli altri. Alla pari. Oggi si è svolto il primo sciopero in Italia dei lavoratori alla giornata. Da Baia Verde ad Afragola passando per Villa Literno, Casal di Principe, Giugliano, Qualiano, Pianura e Scampia. Hanno pacificamente occupato sedici 'rotonde' tra Caserta e Napoli. Negli stessi incroci stradali dove ogni giorno vengono "ingaggiati", stamattina all'alba, migliaia di migranti hanno incrociato le braccia e alzato un cartello: "Noi non lavoriamo per meno di 50 euro al giorno". In strada c'erano tutti: i lavoratori delle campagne, dell'edilizia, del terziario, del mondo dell'artigianato. Regolari e irregolari. "E' stata una bella manifestazione - dice soddisfatto Alfonso De Vito, della rete antirazzista - perché queste persone oggi hanno rinunciato ad un guadagno, ma innanzitutto perché hanno avuto il coraggio di scendere in piazza, metterci la faccia e sfidare i caporali". Particolarmente significativo il presidio di Baia Verde, proprio nella piazzetta dove due anni fa al termine di un concerto per le vittime di Castel Volturno, morì Miriam Makeba, mamma Africa, e che, in particolar modo, i ragazzi del Ghana e della Nigeria hanno voluto ricordare con particolare affetto. "E' stato solo un primo appuntamento - spiega ancora De Vito - perché l'impegno per far terminare questa spirale di sfruttamento è molto lungo"


venerdì, ottobre 08, 2010

Puglia: da mafioso della Sacra Corona Unita a bracciante sui terreni confiscati. «Quando ho ferito una bambina la svolta»

di Toni Mira*

Ore 4, Massimiliano si sveglia. Alle 5 deve essere sui campi, per raccogliere l'uva. Massimiliano è un bracciante, ma molto particolare. Unico. Perché quando si sveglia è in carcere. Perché lui è un 416bis, condannato a 12 anni per associazione a delinquere di tipo mafioso, la Sacra corona unita, la mafia pugliese. Ma ora non è più un mafioso. In carcere, grazie ad alcuni importanti incontri, grazie alla moglie, grazie ai figli, si è dissociato dalla vita criminale. Lo ha fatto pubblicamente, nell'aula del tribunale. E ora, dal 2 agosto ha ottenuto la semilibertà (caso unico per un condannato per mafia) e va a lavorare. Semplice bracciante, lui che disponeva di tanti soldi. Ora ogni giorno fatica sui terreni che erano di altri mafiosi. LEGGI TUTTO

giovedì, ottobre 07, 2010

Corleone, Dino Paternostro ha presentato una mozione in consiglio per difendere l'ospedale

L'ospedale di Corleone
Le fughe in avanti solitarie, nel malcelato intento di attribuirsi tutto il merito della difesa dell'ospedale, non ci hanno mai convinto. E i fatti dimostrano che spesso non solo sono  inutili ma anche controproducenti. Speriamo che questa lezione l'abbia capita anche il sindaco di Corleone Nino Iannazzo. Da parte nostra, qualche giorno fa abbiamo presentato in consiglio comunale una mozione a difesa dell'ospedale, con la richiesta alla direzione generale dell'Asp di Palermo di incrementare i posti in pianta organica. Sulla mozione chiederemo la più ampia convergenza di tutti i consiglieri comunali, senza distinzione di orientamento politico. E ci batteremo affinchè si organizzi una grande manifestazione a Corleone per la difesa ed il potenziamento del Presidio ospedaliero. (d.p.)    

Summit di mafia in Sicilia per uccidere il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino

Michele Prestipino
PALERMO - Un summit di mafia tra rappresentanti dei clan palermitani, uomini della Locride ed un Napoletano si sarebbe svolto in un casolare alla periferia di Messina, probabilmente il 10 settembre scorso. In quell'occasione sarebbe stato deciso di mettere a punto la strategia concordata in una precedente riunione, e cioè l'uccisione del procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone (due giorni fa la polizia aveva trovato un bazooka a trecento metri dal suo ufficio) e del suo vice Michele Prestipino. Ma nel corso del summit i partecipanti avrebbero fatto riferimento anche ad altri obiettivi dei clan. È quanto rivela un documento anonimo (non si sa se l'estratto di un rapporto autentico o un falso), con l'intestazione cancellata e il timbro "Riservato", arrivato per posta alla Dia di Caltanissetta un paio di settimane fa. Il testo, come scrivono oggi alcuni giornali, sembra l'estratto di un rapporto di polizia o di un servizio segreto e riporta le presunte confidenze di un informatore. Tra gli obiettivi, si legge nell'anonimo, ci sono anche il capo della Procura di Caltanissetta Sergio Lari, il suo vice Domenico Gozzo e il sostituto Nicolò Marino, "perché si occupano - si legge nel documento - delle indagini sull'attentato a Borsellino". Il documento indica altri due magistrati: Sebastiano Ardita, "perché si occupa delle carceri - si legge - e del 41 bis" e Raffaele Cantone, che prima di passare alla Cassazione si occupava a Napoli del clan dei Casalesi. Infine si parla anche della "richiesta fatta da un amico che è avvocato siciliano con interessi a Locri, di uccidere un giornalista".
***Città Nuove esprime solidarietà e sostegno a Giuseppe Pignatone e a Michele Prestipino, due magistrati coraggiosi, impegnati al massimo - in una terra difficile come la Calabria - per combattere la 'ndrangheta e far sentire la presenza dello Stato democratico. Pignatone e Prestipino sono entrambi cittadini onorari di Corleone per aver contribuito alla cattura dell'ex capo dei capi di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. "Se adesso la 'ndrangheta ci minaccia - ha detto Prestipino - significa che la nostra azione è giusta ed efficace". (d.p.)

La "Calabria sottosopra" di Nino Amadore

«La ’ndrangheta è viva e marcia insieme a noi». La frase era su uno striscione portato da una ragazza quindicenne nella marcia contro la ‘ndrangheta sabato 25 settembre a Reggio Calabria. Uno slogan che riassume completamente la situazione della Calabria di oggi e che Nino Amadore, giornalista del Sole 24Ore che da anni segue quella regione per le pagine locali del suo giornale, prova a indagare nel libro in uscita per i tipi della casa editrice Rubbettino di Soveria Mannelli (Catanzaro) che appunto si intitola “La Calabria sottosopra” (115 pagine, 12 euro). Il volume,in libreria domani, è un’inchiesta sulla contaminazione culturale che la ‘ndrangheta ha saputo organizzare, permeando con i suoi uomini tutto ciò che era possibile permeare. LEGGI TUTTO

"Viva la mafia" nella piazza di Alfano

A Barcellona Pozzo di Gotto una scritta ingiuriosa nel luogo intitolato al giornalista ucciso da Cosa nostra nel '93. Protesta la figlia: "Il sindaco non ha fatto nulla per eliminarla, dimostra da che parte sta"
PALERMO - Stamattina alcune testate locali hanno pubblicato una foto della piazza di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), intitolata al giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel '93: sul pavimento compariva, da alcuni giorni, la scritta "Viva la mafia". Secondo Sonia Alfano, europarlamentare di Idv e figlia del giornalista ucciso, "la comparsa della scritta non è una coincidenza: domenica scorsa a Messina - afferma -, in occasione della commemorazione del prof. Parmaliana, ho parlato del sistema barcellonese e delle collusioni tra mafia e istituzioni nel messinese. Cercano di intimidirci, ma è bene che sappiano che è del tutto inutile". "L'atteggiamento dell'amministrazione comunale, che non è nuova al sostegno di certi comportamenti meschini - prosegue - si commenta da sè. Il sindaco Candeloro Nania continua a dimostrare da che parte sta, non avendo predisposto l'eliminazione di quella scritta oltraggiosa, che è stata cancellata solo due ore fa da alcuni nostri familiari". "La mia famiglia non demorderà - conclude - e continuerà a contrastare il sistema mafioso barcellonese a tutti i costi e facendo nomi e cognomi, come fatto in tutti questi anni. Il messaggio lanciato attraverso questa scritta è importante, poichè palesa la debolezza e la paura nei confronti della terribile verità che sta venendo fuori".
07/10/2010

Palermo. Preso il superboss Francesco Di Fresco

Palermo: l'uomo è stato catturato nella sua casa vicino all'ospedale Villa Sofia, era ricercato da quindici anni ed era indicato come uno dei cinque latitanti di mafia più pericolosi. La squadra mobile: "In quel covo si sentiva sicuro"
Francesco Di Fresco
PALERMO - Si nascondeva nella sua abitazione Francesco Di Fresco, il boss arrestato a Palermo questa mattina dagli uomini della sezione Catturandi della Mobile. Secondo gli inquirenti, che l'hanno scoperto tenendo sotto controllo i movimenti dei familiari (la moglie Maria Grazia Bonura e i due figli Giuseppe e Federica). L'uomo, ricercato da 15 anni per omicidio e sequestro di persona, aveva ormai da molti mesi scelto la sua vecchia casa come rifugio. L'abitazione, in via Crocce Rossa 193, a due passi dall'ospedale Villa Sofia e dallo stadio, si trova in un palazzo costruito dal suocero del boss, Nunzio Bonura, imprenditore edile. Gli uomini della Catturandi, guidati da Gianfranco Minissale, per mesi hanno sorvegliato i familiari del ricercato. L'indagine ha avuto un'accelerazione a metà agosto: la moglie del capomafia non usciva mai di casa, ha trascorso nel lussuoso appartamento il ferragosto e si assentava sempre per brevissimi periodi. Lo strano comportamento della donna ha confermato i sospetti degli inquirenti che, lunedì scorso, hanno fatto una perquisizione nell'abitazione. Il tavolo della cucina era apparecchiato per tre persone: circostanza che la Bonura ha spiegato sostenendo che a pranzo, oltre a lei e alla figlia, studentessa universitaria, sarebbe arrivato il figlio Giuseppe, che lavora come dipendente al distributore di benzina. Ma gli investigatori sapevano che il ragazzo non rientra mai a mangiare. Durante la perquisizione gli agenti hanno notato che la struttura della casa era diversa dalla planimetria a loro disposizione. In particolare ad insospettirli è stato un armadio poggiato a una parete. Gli inquirenti hanno scoperto oggi che nascondeva una sorta di stanzetta di un metro e 20 per 50 centimetri in cui il latitante entrava quando arrivava qualcuno a casa. Mentre lunedì gli agenti rovistavano la casa il boss era dentro il locale ricavato dietro l'armadio. "Il fatto che il capomafia non si sia mosso, nonostante la perquisizione dei giorni scorsi - ha spiegato il procuratore aggiunto che ha coordinato l'indagine, Vittorio Teresi - vuol dire che si sentiva tranquillo. Il fatto di non essere stato trovato dagli agenti l'aveva convinto che il covo era sicuro".
07/10/2010

Dopo la "missione" a Palermo del sindaco Iannazzo, 24 posti in meno all'ospedale

Ecco cosa scriveva lo scorso 1° ottobre “Corleone in…forma”, periodico di informazione sull’attività amministrativa del Comune di Corleone, sotto il titolo “Ospedale: il Sindaco di nuovo in azione”: «Incontro interlocutorio fra gli amministratori dei Comuni del Corleonese e delle Petralie con il Direttore dell'ASP di Palermo Salvatore Cirignotta. A guidare la delegazione il sindaco di Corleone Nino Iannazzo che ha voluto incontrare il manager di Palermo in ordine alla nuova pianta organica del presidio ospedaliero dei Bianchi di Corleone. Nei giorni scorsi i primi cittadini del territorio ed i rappresentante dei lavoratori del nosocomio avevano valutato la proposta di pianta organica redatta dell'ASP rilevando alcune deficienze che potrebbero comportare dei disservizi. Oggi l'incontro per chiedere al Direttore la modifica del documento di programmazione. Un'apertura è stata data da Cirignotta che si è riservato di comunicare, nei prossimi giorni, le considerazioni in ordine alle proposte prospettate».
Dopo l’incontro, guidato dal sindaco di Corleone Nino Iannazzo, il direttore generale dell’Asp di Palermo ha modificato la pianta organica dell’ospedale di Corleone, inserendo un medico in più nell’Unità Operativa Semplice di Ostetricia e Ginecologia, ma cancellando l’Unità Operativa Semplice “Medicina fisica e riabilitazione”, con i seguenti posti di organico: 2 medici, 8 infermieri, 7 fisioterapisti, 2 logopedisti e 5 operatori socio-sanitari. “Il sindaco di nuovo in azione” ha ottenuto, quindi, un posticino di medico, in cambio della cancellazione di ben 24 posti di organico. Se i risultati sono questi, sarebbe stato meglio che il sindaco Iannazzo se ne fosse rimasto fermo e immobile a Corleone. E gli consigliamo di non tentare nuove azioni, per non farci correre il rischio che venga chiuso l’intero ospedale!
Battute a parte, è davvero manifestazione di infantilismo politico partire da soli per combattere la difficile e impegnativa battaglia per la difesa del nostro ospedale. L’esperienza dimostra che i risultati concreti e positivi si ottengono solo quando un territorio è capace di realizzare la massima unità tra le forze politiche, sindacali e sociali. Come nei mesi scorsi, quando la Cgil e il Pd hanno coinvolto tutte le forze disponibili, ottenendo due incontri con l’assessore Russo, il ripristino del servizio di salute mentale (Spdc) con più posti-letto e l’attivazione dell’Unità Operativa Semplice di Ostetricia e Ginecologia. Successivamente, il sindaco Iannazzo e il Pdl si sono assunti la grave responsabilità (per scopi di parte) di rompere quell’unità, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Prima che sia troppo tardi, bisognerebbe tornare immediatamente indietro. All’unità che consente di ottenere risultati. (d.p.)

martedì, ottobre 05, 2010

Reggio Calabria. Bazooka in Procura, grave minaccia a Pignatone

Sconcerto per la nuova "sfida" della 'ndrangheta. Una telefonata annuncia: "Andate a vedere davanti alla Dda, c'è una sorpresa per il procuratore". E la polizia trova un bazooka. Potrebbe essere la risposta ad una maxi-operazione contro le cosche locali. In serata migliaia di persone in piazza per manifestare solidarietà al magistrato REGGIO CALABRIA - "Andate a vedere davanti alla Procura. C'è una sorpresa per il procuratore Pignatone". È stata questa telefonata, giunta stamani al 113, a portare la polizia a scoprire un bazooka davanti agli uffici della Dda di Reggio Calabria. L'arma, di fabbricazione slava, era stata nascosta sotto un vecchio materasso lasciato lungo la strada ed era inoffensiva dal momento che è un bazooka monouso ed è già stata utilizzato. Questo, però, non attenua la pericolosità del gesto. Resta, infatti, il "messaggio grave ed altamente significativo sul piano criminale", come lo hanno definito gli investigatori. E quale sia il messaggio è chiaro: possiamo colpire il procuratore Pignatone quando e dove vogliamo. Il procuratore di Reggio oggi non è in città per impegni di lavoro. Al momento ha evitato di rispondere al telefono e non è stato possibile avere un suo commento su quanto accaduto. Il bazooka sarà analizzato per accertare quando e dove è stato usato. Accertamenti, da parte della polizia scientifica, sono in corso anche su una cabina telefonica pubblica che si trova a breve distanza dalla sede del Consiglio regionale, nella zona di via Cardinale Portanova, dalla quale è partita la telefonata che ha portato al ritrovamento del bazooka. La nuova minaccia ad un magistrato di Reggio Calabria, dopo quelle rivolte al procuratore generale Salvatore Di Landro, e ad altri pm, è giunta nel giorno in cui polizia, carabinieri e guardia di finanza hanno eseguito una vasta operazione per l'esecuzione di 250 perquisizioni. Un'operazione disposta proprio nell'ambito delle indagini sulle intimidazioni. A ricevere la visita delle forze dell'ordine sono stati i boss della 'ndrangheta, capi delle più importanti cosche del capoluogo e della provincia.
Dopo il ritrovamento di un bazooka, l'ultimo minaccioso messaggio al procuratore di Reggio calabria Giuseppe Pignatone, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, in programma domani mattina in città, valuterà la possibilità di inviare militari nel reggino per contrastare la criminalità organizzata. Opzione su cui è apertamente favorevole il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che a Porta a Porta spiega: "O si utilizzano i militari dell'operazione 'Strade Sicure', e quella è una decisione del comitato dell'ordine e della sicurezza", o ci dovrà essere "un nuovo provvedimento del governo". In serata migliaia di persone sono scese in piazza Duomo a Reggio per una fiaccolata con cui manifestare solidarietà e vicinanza a Pignatone dopo l'ennesima indimidazione. Il corteo, promosso dal movimento "Reggio non tace", si è snodato su corso Garibaldi per arrivare sino in piazza. E in questo clima il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, intervistato da Repubblica Tv, rileva la "mancata la solidarietà" di Berlusconi al procuratore, prendendo spunto dagli attacchi alla magistratura fatti domenica scorsa dal premier: "Berlusconi vuole solo evitare i propri processi - ha affermato Franceschini - e attacca da sedici anni la magistratura, salvo poi far mancare la propria solidarietà quando i giudici sono minacciati, come è avvenuto oggi".