11/13/2010
Corleone. L'ospedale non si tocca!
A Corleone, domenica 14 novembre, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 20.00, in piazza Falcone e Borsellino, si svolgerà un volantinaggio del Comitato "Pro Ospedale", per sensibilizzare i cittadini in preparazione dell'assemblea del 21 novembre, che dovrà preparare la manifestazione del 29 novembre. "L'ospedale non si tocca!", si legge nel volantino firmato dai sindaci della zona del Corleonese, dai consigli comunali, dalle organizzazioni sindacali CGIL e UIL (la CISL incredibilmente non ha aderito!), dalle associazioni Città Nuove, Dialogos. Laboratorio della Legalità, Coop Lavoro e non solo, etc. L'obiettivo della mobilitazione è quello di fermare il depotenziamento dell'ospedale, a seguito dell'approvazione da parte dell'ASP di Palermo della nuova pianta organica.
A proposito di quanto ci vuole perchè una ghianda diventi quercia...
Caro Walter, una precisazione al tuo pezzo che ho appena letto. Il sindaco non ha inventato la bella frase che descrivi ma la ha citata. La frase della ghianda è infatti contenuta nel "libretto gioiattiva" di cui Nino ha scritto a mano, regalandole, oltre 2000 copie (la sua "puntina spirituale" come definiva il suo essere amanuense, un esercizio meditativo paragonabile a chi lavora ai ferri, all'uncinetto, o ricama. A chi, in dialetto, fa "'a puntina")"Senza fretta tutto si compie e nel migliore dei modi. Prima che una ghianda diventi una quercia. Dalla ghianda alla quercia. Il tempo necessario. Quello che ci vuole."
E ancora:
"Una presenza di anni un silenzio di anni un ascolto di anni una penetrazione un'accettazione compenetrazione identificazione di anni anni anni e anni ci vuole in ogni cosa in ogni contesto per ogni persona".
Vedi, tu poni l'accento sul "maledettismo" di Nino (che, ribadisco, non ha mai fatto uso di droghe, mai) proprio dei suoi anni '70-'80, e il sindaco lo cita in uno dei suoi passi più elegiaci del suo ultimo periodo. Solo che, mi lasci dire il sindaco, la ghianda che diventa quercia è forse per lui la scusa pilatesca per rimandare a un dopo in cui questa questione se la spirugghieranno i prossimi. Per Nino era invece la pazienza di chi sa che bisogna lavorare senza stancarsi e senza scoraggiarsi mai.
Maria Di Carlo
Vedi, tu poni l'accento sul "maledettismo" di Nino (che, ribadisco, non ha mai fatto uso di droghe, mai) proprio dei suoi anni '70-'80, e il sindaco lo cita in uno dei suoi passi più elegiaci del suo ultimo periodo. Solo che, mi lasci dire il sindaco, la ghianda che diventa quercia è forse per lui la scusa pilatesca per rimandare a un dopo in cui questa questione se la spirugghieranno i prossimi. Per Nino era invece la pazienza di chi sa che bisogna lavorare senza stancarsi e senza scoraggiarsi mai.
Spiacente, Nino. la tua arte sara’ anche bella, ma si dice che…
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| Nino Gennaro e Massimo Verdastro |
di WALTER BONANNO
Martedì sera ho assistito all’interno della sala Consiliare di Corleone a un accesso dibattito sull’opportunità o meno di dedicare il centro multimediale del nostro paese alla memoria del drammaturgo e poeta corleonese Nino Gennaro. Nino Gennaro, stiano tranquilli coloro ai quali il solo nome di Nino provoca rancori mai sopiti, continuerà a non avere cittadinanza a Corleone, né tantomeno il suo nome su una targa. Il perché è difficile da spiegare; ci hanno provato alcuni consiglieri in aula trincerandosi dietro i “lati oscuri” e i “si dice…” che in nessun altra istituzione avrebbero trovato posto tra le premesse di un giudizio estetico. Sì, perché era di carattere artistico il parere che si chiedeva loro: riconoscere che, dopo Pippo Rizzo agli albori del secolo decimonono, Corleone ha avuto un solo altro grande artista e che il suo nome è Nino Gennaro. LEGGI L'ARTICOLO SU CORLEONE-DIALOGOS
Giuliana. La minoranza chiede le dimissioni del sindaco per incapacità amministrativa e politica
| Pietro Quartararo |
"Dopo 2 anni e mezzo di amministrazione campisi assistiamo all’imbarazzante immobilismo politico, amministrativo e burocratico, il paese è paralizzato, si naviga al buio nell’approssimanzione, nell’incertezza e nella costante lentezza burocratica". Questo e’ quanto afferma il capogruppo di minoranza Pietro Quartararo (PD), soprattutto nel campo dei lavori pubblici. Infatti, in questi due anni e mezzo l’amministrazione ha appaltato solamente piccoli lavori, peraltro di ordinarissima amministrazione, l’unica “piccola operetta pubblica” per un importo di € 60.000,0, peraltro attingendo ad un mutuo della cassa depositi e prestiti, e’ stato la messa in sicurezza del campo sportivo in c/da San Marco che ancora oggi è incompiuta e per cui dopo anni di lavori non vi sono tempi certi per la riapertura. LEGGI TUTTO
Trattativa Stato-Mafia, stop al 41 bis: spunta il suggeritore di Conso
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| Il carcere dell'Ucciardone di Palermo |
di SALVO PALAZZOLO
Palermo, documento del '93 firmato dal direttore del Dap. Nuova intimidazione a Ciancimino Jr. La vedova dell'ex sindaco del capoluogo siciliano conferma ai pm gli incontri a Milano con Berlusconi
PALERMO - Sette mesi dopo la strage Borsellino, alcuni vertici delle istituzioni avevano fretta di revocare il carcere duro ai mafiosi. La questione fu affrontata addirittura durante un comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza. Fino ad oggi, mai nessuno l'ha ammesso. Anzi, tutti i politici interrogati dai magistrati e della commissione antimafia continuano a ribadire che in quei mesi ci fu solo la linea della fermezza contro i boss. LEGGI TUTTO
Così è crollato il muro dell'omertà: ora lo Stato ammette un cedimento
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| Giovanni Conso |
Dalle parole del Guardasigilli e di Amato squarci di verità sulla trattativa. L'allora ministro ha ammesso di non aver rinnovato il carcere duro per i 40 boss detenuti. La Procura indaga sull'ex direttore delle carceri che poi difese esponenti di Cosa Nostra
È LA prima volta che un uomo di governo dell'epoca confessa un cedimento, un gesto di resa verso la mafia siciliana. È la prima volta, dopo una sconcertante omertà di Stato, che qualcuno ammette di avere cercato una tregua con Cosa Nostra. In tempi di guerra volevano fare la pace con i boss "per evitare altre stragi". La deposizione in Commissione Antimafia dell'ex ministro della Giustizia Giovanni Conso apre un varco intorno a quella trattativa cominciata con l'uccisione di Falcone e mai finita. LEGGI TUTTO
11/11/2010
NINO GENNARO. Dallo spettacolo teatrale “O si è felici o si è complici”
FROCIO! Tu non sei un uomo
ARRUSU! Tu non sei un uomo
FINOCCHIO! Tu non sei un uomo
E’ così che si uccide un uomo.
Un uomo si uccide ogni giorno
con le parole che gli si dicono contro
e le parole montano montano
e i cervelli aizzati, non rieducati
muovono braccia e piedi selvaggiamente
a sfogare una repressione millenaria
un’oppressione dell’uomo sull’uomo
che non ha eguali.
Ma sono gli ultimi rantoli di una bestia feroce
ferita a morte
la mala bestia dell’ignoranza
della disinformazione
Degli uomini divisi dall’alto
per scannarsi dal basso
ARRUSU! Tu non sei un uomo
FINOCCHIO! Tu non sei un uomo
E’ così che si uccide un uomo.
Un uomo si uccide ogni giorno
con le parole che gli si dicono contro
e le parole montano montano
e i cervelli aizzati, non rieducati
muovono braccia e piedi selvaggiamente
a sfogare una repressione millenaria
un’oppressione dell’uomo sull’uomo
che non ha eguali.
Ma sono gli ultimi rantoli di una bestia feroce
ferita a morte
la mala bestia dell’ignoranza
della disinformazione
Degli uomini divisi dall’alto
per scannarsi dal basso
Nino Gennaro, ricordo la prima volta che ho sentito pronunciare quel nome...
di ANDREA ACCORDINO
Nino Gennaro. La prima volta che ho sentito questo nome ero alla Camera del Lavoro. Facevamo un incontro (poche ma buone persone) per conoscere la storia e la vita di questo grande poeta e filosofo Corleonese. Sono state le parole di Maria Di Carlo a farmi amare questa figura, una figura di spicco in una Corleone retrograda, più retrograda di quanto lo sia già ora. Nino Gennaro, un ragazzo costretto a lasciare Corleone non per via di un esilio, come nel caso del grande poeta Italiano Ugo Foscolo, ma per via di quella che potremmo definire una "sanzione sociale".
LEGGI LA LETTERA DI ANDREA ACCORDINO
PUBBLICATA SU "CORLEONE DIALOGOS"
Nino Gennaro. La prima volta che ho sentito questo nome ero alla Camera del Lavoro. Facevamo un incontro (poche ma buone persone) per conoscere la storia e la vita di questo grande poeta e filosofo Corleonese. Sono state le parole di Maria Di Carlo a farmi amare questa figura, una figura di spicco in una Corleone retrograda, più retrograda di quanto lo sia già ora. Nino Gennaro, un ragazzo costretto a lasciare Corleone non per via di un esilio, come nel caso del grande poeta Italiano Ugo Foscolo, ma per via di quella che potremmo definire una "sanzione sociale".
LEGGI LA LETTERA DI ANDREA ACCORDINO
PUBBLICATA SU "CORLEONE DIALOGOS"
CORLEONE. Il consiglio comunale paralizzato dalla paura: "No" all'intitolazione a Nino Gennaro del centro sociale Santa Lucia
di DINO PATERNOSTRO
Ieri sera il consiglio comunale di Corleone non ha scritto una pagina di cui poter andare fiero. Paralizzato dalla paura del "diverso", ben 12 dei suoi 20 consiglieri non hanno partecipato alla seduta. Oltre a me, solo altri sette consiglieri (Lanza, Savona, Schillaci, Macaluso, Bruno, Di Giorgio e Colletto) hanno avuto il coraggio di essere presenti in aula. Qualche altro, invece, ha avuto il "coraggio" di venire in aula, firmare la presenza, farsi dare il certificato per giustificare l'assenza dall'ufficio e subito "scappare" via. LEGGI TUTTO
Ieri sera il consiglio comunale di Corleone non ha scritto una pagina di cui poter andare fiero. Paralizzato dalla paura del "diverso", ben 12 dei suoi 20 consiglieri non hanno partecipato alla seduta. Oltre a me, solo altri sette consiglieri (Lanza, Savona, Schillaci, Macaluso, Bruno, Di Giorgio e Colletto) hanno avuto il coraggio di essere presenti in aula. Qualche altro, invece, ha avuto il "coraggio" di venire in aula, firmare la presenza, farsi dare il certificato per giustificare l'assenza dall'ufficio e subito "scappare" via. LEGGI TUTTO
Qualcosa sui "lati oscuri" di Nino Gennaro...
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| Nino Gennaro |
Grazie, Giuseppe, intanto per le tue parole di oggi. Grazie ai ragazzi di Dialogos e a Città nuove che hanno fatto la proposta di dedicare il centro multimediale (un contenitore bello e da anni vuoto, ma riempibile di contenuti!) a Nino Gennaro, e presenziato agli svariati consigli comunali in cui si sarebbe dovuto trattare dell'argomento. Grazie, ovvio, a Dino per aver formulato la proposta in consiglio comunale. Intanto da parte mia qualche appunto sui "lati oscuri" di Nino Gennaro... LEGGI TUTTO
11/10/2010
Corleone, i carabinieri sventano un furto in un palazzo del centro storico
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| Alessandro Arcabascio |
di COSMO DI CARLO
CORLEONE - I carabinieri della compagnia di Corleone hanno sventato un furto di armi, oggetti e mobili antichi ed arrestato con l’accusa di furto aggravato un 19enne di Salemi, Alessandro Arcabascio. Il giovane, con precedenti di polizia, insieme ad alcuni complici (almeno due secondo gli inquirenti), stava svaligiando la casa. I malviventi avevano già imballato suppellettili ed armi antiche risalenti ai primi dell’ottocento. Gli oggetti erano custoditi all’interno di un appartamento di Palazzo Bentivegna, uno degli edifici storici che sorge in pieno centro storico. La casa, oggi pressoché disabitata, sede della famiglia Bentivegna, ospitò il colonnello Giordano Orsini, combattente e patriota risorgimentale e luogotenente di Giuseppe Garibaldi, che, arrivato in città il 10 luglio 1862, da un balcone dell’edificio pronunciò uno storico discorso, commemorando il patriota corleonese Francesco Bentivegna, che era stato fucilato a Mezzojuso dai Borboni il 19 dicembre 1856). A notare strani movimenti intorno al palazzo, era stato l’equipaggio di una radiomobile del Nucleo Operativo della compagnia carabinieri, che alle 5.00 di mattina pattugliava il centro. I militari, intuita la situazione, sono intervenuti cercando di bloccare i “topi di appartamento”, ma all’avvicinarsi dell’auto dei Carabinieri due dei ladri che erano in strada fuggivano per i vicoli della zona a bordo di un’auto che avevano parcheggiato a poca distanza. Alessandro Arcabascio, invece, sorpreso dai carabinieri nell’appartamento, cercava anch’egli di darsi alla fuga scendendo dal balcone aggrappandosi ad un tubo della grondaia, ma veniva prontamente bloccato ed ammanettato. A seguito di un minuzioso sopralluogo i Carabinieri hanno poi ricostruito il modus operandi adottato dai ladri. Essi infatti aveva avvolto con coperte mobili e suppellettili con una corda li stavano calavano dal balcone per caricarli sulla loro auto o su un altro mezzo di qualcuno dei complici. Adagiati su uno dei muri laterali del palazzo, infatti, sono stati ritrovati un tavolino antico e uno specchio con una cornice di pregio, mentre all’interno dell’appartamento erano già state raccolte all’interno di coperte, pronte ad essere calate, numerosi fucili e pistole legalmente detenute e di grande valore storico. Al termine delle attività di sopralluogo nulla è risultato mancare dall’appartamento. La refurtiva recuperata è stata restituita al legittimo proprietario, che vive abitualmente a Palermo. L’arrestato, ultimate le formalità di rito, è stato giudicato con rito direttissimo e condannato alla misura degli arresti domiciliari. Continuano invece le indagini per individuare gli altri complici ed il basista, che secondo gli investigatori avrebbe indirizzato i ladri.
CORLEONE - I carabinieri della compagnia di Corleone hanno sventato un furto di armi, oggetti e mobili antichi ed arrestato con l’accusa di furto aggravato un 19enne di Salemi, Alessandro Arcabascio. Il giovane, con precedenti di polizia, insieme ad alcuni complici (almeno due secondo gli inquirenti), stava svaligiando la casa. I malviventi avevano già imballato suppellettili ed armi antiche risalenti ai primi dell’ottocento. Gli oggetti erano custoditi all’interno di un appartamento di Palazzo Bentivegna, uno degli edifici storici che sorge in pieno centro storico. La casa, oggi pressoché disabitata, sede della famiglia Bentivegna, ospitò il colonnello Giordano Orsini, combattente e patriota risorgimentale e luogotenente di Giuseppe Garibaldi, che, arrivato in città il 10 luglio 1862, da un balcone dell’edificio pronunciò uno storico discorso, commemorando il patriota corleonese Francesco Bentivegna, che era stato fucilato a Mezzojuso dai Borboni il 19 dicembre 1856). A notare strani movimenti intorno al palazzo, era stato l’equipaggio di una radiomobile del Nucleo Operativo della compagnia carabinieri, che alle 5.00 di mattina pattugliava il centro. I militari, intuita la situazione, sono intervenuti cercando di bloccare i “topi di appartamento”, ma all’avvicinarsi dell’auto dei Carabinieri due dei ladri che erano in strada fuggivano per i vicoli della zona a bordo di un’auto che avevano parcheggiato a poca distanza. Alessandro Arcabascio, invece, sorpreso dai carabinieri nell’appartamento, cercava anch’egli di darsi alla fuga scendendo dal balcone aggrappandosi ad un tubo della grondaia, ma veniva prontamente bloccato ed ammanettato. A seguito di un minuzioso sopralluogo i Carabinieri hanno poi ricostruito il modus operandi adottato dai ladri. Essi infatti aveva avvolto con coperte mobili e suppellettili con una corda li stavano calavano dal balcone per caricarli sulla loro auto o su un altro mezzo di qualcuno dei complici. Adagiati su uno dei muri laterali del palazzo, infatti, sono stati ritrovati un tavolino antico e uno specchio con una cornice di pregio, mentre all’interno dell’appartamento erano già state raccolte all’interno di coperte, pronte ad essere calate, numerosi fucili e pistole legalmente detenute e di grande valore storico. Al termine delle attività di sopralluogo nulla è risultato mancare dall’appartamento. La refurtiva recuperata è stata restituita al legittimo proprietario, che vive abitualmente a Palermo. L’arrestato, ultimate le formalità di rito, è stato giudicato con rito direttissimo e condannato alla misura degli arresti domiciliari. Continuano invece le indagini per individuare gli altri complici ed il basista, che secondo gli investigatori avrebbe indirizzato i ladri.
Corleone. Si ricomincia d'accapo con i furti?
di COSMO DI CARLO
Corleone - Ricominciano i furti a Corleone dintorni e sembra di nuovo rompersi la “pax mafiosa” mentre si intensifica l’azione delle forze dell’ordine, con la polizia e Carabinieri che hanno intensificato i posti di blocco ed i pattugliamenti. Qualche anno fa erano state alcune bande di albanesi, poi sgominate dalle forze dell’ordine, a seminare preoccupazione e paura tra la gente. Ieri gli uomini del NORM (Nucleo Operativo e Radio Mobile) della compagnia cittadina hanno visto premiata la loro costanza nel controllo del territorio. Ladri venuti da fuori (l’arrestato è un giovane con precedenti di polizia nativo di Salemi (TP), organizzati probabilmente con qualche basista locale. Il genere di furto (mobili ed armi antiche) potrebbero far pensare ad un furto su commissione, diverso da quelli verificatisi negli degli ultimi mesi. Cinque le denunce presentate ai carabinieri, ad essere forzate case di campagna da dove sono stati asportati oggetti di poco valore: piccoli elettrodomestici, attrezzi agricoli, qualche elettrodomestico. Al commissariato di Polizia denunciati diversi furti in ville anche abitate in contrada “Carrubba” a nord-ovest del centro abitato e nelle campagne delle contrade ”Santa Lucia” e “Rubina”, a valle del paese. I ladri in questi casi hanno agito anche di giorno, probabilmente tenendo sott’occhio i casolari per assicurarsi che i proprietari non fossero sul luogo.
Corleone - Ricominciano i furti a Corleone dintorni e sembra di nuovo rompersi la “pax mafiosa” mentre si intensifica l’azione delle forze dell’ordine, con la polizia e Carabinieri che hanno intensificato i posti di blocco ed i pattugliamenti. Qualche anno fa erano state alcune bande di albanesi, poi sgominate dalle forze dell’ordine, a seminare preoccupazione e paura tra la gente. Ieri gli uomini del NORM (Nucleo Operativo e Radio Mobile) della compagnia cittadina hanno visto premiata la loro costanza nel controllo del territorio. Ladri venuti da fuori (l’arrestato è un giovane con precedenti di polizia nativo di Salemi (TP), organizzati probabilmente con qualche basista locale. Il genere di furto (mobili ed armi antiche) potrebbero far pensare ad un furto su commissione, diverso da quelli verificatisi negli degli ultimi mesi. Cinque le denunce presentate ai carabinieri, ad essere forzate case di campagna da dove sono stati asportati oggetti di poco valore: piccoli elettrodomestici, attrezzi agricoli, qualche elettrodomestico. Al commissariato di Polizia denunciati diversi furti in ville anche abitate in contrada “Carrubba” a nord-ovest del centro abitato e nelle campagne delle contrade ”Santa Lucia” e “Rubina”, a valle del paese. I ladri in questi casi hanno agito anche di giorno, probabilmente tenendo sott’occhio i casolari per assicurarsi che i proprietari non fossero sul luogo.
Sanità, atto d'accusa dei sindacati: "Anomalie e consulenze facili all'Asp di Palermo"
In un dossier presentato alla commissione Salute dell'Assemblea regionale la denuncia contro l'Azienda sanitaria provinciale di Palermo. "Da una parte si continua con gli sprechi, dall'altra si isola chi denuncia irregolarità" Consulenze facili, anticipazioni 'allegrè al San Raffaele di Cefalù, assicurazioni scadute e vessazioni contro chi denuncia irregolarità. E' un vero e proprio atto d'accusa contro l'Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Palermo, il dossier presentato in Commissione Sanità dell'Ars da Cgil Medici, Anpo, Ascoti, Fials, Cimo e Fvm. "Ciò che avviene negli uffici dell'Aps 6 ha dell'incredibile - dicono i sindacati - da una parte si continua con gli sprechi dall'altra si isola chi denuncia irregolarità così come è avvenuto con il dottor Mimmo Mirabile silurato dall'incarico di responsabile dell'Unità operativa Igiene e alimenti dopo aver messo in luce alcune inadempienze da parte del gruppo che fornisce i pasti a buona parte degli ospedali pubblici di Palermo e a cui l'autorità giudiziaria, dopo i controlli effettuati proprio da Mirabile, ha posto sotto sequestro le cucine".
Ma a non convincere i sindacati è l'intera gestione dell'Asp. "In sei mesi - dicono - sono stati spesi 400 mila euro per consulenze destinate alla redazione del bilancio, l'informatica, a spese legali, sicurezza e persino per l'accatastamento (nonostante architetti, geometri, ingegneri in carico alla Asp) mentre le polizze assicurative sono scadute dal 31 marzo scorso". Senza contare, aggiungono, "i ritardi di approvazione del Bilancio, i fondi dell'assistenza (oltre 9 milioni in totale) usati per manutenzioni e acquisto macchinari e le "anticipazioni allegre" al San Raffaele di Cefalù.
"L'Azienda - dicono - ha già anticipato 40 milioni di euro tra personale e spese di investimento. Risorse che il San Raffaele avrebbe già dovuto restituire. Invece non solo i soldi non sono rientrati, ma l'Asp 6 non ne ha ancora richiesto la restituzione. Tutto mentre l'amministrazione regionale ha bloccato la spesa per cittadini e imprese per mancanza di liquidità".
La Repubblica, 10.11.2010
Ma a non convincere i sindacati è l'intera gestione dell'Asp. "In sei mesi - dicono - sono stati spesi 400 mila euro per consulenze destinate alla redazione del bilancio, l'informatica, a spese legali, sicurezza e persino per l'accatastamento (nonostante architetti, geometri, ingegneri in carico alla Asp) mentre le polizze assicurative sono scadute dal 31 marzo scorso". Senza contare, aggiungono, "i ritardi di approvazione del Bilancio, i fondi dell'assistenza (oltre 9 milioni in totale) usati per manutenzioni e acquisto macchinari e le "anticipazioni allegre" al San Raffaele di Cefalù.
"L'Azienda - dicono - ha già anticipato 40 milioni di euro tra personale e spese di investimento. Risorse che il San Raffaele avrebbe già dovuto restituire. Invece non solo i soldi non sono rientrati, ma l'Asp 6 non ne ha ancora richiesto la restituzione. Tutto mentre l'amministrazione regionale ha bloccato la spesa per cittadini e imprese per mancanza di liquidità".
La Repubblica, 10.11.2010
I 50 anni di Punta Raisi fra lutti e sogni di gloria
Il volo fu tranquillo e a bordo servirono una cena da grandi occasioni. Era il 2 gennaio del 1960, quel giorno moriva Fausto Coppi e il Convair 440 dell'Alitalia in servizio da Roma a Palermo inaugurò la pista del nuovo aeroporto internazionale di Punta Raisi. Cinquant'anni di storia dello scalo che si intrecciano con quelli della città. Gli arrivi "famosi" e le tragedie entrate a far parte del sentimento collettivo dei palermitani
Quella sera, a bordo, le hostess servirono un menu da grandi occasioni: antipasto di prosciutto, involtini di carne con contorno di funghetti, formaggio, dolce, frutta. E, ovviamente, vino. Qualcosa di infinitamente lontano dal succo di frutta o dal caffè (molto spesso a pagamento), che riesci a ottenere oggi nell'era del low cost. Ma quello, era il volo che inaugurava il nuovo aeroporto internazionale di Palermo Punta Raisi. Alle 20,32 del 2 gennaio 1960 il "Metropolitan Convair 440" del'Alitalia posava le sue ruote sulla pista a due passi dal mare battezzando lo scalo che fa parte dell'immaginario personale di ogni palermitano sparso per il mondo. E che, soprattutto, è uno dei punti cardinali di quella mappa non scritta che disegna il sentimento collettivo di una città. LEGGI TUTTO
I diari di chi partiva inseguendo la fortuna
Il mercante valica le Ande a dorso di mulo per andare a vendere vestiti e patacche nei paesi dell'America latina. Lo zio d'America carico di dollari gira in lungo e largo la Sicilia in un forsennato tour che tocca alberghi di lusso e parenti festanti. Santo Garofano e Sabatino Basso raccontano le loro peripezie di emigranti, ma anche i loro trionfi, in due diari che ora vengono assemblati in un unico libro "Avendo trovato l'America. Scritture di viaggio tra Sicilia e Nuovo Mondo" pubblicato, a cura di Santo Lombino, dalla Fondazione Buttitta con la prefazione di Tommaso Romano. Due storie molto diverse che cominciano a dispiegarsi in quel 1907 in cui si vanno spegnendo le luci della Belle epoque e si vanno addensando i nuvoloni neri di nuovi sommovimenti politici e sociali. Mettiamoci ora sulle tracce dei protagonisti. LEGGI TUTTO
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| Famiglia di emigrati |
di TANO GULLO
Sabatino Basso attraversò le Ande a dorso di mulo per andare a vendere vestiti e patacche in Sudamerica mentre Santo Garofalo, uno che aveva fatto fortuna negli Usa, fece il viaggio inverso per rivedere la sua San Mauro Castelverde. E stavolta viaggiando in prima classe. Storie di emigrati partiti dalla Sicilia raccontate nel volume curato da Santo Lombino "Avendo trovato l'America", pubblicato dalla Fondazione ButtittaIl mercante valica le Ande a dorso di mulo per andare a vendere vestiti e patacche nei paesi dell'America latina. Lo zio d'America carico di dollari gira in lungo e largo la Sicilia in un forsennato tour che tocca alberghi di lusso e parenti festanti. Santo Garofano e Sabatino Basso raccontano le loro peripezie di emigranti, ma anche i loro trionfi, in due diari che ora vengono assemblati in un unico libro "Avendo trovato l'America. Scritture di viaggio tra Sicilia e Nuovo Mondo" pubblicato, a cura di Santo Lombino, dalla Fondazione Buttitta con la prefazione di Tommaso Romano. Due storie molto diverse che cominciano a dispiegarsi in quel 1907 in cui si vanno spegnendo le luci della Belle epoque e si vanno addensando i nuvoloni neri di nuovi sommovimenti politici e sociali. Mettiamoci ora sulle tracce dei protagonisti. LEGGI TUTTO
CORLEONE. Il consiglio comunale paralizzato dalla paura: "No" all'intitolazione a Nino Gennario del centro sociale Santa Lucia
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| Nino Gennaro |
Ieri sera il consiglio comunale di Corleone non ha scritto una pagina di cui poter andare fiero. Paralizzato dalla paura del "diverso", ben 12 dei suoi 20 consiglieri non hanno partecipato alla seduta. Oltre a me, solo altri sette consiglieri (Lanza, Savona, Schillaci, Macaluso, Bruno, Di Giorgio e Colletto) hanno avuto il coraggio di essere presenti in aula. Qualche altro, invece, ha avuto il "coraggio" di venire in aula, firmare la presenza, farsi dare il certificato per giustificare l'assenza dall'ufficio e subito "scappare" via. I presenti hanno approvato all'unanimità (e meno male!) l'ordine del giorno da me presentato per intitolare una strada e una sala del museo civico al prof. Leoluca Pollara, ma poi sono cominciati i "distinguo" sull'ultimo punto all'ordine del giorno, anche questo proposto da me (col sostegno dei ragazzi di Corleone Dialogos, di Città Nuove, del Centro Impastato, del Centro San Saverio e di importanti personalità della cultura palermitana): l'intitolazione del centro sociale di contrada S. Lucia al corleonese Nino Gennaro, poeta, scrittore ed autore di testi teatrali recitati in Italia e in Europa. Vincenzo Macaluso (Udc) ha dichiarato di astenersi perchè sul personaggio c'erano ancora "punti oscuri". Franco Di Giorgio (Mpa) ha dichiarato di votare contro perchè la persona non aveva dato un messaggio positivo alla città. Il riferimento (negato, ma reale) era all'omosessualità di Gennaro, che però non è un segreto: era lui stesso a parlarne. E al fatto che è morto di Aids. Ma neanche questo è un segreto. Tra il detto e non detto, anche l'accusa di essere stato un drogato (circostanza assolutamente falsa). Dei coraggiosi "si" sono stati invece annunciati dal presidente del consiglio Mario Lanza e dai consiglieri Salvatore Schillaci (Pd) e Lea Savona (indipendente). Con quattro voti a favore dell'o.d.g. (Paternostro, Lanza, Savona e Schillaci), due contro (Di Giorgio e Colletto) e due astenuti (Macaluso e Bruno), quindi, l'ordine del giorno è stato bocciato. La maggioranza del consiglio comunale ha avuto paura di Nino Gennaro, della sua poesia e del suo teatro di rottura, da "rivoluzione culturale meridionale", della sua diversità, del suo spirito libero. Una brutta pagina, che ci fa fare passi indietro. Uno scivolone anche per il "giovane-vecchissimo" sindaco Nino Iannazzo, che si è guardato bene dal presentarsi in aula, dando l'ordine di scuderia ai suoi "fedelissimi" (Fausto Iaria in testa) di non mettere piede in consiglio. Salvo poi recitare la parte del "fascista progressista". Ipocrisia davvero poco originale, che proietta Corleone in una dimensione "omofobica" da "città chiusa". Ermeticamente.
Leggi anche il servizio e le considerazioni di Giuseppe Crapisi su "Corleone Dialogos":
I SUOI TESTI TESTRALI VENGONO RAPPRESENTATI IN ITALIA E IN EUROPA, MA IL CONSIGLIO COMUNALE DI CORLEONE DICE "NO" ALL'ARTISTA NINO GENNARO
GUARDA IL VIDEO "O SI E' FELICI, O SI E' COMPLICI"
11/08/2010
Campofiorito. Per protesta contro la chiusura delle poste, alcuni anziani occupano il gabinetto del sindaco
Una cinquantina di persone ha occupato pacificamente, stamani, la stanza del sindaco al Comune di Campofiorito. Motivo della manifestazione, organizzata per lo più da cittadini anziani, la chiusura dell’ufficio postale del paese, prevista per tutto il mese di novembre da Poste Italiane. Sono intervenute anche le forze dell’ordine, anche se non si registrano tensioni o scontri. I manifestanti hanno solo fatto presente il loro malcontento per la chiusura del presidio, molto frequentato, se si considera che a Campofiorito non c’è alcun istituto bancario. Il Comune si è subito attivato e i cittadini sono stati rassicurati. La questione dell’ufficio postale va avanti ormai da parecchio tempo. Lo scorso 27 ottobre, il sindaco del paese del Palermitano, Giuseppe Sagona, ha ricevuto una comunicazione del direttore della filiale 2 di Poste Italiane, Riccardo D'Amico, sulla chiusura dell'ufficio per il mese di novembre. Immediata la reazione del primo cittadino. “In relazione alle formali assicurazioni da lei avute – scrive Sagona a D'Amico - ed alle conseguenti informazioni da me “girate” alla popolazione, assicurazioni che vengono frequentemente disattese, giungo all’amara conclusione che si vuole creare uno stato di pericolosa conflittualità, per cui non posso non attivare tutte quelle iniziative che mi aiutino a risolvere il problema per il quale le numerose assicurazioni ricevute sono servite ben poco". Sagona ha scritto al presidente dell'Ars Francesco Cascio, sollecitandolo a fare in modo che si dia risposta all'interrogazione dell'on. Salvino Caputo, che chiedeva al governo di adoperarsi per il funzionamento degli uffici postali in Sicilia. Dati i risultati, piuttosto che scrivere ai propri referenti politici, il sindaco farebbe meglio a coinvolgere le organizzazioni sindacali e a chiedere un incontro urgente con i vertifi palermitani di Poste Italiane Spa.
Legambiente: "Il 70% della Sicilia a rischio"
MESSINA - "Sono 273 i comuni siciliani a rischio frane o alluvioni, ossia il 70% del totale". Sono i dati che emergono dal dossier sul dissesto idrogeologico in Sicilia presentati da Legambiente. "Il primato di provincia più fragile va a Caltanissetta - si legge nel dossier - con l'86% dei comuni classificati a rischio, seguono Messina, con l'84% dei comuni, e Agrigento e Trapani, entrambe con il 79% delle municipalità esposte al pericolo di frane e alluvione. Il 90% dei comuni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana, il 54% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 67% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali. Ancora, nel 29% dei casi sono presenti in zone esposte a pericolo anche strutture sensibili, come scuole e ospedali". Complessivamente, tra abitazioni, strutture industriali e strutture sensibili si può stimare che nei 273 comuni siciliani classificati a rischio dal Ministero dell'Ambiente e dall'Upi, ci siano oltre 180mila persone quotidianamente esposte a pericolo". "Preoccupante - prosegue il dossier - la situazione della messa in sicurezza del territorio: solo nel 8% dei casi sono state avviate iniziative di delocalizzazione di abitazioni dalle aree più a rischio. Tra le amministrazioni comunali siciliane a rischio, quasi nove su dieci non svolgono ancora un lavoro complessivamente positivo di mitigazione del dissesto idrogeologico". Emergono in negativo i comuni di Bolognetta (Pa) e Ravanusa (Ag), che pur avendo abitazioni, industrie e interi quartieri presenti in aree a rischio non hanno avviato alcun intervento di delocalizzazione, nè si sono dotati dei necessari strumenti per organizzare un buon sistema locale di Protezione civile.
Schifani avvocato di mafia
Nel 1983 Giovanni Bontate, l'uomo più ricco di Cosa Nostra, si affidò a un legale palermitano ancora poco noto. Che lo difese fino alla Cassazione. Era il futuro presidente del Senato. Che non l'ha mai rivelato
Il 4 dicembre 1983 dal carcere dell'Ucciardone parte una raccomandata. È firmata da Giovanni Bontate, l'uomo più ricco di Cosa nostra, fratello del padrino Stefano che armi alla mano aveva lottato per fermare l'ascesa dei corleonesi ed era stato ucciso su ordine di Totò Riina: l'ultimo esponente della famiglia mafiosa più importante di Palermo. Giovanni Bontate è ancora temuto, ma tutte le sue proprietà - immobili e aziende per un valore di decine di miliardi di lire - sono finite sotto sequestro. Per questo dalla cella decide di affidarsi a due difensori di fiducia, un penalista e un brillante civilista, Renato Schifani. L'attuale presidente del Senato all'epoca aveva 33 anni ed era un giovane avvocato di belle speranze. Di quell'incarico, che segnò il suo ingresso tra i nomi di rilievo del foro di Palermo, Schifani non ha mai parlato. Due mesi fa, di fronte alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza che ne hanno determinato l'iscrizione nel registro degli indagati con l'ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa, il suo portavoce ha precisato: "La sua pregressa attività di avvocato è stata sempre improntata al pieno e totale rispetto di tutte le leggi e di tutte le regole deontologiche proprie dell'attività forense". LEGGI TUTTO Il lato oscuro dei festini
di Lirio Abbate e Paolo Biondani Su escort e politica si indaga a Milano e a Palermo. E l'interesse dei giudici non è certo rivolto alle prestazioni del premier. Ci si chiede, piuttosto, da dove e attraverso chi arrivava la droga di cui parlano le ragazze
(L'Espresso, 04 novembre 2010)
Si allunga da Milano a Trapani l'inchiesta sul giro di escort che sta facendo tremare il governo: l'incrocio tra indagini diverse sta alzando il sipario non solo su presunte feste a base di sesso, con ragazze anche minorenni, nelle dimore di Silvio Berlusconi, ma anche su forniture di stupefacenti all'ombra della criminalità organizzata. Due inchieste parallele, una a Milano e una a Palermo, con personaggi comuni: escort che frequentavano le serate del premier, ma sempre attraverso la mediazione di Lele Mora. Le ragazze venivano portate ad Arcore, secondo l'accusa milanese, da Mora, fabbricante di carriere tra tv e discoteche, sul quale è in corso una nuova istruttoria per verificare lo spessore dei suoi rapporti con il sottobosco criminale. E l'inchiesta nata in Sicilia, oltre ad avere individuato fanciulle mandate a villa Certosa sempre da Mora, ricostruisce party con i politici - ma senza riferimenti al Cavaliere - con l'ipotesi che vi venisse spacciata cocaina fornita da trafficanti vicini a Matteo Messina Denaro: il padrino latitante di Cosa Nostra. LEGGI TUTTO
(L'Espresso, 04 novembre 2010)
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| Emilio Fede e Lele Mora |
Parla Pino Maniaci, direttore di TeleJato: "Partinico nuovo terreno di scontro delle cosche mafiose"
di Rosario Cauchi
In quattro giorni altrettanti attentati incendiari: a Partinico, i gruppi criminali si riorganizzano e continuano a lanciare messaggi a commercianti, politici e giornalisti. Tra i più a rischio, Pino Maniaci, direttore dell'emittente locale “Tele Jato”: due recenti lettere minatorie lo invitano a “non parlare di cose che non gli appartengono”. “A mio parere - dichiara lo stesso Maniaci - gli attentati degli ultimi giorni, con il conseguente clamore legato all'interessamento dei media, si legano anche ad alcune inchieste condotte dal nostro tg, ed in particolare a quella che riguarda gli interessi che si aggirano intorno alla cava D'Arrigo”. La cava, bene appartenuto all'omonima famiglia mafiosa di Borgetto, è stata di recente confiscata: secondo Maniaci, però, ci sarebbero state gravi inadempienze nella gestione, affidata all'amministratore giudiziario Andrea Modica Demohac. “L'amministratore - ammette Maniaci - ha consentito l'affidamento in favore di un'associazione molto vicina ai parenti più stretti dello stesso boss D'Arrigo, il mio tg ha commentato la vicenda facendo riferimento ad un passaggio della cava dalla mafia alla mafia”. Una cava che interesserebbe anche la famiglia mafiosa di Partinico dei Vitale che, stando alla ricostruzione del giornalista, controllerebbe il 5% del bene, al punto da imporre le loro forniture anche agli imprenditori locali. “Partinico è oggi un centro nevralgico per gli interessi mafiosi - confessa il direttore di Tele Jato - si tratta di una città cerniera fra due provincie, Palermo e Trapani, e non escludo che proprio l'attuale vertice di cosa nostra, capeggiato da Matteo Messina Denaro, si serva dell'appoggio della famiglia Vitale per poter controllare la città”. A Partinico, insomma, complice la scarcerazione di diversi affiliati ai locali gruppi criminali, si starebbero sfogando tensioni sopite per alcuni anni: al centro della partita, il controllo sul mercato delle estorsioni e su quello degli appalti. Lunedì si terrà un'importante riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. Al centro dell'incontro, convocato presso la Prefettura di Palermo, ci sarà proprio l'attuale instabilità di Partinico e, a quanto trapela, potrebbe essere chiesto l'invio dell'esercito. Salvatore Lo Biundo, primo cittadino di Partinico, intanto, chiede ai commercianti e agli imprenditori, anche attraverso visite porta a porta, di denunciare qualsiasi richiesta estorsiva: solo in questo modo, stando all'amministrazione comunale, sarà possibile arginare il potere economico delle famiglie mafiose.
Siciliainformazioni, 6 novembre 2010
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| Pino Maniaci |
Siciliainformazioni, 6 novembre 2010
Tour della Legalità dei Folli Folletti Folk lungo la penisola: da Milano a Corleone
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| Il gruppo musicale |
11/07/2010
Campofiorito. A novembre l'ufficio postale chiude. Protesta la popolazione e il sindaco Sagona
Continua l'annosa vicenda dell'ufficio postale di Campofiorito. Lo scorso 27 ottobre, il sindaco del paese del Palermitano ha ricevuto una comunicazione del direttore della filiale 2 di Poste Italiane, Riccardo D'Amico, sulla chiusura dell'ufficio per tutto il mese di novembre. Immediata la reazione del primo cittadino, Giuseppe Sagona, portavoce del malcontento della popolazione di Campofiorito che utilizza assiduamente l'ufficio postale e che non può contare sulla presenza di banche. “In relazione alle formali assicurazioni da lei avute – scrive Sagona a D'Amico - ed alle conseguenti informazioni da me “girate” alla popolazione, assicurazioni che vengono frequentemente disattese, giungo all’amara conclusione che si vuole creare uno stato di pericolosa conflittualità, per cui non posso non attivare tutte quelle iniziative, politiche e non, che mi aiutino a risolvere il problema per il quale le numerose assicurazioni ricevute sono servite ben poco. Mi attiverò, in ogni sede – conclude il sindaco - per giungere alla soluzione positiva del problema”. L'intervento del sindaco va anche oltre. Sagona si è rivolto con una nota anche all'onorevole Francesco Cascio, presidente dell'Assemblea regionale siciliana, ricordando che, lo scorso mese di marzo, l'onorevole Salvino Caputo aveva presentato all'Ars un ordine del giorno “con il quale si intendeva impegnare il governo ad adottare gli opportuni provvedimenti ed interventi, al fine di garantire il buono e giornaliero funzionamento degli uffici postali in Sicilia”. “Poiché continuano a permanere i disagi della popolazione – scrive Sagona a Cascio - disagi che aumentano di giorno in giorno, mi permetto chiedere l’esito di quell'ordine del giorno”.
Ospedale di Corleone. Ormai è deciso: si va verso lo Sciopero Generale
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| L'ospedale di Corleone |
Partinico, ad un imprenditore è stato bruciato l'escatore
PARTINICO (PALERMO) - Ancora una intimidazione a Partinico, in provincia di Palermo. Questa volta nel mirino dei malviventi è finito un imprenditore, a cui è stato bruciato un escavatore. Il mezzo era parcheggiato in un'area lungo la strada che collega Partinico ad Alcamo. L'episodio si è verificato nella stessa zona in cui proprio qualche giorno fa è stata data alle fiamme la casa di campagna del vicepresidente del Consiglio provinciale di Palermo, Enzo Briganò, dell'Mpa.
La lotta per l’ospedale è sacrosanta, ma attenzione… ai politicanti di mestiere
Fermare il depotenziamento dell’Ospedale di Corleone e rilanciarlo come presidio sanitario a difesa della salute dei circa 70 mila cittadini della vasta zona del Corleonese e del Lercarese è un dovere di tutti noi. E lo stiamo facendo. Bisogna evitare, però, le furbizie da “politica politicante”, che sono dure a morire. La nuova pianta organica del P.O. “Dei Bianchi” depotenzia la chirurgia generale, il servizio di cardiologia, il laboratorio di analisi. Bisogna battersi per ri-potenziali. Di più: bisogna ottenere le attrezzature sanitarie necessarie per la perfetta diagnosi e la cura più efficace delle patologie. Di più ancora: bisogna vigilare affinché arrivi davvero il finanziamento per completare la costruzione della seconda ala e ristrutturare la vecchia, all’interno della quale ubicare il PTA (Punto Territoriale di Assistenza). LEGGI TUTTO
11/05/2010
Giuliano, la perizia fotografica conferma: "Negli scatti ritratta la stessa persona"
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| Giuliano all'obitorio di Castelvetrano (1950) |
La Repubblica-Palermo, 5 novembre 2010
Corleone, la cronaca della commemorazione di Bernardino Verro
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| Bernardino Verro |
Mercoledì 3 Novembre 2010 è stato ancora un momento di commemorazione per la città di Corleone. L'associazione Corleone Dialogos insieme al Comune di Corleone, la CGIL, la Cooperativa Lavoro e non solo e gli Istituti di istruzione secondaria Don Giovanni Colletto e l'istituto secondario Don Calogero Di Vincenti hanno voluto organizzare questa giornata per ricordare la figura e le gesta di Bernardino Verro, Sindaco di Corleone, ucciso per mano mafiosa per difendere i diritti dei contadini. La giornata è iniziata con la deposizione di due corone di alloro davanti al busto di Verro sito all'interno della Villa Comunale, dove sia il Segretario della CGIL, Dino Paternostro che il Sindaco di Corleone, Antonino Iannazzo, hanno rivolto i loro saluti ai partecipanti e ricordato Verro e il momento della sua uccisione il 3 Novembre 1915, in Via Tribuna, con 11 colpi rivoltella. (Da Corleone-dialogos) LEGGI TUTTO
Marineo. Incontro con Rita Borsellino
L’Assessorato alla Cultura del Comune di Marineo organizza, sabato 6 novembre alle 18, un incontro con Rita Borsellino. L’iniziativa si svolgerà nella sala congressi del Castello Beccadelli. Oltre all’autrice interverranno Franco Ribaudo, Dino Paternostro, Nino Di Sclafani. L’input al pubblico dibattito, moderato da Nuccio Benanti, e che prevede anche la presenza di giovani e docenti delle scuole del paese, verrà dato dalla presentazione del libro “Nata il 19 luglio”, data della strage di via D´Amelio. Da quel giorno, infatti, la farmacista di Palermo, sposata e madre di tre figli, ha iniziato una nuova vita per parlare di antimafia (nelle piazze e nelle scuole) con un linguaggio nuovo e coinvolgente.
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| Rita Borsellino |
11/04/2010
Bisacquino. Progetto “Montagne da Vivere e da Gustare”. Incontro pubblico di presentazione alle imprese
Parte il progetto di valorizzazione delle aree montane di alcuni comuni del cuore dell’Alto Belice Corleonese, collegato alla “Circolare del 17 aprile 2009 n. 7899, emanata dall’Assessorato Regionale dell’Agricoltura e delle Foreste, che oggi fa capo all'Assessorato Territorio ed Ambiente, in attuazione del Fondo regionale per la montagna (Piano di utilizzo dei fondi per gli anni 2005 e 2006-2007). L’intervento, promosso dall'Unione dei Comuni della Valle del Sosio, coinvolge 5 comuni (Prizzi, Bisacquino, Chiusa Sclafani, Palazzo Adriano, Giuliana) in partnership col comune di Altofonte. Il progetto prende avvio con un importante appuntamento rivolto all’imprenditoria locale che si terrà il 5 novembre presso il Salone Maria SS. Delle Grazie di Bisacquino alle ore 17.00. Le imprese invitate a partecipare agli incontri, e ad aderire al Progetto, sono tutte le aziende agricole e agro-alimentari di produzioni tipiche e biologiche, nonchè le aziende di ristorazione (ristoranti, trattorie, ecc.) e ricettive (alberghi, agriturismi, B&B, ecc.), presenti sul territorio montano dei 6 comuni coinvolti nel progetto. Nel corso dell'incontro saranno esposti gli obiettivi dell’iniziativa, le attività previste ed i servizi di cui beneficeranno le imprese aderenti. Tra diversi vantaggi per le aziende coinvolte: seminari e consulenze gratuite di marketing e di promozione delle vendite, opportunità di stringere nuove partnership e collaborazioni, e soprattutto, la partecipazione alle previste azioni di comunicazione pubblicitaria e di marketing diretto.
Susanna Camusso (Cgil): «Questo governo prima va a casa, meglio è»
di Felicia Masocco
Rimettere al centro il lavoro con l’attività sindacale e «ricostruire nel Paese la capacità di indignarsi». «Perché sono tornati schiavitù e sfruttamento, perché i giovani vanno verso il futuro con un debito troppo alto, perché le donne sono tornate ad essere merce». La Cgil di Susanna Camusso vuole «provare a parlare ai sentimenti della ragione, non alla pancia», tornare a quegli elementi di civiltà che il Paese sta perdendo: «Non riesco a pensare - dice - che non ci sia stato un dopo Rosarno». Già. Lei, Camusso, indignata lo è già e a chi le chiede del governo, di un governo tecnico o delle elezioni, prima cerca di essere diplomatica, «un governo in carica è sempre un interlocutore», poi va all’attacco: «La sensazione prevalente è che più governano e più fanno danni. Quindi prima vanno a casa, meglio è». Chiara e netta. «La scelta sta al presidente della Repubblica, nel rispetto della Costituzione», aggiunge. Sala riunioni del quarto piano del palazzo di Corso d’Italia, Susanna Camusso è leader della Cgil da poche ore. Non siede ancora nell’ufficio del segretario, il trasloco è in corso. Ha davanti una pila di testi di agenzia con i messaggi e gli auguri che vengono da ogni parte. Da Palazzo Chigi? «Ho avuto una bellissima telefonata dal sottosegretario Gianni Letta». I superlativi per il governo si fermano qui. «Mettere il lavoro al centro del Paese presuppone anche il confronto con l’esecutivo, la Cgil vuole il confronto. Ma in due anni e mezzo non ci sono stati tavoli degni di questo nome, solo incontri clandestini. E con i processi brevi e i lodi non si risolvono le grandi questioni». Anche Emma Marcegaglia, altra donna alla guida di una grande organizzazione, accusa il governo e parla di un paese paralizzato. Ma dice che il voto sarebbe la peggiore delle soluzioni. «Io invece penso che la peggiore delle soluzioni sia un governo che non governa e che sta facendo quello che sta facendo». Non fa sconti la neo leader, neanche quando le si fa notare che, a proposito di tavoli, qualcosa si sta muovendo e anche la Cgil, con le imprese e con gli altri sindacati ha raggiunto un accordo di massima su quattro punti da inviare a Tremonti con annessa richiesta di incontro. Un governo non è sempre un interlocutore? «Ogni governo in carica lo è. E infatti da oltre due anni chiediamo ostinatamente cose e continueremo a farlo. Lo faremo anche con la manifestazione del 27 novembre, nel rispetto reciproco dei ruoli, noi siamo un sindacato, sappiamo qual è il nostro. Ma se mi si chiede un giudizio politico dico che è meglio che vada a casa». Prima del 27 ci sarà il lancio di una grande campagna per i giovani e una iniziativa per il lavoro pubblico dove le elezioni per le rsu «di rinvio in rinvio rischiano di saltare». La rappresentanza e la democrazia sono un terreno sul quale la Cgil di Susanna Camusso giocherà la partita determinante dell’unità sindacale. «È una necessità. Ma oggi la crisi con Cisl e Uil è la più profonda di sempre. Per questo servono regole e formali modalità di riconoscimento della rappresentanza. Stiamo lavorando a una proposta, la faremo a Cisl e Uil e anche alle imprese, pensiamo a stringere un rapporto pattizio. Senza rinunciare, ma in seguito, a una legge». Ottimista? «Sono combattuta - confessa - Ho visto cose inaccettabili, incontri clandestini, rotture come quella sulla scuola avvenire tre ore dopo una manifestazione unitaria... Se penso a questo sono pessimista. Ma abbiamo anche siglato 50 contratti unitari, migliaia intese aziendali unitarie. Quindi si può tentare». L’Unità, 04 novembre 2010
Rimettere al centro il lavoro con l’attività sindacale e «ricostruire nel Paese la capacità di indignarsi». «Perché sono tornati schiavitù e sfruttamento, perché i giovani vanno verso il futuro con un debito troppo alto, perché le donne sono tornate ad essere merce». La Cgil di Susanna Camusso vuole «provare a parlare ai sentimenti della ragione, non alla pancia», tornare a quegli elementi di civiltà che il Paese sta perdendo: «Non riesco a pensare - dice - che non ci sia stato un dopo Rosarno». Già. Lei, Camusso, indignata lo è già e a chi le chiede del governo, di un governo tecnico o delle elezioni, prima cerca di essere diplomatica, «un governo in carica è sempre un interlocutore», poi va all’attacco: «La sensazione prevalente è che più governano e più fanno danni. Quindi prima vanno a casa, meglio è». Chiara e netta. «La scelta sta al presidente della Repubblica, nel rispetto della Costituzione», aggiunge. Sala riunioni del quarto piano del palazzo di Corso d’Italia, Susanna Camusso è leader della Cgil da poche ore. Non siede ancora nell’ufficio del segretario, il trasloco è in corso. Ha davanti una pila di testi di agenzia con i messaggi e gli auguri che vengono da ogni parte. Da Palazzo Chigi? «Ho avuto una bellissima telefonata dal sottosegretario Gianni Letta». I superlativi per il governo si fermano qui. «Mettere il lavoro al centro del Paese presuppone anche il confronto con l’esecutivo, la Cgil vuole il confronto. Ma in due anni e mezzo non ci sono stati tavoli degni di questo nome, solo incontri clandestini. E con i processi brevi e i lodi non si risolvono le grandi questioni». Anche Emma Marcegaglia, altra donna alla guida di una grande organizzazione, accusa il governo e parla di un paese paralizzato. Ma dice che il voto sarebbe la peggiore delle soluzioni. «Io invece penso che la peggiore delle soluzioni sia un governo che non governa e che sta facendo quello che sta facendo». Non fa sconti la neo leader, neanche quando le si fa notare che, a proposito di tavoli, qualcosa si sta muovendo e anche la Cgil, con le imprese e con gli altri sindacati ha raggiunto un accordo di massima su quattro punti da inviare a Tremonti con annessa richiesta di incontro. Un governo non è sempre un interlocutore? «Ogni governo in carica lo è. E infatti da oltre due anni chiediamo ostinatamente cose e continueremo a farlo. Lo faremo anche con la manifestazione del 27 novembre, nel rispetto reciproco dei ruoli, noi siamo un sindacato, sappiamo qual è il nostro. Ma se mi si chiede un giudizio politico dico che è meglio che vada a casa». Prima del 27 ci sarà il lancio di una grande campagna per i giovani e una iniziativa per il lavoro pubblico dove le elezioni per le rsu «di rinvio in rinvio rischiano di saltare». La rappresentanza e la democrazia sono un terreno sul quale la Cgil di Susanna Camusso giocherà la partita determinante dell’unità sindacale. «È una necessità. Ma oggi la crisi con Cisl e Uil è la più profonda di sempre. Per questo servono regole e formali modalità di riconoscimento della rappresentanza. Stiamo lavorando a una proposta, la faremo a Cisl e Uil e anche alle imprese, pensiamo a stringere un rapporto pattizio. Senza rinunciare, ma in seguito, a una legge». Ottimista? «Sono combattuta - confessa - Ho visto cose inaccettabili, incontri clandestini, rotture come quella sulla scuola avvenire tre ore dopo una manifestazione unitaria... Se penso a questo sono pessimista. Ma abbiamo anche siglato 50 contratti unitari, migliaia intese aziendali unitarie. Quindi si può tentare». Intervista esclusiva de l'Unità a Nichi Vendola. "I miei 5 punti per battere Berlusconi. E a Renzi dico: concentriamoci sui contenuti"
di Stefano Miliani
Vendola ha appena chiuso il congresso fondativo di Sinistra, Ecologia e Libertà e si ferma a parlare di centrosinistra. Ha le idee chiare, Nichi, su come uscire dall'impasse della leadership: con le primarie. E dunque non si pone neanche il problema messo sul tavolo da alcuni esponenti del Pd, come Matteo Renzi, ad esempio («rottamiamo i vecchi attrezzi della politica») perché, spiega, «non è giusto o sbagliato che sia Bersani il candidato del centrosinistra, ma è giusto che lo sia chi vince le primarie». E propone i suoi cinque punti da contrapporre a Berlusconi: «Lotta alla precarietà nel mercato del lavoro, lotta alla precarietà nella condizione del vivere urbano, lotta alla precarietà nella realtà della scuola e università, lotta alla precarietà dal punto di vista dell’organizzazione culturale e lotta alla precarietà come ricostruzione di un rapporto tra esseri umani e ambiente naturale». «La precarietà - chiosa Vendola - è il paradigma generale del nostro tempo e dunque il tema dirimente nelle politiche sociali, nel lavoro e nell’ambiente sia la lotta alla precarietà». E c'è tempo anche per una stoccata a Veltroni: «Il centrosinistra non ha bisogno di un "papa straniero". Il centrosinistra ha bisogno di un vangelo, ha bisogno di una narrazione, ha bisogno di parole forti e credibili, ha bisogno di un vocabolario».
04 novembre 2010
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| Nichi Vendola |
04 novembre 2010
L'analisi è del Cerdfos. Il 40,3% dei siciliani prossimo alla povertà
PALERMO - Il 40,3% della popolazione siciliana ha un reddito talmente basso da potere essere considerato povero o prossimo alla povertà. La Sicilia, inoltre, si presenta oggi come una delle regioni italiane, tutte del Mezzogiorno, con grandi disuguaglianze nella distribuzione del reddito. L'analisi è del Cerdfos, il centro studi della Cgil siciliana, ed è stata presentata oggi dal presidente Giuseppe Citarrella in apertura del dibattito "Vecchie e nuove povertà", nell'ambito delle "Giornate dell'economia del Mezzogiorno" organizzate dalla Fondazione Curella. L'indagine del Cerfdos rivela che su 2.700.000 famiglie in Italia che si trovano nella soglia della povertà relativa, il 18% pari a 480 mila famiglie, sono in Sicilia (la regione ha una popolazione pari all'8% del totale nazionale). Citarrella ha anche sottolineato l'incidenza del numero degli "scoraggiati" sul totale nazionale: 322.000, pari al 23%, sul dato italiano di 1.389.000. "Sono gli 'scoraggiati', sintomo del disagio dell'occupazione giovanile, - ha sostenuto il presidente del Cerdfos - a fare lievitare il tasso di disoccupazione reale della Sicilia fino al 27%". A "soffrire" di più in una situazione di crisi generalizzata sono appunto i giovani il cui tasso di disoccupazione raggiunge il 38,5% (Italia 25,4%), che diventa 44,2% se si considera il solo segmento femminile. L'andamento della cassintegrazione peraltro, secondo al Cgil, "segnala che la crisi è ancora in atto con tendenza in Sicilia ad aggravarsi". Il Cerdfos rileva infatti che tra gennaio e settembre 2010 a livello nazionale la cassintegrazione è aumentata del 50,5%, mentre in Sicilia del 53,5%. Quanto alla sperequazioni economiche e sociali, il centro studi della Cgil segnala che la Sicilia si distingue per "reddito medio tra i più bassi d'Italia e maggiore concentrazione della ricchezza (indice di Gini)". "La ricchezza, cioè - ha spiegato Citarrella - è in poche mani, come dice un indice di Gini attorno al 35%, a fronte di tante persone in situazione di disagio".
Palermo. Manager nelle mense per i poveri
Palermo: nelle 41 strutture convenzionate con la Caritas, che distribuiscono pasti gratuiti, è stata stimata la presenza di 1.200 professionisti in difficoltà economiche
PALERMO - Francesco ha 44 anni, una situazione familiare drammatica ed è disoccupato da tre mesi. Da quando ha perso il lavoro vive per strada. Francesco è uno dei 1.200 poveri che ogni giorno a Palermo siedono ai tavoli di una delle quattro mense cittadine. Un esercito di invisibili, di cui non c'è traccia nelle statistiche ufficiali. "Manca una stima precisa del fenomeno, che è aumentato negli ultimi anni, ma dati ufficiali non sono disponibili" spiegano dalla Caritas. Le mense a Palermo sono quattro. C'è la "Missione Speranza e Carità" di Biagio Conte, la "Mensa Diocesana", gestita dalla cooperativa "La Panormitana", la mensa del "Boccone del povero" della congregazione servi dei poveri, e poi quella della Missione San Francesco dei Frati Cappuccini. Nelle tre strutture della Missione Speranza e Carità ogni giorno vengono distribuiti 850 pasti. Circa 74 sono quelli offerti, invece, dalla mensa Diocesana; tra i 65 e 70 al Boccone del povero, mentre la media di quelli offerti dai Frati Cappuccini si aggira tra i 100 e 130 al giorno. "A questi si aggiungono altri 200 pasti - dice Mario Sedia, responsabile del coordinamento mense cittadino - distribuiti durante le ronde notturne dai volontari della missione di Biagio Conte e dalla Comunità di Sant'Egidio". Fino al 2009 era attiva la mensa del Don Orione, ma il servizio è stato sospeso. A Palermo in 41 strutture tra parrocchie e associazioni convenzionate con la Caritas vengono distribuiti generi alimentari di prima necessità: pasta, riso, fette biscottate, marmellata, formaggi, farina, zucchero, latte e biscotti. Accanto a queste operano quelle affiliate al banco alimentare.
04/11/2010 Partinico, incendiata la casa di campagna di Enzo Briganò (Mpa)
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| Partinico |
Sicilia. In un mese quattro indagati per mafia, all'Ars riesplode la questione morale
di ANTONIO FRASCHILLA
Guai giudiziari per undici deputati di Palazzo dei Normanni. In un mese quattro onorevoli sono stati coinvolti in inchieste su mafia e politica. Invito bipartisan: "Non delegare la scelta della classe dirigente alla giustizia"
Un mese, quattro deputati indagati in inchieste su mafia e politica. L'arresto del presidente della commissione Cultura, formazione e lavoro Fausto Fagone accende ancora una volta i riflettori sull'Ars e gli inquilini di Sala d'Ercole, perché arriva dopo l'avviso di garanzia inviato alla fine di ottobre all'ex assessore Michele Cimino per un'indagine su compravendita di voti ad Agrigento, il sequestro dei beni al deputato di Forza del Sud Franco Mineo, indagato perché sospettato di essere socio del figlio di un boss dell'Acquasanta, e la richiesta di arresto dei pm, respinta dai giudici, per il deputato ex Pdl Sicilia Giovanni Cristaudo nella stessa indagine che ieri ha portato all'arresto di Fagone. Deputati alle prese con guai giudiziari, che si aggiungono alla lista di altri onorevoli sfiorati da indagini, non su mafia e politica: ma magari su appalti (come il capogruppo del Pid Rudy Maira per episodi che risalgono alla sua sindacatura a Caltanissetta), o su istigazione alla corruzione (come il deputato Mpa Paolo Ruggirello indagato per un fatto che riguarda il Comune di Erice, e del deputato Pdl Fabio Mancuso, per fatti risalenti alla sua sindacatura ad Adrano). Nella lista ci sono anche onorevoli indagati in inchieste su presunte truffe (il deputato Mpa Riccardo Minardo coinvolto in un presunto raggiro con fondi dello Stato e dell'Unione europea per la ristrutturazione di un palazzo a Pozzallo), e su ipotesi di falso in bilancio (Salvatore Termine e Elio Galvagno del Pd, ex amministratori dell'Ato di Enna). Mentre il deputato e sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, è stato condannato per peculato. Così ieri, dopo l'arresto di Fagone, nei partiti dell'Ars, sia di maggioranza che opposizione, è tornato al centro del dibattito il tema della "questione morale" e di "codici e regole" che deve darsi la politica. Il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, non usa giri di parole: "La politica, dall'Ars ai consigli comunali, è lo specchio della società ed è chiaro che occorre evidentemente spezzare gli intrecci tra mafia e politica, per farlo i partiti devono darsi regole più stringenti - dice Cracolici - Basterebbe per esempio introdurre la regole del blocco delle candidature per esponenti rinviati a giudizio in processi su mafia e corruzione".
La Repubblica-Palermo
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| L'on. Fausto Fagone |
Un mese, quattro deputati indagati in inchieste su mafia e politica. L'arresto del presidente della commissione Cultura, formazione e lavoro Fausto Fagone accende ancora una volta i riflettori sull'Ars e gli inquilini di Sala d'Ercole, perché arriva dopo l'avviso di garanzia inviato alla fine di ottobre all'ex assessore Michele Cimino per un'indagine su compravendita di voti ad Agrigento, il sequestro dei beni al deputato di Forza del Sud Franco Mineo, indagato perché sospettato di essere socio del figlio di un boss dell'Acquasanta, e la richiesta di arresto dei pm, respinta dai giudici, per il deputato ex Pdl Sicilia Giovanni Cristaudo nella stessa indagine che ieri ha portato all'arresto di Fagone. Deputati alle prese con guai giudiziari, che si aggiungono alla lista di altri onorevoli sfiorati da indagini, non su mafia e politica: ma magari su appalti (come il capogruppo del Pid Rudy Maira per episodi che risalgono alla sua sindacatura a Caltanissetta), o su istigazione alla corruzione (come il deputato Mpa Paolo Ruggirello indagato per un fatto che riguarda il Comune di Erice, e del deputato Pdl Fabio Mancuso, per fatti risalenti alla sua sindacatura ad Adrano). Nella lista ci sono anche onorevoli indagati in inchieste su presunte truffe (il deputato Mpa Riccardo Minardo coinvolto in un presunto raggiro con fondi dello Stato e dell'Unione europea per la ristrutturazione di un palazzo a Pozzallo), e su ipotesi di falso in bilancio (Salvatore Termine e Elio Galvagno del Pd, ex amministratori dell'Ato di Enna). Mentre il deputato e sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, è stato condannato per peculato. Così ieri, dopo l'arresto di Fagone, nei partiti dell'Ars, sia di maggioranza che opposizione, è tornato al centro del dibattito il tema della "questione morale" e di "codici e regole" che deve darsi la politica. Il capogruppo del Pd, Antonello Cracolici, non usa giri di parole: "La politica, dall'Ars ai consigli comunali, è lo specchio della società ed è chiaro che occorre evidentemente spezzare gli intrecci tra mafia e politica, per farlo i partiti devono darsi regole più stringenti - dice Cracolici - Basterebbe per esempio introdurre la regole del blocco delle candidature per esponenti rinviati a giudizio in processi su mafia e corruzione".
La Repubblica-Palermo
Corleone ha ricordato Bernardino Verro
CORLEONE - Sono trascorsi 95 anni dall’assassinio per mano mafiosa di Bernardino Verro. Era il 3 novembre del 1915, i killer lo colpirono con 11 colpi di pistola, 7 al torace, 4 alla testa per finirlo. Ieri per ricordarlo, con il sindaco di Corleone Nino Iannazzo ed il segretario della Camera del Lavoro Dino Paternostro c’erano i giovani di Dialogos, i soci della cooperativa Lavoro e non solo, il professore Carlo Marino, il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, Mario Midulla del laboratorio della Legalità il pittore Gaetano Porcasi, gli studenti dell’Istituto Don Giovanni Colletto con il preside Girolamo Cannariato, il capitano Antonio Merola, comandante della Compagnia Carabinieri di Corleone. Dopo la deposizione di due corone d’alloro davanti al busto del sindacalista all’interno della Villa Comunale, la commemorazione ufficiale nell’affollata aula magna del Don Colletto. Era sindaco di Corleone Bernardino Verro quando fu ucciso. Nel giugno 1914, infatti, la lista socialista da lui capeggiata aveva vinto le elezioni comunali. Fu un affronto che i “fratuzzi” non tollerarono. Ad uccidere Verro i sicari della mafia ci avevano provato anche il 6 novembre 1910. Allora, però, i due killer erano riusciti solo a ferirlo al braccio sinistro. “Per questa volta i picciotti fecero fumo…”, fu allora il sarcastico commento di Verro. “Per battere la sub-cultura mafiosa è importante - ha detto Antonio Ingroia, accolto dagli studenti con caloroso entusiasmo - che i giovani mettano in pratica i principi di legalità” . Per Carlo Marino “il socialista Verro è un esempio da seguire per il modo in cui ha guidato il movimento contadino”. “Il pensiero di Bernardino Verro - ha dichiarato Dino Paternostro - è di estrema attualità. Oggi le cooperative antimafia che lavorano i terreni confiscati ai mafiosi, stanno raccogliendo la sua eredità politica”. Per il sindaco di Corleone Nino Iannazzo :” “Verro è oramai un valore condiviso che unisce istituzioni, giovani e lavoratori, quale esempio di indomito impegno contro la mafia”. In serata il consiglio comunale convocato dal presidente Mario Lanza ha ricordato Verro nell’aula consiliare che porta il suo nome.
Nella foto (CODI) un momento della commemorazione di Verro da sinistra: Pio Siragusa, Giovanni Cerrito, il sindaco Nino Iannazzo, Giuseppe Crapisi, Dino Paternostro, Carlo Marino, Mario Lanza, Dario Virga, Antonio Merola, Calogero Parisi.
11/02/2010
Appello di adesione per la giornata di solidarietà: il 28 novembre in Piazza a Partinico per Telejato
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| Pino Maniaci |
Ennesima lettera minatoria nei confronti dell’emittente Telejato che trasmette in una zona calda ed è prezioso strumento di informazione per i territori del partinicese e del corleonese. Pino Maniaci e famiglia non vanno lasciati da soli, per questo vi chiediamo di aderire all’iniziativa scendendo,il 28 Novembre alle ore 10:00, in Piazza a Partinico, per dire ai mafiosi locali che Pino Maniaci e la sua famiglia non sono soli. Alla solidarietà fisica e umana, sarà gradita la solidarietà finanziaria. Per aderire inviare una mail a redazione@corleonedialogos.it Aderiscono all’iniziativa:
Arci Sicilia, Arci Palermo, Camera del Lavoro di Corleone, Castello Libera, Città Nuove Corleone, Sindaco di Corleone Antonino Iannazzo, Laboratorio della Legalità di Corleone, Cooperativa Lavoro e non solo, Libera Calatafimi-Segesta, Libera Castelvetrano, Libera Palermo, Libera Sicilia, Libera Marsala, Redazione "Mamma"
11/01/2010
Giuliano, il giallo dell'altezza. Il nipote: "Non è Turiddu. Mio zio era almeno un metro e ottanta"
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| Gaspare Pisciotta (sx) e Salvatore Giuliano |
Meeting presso l'Ospedale "Cervello" di Palermo. Novità nella cura della sclerosi multipla
| Il dott. Salvatore Cottone |
di COSMO DI CARLO
Vi sono importanti novità terapeutiche nella cura della Sclerosi Multipla. È quanto emerso nel corso di un importante meeting svoltosi nell’aula magna dell’Ospedale Vincenzo Cervello di Palermo. L’incontro è stato organizzato dal dottor Salvatore Cottone, direttore dell'Unità Operativa di Neuroimmunologia dell'Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello. Il tema dell’incontro tra medici, pazienti ed associazioni come l’AISM (Asssociazione Italiana Sclerosi Multipla), che raccoglie in Sicilia 5.000 iscritti, è stato “Nuove prospettive terapeutiche nel campo della cura della Sclerosi Multipla”. LEGGI TUTTO
Vi sono importanti novità terapeutiche nella cura della Sclerosi Multipla. È quanto emerso nel corso di un importante meeting svoltosi nell’aula magna dell’Ospedale Vincenzo Cervello di Palermo. L’incontro è stato organizzato dal dottor Salvatore Cottone, direttore dell'Unità Operativa di Neuroimmunologia dell'Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello. Il tema dell’incontro tra medici, pazienti ed associazioni come l’AISM (Asssociazione Italiana Sclerosi Multipla), che raccoglie in Sicilia 5.000 iscritti, è stato “Nuove prospettive terapeutiche nel campo della cura della Sclerosi Multipla”. LEGGI TUTTO
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