7/09/2010

Corleone. Campo di lavoro antimafia. I volontari: "Non dimenticheremo Corleone...."


Ultimo giorno di campo. Ultimo giorno tutti assieme. Ultimo pranzo e cena. La malinconia è tanta ma l'ultima giornata trascorre in un baleno. Dopo la colazione abbondante, presso il palazzo Comunale, il Sindaco Antonio Iannazzo consegna a tutti i volontari ed alle signore dello SPI CGIL che si sono occupate della cucina per tutto il soggiorno, l'attestato di cittadinanza onoraria di Corleone, spiegandone il giusto utilizzo. Nel pomeriggio, dopo le pulizie generali, il maresciallo delle Finanze Coppola ci ha ospitati nella caserma, casa confiscata al boss Riina, dando luogo ad un confronto e ad una esposizione sul tema della mafia e delle finanze. Dopo l'ultima cena abbiamo fatto con i soci della cooperativa Lavoro e non solo e con la nostra mitica coordinatrice Giusy la verifica finale, tra pianti, sorrisi già nostalgici e pareri personali dell'esperienza. Schizzi di nutella,firme sulle magliette, canti sul balcone guardando il tramonto, giochi con le sedie, partite a carte con gli amici Francesi, hanno dato il via a questa nostra ultima serata insieme, che vorremmo potesse non finire mai. A nome di tutto il gruppo ringraziamo con il cuore tutti i soci della Cooperativa Lavoro e non solo, i grandi uomini protagonisti degli incontri formativi che hanno lasciato un segno indelebile durante questa esperienza, Pino Maniaci, gli amici Americani e Francesi e tutti coloro che hanno reso incredibilmente fantastico questo campo. E soprattutto grazie a te GIUSY!!!!!!!!!!!!!!
Clara e Letizia

7/06/2010

L'ex maresciallo dell'aeronautica Giovanni Marino, originario di Corleone: un'altra morte legata a Ustica?

Giovanni Marino, ex maresciallo dell'Aeronautica, si uccise in autostrada nel 2008. Si è saputo adesso che nel 1980 lavorava al centro radar di Marsala. Diventa un «giallo» il suicidio di un sottufficiale. Prima consegnò numerose lettere
La strage del Dc 9 Itavia del 27 giugno 1980 è segnata da una serie di morti strane, seguite a quel disastroso evento, causato da una «guerra» che si voleva tenere segreta, avvenuta nei cieli appena sopra Ustica. Decessi che hanno generato una certa inquietudine, non è psicosi, perché le morti sono drammaticamente vere, di scena sono usciti testimoni importanti di quella sera di 30 anni addietro. Potevano forse raccontare per tempo quello che avevano visto sui radar o ciò che sapevano, ma chi per incidente, chi per suicidio, non è riuscito a parlare. E sono trascorsi 30 anni per afferrare una verità, pure incompleta, che forse poteva venire fuori molto tempo prima. I morti non sono stati solo gli 81 che si trovavano su quell'aereo che provenendo da Bologna mai atterrò a Palermo, ma l'elenco è più lungo. E in questo elenco c'è forse da inserire il maresciallo Giovanni Marino, 68 anni, originario di Corleone. LEGGI TUTTO

7/05/2010

Corleone. Il prossimo 15 agosto il ministro degli interni Roberto Maroni inaugurerà il Laboratorio della Legalità nell'ex casa Provenzano

(ANSA) - TRIESTE, 5 LUG - Il Comitato nazionale per l'Ordine e la Sicurezza che il ministro dell'Interno convoca per il 15 agosto, quest'anno si terra' a Palermo. E coincidera' con la consegna alle autorita' locali della casa sequestrata a Bernardo Provenzano. Lo ha annunciato Maroni. 'La sfida -ha detto- che vogliamo fare alla criminalita' organizzata e' sull'aggressione ai patrimoni delle mafie, una politica senza pari in Europa che prevede il sequestro preventivo e la messa a disposizione dei beni alle autonomie'. La casa del boss Bernardo Provenzano, che il 15 agosto il ministro dell'Interno Maroni consegnerà al comune di Corleone, ospiterà... ...la 'bottega dei sapori, un luogo dove si potranno acquistare i prodotti delle terre confiscate alla mafia. Ma non solo. L'immobile di due piani, ubicato nel centro di Corleone, confiscato a Provenzano il 5 luglio 2001, è stato, infatti, assegnato dall'amministrazione comunale in parte al Consorzio Sviluppo e legalità e in parte destinato dal Comune alla realizzazione di un museo della legalità. Il piano terra e il primo piano accoglieranno la 'bottega dei saporì, ma anche uno spazio destinato a incontri e dibattiti. Il secondo piano resta al museo. Gli interventi di ristrutturazione, finanziati dalla regione siciliana e dal Pon sicurezza del ministero dell'Interno, hanno così permesso di trasformare la casa del boss un un »simbolo concreto di riscatto sociale«, un luogo aperto a tutti, dove esercitare la memoria e costruire l'impegno contro la mafia.
05.07.2010

Liberarci dalle spine: ancora formazione per i volontari in partenza per Corleone e Melito Porto Salvo

Ieri è stata una giornata no-stop di formazione per i volontari in partenza per Corleone e Melito Porto Salvo. La mattina ad Imola all'interno dell'Istituto Storico della Resistenza dove abbiamo incontrato oltre 40 volontari dell'Emilia Romagna coordinati da Roberta Cappelli Presidente dell'Arci di Ravenna. Il luogo, pur nella sua casualità , è stato quello più idoneo in quanto i volontari si stanno preparando ad andare in luoghi dove la Resistenza è attuale ed è fatta da giovani cooperatori e da dirigenti Arci. Il primo pomeriggio l'arrivo a Serravalle Pistoiese e anche qui vi erano oltre 35 volontari: non solo toscani, anche presenze dall'Umbria, l'Abruzzo e dal Friuli Venezia Giulia. Il luogo era molto suggestivo e sopratutto molto "fresco" in una giornata torrida come quello di ieri. Una cappella "laica" con bellissimi affreschi!! Nel tardo pomeriggio il dibattito al Festival Incontri promosso dalla Cgil dove Domenico Billotta della Fondazione Caponnetto ha coordinato una tavola rotonda con una serie di ospiti tra i quali il giudice e responsabile della DDA toscana il dott Ettore Greco Squillace e il Parlamentare Europeo PD Rosario Crocetta. Tantissima gente e molta attenzione. Il tutto sotto la supervisione silenziosa e attenta di Nonna Betta!! Si chiude così il campo di lavoro a Serravalle Pistoiese partecipato da giovani corleonesi e giovani pistoiesi; dove il Circolo Tematico Arci La Torre ha svolto il ruolo di organizzatore e di regia. I compagni,e, di Pistoia hanno scelto un nome molto suggestivo, La Torre, come vedetta della Valdinievole e come memoria del compagno Pio La Torre: senza il suo impegno e la sua intelligenza oggi non potremmo ragionare e attivare il riutilizzo dei beni confiscati ai mafiosi. Per noi la memoria è molto importante e di grande vitalità: in un paese senza memoria la storia può essere distorta, camuffata e cambiata, mentre noi tutti abbiamo la necessità di costruire un futuro partendo dai volori e dalle radici della storia delle nostre comunità locali.
Maurizio Pascucci
Esecutivo Arci Toscana
Progetto Liberarci dalle Spine

Il ministro Aldo Brancher si dimette


MILANO - Il ministro Aldo Brancher ha annunciato nell'aula del tribunale di Milano le proprie dimissioni da ministro. Brancher ha anche rinunciato al legittimo impedimento nell'ambito del processo per la tentata scalata alla Antonveneta. Aldo Brancher nell'anticipare le sue "dimissioni irrevocabili" da ministro "al fine di consentire una rapida chiusura della vicenda che mi riguarda", ha chiesto di poter essere giudicato con rito abbreviato incondizionato. Nel corso della breve dichiarazione spontanea Brancher ha spiegato al giudice della quinta sezione penale, Anna Maria Gatto, che "la mia presenza è un segno di rispetto per il tribunale. Sono qui a difendere la mia innocenza". "Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl". Lo afferma Italo Bocchino del Pdl. "Ci fa piacere aver avuto ragione - spiega - difendendo in maniera pignola il principio di legalità che non può essere offuscato dal sospetto di una nomina vera a sottrarre l'imputato dal suo giudice naturale". "Le dimissioni del ministro Brancher sono una vittoria del Pd e dell'opposizione e dimostrano che quando l'opposizione prende una iniziativa politica al di là dei numeri e dei rapporti di forza in parlamento, può ottenere dei risultati importanti". Lo afferma Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera.

7/04/2010

Enrico Letta (Pd): "Se il Pdl non sa più governare, la palla passi a Napolitano"


ROMA - "Se questo esecutivo non è in grado di governare la palla passi al Colle perché l'Italia in questo momento di crisi economica ha bisogno di essere governata". Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, in una intervista a Sky Tg24, ritiene che la situazione nel centrodestra si stia aggravando al punto da richiedere una soluzione politica diversa. "Nella maggioranza - sostiene Letta - stanno esplodendo tutte le contraddizioni: dal federalismo, alle intercettazioni, alla difficoltà a gestire la manovra economica con 'refusi' sulle pensioni, scontro con gli enti locali e polemiche sulle tredicesime". Secondo Letta "questa maggioranza è fatta per vincere ma non per governare. Noi siamo rispettosi del mandato elettorale, ma siamo anche rispettosi della Costituzione e se il governo non è in grado di andare avanti toccherà al capo dello Stato indicare sicuramente le soluzioni giuste". Letta fa l'esempio del "fantomatico interim" di Berlusconi che ha anche il ministero dello Sviluppo economico. "Sono due mesi che il governo non ha un ministro dello Sviluppo economico e quel ministero lo stanno smembrando, nulla sta accadendo. E' sicuro che in una situazione economica internazionale come quella che il nostro Paese sta vivendo non ci si può più permettere una situazione di 'sgoverno'". La risposta del Pdl è arrivata attraverso il portavoce Daniele Capezzone: "Letta e il Pd possono mettersi il cuore in pace. Gli italiani hanno scelto un premier, un governo, una maggioranza, un programma. Il resto sono chiacchiere, vecchia politica e giochi di palazzo".

Corleone. Come va la raccolta differenziata? Lo chiediamo al Comune e all'Ato

In un comunicato stampa, l’Amministrazione comunale definisce «soddisfacenti i primi dati dell’ecoc’entro di Corleone». E aggiunge che «dal 10 maggio al 12 giugno il centro ha avviato a raccolta differenziata 411 kg. di vetro, 8 kg. di alluminio, 173 kg. di plastica, 640 kg. di carta e 139 kg. di cartone, per complessivi 1.365 kg. di rifiuti differenziati». «Gli utenti registrati – conclude il comunicato - sono 110. La struttura, ubicata in via Firmaturi e basata sulle adesioni spontanee dei cittadini, è aperta tutti le mattine da lunedì a sabato. Lunedì 5 luglio è previsto l’avvio del servizio di raccolta porta a porta nei quartieri Addolorata, Calvario e SS. Salvatore».
In effetti, i dati della raccolta differenziata, riferiti solamente al conferimento volontario presso l’Ecocentro di via Firmaturi, possono definirsi “soddisfacenti”. E gli altri dati perché non vengono comunicati? Ci riferiamo ai dati della raccolta differenziata della prima e della seconda zona, già avviata da qualche mese. Questo giornale e chi scrive credono fermamente al valore della raccolta differenziata e stanno seguendo con grande attenzione questo tentativo di avviarla davvero anche a Corleone. Non possiamo nascondere, però, la nostra insoddisfazione. Diversi cittadini non hanno a casa il libretto delle istruzioni sulle modalità con cui viene effettuata la raccolta. Davvero gli operatori dell’Ato rifiuti l’hanno distribuito in maniera capillare? E non potrebbero ripassare un’altra volta?
Molta confusione (tra la gente e tra gli addetti alla raccolta) nasce per la mancanza di sacchetti per i rifiuti differenziati. Attualmente dev’essere l’utente a mettere a disposizione i sacchetti. E ognuno utilizza quelli che gli restano dopo aver fatto la spesa nei supermercati. Ma i sacchetti “indifferenziati” davanti alle porte creano davvero tanta confusione. Davvero giorno x la signora y ha conferito il rifiuto z? Per verificarlo l’operatore deve aprire il sacchetto? Per migliorare il servizio e dare una svolta decisa alla raccolta differenziata, dev’essere l’Ato a distribuire i sacchetti, di colore diverso e con la scritta “carta”, “plastica”, “vetro”, etc. E piano piano deve iniziare la rimozione dei cassonetti dalle strade. Altrimenti i cittadini non si abitueranno mai. A Milano e a Parigi senza cassonetti per le strade vivono lo stesso… anzi meglio. (d.p.)

Corleone. Campo di lavoro antimafia. Si trebbiano le lenticchie...

I nostri volontari presenti a Corleone hanno provveduto alla trebbiatura delle lenticchie! Un raccolto importante per la cooperativa. Tre anni fa non fu possibile in quanto l'intero raccolto andò distrutto da un incendio! Doloso o casuale? Non lo abbiamo mai saputo: di sicuro non fu autocombustione! Sono arrivato adesso a Faenza. Dopo una cena della legalità organizzata dal PD, alla Casa del Popolo di Brusciana, domani mattina abbiamo a Imola la formazione dei volontari dell' Emilia Romagna in partenza per Corleone e Melito Porto Salvo. L'ingresso organizzato dell'Arci Emilia Romagna è la novità di questo anno per il Progetto Liberarci dalle Spine. Ed il numero continua a salire: oramai siamo ad un passo dalla soglia dei 600 ragzzai,e,! Nel pomeriggio altro evento di formazione a Serravalle Pistoiese per i volontari toscani: insieme a Nonna Betta ci saranno l'on. Rosario Crocetta e il Direttore della DDA Toscana Salvatore Greco.
Maurizio Pascucci
Esecutivo Arci Toscana
Progetto Liberarci dalle Spine
LEGGI IL DIARIO DEI VOLONTARI DEL 3 LUGLIO

Mafia, il signor Franco? Un altoatesino

I magistrati sono convinti di essere molto vicini all'identificazione dell'uomo che si sarebbe occupato della trattativa tra Stato e Cosa nostra negli anni delle stragi
Sarebbe di origine altoatesina e per oltre trent'anni avrebbe avuto rapporti con i Servizi segreti anche se non si sarebbe mai ufficialmente arruolato. Questo l'identikit del misterioso signor Franco, il personaggio che, da dietro le quinte, avrebbe mosso i fili della trattativa tra Stato e mafia, garantito la latitanza del boss Bernardo Provenzano e protetto Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo. Massimo Ciancimino, dopo oltre un anno di incertezze, ha dato ai pm di Palermo, che sulla trattativa indagano, un manoscritto del padre in cui figurano anche nome e cognome del "signor Franco". Indicazioni che avrebbero consentito di risalire all'altoatesino, ormai pensionato, e comunque mai inserito nelle liste ufficiali degli 007 italiani. Gli inquirenti, però, non sarebbero ancora in possesso di una foto del misterioso protagonista di decenni di intrighi e rapporti tra pezzi dello Stato e criminalità. E per l'identificazione del signor Franco si è mossa anche la Procura di Caltanissetta che sta cercando di ricostruire il ruolo dei Servizi nelle stragi mafiose del '92. I pm nisseni hanno delegato alla Dia una serie di perquisizioni in diverse abitazioni e immobili di Massimo Ciancimino e di alcuni suoi familiari e conoscenti a caccia di documenti utili. Domani vertice in procura per fare ordine sull'ingente documentazione sequestrata.
(La Repubblica, 04 luglio 2010)

7/03/2010

Palermo. Non passa la mozione di sfiducia. Cammarata salva la poltrona

L'atto presentato in Consiglio comunale dall'opposizione è stato votato dal Pdl Sicilia ma non ha raggiunto i 33 voti necessari. Il primo cittadino attacca Micciché: "Con questo voto i suoi uomini stanno ufficialmente con il centrosinistra". Il Pd e Italia dei valori: "Il sindaco non ha più la maggioranza". Diego Cammarata resta il sindaco di Palermo ma al Comune è guerra fra le diverse componenti del centrodestra. La mozione di sfiducia contro il primo cittadino non è passata. Servivano almeno 33 voti a fronte dei 20 effettivamente raccolti. Tuttavia, i contrari alla mozione sono stati appena 23. A votare per la sfiducia sono stati i consiglieri del Pd, di Italia dei valori, dell'Mpa di Raffaele Lombardo, di Un'altra storia di Rita Borsellino e del Pdl-Sicilia di Gianfranco Micciché il quale, in questo modo, ha ufficialmente "divorziato" da Diego Cammarata, esponente del Pdl lealista. Erano assenti tre esponenti del centrosinistra, due dell'Mpa e uno del Pdl-Sicilia. Contro la mozione e dunque a favore del salvataggio di Cammarata si sono espressi il Pdl, l'Udc e anche i due consiglieri di Alleanza per l'Italia. Il primo cittadino parla di fine di una "farsa montata dal centrosinistra per tenere alta l'attenzione su una vicenda che, come hanno dimostrato i numeri, non ha consistenza". E punta il dito contro Micciché "che dichiara ipocritamente 'mai con il Pd', mentre con questo voto i suoi uomini sono ufficialmente nella coalizione di centrosinistra al Comune così come è alla Regione".
Il voto d'aula, insomma, "è servito a capire chi è davvero con la maggioranza di centrodestra e vota coerentemente e chi appoggia invece - a questo punto non solo con dichiarazioni ma con i propri voti - il centrosinistra diventando di fatto alleato del Pd e dell'Idv di Di Pietro che non manca occasione per attaccare e insultare il Pdl e Silvio Berlusconi". Ma l'esito della mozione a Palazzo delle Aquile, conclude Cammarata, "restituisce la verità dei fatti e conferma la fiducia al sindaco. Il Consiglio comunale non ha più alibi e deve tornare subito al lavoro votando innanzitutto il bilanci. Per Fabrizio Ferrandelli, capogruppo Idv, "è chiaro che questo è un sindaco fantasma, senza più una maggioranza. Ed è un giorno di verità per la città di Palermo. Finalmente vengono fuori i nomi di coloro che mettono la propria faccia accanto a quella di Cammarata. Proprio in queste ore, con famiglie di senzatetto accampate sotto il palazzo, c'è chi ha avuto il coraggio di rinnovare la fiducia a un sindaco nocivo come la peste". Anche per Davide Faraone del Pd "il sindaco non ha più la maggioranza in Consiglio comunale (solo 23 voti), e quindi anche l'approvazione del bilancio è profondamente in discussione. Il disagio sociale in cui Cammarata ha cacciato la città grida vendetta. Continueremo la nostra opposizione ad oltranza per cacciare questi amministratori che stanno portando Palermo al collasso".
(03 luglio 2010)

E' stato inaugurato il Museo Civico "Castellaccio di Campofiorito", che contiene interessanti reperti archeologici

CAMPOFIORITO - Inaugurato alla presenza del sindaco Giuseppe Sagona, della giunta comunale e degli onorevoli Nino Dina e Salvino Caputo, il Museo Civico, che ha sede in Via Antonio Gramsci, al secondo piano del Centro Socio-Culturale intitolato a Giovanni Paolo II. L’ampia sala espositiva detta del “Castellaccio di Campofiorito” contiene i reperti archeologici rinvenuti negli scavi effettuati tra maggio e agosto 2007 in località Monte Castellaccio, realizzati nell’ambito del progetto di riqualificazione ambientale e valorizzazione archeologica dell’area limitrofa all’ex Stazione Ferroviaria di contrada “Conte Ranieri”. Il Museo è stato finanziato dall’assessorato regionale ai Beni Culturali nel 2005 con poco più di un milione di euro. Gli scavi hanno portato alla luce un insediamento fortificato di epoca medievale, molto simile ai “donjons” normanni che si trovano in Inghilterra, in Francia nella Valle della Loira e in Normandia. È costituito da una torre quadrangolare “Masmo”, collegata visivamente con l’abbazia di S. Maria del Bosco, con l’insediamento fortificato di Calatamauro, con la rocca di Entella e con il Castello di Calatrasi, attraverso due torri fortificate, il perimetro murale e una chiesetta “Mononave ” .Numerosi i reperti in ceramica elima e greca di età arcaica. L’allestimento è stato curato dall’architetto Giuseppe Oliva, mentre la guida e il catalogo espositivo sono opera di Roberto Graditi, consulente archeologico dell’iniziativa, e di Stefano Vassallo. L’Amministrazione continuerà ad investire in progetti che prevedono la continuazione degli scavi e la sistemazione dell’area di Monte Castellaccio. «La musealizzazione – dice il sindaco Giuseppe Sagona - è la giusta e doverosa conclusione di un’opera di ricerca storica, culturale ed archeologica che abbiamo intrapreso per ricercare le origini del nostro paese». «L’ufficio tecnico comunale, guidato dall’ingegnere Francesco Quartana - afferma il vice sindaco Giuseppe Pizzo - ha seguito in questi anni tutte le fasi del progetto, lavorando in modo sinergico al suo interno e con la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Palermo». «Finalmente – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Mario Milazzo – Campofiorito riscopre la sua storia e le sue radici culturali. Al museo archeologico, abbiamo intenzione di affiancare anche un museo etno-antropologico e una biblioteca».
Cosmo Di Carlo
Nella foto (CODI) uno scorcio dell’area archeologica di Contrada Castellazzo da cui provengono i reperti esposti nel Museo Civico cittadino inaugurato ieri.

7/02/2010

In piazza l'Italia del "No al bavaglio"

di Arianna Ciccone
Una folla variopinta, che innalza cartelli e sfoggia i post-it gialli, di gente di ogni età. Sul palco giornalisti, attori, scrittori. Per chiedere un Paese in cui dignità, rispetto, rettifica, dimissioni non siano parole esoticheUn caldo da uscire pazzi, ma che meraviglia. In piazza un sacco di gente, in una mano il gelato nell'altra il post-it. Quello giallo, il simbolo della nostra battaglia. Per dire No alla legge Bavaglio in Piazza Navona sono arrivati mille colori: quelli del popolo viola, della valigia blu, delle agende rosse di Paolo Borsellino, e il rosso dei Partigiani del Terzo Millennio. Giovani, meno giovani insieme sudati e felici. LEGGI TUTTO

7/01/2010

Corleone. Aggiudicato l'appalto di 3 milioni di euro per la manutenzione straordinaria della Corleone-S.Cipirello-Partinico

CORLEONE - Con l’aggiudicazione dell’appalto da 3 milioni di euro ad una ATI (Associazione temporanea di Imprese) con sede a Valguarnera, sembra aprirsi uno spiraglio nella vicenda dei lavori di manutenzione della SP2 e della SP4 (Corleone-San Cipirello-Partitico). La stazione unica appaltante per la provincia di Palermo (UREGA) ha ultimato le procedure di gara da poche ore e questo ha suscitato nei cittadini e nei sindaci del territorio la speranza che finalmente parta la manutenzione (in attesa della mega-strada da 200 milioni di euro?). A sollecitare interventi sulla SP2 San Cipirello-Partinico da anni sono i tanti pendolari che la percorrono quotidianamente. Molti dei quali, in più occasioni, si sono rivolti alla trasmissione “Ditelo a Rgs”. In prima fila il sindaco di San Cipirello Tonino Giammalva e il vicesindaco Vito Cannella. Nei giorni scorsi una delegazione di cittadini, accompagnati dai consiglieri dell’Udc Gaspare Scannaliato e Giuseppe Di Salvo, aveva incontrato il presidente Giovanni Avanti. A Corleone lo scorso inverno il disagio è stato notevole. Tanti cittadini, per lo più pendolari in transito per Palermo, sono rimasti bloccati o hanno avuto incidenti percorrendo questa strada-non-strada. Al culmine della protesta, la sera dello scorso 20 gennaio, si era svolta una seduta straordinaria del consiglio comunale di Corleone, dove erano stati “processati” pubblicamente il presidente della Provincia Giovanni Avanti e l’assessore alla viabilità Gigi Tomasino, accusati di avere abbandona la zona del Corleonese. Si è costituito anche il comitato “La strada Promessa”, che però ha perso molto della sua credibilità quando ha ammesso tra i suoi componenti lo stesso presidente Avanti. «L’appalto per la manutenzione della Corleone-San Cipirello-Partinico – afferma il presidente della Provincia Giovanni Avanti - è arrivato in porto, malgrado i tempi si siano allungati non certo per colpa nostra, ma per responsabilità dell’Urega. Ci auguriamo che non vi siano ricorsi e che i nostri uffici possano al più presto procedere alla consegna dei lavori». «L’intervento su questa arteria di importanza strategica per l’economia del comprensorio – aggiunge l’assessore alla viabilità Gigi Tomasino – è stato fra gli obiettivi prioritari del piano della viabilità provinciale, come dimostrano anche gli diversi incontri che abbiamo avuto con gli amministratori locali».

Lettera aperta di un giornale locale al presidente del Consiglio: "Se ci volete in silenzio, dovete spararci!"

Gentilissimo Presidente,
Le scrivo in rappresentanza delle centinaia di testate locali che ogni giorno, nel nostro paese, si battono per la libertà d’espressione. Piccoli “nidi di ragno” innestati in territori spesso difficili o come, nel nostro caso, in terra di mafia, clientelismo e corruzione.  Gentilissimo Presidente, ogni giorno “giornalisti per amore” vengono pestati, minacciati, intimiditi per l’unica colpa di volere raccontare la verità, di tentare di rendere onore ai padri costituenti che ci regalarono l’Articolo 21 della Costituzione ed, insieme ad esso, la democrazia e la libertà col costo di migliaia di vite umane. Siamo carne da macello, signor Presidente, alla mercé di mafiosi, politici corrotti e scagnozzi che vogliono rendersi belli agli occhi dei capi. Spesso soli nelle nostre battaglie, nelle denunce da Trento a Trapani. Siamo anche quelli che conoscono meglio il territorio, perché lo viviamo ogni giorno. Perché col mafioso o col politico corrotto che denunciamo spesso ci tocca dividere il bancone dello stesso bar. Siamo anticorpi democratici di un paese che, anche grazie al suo governo, sta andando in cancrena. LEGGI TUTTO

Depistaggi sul caso Borsellino: spunta il nome del superpoliziotto Arnaldo La Barbera

di ATTILIO BOLZONI E FRANCESCO VIVIANO

La procura di Caltanissetta indaga a partire dalle dichiarazioni di Spatuzza. Il superpoliziotto morì nel 2002. Interrogati tre suoi ex collaboratori
NEI MISTERI delle stragi è arrivata l'ora delle inchieste sulle inchieste: quelle sui depistaggi di Stato. E nel giorno della commissione parlamentare antimafia che rilancia su quel "groviglio fra Cosa Nostra, politica, grandi affari, gruppi eversivi e apparati deviati", in Sicilia si apre il capitolo su chi coprì i veri assassini di Paolo Borsellino. Escono i primi nomi, il più eccellente è quello dell'ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera. A quasi vent'anni dalle bombe s'intuiscono altri scenari, s'inseguono nuovi sospetti. Dopo la sentenza di condanna a sette anni per Marcello Dell'Utri e dopo le parole del procuratore Pietro Grasso sull'"entità esterna che voleva agevolare una forza politica", sotto accusa finiscono uomini dello Stato. LEGGI TUTTO

Rita Borsellino: «Lo confermano i giudici: c'è Cosa Nostra nella nascita di Forza Italia»


«Oggi dei giudici ci confermano che un senatore della Repubblica, nonché l`uomo chiave nella costruzione di Forza Italia, è stato per trent`anni, anche nel periodo delle stragi, in stretto contatto con i boss mafiosi, fornendo persino protezione, come nel caso di Mangano, e contribuendo così con forza al mantenimento e al rafforzamento di Cosa nostra». Così l'europarlamentare del Pd, Rita Borsellino, commenta la sentenza d'appello e la pena a 7 anni inflitta a Marcello Dell'Utri. «Sono queste le fondamenta su cui è nata Forza Italia - dice la Borsellino -. E su queste fondamenta poggia ancora il Pdl, il principale partito della maggioranza di governo. Solo un paese con una democrazia atrofizzata può accettare a cuor leggero fatti di tale gravità. E solo una politica becera e collusa può festeggiare dinanzi a una sentenza del genere».

Ecco il "Mattinale" del Pdl: notizie a misura di Silvio

di FILIPPO CECCARELLI Un fascicolo che arriva via e-mail ai maggiorenti del partito detta la linea del giorno che poi sarà ribadita in tv dai vari Cicchitto, Capezzone, Gasparri e Lupi. Un mix tra velina e catechismo berlusconiano
QUANDO il presidente Berlusconi se la prende con i giornali, o quando auspica uno sciopero dei lettori, non è dato di sapere che tipo di informazione precisamente egli vorrebbe. Da questo punto di vista, anche se non si tratta di un vero e proprio notiziario, né di un normale foglio d'agenzia come ne circolano da mezzo secolo nella politica italiana, Il Mattinale, e cioè il catechismo elaborato ogni giorno attorno a un tavolo di Palazzo Grazioli con la supervisione del sottosegretario-portavoce Bonaiuti e poi fatto pervenire in via più o meno riservata per dettare la linea alla nomenklatura del Pdl, è di certo un documento prezioso. LEGGI TUTTO

La Keller lascia la Sicilia

La Keller Elettromeccanica, azienda costruttrice di carrozze ferroviarie, punta tutto sullo stabilimento di Villacidro e chiude il sito produttivo di Carini, vicino Palermo. La decisione è stata comunicata ieri sera nel corso della presentazione del Piano industriale per il quadriennio 2010-2013, tenutasi al Ministero delle Attività produttive. A illustrare i programmi dell'azienda sono stati il presidente Gianfranco Borghini, l'amministratore delegato Stefano Aldrovandi e il direttore generale Marco Serpi. Il piano presentato fonda le sue basi su un portafoglio commesse di circa 70 milioni di euro, a cui si sommeranno altri 25 milioni per contratti in corso di acquisizione. Non sono stati considerati, a titolo prudenziale, i due contratti sottoscritti con le ferrovie dell'Iran (340 milioni) in quanto non ancora esecutivi. I costi di produzione hanno, però, indotto la società a concentrare tutte le attivtà lavorative nello stabilimento di Villacidro, con la dismissione di quello siciliano di Carini, dove sono occupate circa trecento unità lavorative. I vertici della Keller si sono detti disponibili a favorire in tutti i modi la reindustrializzazione del sito vicino Palermo da parte di terzi imprenditori.

Corleone. I sindacati lanciano l'allarme: pochi i fondi per l'antincendio!

Ficuzza (*co.di.*) Lanciano l’allarme i sindacati per le insufficienti somme stanziate nei capitoli di spesa della regione siciliana, per la campagna contro gli incendi boschivi dell’anno in corso, che prevede “solamente” 1.300.000 euro, “ per le attività di protezione civile comprese quelle di salvaguardia del territorio dagli incendi boschivi. Nel documento si chiede alla regione di incentivare il personale del Corpo Forestale della Regione anche in considerazione dei lusinghieri risultati ottenuti nell’analoga campagna del 2009, che, da un lato, ha visto ridurre notevolmente il numero degli incendi, ma, dall’altro, ha messo a dura prova i mezzi ed il personale del Corpo Forestale delle Regione Siciliana ridotto nel 2010, a circa 600 unità in tutta la regione. . La cifra stanziata per il 2010 è assolutamente insufficiente secondo le OO.SS. che sottolineano come le somme dello scorso anno sono state spese per intero e nel documento “declinano ogni responsabilità per eventuali situazioni catastrofiche che dovessero verificarsi”. “La situazione è certamente preoccupante - spiegano i delegati della CGIL in un documento approvato ieri -se si pensa che il personale si è ridotto da 1700 a 600 unità negli ultimi 15 anni. Questa grave e perdurante carenza di personale del Corpo Forestale Regionale dovrebbe preoccupare il governo e fargli adottare le opportune decisioni. Le montagne siciliane sono sempre meno vigilate e ciò comporta un aumento oggettivo degli incendi dolosi e del conseguente dissesto idrogeologico”. In considerazione di tutto ciò è importantissimo, per i sindacati, incentivare il personale del Corpo Forestale in servizio su tutto il territorio della Regione Siciliana”.
Cosmo Di Carlo



Palermo. Oggi, alle 17.00, tutti in piazza per protestare contro la legge bavaglio

Siamo ormai convinti da molto tempo che il bersaglio principale della legge-bavaglio attualmente in discussione al Parlamento sia l'attività indipendente della magistratura. L’opinione pubblica e la parte di stampa liberale non allineata alle intenzioni del premier Silvio Berlusconi e di chi sostiene questo disegno di legge vengono martellate continuamente attraverso il concetto populista del "siamo tutti intercettati", invocando il rispetto della privacy dei cittadini già tutelata dal decreto legislativo n°196 del 30 giugno 2003. Noi ci indignamo, non piangiamo più da tempo, da quando abbiamo seppellito i nostri eroi. Reagiamo perché loro non aspettano altro che il nostro disimpegno, il rientro nella vita privata. Noi non vogliamo che venga attuato un silenzioso golpe mafioso-politico sul sangue di tanti Servitori dello Stato ed innocenti cittadini che sono stai uccisi. Il nostro compito è informare. Pertanto Il Popolo Viola Palermo vi invita A SCENDERE TUTTI IN PIAZZA il 1° luglio 2010 COME IN TUTTE LE PIAZZE D'ITALIA, dalle ore 17. IN NOME DELLA nostra Costituzione, per difendere i vivi che combattono con noi, i nostri giornalisti, i nostri magistrati.
Aderiscono:
Sinistra ecologia e liberta' Palermo
Rifondazione comunista Palermo

Giovani comunisti Palermo
Sempre Giustizia
Sonia Alfano
Giovani dell'Italia dei valori
Resistenza Antimafia
Muovi Palermo
Italia dei Valori Palermo
Radio 100 passi

Corleone. Protestano i poliziotti per i tagli decisi dal governo Berlusconi

Lo scorso 28 giugno 2010 presso il Commissariato di Corleone il CO.I.S.P. (Coordinamento per l'indipendenza sindacale delle forze di Polizia) ha tenuto una partecipata Assemblea, presieduta dal Segretario Generale Carmelo Fiumefreddo. Nel corso dell'incontro si è ampiamente dibattuto sul DL 78/2010 che il Governo in disprezzo a tutte le lamentele delle forze sociali, si appresta a convertire in legge dello Stato. Durante la riunione, è emerso il forte disappunto da parte di tutti i Poliziotti di quel comprensorio, che in momenti di profonda costernazione hanno espresso il proprio forte disagio per la Politica iniqua e penalizzante che colpisce i dipendenti pubblici e gli appartenenti alle forze di Polizia. L'assemblea oltre a richiedere interventi di forte e decisa protesta, ha inteso sottolineare, come nascosti dai proclami di natura mediatica, si continuano a mantenere e garantire i privilegi della casta - Consigli Provinciali, di Quartiere, auto blu e quant'altro a solo discapito della poca economia destinata alle famiglie e della sicurezza dei cittadini.

6/29/2010

Corleone. Estorsioni ad un commerciante, arrestato il pregiudicato Liborio Corato

I Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile e della Stazione di Corleone, hanno tratto in arresto, su ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Termini Imerese, su richiesta della Procura della Repubblica, Liborio Corato, 32enne pregiudicato di Corleone, con la pesante accusa di estorsione. Le indagini dei Carabinieri, coordinati dalla Procura, sono durate circa 3 mesi e sono state condotte con i più classici metodi e cioè tramite la ricerca e il sequestro di documenti, l’escussione di testimoni, le osservazioni e i pedinamenti.
Esse hanno permesso di appurare che Corato, attraverso più azioni violente e minacciose, aveva da circa un anno costretto un commerciante di auto della Provincia di Palermo e i suoi familiari a farsi consegnare diverse somme di denaro, per un totale di circa 13.000 euro e ne pretendeva altri 7.000. Al fine di ottenere l’ingiusto profitto, il pregiudicato non aveva risparmiato alla sua vittima diversi atti intimidatori, nonché esplicite minacce di morte anche nei confronti dei più stretti familiari. Dagli elementi raccolti, infatti, sembra che l’arrestato molte volte aveva seguito il commerciante, minacciandolo con una mazza da baseball e addirittura con una pistola. L’arrestato, ultimate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale “Cavalacci” di Termini Imerese a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Palermo, 29 giugno 2010
NELLA FOTO: Liborio Corato

Sicilia.Tanti sindaci, in segno di protesta, hanno consegnato la fascia tricolore ai prefetti

Delegazioni di sindaci siciliani hanno incontrato, questa mattina, i prefetti per consegnare simbolicamente e in segno di protesta le fasce tricolori. L'iniziativa è stata organizzata dall’Anci-Sicilia per mantenere alta l'attenzione sui problemi (derivanti dal decreto 78 - oggi in discussione al Senato - e dalla delicata vicenda dei precari) «che stanno mettendo inginocchio molte amministrazioni locali». In particolare, a Palermo, una decina di amministratori, guidati da Giuseppe Siviglia, Vincenzo Di Girolamo e Mario Emanuele Alvano, rispettivamente vice presidente vicario, vice presidente e segretario generale dell'Associazione dei comuni siciliani, sono stati ricevuti in prefettura facendosi portavoce dei disagi degli enti locali e sottolineando i "gravi problemi di ordine pubblico che si accompagnano ad un progressivo dramma sociale». Durante l'incontro, cui hanno preso parte, tra gli altri, anche i sindaci dei comuni di Corleone, Termini Imerese, Vicari, Petralia Sottana, Prizzi, Lascari e Chiusa Sclafani, Giuseppe Siviglia, anche in qualità di sindaco di San Giuseppe Jato, ha ribadito: «La manovra finanziaria, oltre ad operare un pesantissimo taglio dei trasferimenti ai comuni, inasprisce il sistema sanzionatorio per chi viola il patto di stabilità, costringendoci a sbattere la porta in faccia ai precari che, da oltre vent'anni, lavorano nella pubblica amministrazione. Non solo tra questi c'è gente che ha sempre lavorato con grande impegno e professionalità, ma molti di loro sono stati le colonne di servizi importanti come l'anagrafe o la polizia municipale. Non rinnovare il contratto a queste persone significa non essere in grado di offrire alle città i servizi essenziali». «Stiamo chiedendo - ha aggiunto Mario Emanuele Alvano - per i comuni siciliani l'attenzione dovuta ad una situazione così drammatica, tenuto conto che oltre al taglio dei fondi e alle sanzioni aggravate, a differenza del resto d'Italia, la Sicilia si trova a fare i conti anche con un bacino di precari che, in molte amministrazioni, garantisce servizi vitali per i cittadini». Al termine dell'incontro i rappresentanti dell'Anci Sicilia hanno ribadito che, in assenza di risposte concrete, sono pronti ad organizzare un'ulteriore manifestazione nella capitale. (AGI)

Marcello Dell'Utri condannato a sette anni, riconosciuti i rapporti con Cosa nostra

Questo il verdetto della Corte d'appello presieduta da Claudio Dall'Acqua (a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare). La sentenza assolve però il senatore del Pdl per "le condotte successive al 1992"
PALERMO - Sette anni di carcere per Marcello Dell'Utri, ma è assolto per le "condotte successive al 1992, perché il fatto non sussiste". Questo il verdetto della seconda sezione della Corte d'appello di Palermo presieduta da Claudio Dall'Acqua (a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare). In primo grado, il senatore del Pdl era stato condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Oggi, dopo cinque giorni di camera di consiglio, i giudici d'appello riscrivono la sentenza in uno dei punti più delicati del processo, quello della trattativa che secondo la Procura e il Tribunale sarebbe intercorsa fra l'organizzazione mafiosa e Marcello Dell'Utri alla vigilia della nascita di Forza Italia. La Corte ritiene invece provato che Dell'Utri intrattenne stretti rapporti con la vecchia mafia di Stefano Bontade e poi, dopo il 1980, con gli uomini di Totò Riina e Bernardo Provenzano, almeno fino alla stagione delle stragi di Falcone e Borsellino nel 1992. LEGGI TUTTO
La gaffe letteraria del "bibliofilo" Dell'Utri

Per Cuffaro, i pm di Palermo hanno chiesto la condanna a dieci anni di carcere

I pubblici ministeri hanno deciso di non chiedere le attenuanti generiche. "I fatti di cui lo accusiamo - dicono i magistrati - sono veramente gravi". Cuffaro è accusato di concorso in associazione mafiosa
I pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene hanno chiesto la condanna a dieci anni di reclusione per l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, senatore dell'Udc. L'ex governatore è accusato di concorso in associazione mafiosa nel processo che si svolge con il rito abbreviato davanti al gup di Palermo, Vittorio Anania. La pena richiesta tiene conto della riduzione di un terzo previsto dal rito abbreviato. I pm hanno deciso di non chiedere le attenuanti generiche per il senatore Udc "perché - dicono - i fatti di cui lo accusiamo sono veramente gravi anche per il suo ruolo di governatore regionale: per questa sua veste poteva partecipare in alcuni casi al Consiglio dei ministri". "Abbiamo dimostrato - hanno detto - che il sistema di controinformazioni messo in piedi da Salvatore Cuffaro assieme ad Antonio Borzacchelli, Giorgio Riolo, Giuseppe Ciuro era puntato a scoprire indagini sui rapporti tra la mafia ed esponenti politici o a lui collegati. E' proprio la natura delle informazioni che ci fa capire la portata di questo sistema e di come si possa configurare l'accusa di concorso in associazione mafiosa". Le testimonianze di pentiti e di soggetti vicini all'imputato hanno dato, secondo i pm, ulteriore conferma alle accuse. "Fin dal 1991 i contatti con Angelo Siino - ha detto Del Bene - dimostrano l'esistenza del patto politico-mafioso stretto da Cuffaro con esponenti di Cosa nostra".
La replica. "La mia fiducia nelle istituzioni e nella giustizia mi impongono il rispetto per il ruolo dei pubblici ministeri", ha detto Cuffaro al termine della requisitoria dei pm. "E' chiaro - ha aggiunto - che non condividiamo le loro conclusioni e che, insieme ai miei avvocati, porteremo il nostro contributo per fare emergere la verità".
(La Repubblica, 28 giugno 2010)

Corleone. Campi di lavoro antimafia. Ma come sono questi giovani d'oggi?

Di ritorno da Corleone, durante la lunga attesa per la partenza con l'ennesimo aereo notturno, che non parte mai prima delle ore 23,30, mi sono soffermato a leggere un articolo pubblicato su Panorama, che fotografa una tendenza giovanile molto distante dalla politica. Quindi ho riflettuto sui 24 volontari che avevo lasciato a Corleone e sui 17 che sono tornati in Toscana due giorni fa. Data di nascita 1993 e 1994 con una punta di anzianità spuntata da Jacopo referente della Rete degli Studenti medi di Grosseto, classe 1992!! Il loro impegno? La mattina il lavoro nei terreni confiscati ai mafiosi corleonesi; il pomeriggio lo studio e le testimonianze dell'antimafia sociale; la sera attività di socializzazione e aggregazione nel paese di Bernardo Provenzano, Totò Riina e Luciano Liggio. E poi... a coordinare questo campo di lavoro c'è una giovane ragazza, laureata in architettura di Corleone!!! Anche parlando con loro emerge lo stesso giudizio di distanza dalla politica. Eppure io sono ancora convinto che quello che stanno facendo queste ragazze e ragazzi non è solo volontariato, ma nel loro impegno vi è un valore aggiunto di grande rilevanza, che offre speranza ai tanti che, come me, sono convinti i giovani sono ancora oggi attenti, sensibili ed energici al cambiamento "dell'oggi" e alla costruzione di un nuovo "domani".
Come si chiama tutto questo? Tralasciamo la denominazione e previligiamo il contenuto!
Maurizio Pascucci
Progetto Liberarci dalle Spine

Famiglia Cristiana: Ormai c'è anche Aldo Brancher, il "ministro del nulla"

«Siamo arrivati al colmo della nomina di un “ministro del nulla”, in funzione dell'ennesima legge “ad personam” per sottrarre i politici alla Giustizia, mentre si tradisce la Costituzione sui temi della legge uguale per tutti, della libertà di stampa e dei fini sociali in tema di economia di mercato». Partendo dal caso Brancher, è il durissimo commento sul caso della nomina a ministro di Aldo Brancher, dato da Famiglia Cristiana nel numero in uscita questa settimana. «Al Parlamento non si chiede di discutere, ma solo di approvare le decisioni del Governo - scrive ancora Beppe Del Colle nell'editoriale -; la maggioranza è divisa su tutto, tranne che sull'ossequio devoto (almeno a parole) al capo del Governo».
L’Unità, 29 giugno 2010

6/28/2010

Corleone. Successo del V Festival della canzone, organizzato dall'Istituto comprensivo "G. Vasi"

È stato un grande successo di spettacolo e di pubblico la V edizione del Festival della canzone, organizzato dall’Istituto Comprensivo “G. Vasi” di Corleone, che si è svolto sabato sera in villa comunale. Sono stati 28 (6 ragazzi e 22 ragazze) i partecipanti alla gara canora, ancora una volta molto partecipata. La prima classificata è stata Eleonora Vizzini con la canzone “Sono come tu mi vuoi” (versione Irene Grandi); la seconda classificata Simona Gennaro con la canzone “Per tutta la vita” (Noemi); la terza classificata Alessandra Benigno con la canzone “Uguale a lei” (Laura Pausini). A Giovanni Gennusa (Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi) è stato conferito il premio speciale della giuria. Ad Alessia D’Antoni (Credimi ancora di Marco Mengoni) il premio per la miglior presenza scenica. A Francesca Mattone (Ricomincio da qui di Malika Ayane) il premio per la migliore interpretazione. A Lorena Gariffo, infine, (Cu’mmè di Murulo) il premio per la migliore voce. La giuria era composta da Gianni Zichichi, Concetto Mancuso, Salvatore Giacopello, Totino Gianportone e Giuseppe Di Benedetto.
FOTO: Le vincitrici sul palco.
GUARDA LE FOTO DELLE PRIME TRE CLAFFICATE

Le polemiche nel Pd siciliano. Lumia: "Se Giuseppe Lupo pensa..."

Giuseppe Lupo deve mettersi d’accordo con se stesso e soprattutto deve documentarsi prima di riportare o commentare il pensiero altrui, così da evitare interpretazioni strumentali. Ho riproposto con forza l’assetto autonomo e federato previsto dallo statuto, che io ho fortemente voluto come presidente dell’Assemblea, perché nonostante sia passato quasi un anno dal congresso non è stato ancora fatto nulla. Lupo, quindi, piuttosto che invocare responsabilità astratte sul buon funzionamento degli organismi dirigenti si chieda chi ha il dovere di farli funzionare.
Anche sulla linea politica sia meno confuso: non può contraddirsi nello stesso discorso, un giorno dire una cosa e il giorno dopo dire l’esatto contrario. Se non è d’accordo con la stagione delle riforme ci spieghi come mai in questi mesi non è mai stata presentata una mozione di sfiducia?
Se, invece, pensa come noi, che la stagione delle riforme debba continuare, al fine di scardinare i sistemi di potere nella sanità, nell’acqua, nei rifiuti, nell’energia ... se, invece, crede come noi, che andare al voto significherebbe fare un regalo al centrodestra, riconsegnargli la guida della Sicilia e collocare il Pd in una posizione marginale e in alcune sue frange consociativa … se, invece, considera come noi, che sia necessario liberare il voto dei siciliani dal clientelismo e dal condizionamento mafioso attraverso le riforme di cui la Sicilia e siciliani hanno bisogno … lo dica senza ambiguità, la smetta di fare illazioni e proponga un progetto concreto e realistico su cui confrontarci dentro il partito e nella società.
Giuseppe Lumia

LA LETTERA. Ci scrivono da Campofiorito: "Ecco perchè abbiamo lasciato la maggioranza al Comune..."

Da qualche settimana a Campofiorito c'è stato un piccolo terremoto politico. Il consigliere Antonino Scarpinato, dopo mesi di polemiche, ha lasciato il gruppo del Pd, passando all'opposizione. La maggioranza Udc-Pd (7 consiglieri su 13), uscita vittoriosa dalle ultime elezioni comunali, sarebbe diventata minoranza, se in suo soccorso non fossero arrivati due consiglieri di opposizione del Pdl, che hanno lasciato il loro gruppo, costituendone uno autonomo a sostegno dell'amministrazione comunale. In questa lettera che pubblichiamo, Scarpinato spiega i motivi che l'hanno portato a fare una scelta così traumatica. Ovviamente, anche i consiglieri e l'assessore tirati in ballo, se lo riterranno opportuno, potranno fare le loro considerazioni, che pubblicheremo regolarmente su questo giornale. Per chi come me ha vissuto tanti anni a Campofiorito ed ha lavorato politicamente al fianco del gruppo dirigente del Pci, del Pds e dei Ds, è particolarmente doloroso prendere atto di queste spaccature. Conosco i protagonisti di oggi, ma ho conosciuto anche i loro padri e i loro nonni, protagonisti delle epiche lotte per la terra (nella foto sopra) e della costruzione di un forte Partito Comunista, che rappresentava più di un terzo dell'elettorato di Campofiorito. E' un peccato avere cancellato un patrimonio di passioni, di lotte e di conquiste. Se ci sono i margini per un passo indietro, fatelo! (d.p.)

Egregio Signor Direttore,
in merito agli ultimi eventi politici sorti all’interno della maggioranza del comune di Campofiorito e del Consiglio Comunale tutto, Le invio alcune mie riflessioni. Non sono affatto stupito se la mia provocatoria dichiarazione di voto contrario al bilancio di previsione sia stata volutamente ignorata dai consiglieri comunali, che come me, provengono dagli ex Democratici di Sinistra. Infatti nessun chiarimento politico c’è stato da quel consiglio comunale del 29 aprile 2010 ad oggi. E’ evidente che la mia presenza e quella dei compagni a me vicini e che rappresento in questo Consiglio Comunale è mal digerita e soprattutto è parecchio scomoda. Il chiarimento agli ex DS non interessa e ciò è dimostrato dall’affannosa ricerca di nuovi sgabelli, provenienti dalle file dell’opposizione. LEGGI TUTTO

“I politici non profaneranno il dolore di via D’Amelio”

di Martina Miliani
Parla tutto d’un fiato Salvatore Borsellino. E soprattutto ringrazia, per la possibilità che gli abbiamo dato, di raccontare questa storia: “Sa non sono molto bene accetto da certa stampa, mi hanno dato del sovversivo”. Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, parla di stragi di Stato, di equilibri politici e di agende rosse che scompaiono improvvisamente. Parla di illusioni, ma anche della voglia di continuare a lottare per ottenere la verità, su quella strage fa gli ha portato via il fratello. Parla anche di speranza, Salvatore Borsellino: spera che la morte di Paolo non sia stata vana.

Cos’è cambiato nella sua vita da quel 19 luglio?
“E’ cambiata molto la mia vita. Ma ho attraversato diverse fasi da allora. Fino al ‘97, vedendo la reazione della società civile e delloStato alla strage, nutrivo la fortissima speranza che la morte di miofratello fosse almeno servita a cambiare le cose. Poi ho capito cheera tutta un’illusione: spenta, la reazione della società civile, fasulla, quella dello Stato. Ma dal 2004 ho ricominciato a parlare:avevo la certezza che la strage di via d’Amelio non fosse una strage di mafia ma una strage di Stato”. LEGGI TUTTO
domenica 27 giugno 2010

6/27/2010

Campo di lavoro in Toscana. Serravalle Pistoiese V giorno. Oggi si fa i turisti, via!

Stamattina, siamo in tanti, tocca prendere il pulmino della Croce Verde: oltre a noi tre, ci sono Marta, Maria, Sara e Jessica: la nuova conoscenza di oggi; anche lei, come Sara, svolge servizio civile all'ARCI. A Davide, unico maschietto della spedizione, tocca guidare il pulmino. Dove si va? Oggi si va a L U C C A! Lucca è davvero una città bellina bellina, proprio da guardare, tant'è che studi recenti la ricollegano alle origini del verbo inglese “to luck” (guardare, appunto), il verbo in origine aveva due “C” ma, come si fa coi doppioni delle figurine venne scambiata co' Fiorentini he pe' hodesto aspetto si sanno essere um po hinino harenti, via! a “K” dello scambio pare fosse stata vinta da un nobile cavaliere fiorentino durante una giostra medievale, a spese di tale Martìn che, come è noto, per un punto perse la “K”. La stessa K poté essere scambiata perché anch'essa doppia: notoriamente usata nell'espressione Fiorentina: a noi a ikkè ci serve la C?! Lucca oggi rimane una splendida città toscana di 5 lettere, di cui la “C” doppione rievoca le predette vicende storiche (...tanto a Firenze non la si continua ad usare! ...sicchè!). (Gli studi recentissimi sono stati effettuati stamane in pulmino dalle menti eccelse che lo popolavano e pubblicate sull'illustre rivista scientifica “iddiario da mandà al Pascucci”). Stupidaggini a parte, non siamo venuti per fare i turisti e basta ma per far visita al circolo ARCI “Il Lampadiere”. Il nome rende bene, infatti si tratta, potremmo dire, quasi di un lume nell'oscurità: è l'unico circolo ARCI di Lucca! Se fate conto che quasi in ogni paesino, paesone o città della Toscana sono più i circoli ARCI che i piccioni sui monumenti, Lucca pare un po' una pecorella nera nell'ovile rosso (o rosa) regionale. Ogni tanto da lì arrivano notizie di intolleranza e segni di un estremismo non tipici della Regione.
Ad ogni modo il circolo del Lampadiere (che in realtà prende il nome da una poesia di Tom Benettollo, amato e compianto presidente dell'ARCI Nazionale) è una bella realtà che gestisce al suo interno un ristorante nel quale si alternano una trentina di volontari e pochi dipendenti fra sala e cucina. Il circolo ospita anche una mostra di disegni dei ragazzi del liceo artistico e una biblioteca per lo scambio gratuito dei libri. I tesserati sono più di 1000! Da loro viene il sostegno principale per pagare le spese, tra cui l'affitto è una voce importante: infatti il circolo sorge in un antico edificio molto ben tenuto sito in via del fosso: una delle più belle stradine (in parte chiusa al traffico) all'interno delle mura lucchesi, le cui due corsie sono separate dall'alveo del fiume Serchio. Molti dei tesserati sono giovani e si ritrovano spesso al circolo a socializzare, nonostante le proteste di qualche vicino. La piacevole chiacchierata coi volontari comincia prima di pranzo e finisce dopo il caffè. Verso le 15:00 andiamo via in direzione delle mura di cinta che, ancora intatte e stupende, circondano Lucca e la fanno apparire proprio come una bomboniera!
Le foto fatte sono innumerevoli, ne trovate alcune allegate al diario (e una tradisce anche un po' di nostalgia verso il nostro paesino siciliano...vediamo se la riconoscete!) Comodamente torniamo verso Serravalle. Sull'autostrada, all'altezza di Montecatini Terme, notiamo una bella collina coperta da un uliveto florido ma squarciato nella sua sommità. Qui si erge un palazzone enorme e marrone... “una picata!” si direbbe da noi: uno scempio! Si tratta di un complesso alberghiero sequestrato alla banda della magliana: il più grande in Toscana, ma non ancora assegnato.
Stasera sul palco centrale alla festa della CGIL si parla de “la distruzione della scuola pubblica, opinioni a confronto”... a qualcuno di questi “opinionisti” abbiamo sentito dire, tra le proteste del pubblico: “lei si sbaglia, non è possibile che in Italia ci siano leggi incostituzionali...”
C'è un momento della serata in cui capisci che la stanchezza ti sovrasta...e ti pare di sentire minchiate!
Quindi sarà il caso di andare a letto.
Buonanotte!

Massimo Ciancimino: “Il mio torto? Dire la verità”

di Massimo Ciancimino
Ho appena finito di leggere l’articolo di Felice Cavallaro su ‘I love Sicilia’ e credo sia giusto “riportare la barra dritta”, come dice lo stesso inviato di punta del Corriere della Sera nella sua rubrica ‘L’Infelice’. Mi verrebbe subito da controbattere alla descrizione,totalmente fuorviante, che viene fornita sulla mia persona. Mi viene detto che sono “sbruffone”, “beffardo e canzonatorio”. Ho la netta sensazione che stavolta, il vostro editorialista di punta abbia toppato. E vi spiego perché.

Lungi da me l’idea di volermi giustificare o dare spiegazioni, anche se certamente avrei preferito potere replicare, punto su punto, ad alcune imprecisioni o cattiverie che sono state dette sul mio conto. Evidentemente, siamo alle solite: tutti pronti a puntare il dito su chi parla su, chi racconta le reali collusioni del proprio padre con Cosa nostra – cosa non facile vi assicuro – e non solo.
Vengo criticato come sempre sul mio comportamento progressivo al limite della “paraculaggine” con noti ed illustri esponenti della Procura di Palermo e di Caltanissetta. Niente e nulla su tanti che ancora oggi, pur sapendo tante cose utili alle inchieste dei giudici, tacciono in un confortante e sempre rassicurante silenzio. Io ho il torto di parlare, di raccontare scomode verità. Ma per questo sono uno “sbruffone”, io. LEGGI TUTTO

“Ciancimino? Più coerente la figlia di Riina”

di Gianni Parlatore
Avvocato Michele Costa, lei ha più volte criticato il modo in cui è stato costruito e gestito il personaggio Ciancimino. Cosa lo ha condotto a formulare un giudizio così negativo sul figlio di don Vito?
“Onestamente che Massimo Ciancimino venga presentato, anche da una parte dei giornalisti, come una sorta di eroe civile mi pare inaccettabile. Innanzitutto voglio precisare, che da un punto di vista rigorosamente giuridico, Ciancimino è un testimone fasullo. Un testimone credibile e affidabile è esclusivamente colui che dice tutta la verità e nient’altro che la verità. Il testimone che racconta, invece, solo una parte di verità o che omette o falsifica anche una minima parte di racconto, non può essere considerato affidabile. Poi, non capisco un’altra cosa: se Ciancimino, che collaborava con suo padre e che conosceva mafiosi del calibro di Provenzano, con queste dichiarazioni a rate e con questo continua tira e molla rischia di inquinare le prove, perché non viene indagato, in un contesto in cui anche per molto meno, altre persone sono state arrestate o processate?”.
In un suo commento di qualche giorno fa ha anche detto che non accetta il fatto che Massimo Ciancimino pretenda di essere affrancato dalle responsabilità paterne. Perché?
“Sì è così, perché anche se è vero che le responsabilità dei padri non possono ricadere sui figli, è pur vero che Ciancimino jr ha goduto dei benefici dell’eredità paterna. E’ facile dire certe cose solo dopo aver goduto di certi privilegi. Da questo punto di vista, ho ritenuto più coerente la figlia di Riina quando disse che lei amava suo padre. Era una affermazione che non si poteva contestare”.
Che effetto le ha fatto vedere seduti allo stesso tavolo Salvatore Borsellino e Massimo Ciancimino in occasione della presentazione di un libro avvenuta a Palermo qualche tempo fa?
“Ho già criticato quella circostanza e per questo sono stato attaccato. Parto, però, da una considerazione più generale. La mafia, nella storia siciliana e palermitana, ha avuto un andamento ondeggiante: talvolta i salotti buoni della città la ossequiavano, talvolta emergeva da parte della cosiddetta intellighenzia un maggiore “dissociamento”. Ora mi pare che siamo tornati alla fase di riqualificazione della mafia. Mi chiedo se arriveremo perfino a intitolare una strada o una piazza a don Vito Ciancimino. Le faccio un altro esempio: qualche giorno fa alla festa dell’Unità di Bologna è stato invitato Ciancimino. Dieci o venti anni fa si invitavano i figli delle vittime, ora invece quelle dei carnefici. E questo mi fa davvero imbufalire, mi fa dire che non mi riconosco davvero in questa città e in questo Stato”.
Ciancimino intanto continua a partecipare a convegni, dibattiti, show televisivi. C’è il rischio che un testimone potenzialmente chiave per ricostruire i periodi più tormentati e oscuri della storia siciliana si trasformi in un divo, in un evento mediatico?
“Senza dubbio. Già questo sospetto, di un’immagine altamente mediatica costruita ad hoc, fu lanciato da un noto studioso come Klaus Davì qualche tempo fa. In tutta questa vicenda è, infatti, importante il ruolo svolto dai giornalisti. Ho letto quanto scritto da Felice Cavallaro secondo cui Ciancimino ha mandato a quel paese Riina e Provenzano. Mi permetto di aggiungere solo una piccola postilla: Ciancimino ha fatto questo solo dopo che i due boss mafiosi erano in carcere, e dopo tanti anni dalla morte del padre che frequentava questi elementi. Capisco Francesco La Licata che col suo libro ha realizzato uno scoop giornalistico, però quando si parla di morti, dello sfacelo di un intero Paese occorre molta prudenza e attenzione. Non voglio arrivare al punto di dover dire ai miei figli che in questa nazione, per essere ricordati e apprezzati, conviene essere un delinquente piuttosto che un fedele servitore dello Stato che ha sacrificato la propria vita per questo scopo.”
Diversi magistrati della procura di Palermo hanno ritenuto credibile il racconto di Ciancimino jr. Lei che idea si è fatto?
“La mia idea è che ci sono tanti fatti non chiari, cose che non tornano. Faccio un esempio. Ciancimino ha detto che Giusto Sciacchitano, ex sostituto procuratore aggiunto e dal 1993 alla Direzione nazionale antima era il garante degli interessi della sua famiglia presso la procura di Palermo. Perché questa vicenda non è stata indagata a dovere? Ciancimino ha anche tirato in ballo la memoria scritta da Falcone prima di morire. Che ci spieghi tutto quello che sa, ma davvero tutto questa volta. E’ ora di smetterla di scherzare con queste cose, facendo strale della verità e dei morti di mafia, non lasciando riposare in pace neppure chi non c’è più per aver provato a combattere Cosa nostra”.
venerdì 25 giugno 2010

San Cataldo. Guardie giurate Lida e Wwf salvano una poiana ferita

Un bel esemplare di Poiana (Buteo buteo) ferito all’ala sinistra, probabilmente a seguito di un impatto durante il volo, è stato trovato ieri a San Cataldo (Caltanissetta) in contrada Roccella. Subito è stato notato dal sig. Antonino Ristagno, che lo ha raccolto; quindi ha chiamato il centralino dei Carabinieri di Caltanissetta i quali hanno immediatamente allertato le guardie giurate della LIDA (Lega Italiana Diritti dell’Animale) e del WWF, che hanno preso in consegna il rapace. Dopo un primo esame della giovane femmina, ed in considerazione del generale stato di salute, i volontari di LIDA e WWF hanno condotto la Poiana presso il Centro Recupero Fauna Selvatica di Enna, gestito dalla LIPU, dove sarà sottoposto già oggi agli esami veterinari e, subito dopo, alle operazioni chirurgiche necessarie per curare la frattura all’ala. “La Poiana, come tutti i rapaci diurni e notturni, è una specie particolarmente protetta dalla legge statale sulla caccia n. 157 del 1992, il cui abbattimento o detenzione costituisce reato – ricordano le guardie eco-zoofile di LIDA e WWF -; in proposito, si invita la cittadinanza a segnalare casi di bracconaggio o detenzione di specie protette alle Forze dell'Ordine oppure contattare il servizio di vigilanza eco-zoofila di LIDA e WWF lasciando un messaggio in segreteria al 334/2332583 – 349/5750285, oppure scrivendo all'indirizzo e-mail lidacaltanissetta@fastwebnet.it e guardieambientali@sociwwf.it”.

Caltanissetta. Cane di circa 8 mesi, vittima della crudeltà umana, è stato salvato dalle guardie zoofile

Grazie ad una segnalazione giunta durante la notte del sette giugno scorso, le guardie intervenute hanno potuto procedere al recupero di un giovane meticcio randagio che zoppicava vistosamente lungo un tratto della zona industriale di Caltanissetta, a causa di un fil di ferro legato stretto attorno all’arto posteriore dell’animale.
E’ stato grazie alla telefonata di un giovane di S.Cataldo, Antonello Anzalone, che pochi giorni fa, intorno alle ore 24, il nucleo di vigilanza zoofila della LIDA è potuto intervenire in soccorso di un giovane meticcio che stanziava alla zona industriale di Caltanissetta in evidente stato di sofferenza a causa di un fil di ferro legato intorno alla caviglia sinistra dell’animale. Il filo metallico risultava in più parti inglobato nei tessuti ed aveva raggiunto il tessuto osseo procurando un estremo stato di sofferenza all’animale vittima del sadico gesto. Dopo il recupero da parte delle guardie operanti, il cucciolone è stato condotto d’urgenza in un ambulatorio veterinario sito in via Don Minzoni. L’animale, in evidente stato di shock, è stato sedato dal veterinario intervenuto che ha così potuto procedere alla liberazione dell’arto. Ancora riservata la prognosi del medico veterinario poiché la zampa non mostra ad oggi alcuna sensibilità tattile e motoria. Un gesto deprecabile compiuto ai danni di un giovanissimo ed innocuo randagio che stanziava da qualche tempo alla zona industriale di Caltanissetta, dove, già da qualche settimana, è attivo un servizio di accalappiamento da parte della ditta convenzionata per l’introduzione dei randagi presenti nella zona, nel programma di sterilizzazione di Comune, ASP ed Associazioni animaliste.
Chi fosse testimone di reati contro gli animali e l’ambiente può contattare il locale servizio di vigilanza LIDA e WWF alla segreteria telefonica 334/2332583 o scrivendo all’indirizzo e-mail: lidacaltanissetta@fastwebnet.it

6/25/2010

Corleone. Diario dai campi di lavoro. Oggi a Portella delle Ginestre

Stamattina sveglia alle 6.30 per andare nei campi a togliere le erbacce con le zappe e legare le viti troppo lunghe. Verso le 10 è arrivato un gruppo di ragazzi americani della Siracuse University. Ci siamo divisi in coppie miste trasformando una mattinata di lavoro in un’occasione di scambio culturale. Abbiamo lavorato più a lungo di ieri, infatti abbiamo staccato alle 13:00 invece che alle 12:00 dato che avevamo fatto una pausa più lunga a metà lavoro. Dopo il pranzo e la doccia ci siamo riposati. Verso le 16:00, siamo partiti per arrivare a Portella delle Ginestre dove abbiamo sentito le testimonianze di tre dei sopravvissuti alla strage del 1947. I loro racconti dettagliati (hanno anche indicato le loro posizioni al momento della sparatoria) ci hanno oltre che coinvolti, emozionati. All’incontro ha partecipato anche nonna Betta:la sua presenza ha commosso uno dei tre testimoni. Al momento di tornare a casa ci siamo separati dai ragazzi del progetto “Sentinelle della legalità” che tornavano a casa. Anche se li conoscevamo solo da due giorni, ci è dispiaciuto separarci così in fretta perchè ci è mancata l’opportunità di approfondire l’amicizia. Una volta tornati all’ostello ci aspettava la cena , preparata dalle volontarie toscane della SPI CGIL che ci hanno fatto mangiare la pasta con il pomodoro fresco e basilico e carne con patate al forno. Dopo aver scritto questa pagina di diario usciremo a mangiarci un gelato.
Buonanotte.
Letizia e Lucrezia
25 giugno 2010

Mafia, catturato in Francia il boss Giuseppe Falsone, è il capo della mafia di Agrigento

Lo hanno trovato gli agenti della Squadra mobile e dello Sco. Era nella lista dei trenta latitanti più pericolosi. Per non farsi riconoscere si sarebbe sottoposto ad alcuni interventi di chirurgia plastica. Al momento dell'arresto non ha opposto resistenza, aveva addosso un documento falso e nega di essere il boss della provincia agrigentina
Catturato a Marsiglia Giuseppe Falsone, ritenuto il capo della mafia della provincia di Agrigento e inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi della provincia. È stato arrestato dalla Squadra mobile di Agrigento, insieme con quella di Palermo e con lo Sco. La notizia è stata confermata dal capo della Mobile di Agrigento Alfonso Iadevaia. Falsone, 40 anni il prossimo 28 agosto, nato a Campobello di Licata (Agrigento), era ricercato dal 1999 per associazione di stampo mafioso, omicidi e traffico internazionale di droga. Il 17 marzo del 2004 sono state avviate le ricerche in campo internazionale. E' considerato molto vicino a Bernardo Provenzano. Appena tre mesi fa, nell'ambito dell'operazione antimafia 'Apocalisse', i carabinieri di Agrigento e di Palermo hanno sequestrato beni e società riconducibili al Falsone per circa 30 milioni di euro. Giuseppe Falsone si sarebbe sottoposto ad alcuni interventi di chirurgia plastica al viso e al naso in particolare. L'uomo - che si trova al momento in un commissariato di Marsiglia - continua a negare di essere il superlatitante. Anche per questo saranno importanti i risultati dattiloscopici. I poliziotti gli hanno trovato una carta di identità francese con un nome italiano che corrisponde a una persona ritenuta dagli investigatori un fiancheggiatore. A Marsiglia Giuseppe Falsone stava cercando di aprire un'impresa edile. Al momento del suo arresto stava rientrando in casa in un quartiere nei pressi del porto e non ha opposto alcuna resistenza. A Marsiglia l'uomo non ha parenti con sè e al momento del suo fermo non era armato.
(La Repubblica, 25 giugno 2010)

Bufera su Brancher, interviene Napolitano: «Non deve usare legittimo impedimento». Il Pd: «È uno scandalo, ora dimissioni»

Non si placano, intanto, le polemiche sulla decisione del ministro di appellarsi al legittimo impedimento. Interviene in modo deciso anche Giorgio Napolitano, con una nota, e precisa che la ragione di legittimo impedimento («organizzare il nuovo ministero») proposta dai legali del neoministro Aldo Brancher al processo Antonveneta nei suoi confronti per chiedere il rinvio dell'udienza, non esiste. «In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell'onorevole Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c'è nessun nuovo Ministero da organizzare, in quanto l'onorevole Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio», si legge in una nota della Presidenza della Repubblica. «Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni». Lo afferma in una nota il vicesegretario Pd, Enrico Letta. Ma a dare avvio alle polemiche erano stati per primi i finiani. «È inelegante che un ministro appena nominato e ancora senza delega - afferma il 'finiano', Italo Bocchino - cominci invocando il legittimo impedimento che era stato pensato per impedire le aggressioni dei magistrati ai ministri, non per nominare ministri che erano già sotto processo». «Con grande lealtà e chiarezza abbiamo detto di ritenere assolutamente inopportuno sul piano politico la procedura con cui si è arrivati da parte del nuovo Ministro a chiedere il legittimo impedimento. Sul piano formale nulla da eccepire, su quello politico molto, anche alla luce di una delega che non è chiara e non è stata ancora attribuita». Lo ha detto Fabio Granata, vice presidente della commissione nazionale Antimafia, a margine della presentazione a Palermo di Generazione Italia Sicilia, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla nomina del nuovo ministro Brancher.