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martedì, novembre 29, 2022

INTERVISTA AL LEADER DELLA CGIL. Landini: “Il governo tradisce il Sud, preferisce condoni e precarietà”

di Marco Patucchi

“Niente di nuovo sul fronte meridionale”, verrebbe da dire davanti ai dati Svimez parafrasando il capolavoro di Remarque. Un intollerabile déjà vu delle diseguaglianze sociali ed economiche italiane che non finisce mai di scandalizzare. Anche Maurizio Landini snocciola i numeri del rapporto annuale celando a malapena l’indignazione: «Occupazione al Sud — elenca il segretario generale della Cgil — ancora sotto i livelli pre-2008, sempre più precariato, tasso di occupazione femminile deprimente, e quel poco di nuovo lavoro che emerge è senza qualità. In Sicilia, per dire, solo un contratto su 7 è a tempo indeterminato, la disoccupazione giovanile è oltre il 24% e i giovani che non studiano e non cercano lavoro superano quota 40%». 
Il governo di centrodestra, intanto, ha cancellato la parola Sud dalla manovra, facendo inoltre rimbalzare la delega sul Mezzogiorno da un ministero all’altro nel giro di una manciata di giorni… 
«Perché definirlo governo di centrodestra? Questo è un governo di destra senza se e senza ma. 
L’assenza di una politica per il Sud è esplicita, la legge di bilancio non ne parla. Prosegue la tradizione di esecutivi che acuiscono le diseguaglianze, dividono il Paese». 
Non a caso si torna a parlare di autonomia differenziata. Cosa pensa della proposta di legge del ministro Calderoli? 


«Molto male. Porta alla disarticolazione dei diritti civili e
sociali, aumentando disgregazioni e divari già molto ampi in Italia. Di fronte alla drammatica situazione economico-sociale il Paese deve essere unito, il diritto all’istruzione o alla sanità non può cambiare a seconda di dove sei nato». 
Il ministro Salvini rilancia il ponte sullo Stretto: non crede sia un’opera importante per il Sud? 
«A Salvini dico che dovrebbero essere ben altre le opere simbolo per il Paese e per il Mezzogiorno, altro che il ponte sullo Stretto. Serve potenziare il trasporto ferroviario, servono le autostrade digitali che connettano davvero l’intero Paese facendo dell’Italia un polo internazionale dei servizi, della logistica, del turismo». 
Lei parla di autostrade digitali, ma intanto qui in Sicilia per andare da Palermo e Catania ci vogliono più di tre ore… 
«Appunto, le infrastrutture stradali e ferroviarie siciliane sono l’esempio lampante di quello che serve. E poi, ancora, asili, ospedali, sicurezza del territorio. Non si perda l’occasione rappresentata dal Pnrr». 
A proposito di territorio, la frana di Ischia ricorda ancora una volta la fragilità idrogeologica del Sud incrociata all’abusivismo. Solo in Sicilia esistono quasi 27mila edifici irregolari. È un quadro desolante che ingaggia anche la carenza di cultura della legalità tra i cittadini, non crede? 
«Certo, serve una rivoluzione culturale che riguardi tutti, cittadini compresi, ma tocca prima alla politica correggere e correggersi, mutare paradigma: la logica dei condoni, che siano fiscali o edilizi, è una presenza perenne in quasi tutti i governi che si succedono in Italia. La tragedia di Ischia ne è prova eloquente: condoni invece che messa in sicurezza del territorio». 
Torniamo alla manovra. Sono rispuntati i voucher: non pensa si tratti di strumenti utili a far emergere il lavoro nero di certi settori? A patto, ovviamente, che le imprese, come già successo, non li utilizzino come scorciatoie contrattuali. 
«Guardi, la Cgil a suo tempo ha promosso un referendum contro i voucher che solo la modifica della legge ha impedito. Non ho cambiato idea: serve lavoro di qualità, serve dignità, non voucher. Si tratta di un’ipocrisia che pervade da qualche decennio la nostra società: si pensa che la flessibilità del lavoro, dunque la precarietà, produca crescita economica. Ma non è così, lo dimostrano peraltro proprio i datidello Svimez che descrivono l’aumento della povertà in tutte le regioni del Meridione. La precarietà non fa crescere l’industria, i servizi, il turismo, genera solo un’assurda competizione delle imprese sui diritti dei lavoratori che sono condannati oltretutto a non raggiungere mai la pensione». 
Sempre il rapporto Svimez certifica che il Reddito di cittadinanza ha contenuto la crescita della povertà nel Sud. Cosa pensa della riforma annunciata dal governo Meloni? 
«Superare nel 2024 il Reddito di cittadinanza, introducendo nel frattempo penalizzazioni già dal 2023, è inaccettabile. Si tratta di uno strumento essenziale contro la povertà, da migliorare non da cancellare». 
In Sicilia ci sono crisi industriali che rischiano di lasciare per strada migliaia di lavoratori, a cominciare da quella della Lukoil di Priolo. 
Come se ne esce? 

«Ecco, proprio queste vertenze sono la rappresentazione plastica dell’assenza di politica industriale del Paese. Visto il fallimento delle interlocuzioni finanziarie con le banche, per Lukoil non resta che l’intervento dello Stato, anche eventualmente attraverso la nazionalizzazione da calare nel contesto della transizione ecologica». 
Giusto la scorsa settimana c’è stato l’undicesimo anniversario della chiusura della ex Fiat di Termini Imerese, ma ancora non si è trovata una soluzione per il rilancio dell’area industriale. Cosa propone la Cgil? 
«Va innanzitutto rinnovato l’accordo di programma per la reindustrializzazione a cui legare e rendere operativa la legge regionale sui prepensionamenti. Ci sono da utilizzare poi la Zona economica speciale e le risorse dell’area di crisi complessa». 
Rischiano il posto centinaia di lavoratori di Almaviva dopo l’interruzione del contratto per i call center dell’emergenza Covid… 
«Pure in questo caso tocca anche allo Stato intervenire garantendo la continuità occupazionale». 
Lei nei giorni scorsi ha preannunciato possibili azioni di protesta del sindacato contro la manovra del governo: in cosa si concretizzeranno? 
«Ne stiamo parlando con Cisl e Uil e domani riuniremo il nostro direttivo nazionale per assumere le decisioni necessarie». 

La Repubblica Palermo, 29/11/2022

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