Don Francesco Romano / don Cosimo Scordato
Da diversi mesi è aumentato il prezzo della benzina e soprattutto del gasolio, con grande disagio per il trasporto in gomma. Il primo commento che nel passato sorgeva spontaneo era: Governo ladro! In questo caso non ci accusiamo il Governo, che anzi ha fatto qualche tentativo di riduzione del prezzo togliendo le accise, seppure per un periodo limitato; anche se forse avrebbe potuto differenziarla a favore dei meno abbienti. Con chi ce la prendiamo allora?
Tra il serio e il faceto ci viene di attriburne le colpe a Trump (in questo spinto dal sodale Netanyahu), il quale negli ultimi mesi ha dichiarato guerra all'Iran attaccando i siti bellici iraniani non senza colpire, però, la stessa popolazione civile.
Detta guerra ha provocato la crisi dello Stretto di Hormuz, che ha provocato il blocco delle petroliere, quindi l'inevitabile aumento del prezzo del greggio e cosi a catena fino ad arrivare alle nostre pompe di benzina e … alle nostre tasche!
Chi sta pagando il conto di questa escalation militare della quale a tutt'oggi non si intravede una via d'uscita?
Prima del conto economico è doveroso mettere in rilievo il costo enorme pagato in questo frangente da tutte le vittime, militari e civili, alle quali va aggiunto il numero sconosciuto dei dissidenti e delle dissidenti che in Iran hanno continuato la protesta, sempre più rischiosa perché portata avanti in stato di coprifuoco. Facciamo bene a ricordare l’enorme costo umano perché, a ben pensarci, siamo dinanzi a un vero delitto contro l'umanità, sul quale è calato un silenzio tombale.
A questo primo aspetto, va aggiunta anche la gravità della speculazione che, soprattutto in ambiti finanziari, in base alle voci di trattative, accordi, minacce, portate a conoscenza riservatamente, hanno fatto salire alle stelle o crollare il mercato finanziario. Operazioni sporche che, di volta in volta, hanno favorito soltanto gli speculatori, con la connivenza (più che probabile) di qualche persona dell’Amministrazione Americana oltre che di spregiudicati operatori finanziari.
Ma, tornando alla domanda iniziale, ci chiediamo: Perché non chiedere un risarcimento per i danni subìti da tutti i cittadini del Pianeta? In tal senso, non sarebbe da escludere una “Class Action”, organizzata dagli organi competenti, affiancati dai sindacati, che possa chiedere al Presidente degli Stati Uniti d'America nella persona di Trump, un vero e proprio risarcimento per tutti gli aumenti che, soprattutto i lavoratori, hanno dovuto subire con grande aggravio per la maggior parte delle famiglie. A tal proposito un pensiero particolare va ai nostri fratelli camionisti i quali, nonostante i prezzi elevati, hanno continuato a garantire la merce consentendone la distribuzione nei nostri mercati senza particolari disagi.
Avvertiamo che qualcuno sta sorridendo a questa nostra proposta e noi pure con lui! Probabilmente non se ne farà niente anche se siamo speranzosi che, almeno a livello simbolico, qualcosa possa muoversi. Pensiamo, però, che la proposta è tutt'altro che peregrina perché a fronte di un grave danno/torto subìto da milioni di cittadini c’è una responsabilità precisa da parte di chi l'ha provocato con grave senso di irresponsabilità. Al di là degli esiti della proposta, comunque, il nostro appello resta ugualmente valido e sensato come richiamo ad assumerci le responsabilità non solo di ciò che facciamo ma anche degli effetti provocati dal nostro agire sconsiderato. Dopo una catastrofe di tale portata non si può semplicemente dire: “Scusate, non l’ho fatta apposta”, ma vanno poste in essere azioni che rimediano ai danni provocati al Pianeta e ai cittadini! Come? Discutiamone.
Don Francesco Romano - don Cosimo Scordato

1 commento:
È il commento più intelligente e soprattutto la proposta più sensata (anche se un po’ utopistica) che ho sentito negli ultimi tempi a proposito della grande catastrofe umanitaria-sociale-economica che sta coinvolgendo un po’ tutto il pianeta. L’idea di una class-action globale nei confronti dei criminali che provocano tragedie immani in nome di una presunta sicurezza da confermare o raggiungere sarebbe una novità: difficile (ma non impossibile) da mettere in pratica, ma così come è già accaduto per il Processo di Norimberga non appare poi così peregrino. La differenza sostanziale col famoso processo sarebbe che chi rinvia a giudizio non sarebbero i vincitori ma le vittime di quanto accade o è accaduto.
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