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giovedì, novembre 25, 2021

L’ANALISI. Miccoli in carcere e l’inversione fruttuosa della pena


di Salvo Palazzolo 

Siamo proprio sicuri che i tre anni e mezzo di carcere inflitti a Fabrizio Miccoli siano la condanna più adeguata? Nella drammatica parabola dell’ex capitano rosanero non c’è al centro solo un processo, con un reato di estorsione aggravata che va giustamente punito, come ha stabilito la Corte di Cassazione. 

In gioco, c’è molto di più. Miccoli resta un idolo per tanti ragazzi delle periferie di Palermo. Ecco perché, forse, quei tre anni e mezzo di condanna il capitano dovrebbe “scontarli” non in una cella, ma ogni giorno in una scuola e un quartiere diverso. Per ribadire il “dolore” e “l’amarezza” che sostiene di avere dentro per quella frase pronunciata durante una notte brava con l’amico Mauro Lauricella, il figlio del boss della Kalsa. «Vediamoci davanti all’albero di quel fango di Falcone», dicevano e ridevano. 

Una frase devastante, espressione di una subcultura mafiosa che ancora oggi avvolge tante strade di Palermo. Non basteranno certo tre anni e mezzo di carcere per cancellarla. Piuttosto, in questo tempo, Miccoli potrebbe essere invitato a scendere in campo assieme ai tanti volontari e agli insegnanti che provano a contrastare la subcultura mafiosa. E non certo con l’ennesima parata dietro a un pallone, ma raccontando la sua parabola: dai successi al carcere. Un racconto che dovrebbe iniziare nei campetti di calcio e nei quartieri dove i clan sono tornati a imporre i propri modelli. Solo questa partita, sui terreni più difficili di Palermo, potrebbe dare finalmente concretezza alle scuse di Miccoli. Quelle che fino ad oggi Maria Falcone non ha mai accettato.

La Repubblica Palermo, 25/11/2021

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