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lunedì, novembre 08, 2021

È morto Enrico Fierro, giornalista “scomodo” e alla ricerca della verità tra ‘Ndrangheta e malaffari del Sud

Si è spento a Roma all’età di 69 anni dopo una breve malattia

E' morto Enrico Fierro, giornalista e scrittore, già inviato speciale dell'Unità, poi firma de Il Fatto e Il Domani. Nato ad Avellino, Fierro aveva 69 anni ed era stato ricoverato due mesi fa per un problema al cuore. Altri accertamenti avevano portato ad una diagnosi apparsa subito spietata. La storia professionale di Fierro parla di impegno politico e civile al fianco degli ultimi, nelle aree più depresse del Meridione, sempre sul campo, insofferente al lavoro dietro la scrivania.

E' in Campania e soprattutto in Calabria, che Fierro racconta luoghi e persone, aprendo uno squarcio su quella nuova 'ndrangheta fatta sempre meno di lupare e sempre più di colletti bianchi. Un lavoro che sfocia nel 2007 nel documentario «La Santa. Viaggio nella 'ndrangheta sconosciuta», realizzato con Ruben Oliva. Il documentario vale a Fierro e Oliva il «Globo d'Oro», il Premio Borsellino e il Premio Itaca. Prima ancora, «Ammazza'ti l'onorevole. L'omicidio Fortugno. Una storia di mafia, politica e ragazzi», racconta il salto di qualità nel rapporto tra mafia e politica. E ancora la Calabria è protagonista in «Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e cacciatori», romanzo scritto a quattro mani con la giornalista Laura Aprati.

L'amore per quella terra lo porta ad avvicinarsi al sindaco di Riace Mimmo Lucano, tanto da raccontarne la vicenda in un'opera musicale dal titolo Riace Social Blues, lavoro politico che mescola Calamandrei e Corrado Alvaro, la mitologia greca e la poesia africana. «Per gli anni passati insieme. Gran giornalista, uomo curioso, compagno vero, uomo sincero», scrive su Twitter Walter Veltroni che di Fierro fu direttore all'Unità. «Sono addolorato per la scomparsa di Enrico Fierro, il cronista degli ultimi e di mille battaglie a favore della giustizia e della libertà», Nicola Oddati della direzione nazionale del Partito Democratico. «L'ho conosciuto quando io ero un giovane dirigente della Fgci e lui un'agguerrita penna dell'Unità. Un uomo semplice, buono, fiero, libero e appassionato. Un compagno. Ne porterò il ricordo con l'orgoglio di una comune militanza, anche nella diversità dei percorsi politici e di vita. Mi porterò dietro il suo saper raccontare il Sud, le trame del potere e il malaffare con coraggio, restando fedele sempre alla sua idea di giornalismo: scomodo e alla ricerca della verità», conclude Oddati. «Ho conosciuto Enrico Fierro tanti anni fa quando era un giornalista de l'Unità. Ci sentivamo spesso, avevamo radici comuni. Lo ricordo come uno delle rare penne che sapeva raccontare il Sud con grande passione, severità e conoscenza. Mi mancherà. Riposi in pace», scrive Arturo Scotto, fondatore di Articolo Uno, su Twitter. 

La Stampa, 8/11/2021

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