sabato, marzo 09, 2024

Lavoratori Enel in piazza contro i piani dell’azienda: “Un danno per i cittadini”


Nel mirino della protesta l’ad Cattaneo e l’esternalizzazione di numerose attività. Massiccia adesione allo sciopero nazionale dei 4mila dipendenti siciliani. Tagli agli investimenti: servizi a rischio nell’Isola già colpita dai blackout

di Gioacchino Amato

È stata un’adesione massiccia, quella dei 4mila dipendenti siciliani dell’Enel allo sciopero nazionale proclamato da Filctem, Flaei e Uiltec. Al centro della protesta non ci sono rivendicazioni salariali ma il futuro stesso di Enel e della qualità del servizio elettrico. Sotto accusa la nuova politica aziendale dell’amministratore delegato Flavio Cattaneo che a maggio dello scorso anno, grande sponsor la Lega di Matteo Salvini, ha preso il posto di Francesco Starace. Per i sindacati il nuovo piano di Cattaneo prevede lo smembramento della rete di distribuzione elettrica nazionale «per fare posto a una rete spezzatino, ben che vada tarata su base regionale. Inoltre, l’azienda, col pretesto di rientrare dalla situazione debitoria ha ridotto drasticamente e, in alcuni casi, del tutto azzerato gli investimenti, soprattutto quelli da fonti rinnovabili» . 


Uno scenario che per la Sicilia che l’estate scorsa è rimasta al buio per settimane a causa delle ondate di calore appare ancora più drammatico. «Cattaneo è l’autore dello spezzatino di Telecom – ricordano Calogero Guzzetta (Filctem Cgil), Carlo Santodonato (Flaei Cisl) e Carlo Caruso (Uiltec) – rappresenta la longa manus aziendale delle politiche del governo sull’autonomia differenziata. Ciò che sta accadendo in Enel non è un caso, se si tiene conto del fatto che l’autonomia differenziata prevede, fra le 23 materie che passeranno in mano alle regioni, anche quella relativa alle politiche dell’energia. A rischio non ci sono soltanto migliaia di posti di lavoro ma la qualità del servizio per i cittadini. Ciò che è accaduto la scorsa estate in Sicilia rischia seriamente di diventare una condizione perenne con cui fare i conti, se la gestione della rete passerà a non meglio precisate piccole aziende». 
A Palermo i lavoratori, dopo un corteo dal Politeama alla prefettura, si sono riuniti in sit in davanti alla sede Enel di via Marchese di Villabianca dove si sono incontrati con il responsabile del personale. A Trapani manifestazione di fronte alla prefettura, a Messina in via Santa Cecilia, sede di e- distribuzione. I sindacati accusano l’azienda di avere bloccato tutti gli investimenti, tranne quelli finanziati con i fondi europei del Pnrr «per realizzare i quali sarebbero indispensabili circa 500 assunzioni, anch’esse inspiegabilmente bloccate dai vertici aziendali». Per la Sicilia il rischio va letto alla luce delle condizioni precarie della rete elettrica che i blackout della scorsa estate hanno mostrato con chiarezza. Per ridare l’energia ai comuni etnei fu necessario l’arrivo nell’Isola di una task force di 600 tecnici di e-distribuzione provenienti dal resto d’Italia, cosa sarebbe accaduto con le reti in mano a ditte esterne non è difficile immaginarlo. I dati dell’Arera, l’autorità di regolazione dell’energia raccontano che in Sicilia ogni abitante ha avuto un blackout di 65,20 minuti in un anno con una media di 5.95 interruzioni. Un record fra le regioni italiane con la Sardegna penultima a 61,30 e 5,09 e l’Emilia-Romagna lontanissima con 22,98 minuti di blackout l’anno e 1,98 interruzioni medie per cliente. Mentre i cavi elettrici prendevano fuoco sotto la calura estiva il piano di investimenti da 1,3 miliardi di euro proseguiva con lentezza. Adesso, dopo le promesse dei vertici Enel al presidente della regione, Renato Schifani, potrebbe bloccarsi tutto. Il rischio maggiore riguarda, però, questa inedita autonomia differenziata dell’energia elettrica che potrebbe portare in poco tempo a una vera e propria regionalizzazione del servizio. Un controsenso rispetto agli sforzi di Terna che con i due cavi sottomarini del Thirrenian Link e un investimento di quasi 4 miliardi euro ha l’obbiettivo di interconnettere Sicilia e Sardegna con le reti europee. Proprio in questi giorni la società specializzata NextGeo ha completato i rilievi geofisici e geotecnici per la posa dell’elettrodotto sottomarino. Inoltre il disimpegno dagli investimenti sulle rinnovabili per la Sicilia suona particolarmente sinistro. Enel è proprietaria di quella che si sta trasformando nella più grande gigafactory d’Europa, la 3Sun di Catania. Starace aveva già dato il via alla cessione del 50% della società per fare cassa ma adesso, mentre nel sito etneo sfilano da mesi politici di centrodestra, Giorgia Meloni compresa, Enel potrebbe rinunciare all’altra metà. 
La Repubblica Palermo, 9 marzo 2024

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