“Quale pace?” c’è scritto sul cartello poggiato a terra davanti al teatro Politeama a Palermo dove, al termine del flash mob “In corsa per la Palestina”, gli attivisti e le attiviste sono state aggredite verbalmente da una donna che contestava la presenza della sola bandiera palestinese negando il genocidio a Gaza. A sentir lei, e le sue urla ininterrotte comprensive di offese, gli arabi non vivono una condizione di apartheid in Israele e Gaza deve essere liberata esclusivamente dalla presenza di Hamas. Impossibile qualunque dialogo fino alla sua decisione di allontanarsi reiterando le offese

Quale pace, dunque, e soprattutto, come costruirla? Appena ieri, sabato mattina 18 ottobre, al Borgo Danilo Dolci di Trappeto, nell’aprire i lavori della giornata di studi a cura del Centro per lo Sviluppo Creativo Danilo Dolci in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo e con la Rete Università per la Pace, Daniela, figlia del sociologo, poeta e pacifista nonviolento, aveva esordito col dire che no, non c’è una ricetta per la pace, domandandosi, come già il padre in uno dei suoi primi scritti, cos’è pace?