| Il carro di Santa Rosalia |
di Rosario Giuè
Quest’anno il Festino ci ha invitato a
guardare a Santa Rosalia, questa figura simbolica, nel segno dell’inquietudine.
Rosalia donna inquieta per il dolore del mondo, per le ferite della sua città.
Ma i cattolici di Palermo oggi sono inquieti? Vivono l’inquietudine del nostro
tempo fino ad assumerne la fatica? Secondo Michele Serra (“L’amaca” del 9
luglio) in Italia per la maggioranza l’essere cattolici è «un omaggio alla
tradizione, un’abitudine sociale, un confort identitario». Solo per una
«valorosa e nutrita minoranza» di uomini e donne la fede cristiana è
«testimonianza di carità». È difficile negare che anche a Palermo l’essere
cattolici per la maggioranza non sia qualcosa di più di un omaggio alla
tradizione. Segno ne è che spesso, non raramente, le celebrazioni dei
sacramenti sono vissute come riti di passaggio sociale, senza il sorgere nella
coscienza di alcuna inquietudine, se non quella di fare bella figura. L’essere
cattolici, così, è qualcosa da consumare o da “pretendere”.























