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sabato, maggio 07, 2022

Trent’anni senza “L’Ora”. Un giornale il cui impegno civile rimane ancora oggi un esempio da seguire

 Un giovanissimo Leoluca Orlando nella sede dell'Ora con Sandro Pertini nel novembre 1985

di 
LEOLUCA ORLANDO*

Per oltre novant'anni il giornale L'Ora ha accompagnato la vita della città. Le sue pagine hanno segnato più epoche. E' stato, infatti, espressione dell'impegno di privati come i Di Rudini, i Florio, i Pecoraino e di grandi giornalisti che con le loro cronache, con le loro fotografie - penso a quelle straordinarie di Letizia Battaglia - hanno scandito la storia della nostra città, della Sicilia, dell'intero Paese. 

Una storia segnata dal governo della mafia, dal sistema di potere politico-affaristico-mafioso, dalle bombe delle stragi che hanno condizionato la nostra democrazia soffocata anche nel sangue di giornalisti liberi il cui impegno civile rimane, ancora oggi, un esempio da seguire. Mauro De Mauro, Cosimo Cristina e Giovanni Spampinato: i tre cronisti de L'Ora a cui tre anni fa il Comune di Palermo, in segno di gratitudine e memoria, ha dedicato una targa proprio in piazzetta Napoli. Un luogo simbolico che grazie alla volontà dell'amministrazione comunale e al “Comitato ex giornalisti de L'Ora” è stato ribattezzato in via Giornale L'Ora proprio per sottolineare l'importanza di una testata che si fonde con la storia di Palermo. 

Un giornale composto da uomini e donne che hanno lottato contro la mafia scegliendo di non girarsi dall'altra parte ma semplicemente facendo il proprio mestiere e cioè raccontare la realtà senza infingimenti, dare notizie senza piegarsi o strizzare l'occhio al potere. Una missione civile in un periodo nel quale si negava l'esistenza della mafia, in un tempo in cui Cosa Nostra aveva il volto dello Stato. 

Ecco perché ricordare L'Ora è importante. Prima parlavo di memoria che oggi continua ad essere coltivata con l'intitolazione di un cippo alla dinastia giornalistica dei Sofia: Nino senior, Marcello e Nino junior. Nonno, padre e figlio che in Sicilia hanno fatto la storia del giornalismo. Il primo guidò L'Ora per alcuni anni durante il fascismo cercando di dare spazio agli intellettuali d'opposizione al regime e che poi fece ripartire l'attività dopo la Liberazione; il secondo diede per primo via Ansa la notizia della morte del bandito Salvatore Giuliano e infine il terzo che seppe raccontare i misteri, ancora irrisolti, di Sicilia. 

L'Ora ha contribuito, grazie alla voce libera dei suoi giornalisti, a quella rivoluzione culturale che oggi rappresenta la cifra distintiva della nostra città. Dalla prima inchiesta con la quale L'Ora del direttore Vittorio Nisticò osò sfidare la mafia di Luciano Liggio sono passati quasi settant'anni, un'inchiesta che ebbe come conseguenza l'attentato alla tipografia. Trent'anni, invece, sono passati da quel 9 maggio 1992, giorno in cui le rotative di quella tipografia si fermarono per sempre, nonostante lo speranzoso “Arrivederci” stampato in prima pagina. Solo quindici giorni prima dall’inizio della mattanza mafiosa che, in virtù della indignata e ferma reazione dei cittadini e dello Stato, segnò un punto di non ritorno. Ricordare L'Ora significa rivivere le pagine di un diario civile, di una seconda lotta di Resistenza in difesa dei valori della nostra Repubblica.

*Sindaco di Palermo 

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