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martedì, aprile 01, 2014

Lumia a proposito della mancata candidatura al parlamento europeo: "La legalità blocca lo sviluppo? Al contrario: non c'è sviluppo senza legalità!"

Il sen. Giuseppe Lumia
La Direzione del Partito Democratico tenutasi a Palermo ha riproposto uno schema di pensiero che è stato motivo di drammi storici per la Sicilia e che oggi tenta di ripresentarsi prodromico di una tragedia tremenda. Dietro, infatti, l’attacco violento ed inusitato al Presidente Crocetta e l’opposizione alla candidatura alle elezioni europee del sen. Lumia si cela, anzi si malcela, la volontà di farla finita con l’avvìo delle riforme. La parola d’ordine è quella di sempre, e cioè che la legalità bloccherebbe lo sviluppo. I catanesi conoscono bene questo binomio satanico, è lo stesso che a Catania fece prosperare Mafia e Politica ai tempi dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse, è lo stesso che ha fatto dire a qualcuno che con la lotta alla Mafia è scomparso anche il lavoro – dimenticando questi smemorati con dolo che il lavoro che offre la Mafia si chiama omicidio, estorsione, spaccio di droga, corruzione.

Cosicché, oggi le ragioni della crisi non risiederebbero in decenni di spoliazione delle risorse dei siciliani, con un sistematico assalto mafioso alla diligenza bensì sarebbe colpa di quanti vogliono riportare la legge ed i cittadini (non i delinquenti) al centro del governo.
Ma vuoi vedere che la colpa della crisi è di Crocetta?
Vuoi vedere che in Sicilia c’è il più alto tasso di disoccupazione giovanile per colpa delle battaglie antimafia di Lumia?
Sinceramente, lo spettacolo che è andato in scena oggi a Palermo ha del paradossale  e persino del grottesco, poiché ci saremmo aspettati tutti che unanimemente da quei lavori venisse fuori l’appoggio totale a Crocetta perché vada avanti e completi il suo lavoro con l’appello a Lumia a candidarsi.
Ed invece, anche a mezzo di sofisticati pensatori - che potrebbero soltanto invocare l’esimente di chi non sa ciò che dice – si è mosso un attacco senza precedenti al progetto legalitario del governo Crocetta, mentre si sono ricercati sofismi legulei per dire no alla candidatura europea di Lumia.
La parola d’ordine, in nome dello sviluppo, sarebbe dunque la normalizzazione.
Poco importa a costoro di un dato ineluttabile, confermato non solo dal buonsenso ma anche da ricerche di economisti e studiosi del settore, che conferma come il presupposto dello sviluppo sia proprio la legalità, con una concorrenza vera finalmente ripristinata, con regole chiare che attraggano gli investimenti, con responsabilità precise che diano sanzioni certe a quanti violano le leggi, perché oggi va in sena il processo a quanti hanno osato portare la lotta a Palazzo d’Orleans, serve farla finita con questo Presidente della Regione che si permette ancora di tenere i partiti alle corde.
Eppure, non c’è convegno, seminario, dibattito, in cui non si spieghi che senza legalità non potrà esserci sviluppo, purché appunto non si passi dalle parole ai fatti, secondo la comica già conosciuta di chi scriveva “la Mafia fa schifo” per poi finire recluso proprio per concorso esterno nell’associazione mafiosa.

Poco importa se si butta a mare l’esperienza storica della Confindustria di Montante e Lo Bello, perché è meglio discutere con quell’impresa che, complice piuttosto che libera, collude con la politica anziché proporre e dialogare da pari a pari.
Qualcuno ignora anche che l’additare Crocetta e Lumia come coloro che hanno la colpa di bloccare tutto con la fissa della legalità significa operare un volontario isolamento di costoro, come a dire chissà a chi che occorre prendere le distanze da questi matti che propongono nuove leggi sul voto di scambio politico-mafioso  e che si permettono di fare gli sbirri con i magistrati.
Per carità, ci sarà anche chi sarà in buonafede in questa messinscena ma, consentiteci di dire che la buonafede in questi casi è persino più tragica di chi invece assume certe posizioni per interesse.
La verità è che Crocetta da governatore e Lumia da sostenitore primo del governo regionale hanno dato un colpo mortale al sistema diabolico e sanguinario di Cosa Nostra e che mai si era vista un’alleanza seria tra Governo e Magistratura per assicurare alla giustizia i delinquenti che hanno depredato il popolo siciliano.
Occorre, quindi, condizionare il governatore nella fase delicata del rimpasto, serve che ciascuno torni al suo posto che è quello di una Sicilia consolare, che prenda ordini da Roma e che lasci in pace la Mafia sviluppo S.p.A.
Incredibile allucinazione quella che si vuole propinare, facendo fuori un parlamentare come Lumia che da Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e dopo con l’attività di legislatore ha denunciato e perseguito i mafiosi, facendo sempre nomi e cognomi.
Vuoi vedere che Lumia candidato poi magari ti diventa Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Europea e si mette in testa di lottare la Mafia anche dall’Europa?
Il rovescio della medaglia sarebbe lo sviluppo di cui sarebbe rappresentante un tizio come quel Cappedazzu di Enna, al quale invece si riconosce per delega una candidata alle europee.
Vedi caso quello stesso Crisafulli che Lumia e Crocetta hanno messo all’angolo, lo stesso intercettato dai Carabinieri mentre apre in uno studio privato le buste contenenti le offerte di una gara pubblica, lo stesso che parlava con il boss Bevilacqua e non solo.
Possibile che qualcuno immagini di potere tornare impunemente agli anni ’80, dimenticando cosa è costata ai siciliani una stagione di lotte e di morti?
Attenzione, perché questa volta l’errore – se qualcuno davvero fosse in buonafede – sarebbe tragico e vorrebbe dire riconsegnare la Sicilia a Cosa Nostra che ne ha fatto da sempre la sua enclave internazionale, una sinecura del crimine che ha programma di governo di affamare e soggiogare un popolo con la violenza garantendosi in cambio fiumi di denaro da investire.
Crocetta resista e rilanci, Lumia non rinunci a porre la sua candidatura, che è simbolo di una svolta epocale, Crisafulli e compagni si rassegnino ad accettare una Sicilia diversa che non può tornare indietro: sarebbe contro la Storia ma soprattutto sarebbe un crimine contro il nostro popolo.
Quanti sono in buonafede invece riflettano, perché nel dna del PD c’è la storia di Portella della Ginestra, di Danilo Dolci, di Pio La Torre, e quanti altri sotto le insegne della sinistra storica hanno letto le ragioni di una lotta di liberazione della Sicilia.

 Tratto da sudpress.it

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