giovedì, marzo 03, 2022

Un errore nella confisca e la casa torna ai Badalamenti

 

Il casolare confiscato da restituire ai Badalamenti 

dal nostro inviato Salvo Palazzolo 

Cinisi, l’ordine di restituzione firmato dall’Agenzia nazionale. La denuncia di Giovanni Impastato “ Una beffa per l’antimafia”. La battaglia del sindaco per non perdere un immobile simbolo

CINISI — « Ora cosa dirò ai ragazzi che continuano a venire in questo casolare che fu del capomafia Badalamenti? » , scuote la testa Giovanni Impastato, il fratello di Peppino. « L’Agenzia beni confiscati ha comunicato che il 26 aprile dovremo restituire l’immobile al figlio di don Tano, perché venne commesso un errore nelle procedure » . Eccolo, l’ultimo pasticcio dell’antimafia. « Una situazione ridicola» : Giovanni Impastato è preoccupato. Dice che «in questo casolare che il Comune di Cinisi ci ha affidato dopo un restauro costato 400mila euro facciamo tante attività sociali. Far tornare qui i Badalamenti sarebbe una sconfitta». 


Il casolare alle porte di Cinisi si chiama oggi “Casa Felicia”, porta il nome della coraggiosa mamma di Peppino. Per l’Agenzia nazionale beni confiscati non c’è più nulla da fare, l’immobile va restituito al figlio del capomafia condannato per essere il mandante dell’omicidio Impastato. L’errore commesso tanti anni fa, una particella catastale non indicata, non può essere sanato. Ma il sindaco di Cinisi, Giangiacomo Palazzolo, non si arrende: « A prescindere dalla legittimità della richiesta di Leonardo Badalamenti, il codice antimafia dice che il Comune può ottenere il bene confiscato pagando un indennizzo».Badalamenti junior non si arrende. Il secondogenito del boss morto in un carcere americano nel 2004 conserva i misteri di famiglia, soprattutto quelli riguardanti il tesoro mai confiscato. Un grande tesoro che cercava il giudice Giovanni Falcone indagando all’inizio degli anni Ottanta su “ Pizza Connection”, il più grande affare di droga mai realizzato da Cosa nostra, fra il Medio Oriente, la Sicilia e gli Stati Uniti. 
«Anche per questo la restituzione del casolare suona come una beffa » , insiste Giovanni Impastato. Leonardo Badalamenti è tornato in Italia nel 2017, si è stabilito a Castellammare del Golfo, dove vive la madre. Ha avuto sempre una certa fortuna giudiziaria, il figlio di don Tano: incredibilmente, solo tre anni dopo il suo arrivo in Italia la giustizia si è accorta che era ricercato dal Brasile per traffico internazionale di droga. Nell’agosto del 2020 venne arrestato dalla Dia, ma qualche mese dopo è stato scarcerato. La corte d’appello di Palermo ha deciso che la richiesta di estradizione non può essere accolta, « perché viola alcuni punti del trattato bilaterale con il Brasile » . Un altro cavillo giuridico per Badalamenti. 
« Ora sono indignato — dice l’ex sindaco di Cinisi Salvatore Palazzolo, che nel 2010 si era accorto dell’errore nel decreto di confisca — all’epoca mi ero subito mosso per chiedere alla corte d’assise la correzione. E poi mi sono impegnato per restituire alla collettività quel bene simbolo. Una lunga battaglia per la legalità che non può essere cancellata». Adesso, sul banco degli imputati c’è l’Agenzia beni confiscati, accusata di scarsa collaborazione con il Comune di Cinisi. « Ho scritto più volte a Roma — dice il sindaco Giangiacomo Palazzolo — ribadendo la grande attenzione per questa vicenda. Il 18 gennaio 2021 l’Agenzia mi ha risposto dicendo che sul contenzioso in corso con il figlio di Badalamenti non c’erano aggiornamenti». 
E invece la situazione è precipitata. Qualche giorno fa è arrivata una lettera che parlava di sgombero immediato. Giovanni Impastato lancia un appello alla mobilitazione: «Dobbiamo restituire il bene alla mafia? » . A metà mattinata è un continuo viavai di visitatori a Casa Felicia. « Siamo appena stati nella palazzina di don Tano, nel corso principale di Cinisi», racconta unacoppia che arriva da Roma. «La lotta di Peppino Impastato contro Badalamenti è un esempio per i giovani», ripetono alcuni di studenti. Giovanni Impastato e il sindaco Palazzolo non hanno alcuna intenzione di restituire le chiavi del casolare. «Nel 2020 Leonardo Badalamenti aveva pure rotto i lucchetti: i metodi mafiosi non passeranno», ripetono.

La Repubblica Palermo, 3/3/2022

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