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martedì, marzo 15, 2022

LA GUERRA IN UCRAINA SPIEGATA DA UN ITALIANO DI SICILIA AGLI ALTRI ITALIANI


GIUSEPPE CARLO MARINO

(In memoria  del venerato amico Leonardo Sciascia)

Qui ritorno con maggiore chiarezza su un argomento già affrontato in altro post e letto da pochi. E’ una questione tanto semplice quanto complessa, quasi occultata dall’informazione ufficiale  e propagandistica, dalla  gran  parte di giornali e televisioni. E’ utile per capirla il richiamo alla storia dei rapporti tra la Sicilia e il resto d’Italia. Con un po’ di pazienza di lettura. 

Come è noto, in Sicilia si sviluppò con particolare intensità nel periodo 1943-1945 un importante movimento indipendentista che si dotò persino di un suo piccolo esercito di patrioti sicilianisti  al quale affluirono anche criminali comuni e briganti “politici” come Salvatore Giuliano (rinvio alla mia nota “Storia del separatismo siciliano”, Roma, Editori Riuniti, 1976).  


Se con l’aiuto determinante  delle grandi potenze mondiali  gli indipendentisti  fossero riusciti a far dell’isola uno Stato sovrano e se poi il restante Stato italiano  dopo qualche tempo fosse intervenuto militarmente per “riconquistarla”,  in quali condizioni si sarebbero trovati i siciliani ancora convinti di essere soprattutto e incontestabilmente anch’essi italiani e,  con riguardo ad una lunga tradizione storico-culturale, come metterla nel giudizio circa la “sicilianità” e  l’”italianità” – a parte quanto è  da riferire  alla “Scuola siciliana” fondatrice della stessa lingua italiana e ad una  caterva nei secoli di grandi letterati e scrittori fino all' età moderna – di un’intera classe dirigente di orgogliosi nativi della Sicilia indissolubilmente legati alla società nazionale italiana e alla sua vita amministrativa e politica con personalità del rilievo  dei Crispi, Amari, La Farina,  Di Rudinì, Di Sangiuliano, Vittorio Emanuele Orlando, Luigi Sturzo, Mario Scelba, ecc.?  E come la si metterebbe oggi con il sicilianissimo  Sergio Mattarella, presidente della repubblica italiana?

Ebbene, è una questione, questa, che si pone analogamente nell’odierno dramma dell’Ucraina , paese nel quale i suoi indipendentisti l’hanno avuta vinta erigendo uno Stato sovrano dopo il recente dissolvimento dell’Unione sovietica: come convincere molti ucraini, pur essendo anche russi, a ritenersi soltanto ucraini, a fronte di altri che continuano a ritenersi soprattutto russi pur senza rinunziare a dirsi e a sentirsi anche ucraini? E come metterla, con l’indiscutibile “russità” di indiscutibili “ucraini” come TROCKJI, KRUSCIOV, BREZNIEV, GORBACIOV  e molti altri che tanta parte hanno avuto, senza chiedersi se da “russi” o da “ucraini”, nella storia della Russia sovietica? La questione sarebbe facilmente risolvibile soltanto declassandola al livello di una “futile questione”, facendo  prevalere , come accadde nell’Ursss (soprattutto per merito di Lenin), sul nazionalismo alimentato e strumentalizzato da interessi di classe l’internazionalismo dei lavoratori. Ma, ben si sa, la vittoria del capitalismo occidentalista nella guerra fredda ha imposto una storia ben diversa e Putin con il suo neozarismo ne è una tragica conseguenza.

Solo se si comprende tutto questo, si riesce a comprendere quel che ci viene sistematicamente occultato dalla “strappalacrime”  propaganda occidentalista: OGGI,  IN UCRAINA, SOLTANTO FORMALMENTE  E’ IN CORSO UNA GUERRA TRA DUE ENTITA’ STATUALI SOVRANE (in cui l’una è responsabile di avere aggredito e invaso l’altra);  IN REALTA’, INVECE; E’  IN CORSO UNA GUERRA CIVILE CON TUTTE LE CONTRADDIZIONI E LA FEROCIA DI OGNI GUERRA CIVILE.  Dio ci aiuti a non farla degenerare in una guerra mondiale! E noi, mentre doverosamente tentiamo di soccorrerne le vittime innocenti, guardiamoci dall’alimentarla con l’invio di armi e facciamo la nostra parte per circoscriverla e spegnerne l’immane e diffusivo incendio, prima che sia troppo tardi.

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