lunedì 7 giugno 2021

In ricordo di Epifani, scomparso improvvisamente oggi: “Ciao, sono Guglielmo...”

Il mio intervento al congresso di Rimini (4 marzo 2006)

DINO PATERNOSTRO

Ero stanco, preoccupato e un po’ scoraggiato quel sabato 28 gennaio 2006. Ero stato svegliato alle 4 del mattino dalla polizia e dai vigili del fuoco. “La sua macchina sta andando a fuoco”, mi disse il poliziotto. Dal balcone di casa la vidi la macchina, la mia Opel Vectra, che le fiamme stavano divorando.

Pensavo a mille cose e a nulla, ma qualcosa dovevo dirla a mia figlia di otto anni, che mi chiedeva perché c’era gente così cattiva che mi aveva bruciato la macchina. “Sarà stato un corto circuito, gioia mia, stai tranquilla”, dissi non so quanto convincente. Poi fu un tourbillon di telefonate, giornalisti, polizia e carabinieri per i verbali di rito. “Qualcuno l’aveva minacciata? Ha fatto qualcosa che possa spiegare l’attentato? Sospetta di qualcuno?”, le prime domande di prammatica. 

Che domande! Ero segretario della Camera del lavoro di Corleone, stavo conducendo diverse vertenze (nettezza urbana, servizi di pulizia, lavoro nero...). E due mesi prima avevo scritto un libro che mai nessun corleonese aveva avuto il coraggio di scrivere: la storia dei “corleonesi”, dei mafiosi di Corleone, chiamandoli tutti con nome e cognome. A partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Un libro pubblicato con l’Unità e distribuito in tutte le edicole d’Italia. 

Ripeto, ero stanco, preoccupato, impaurito e un po’ confuso. Intorno a mezzogiorno squilló per l’ennesima volta il cellulare. “Pronto...”. “Ciao, sono Guglielmo...”. Era proprio lui, Guglielmo Epifani, il segretario generale della Cgil. Aveva saputo dell’attentato e subito mi ha voluto sentire, sostenere, incoraggiare. Ci riuscì. Lo ringraziai. Mi invitò al congresso nazionale della Cgil che si sarebbe svolto a Rimini dall’1 al 4 marzo. E mi chiese di portare la mia testimonianza. Lo feci con grande emozione la mattina del 4 marzo. E ricordo che Guglielmo seguì il mio intervento con grande attenzione. Nella sua relazione mi aveva dedicato un pensiero affettuoso: “Voglio esprimere - disse - l’affetto e l’ammirazione, a nome di tutto il Congresso, al nostro segretario della Camera del Lavoro di Corleone, Dino Paternostro, minacciato ma non intimidito dalla mafia: ultimo di una serie lunga di atti compiuti contro sedi e persone della Cgil, che non hanno risparmiato, come a Comiso, il coraggio civile delle nostre giovani compagne.”

Ho incontrato tante altre volte Guglielmo Epifani ed ho sempre apprezzato il suo stile, la sua gentilezza, il suo affetto sobrio. 

Lo ricorderò, lo ricorderemo sempre. 

P.S. Ricordo ancora la grande manifestazione di solidarietà nei miei confronti, organizzata dalla Cgil la mattina di domenica 29 gennaio. Ho stretto tante mani e abbracciato tante compagne e tanti compagni, arrivate/i da ogni angolo della nostra provincia per non farmi sentire solo. Ancora oggi sono grato di questo, di questa capacità di farmi sentire la Cgil come la “mia famiglia”. 

E voglio ringraziare, a distanza di tanto tempo, anche il sindaco Nicolò Nicolosi (era sindaco anche allora!) che mi chiese di poter partecipare alla manifestazione di solidarietà. Non era né ovvio né scontato. Allora ci dividevano tante cose (e tre querele). Ma di fronte all’attentato intimidatorio, Nicolosi non ebbe tentennamenti. Scelse di stare con me e con la Cgil, contro i “soliti ignoti”. E partecipò alla manifestazione di piazza Falcone e Borsellino. (Dp)


GALLERIA FOTOGRAFICA


La manifestazione di solidarietà del 29 gennaio a Corleone
in piazza Falcone e Borsellino 

L’intervento di Italo Tripi, segretario generale Cgil Sicilia 

L’intervento di Italo Tripi, segretario generale Cgil Sicilia

Il mio intervento al congresso nazionale della Cgil
(nello schermo a dx: Guglielmo Epifani)

L’intervento di Pippo Cipriani 

Il mio intervento al congresso nazionale della Cgil
(nello schermo a dx: Guglielmo Epifani)


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