Mariani: «I cittadini collaborino attivamente nella lotta al pizzo». Mazzocco: «In tanti oggi dicono no al racket». Il figlio dell’imprenditore ucciso: «Mio padre ha detto la verità, senza ipocrisia». L'app di Addiopizzo nasce per essere il più vicino possibile ai cittadini che con il telefonino possono scegliere le attività commerciali che non si piegano al racket
Fabio Geraci
Palermo, 10 gennaio 1991: una data che ha segnato la storia della lotta al racket. Con la sua lettera al «caro estortore», pubblicata sul Giornale di Sicilia, Libero Grassi ha rotto il muro di omertà sfidando Cosa nostra. A distanza di 34 anni la sua denuncia continua a essere un simbolo di coraggio, ma oggi la battaglia contro il pizzo è sostenuta anche da strumenti digitali che consentono di rafforzarne l'efficacia. La città che non cede è infatti arrivata sugli smartphone: Addiopizzo ha presentato ieri l'applicazione Pago chi non paga che, dopo averla scaricata, permette di individuare tramite geolocalizzazione ristoranti, bar e negozi di abbigliamento e altre attività commerciali che hanno scelto di non pagare la cosiddetta «messa a posto». Realizzato grazie al






































