sabato, gennaio 11, 2025

L’app che mette a posto... gli estorsori. A 34 anni dalla lettera-denuncia di Libero Grassi pubblicata sul Giornale di Sicilia, Addiopizzo ha presentato l'applicazione “Pago chi non paga”


Mariani: «I cittadini collaborino attivamente nella lotta al pizzo». Mazzocco: «In tanti oggi dicono no al racket». Il figlio dell’imprenditore ucciso: «Mio padre ha detto la verità, senza ipocrisia». 
L'app di Addiopizzo nasce per essere il più vicino possibile ai cittadini che con il telefonino possono scegliere le attività commerciali che non si piegano al racket

Fabio Geraci

Palermo, 10 gennaio 1991: una data che ha segnato la storia della lotta al racket. Con la sua lettera al «caro estortore», pubblicata sul Giornale di Sicilia, Libero Grassi ha rotto il muro di omertà sfidando Cosa nostra. A distanza di 34 anni la sua denuncia continua a essere un simbolo di coraggio, ma oggi la battaglia contro il pizzo è sostenuta anche da strumenti digitali che consentono di rafforzarne l'efficacia. La città che non cede è infatti arrivata sugli smartphone: Addiopizzo ha presentato ieri l'applicazione Pago chi non paga che, dopo averla scaricata, permette di individuare tramite geolocalizzazione ristoranti, bar e negozi di abbigliamento e altre attività commerciali che hanno scelto di non pagare la cosiddetta «messa a posto». Realizzato grazie al

A Riace Mimmo Lucano applica la sua rivoluzione: accogliere migranti, integrarli nella comunità e creare nuovi posti di lavoro. Ci spiega come…


Intervista di Mattia Madonia con Domenico (Mimmo) Lucano

"Quando nel 2004 Mimmo Lucano diventa per la prima volta sindaco di Riace, il piccolo paesino calabrese è a un passo dalla sparizione: i giovani che se ne vanno, il lavoro che manca, lo spopolamento a mangiarsi inesorabilmente il territorio. In pochi anni però Lucano applica la sua rivoluzione: accogliere migranti, integrarli nella comunità e creare nuovi posti di lavoro. Il modello Riace fa il giro del mondo: Lucano vince riconoscimenti internazionali come miglior sindaco, finisce addirittura nel documentario Il volo del regista tedesco Wim Wenders. La destra, in piena propaganda anti-immigrati, si infuria. La magistratura inizia a mettergli gli occhi addosso. La prima richiesta di tredici anni e due mesi di carcere per presunti reati legati alla gestione dell’immigrazione sembra fuori dal mondo. Lo stesso Wenders commenta dicendo che non sarebbe meno ridicolo, a questo punto, vedere Papa Francesco in manette per reato di umanità. Le accuse vengono smontate pezzo dopo pezzo, e da qualche mese Lucano non soltanto è stato rieletto per la quarta volta sindaco di Riace, ma anche europarlamentare. E non sono ruoli di facciata. Vive sulla tratta calabro- belga a costo di consumarsi, ma spiega che non può fare altrimenti per portare avanti tutte le sue battaglie.

venerdì, gennaio 10, 2025

Giovanni Mercadante: “Vidi il killer di Mattarella mentre sparava, si muoveva come un grillo”

Giovanni Mercadante

Intervista all’ex deputato regionale di Forza Italia condannato per mafia 

di Salvo Palazzolo

«Quella mattina del 6 gennaio 1980 mi torna spesso in mente – ricorda il dottore Giovanni Mercadante mentre sorseggia un cappuccino, al tavolino di un bar del centro – ero in auto con moglie e figli, stavamo tornando a casa dopo la messa dell’Epifania: da via Tommaso Gargallo svoltai su via Libertà e in quel momento sentii dei colpi. 
Qualche istante dopo, vidi un giovane che sparava contro un’auto, era piazzato dal lato opposto a quello di guida. Capii subito, sapevo che lì abitava il presidente della Regione». 

Le lotte contro la miseria dei Fasci dei lavoratori


Il libro. L'isola ribelle di Serafina Ignoto racconta le rivolte dei contadini alla fine dell'Ottocento

di Anna Cane

L'isola è la Sicilia, i ribelli sono i contadini e gli operai disperati che chiedono pane e dignità. Protagonista del primo romanzo della palermitana Serafina Ignoto, ambientato nella fine dell'800, è Andrea Pavan, inviato de La Tribuna di Roma, che va in Sicilia per seguire da vicino le rivolte dei Fasci dei Lavoratori. Il nome del reporter è di fantasia ma il personaggio si ispira alla storia vera del giornalista Adolfo Rossi.

Pavan, accolto al suo arrivo dal collega Salvo Rizzo del Giornale di Sicilia, raccoglie la voce degli indifesi, dei miserabili, dei contadini ridotti in schiavitù, degli uomini e delle donne che si ribellano alla miseria e ai soprusi. Si, anche le donne.

La rivoluzione di Trump, il protagonismo di Musk e il futuro della nostra democrazia

Elon Musk – Foto da Trump White House Archived in Flickr

di Giuseppe Savagnone

Una nuova visione del ruolo internazionale della democrazia

Il comprensibile entusiasmo dei giornali e dell’opinione pubblica per la liberazione di Cecilia Sala rischia di far perdere di vista la problematicità del contesto in cui è maturato il successo dell’operazione diplomatica della nostra premier, sulla linea del suo proposito di ridare all’Italia il prestigio che, secondo lei, aveva perduto a livello internazionale.

Un richiamo a tale contesto viene dal fatto che quel successo è stato reso possibile dall’incontro cordiale della Meloni col presidente eletto degli Stati Uniti e dalla voce – subito smentita da Palazzo Chigi – che in questa occasione sia stato stretto un accordo con Elon Musk per aderire al sistema satellitare di SpaceX.

A Piana uno scrigno delle tradizioni arbereshe


Il restauro ha reso il museo della cultura di Piana degli Albanesi pienamente accessibile. All'interno delle sale spazio a storia, abiti e gioielli: una sezione dedicata alla strage di Portella della Ginestra 

Marcella Croce

Quattro mesi fa ha riaperto le sue porte dopo importanti interventi di restauro e manutenzione, il Musarb, il museo della cultura arbëreshë Nicola Barbato. a Piana degli Albanesi. Un museo totalmente rinnovato e accessibile anche alle persone con disabilità fisiche: è stata aumentata la superficie espositiva con nuovi impianti e servizi tra i quali un ascensore, il doppio ingresso, di cui uno per disabili, il doppio guardaroba, una sala conferenze, un piccolo bookshop, touch screen per gli approfondimenti.

FONDAZIONE ORESTIADI, FRANCESCA CORRAO È IL NUOVO PRESIDENTE

Francesca Corrao

Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Orestiadi ha nominato all’unanimità ilnuovo presidente. Si tratta della professoressa Francesca Corrao che aveva già ricoperto questo ruolo tra il 2011 e il 2013.

Ho accettato – dichiara la professoressa Corrao – di guidare la Fondazione Orestiadi in seguito alle inattese dimissioni dell’onorevole Pumilia che torno a ringraziare insieme a tutto il Consiglio di amministrazione per l’efficace lavoro svolto in 9 anni di guida sapiente della Fondazione e del suo straordinario impegno. Continuerò a portare avanti il grande progetto della rinascita di Gibellina fondata su un grande investimento sulla cultura e sull’arte. Non sono – aggiunge – una presidente sola ma lavorerò con il supporto collegiale del Cda, della giunta esecutiva e di tutta la Fondazione, che ha al suo interno straordinari professionisti. Lavoreremo sempre in sintonia con tutti gli amici artisti e la meravigliosa squadra che ha portato il comune di Gibellina a vincere il titolo di prima Capitale dell’arte contemporanea, e con la comunità di Gibellina che è la vera vincitrice, per il futuro dei giovani di questo territorio“.

Contro il pizzo delle mafie ancora molta è la strada da fare per riappropriarci della dignità


FRANCESCO PALAZZO

Nel 2024, la notizia è di questi giorni, 800 casi di pizzo venuti alla luce, la punta di un iceberg,  chissà quanti sono rimasti nel buio, hanno provocato soltanto 11 denunce per quanto riguarda ovviamente le vittime. Una percentuale basssissima, davvero risibile e assai preoccupante. 

A conferma di questo aggiungiamo, ed è sempre notizia fresca fresca, il flop del fondo comunale palermitano antiracket. Soltanto due imprenditori hanno presentato domanda e dovranno perciò essere restiuiti milioni di euro. Il terzo aspetto, ossia il racket applicato giornalmente sull'economia siciliana, ci fa registrare in queste ore, mettendo il bollo sui primi due punti, la notizia che a Sferracavallo soltanto un commerciante, peraltro palermitano d'adozione, ha avuto il coraggio di ribellarsi.

Sciara, davanti al Memoriale per Salvatore Carnevale

 

Monumento funebre a Salvatore Carnevale, Sciara contrada Cozzira Sicchi (ph. Angelo Pitrone)

di ANGELO PITRONE

Una domenica verso la metà dello scorso novembre, con alcuni amici, decidiamo di fare una gita a Sciara (PA) per visitare il monumento funebre a Salvatore Carnevale, ucciso dalla mafia il 16 maggio del 1955, e vedere la mostra del grande fotografo Nicola Scafidi a lui dedicata.

Ci accompagnano Liliana e suo marito Lillo. Seguendo una vecchia Regia Trazzera, tra il fiume Torto e il paese di Sciara , a mezza costa su una collina coltivata a cavoli e sparacello, in contrada detta dei Cozzira Sicchi, ci compare una piccola edicola votiva come quelle che spesso si incrociano per i viottoli di campagna.

giovedì, gennaio 09, 2025

MA CHI È ELON MUSK?


GIANNI CUPERLO

Vastissima eco su giornali e tivù dell’ipotetico accordo tra il nostro governo e Elon Musk (1 miliardo e mezzo per consegnare all’uomo più ricco del pianeta un notevole margine di controllo sulle nostre telecomunicazioni e conseguente cybersicurezza).

Palazzo Chigi ha smentito la firma in calce al contratto (ma non la trattativa).

Noi (le opposizioni) abbiamo chiesto che la premier venga alle Camere a riferire.

Sullo sfondo del tutto, le improvvise e impreviste dimissioni di Elisabetta Belloni dalla direzione della struttura che sovraintende all’attività dei nostri servizi di sicurezza.

martedì, gennaio 07, 2025

DUECENTO ANNI FA MORIVA FERDINANDO I, UNO DEI SOVRANI PIÙ LONGEVI DI SEMPRE, COSTRETTO A RIFUGIARSI NELL’ISOLA


Ferdinando I, il re bambino che sopravvisse alla rivoluzione

di Amelia Crisantino 

Di sicuro, con i 65 anni e tre mesi in cui – non sempre saldamente – rimane sul trono, Ferdinando di Borbone, di cui ricorre il bicentenario della morte, è tra i sovrani più longevi di sempre. È diventato re a soli otto anni perché suo padre Carlo III, che aveva rifondato la monarchia meridionale unendo Napoli e Sicilia separate da secoli, ha lasciato il Meridione per diventare re di Spagna. 

L’INTERVISTA. Leoluca Orlando: “I boss non sparano più, noi stiamo abbassando la guardia”

Leoluca Orlando: «La spartizione dei fondi pubblici certamente non è mafia. Ma crea un contesto in cui la mafia può fare affari. Non è un caso che Mattarella, con la legge 1 del 1979, avesse provato a limitare in modo drastico la discrezionalità di deputati e assessori sulle risorse da destinare ai Comuni». 


Piersanti Mattarella

di Accursio Sabella

«L’esito dei processi a volte può dipendere anche dall’abilità di un avvocato o dalla mancata notifica di un ufficiale giudiziario. Ma il nostro dovere, oggi, è quello di tenere alta la guardia, nell’attesa che la verità giudiziaria sull’omicidio di Piersanti Mattarella si avvicini il più possibile alla verità storica». 
L’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando, oggi europarlamentare, è stato anche consigliere giuridico del presidente della Regione ucciso dalla mafia il 6 gennaio di 45 anni fa. 
Le indagini sembrano a una svolta, nell’individuazione dei killer. Da cosa bisogna partire, invece, per giungere a questa verità storica di cui parla? 

Omicidio Piersanti Mattarella, la pista mafiosa non basta per cancellare le responsabilità nere


STEFANIA LIMITI
g
iornalista e scrittrice

Le novità investigative sull’uccisione di Piersanti Mattarella, nate su impulso di una lettera anonima, potrebbero contribuire a chiarire alcuni aspetti di quel delitto politico ma non a chiuderlo definitivamente.

Ci auguriamo che la procura di Palermo possa ridefinire più solidamente di quanto non sia stato possibile in passato il contributo della mano mafiosa all’operazione del 6 gennaio 1980: diversi pentiti – Buscetta, Mannoia, Mutolo, Di Carlo – hanno parlato di Nino Madonia, il boss oggi incriminato insieme a Giuseppe Lucchese, come il killer di Mattarella ma con dichiarazioni contraddittorie e sempre de relato. Dichiarazioni che forse hanno contribuito ad alleggerire la pressione investigativa sulla “pista nera” del delitto che, sebbene abbandonata a sé stessa, resta tra i più lucidi contributi di Giovanni Falcone nella descrizione del potere italiano degli anni 80 del secolo scorso.

10 Gennaio 1991/10 Gennaio 2025: a Palermo la “Prima Giornata Nazionale Antiracket” promossa da “Sos Impresa” per fare tesoro del sacrificio di Libero Grassi che con la lettera al “Caro Esortore” diceva no alla mafia


Una data storica, il 10 gennaio 1991, da ricordare quale spartiacque tra il silenzio che aleggiava sui tanti imprenditori che subivano in silenzio la violenza della criminalità mafiosa e l’inizio di un percorso che darà vita al movimento antiracket a Palermo e in Sicilia. 

È, infatti, il 10 gennaio 1991 quando, sulle pagine del Giornale di Sicilia, sarà pubblicata “Caro estortore”, la famosa lettera con cui Libero Grassi dichiarava pubblicamente di rifiutarsi di pagare il "pizzo" agli estortori mafiosi. Una coraggiosa azione che non solo ruppe il silenzio, ma scardinò un meccanismo di omertà che aveva reso il racket una pratica accettata e quasi invisibile, ovunque e soprattutto in Sicilia. Prima di quel gesto, infatti, chi subiva le estorsioni si trovava solo, intimidito dalla violenza e dalla paura delle ritorsioni e,

Silp Cgil: “FdI regala panettoni ai questori ma tagli alla Polizia”. Il segretario del sindacato di polizia Silp Cgil, Pietro Colapietro: “Non abbiamo bisogno di elemosina, contratto vergognoso”


Pietro Colapietro (Silp Cgil)

(ANSA) - ROMA, 07 GEN - "Non abbiamo bisogno di elemosina, ma 
di fatti concreti". Il segretario del sindacato di polizia Silp 
Cgil, Pietro Colapietro, prende di mira gli esponenti di Fratelli d'Italia.

"Da Milano a Salerno, dalla Toscana alla Puglia, a tantissime altre realtà - rileva Colapietro - in questi giorni di festività natalizie abbiamo assistito alla passerella di amministratori locali, consiglieri comunali e regionali, deputati e senatori di Fdi che nei rispettivi collegi hanno portato panettoni e pandori al questore o al prefetto, con tanto di comunicato stampa successivo per esprimere solidarietà alle forze di polizia.

Nel pomeriggio dello scorso 2 gennaio, Placido Rizzotto è tornato a vivere tra noi, a Corleone, tramite le testimonianze raccolte da Danilo Dolci


di DINO PATERNOSTRO

Lo scorso 2 gennaio a Corleone Placido Rizzotto ha parlato tramite le parole accorate e amare di Carmelo, l’anziano padre. E tramite il racconto di Vincenzino Benigno, suo amico fino al 1948, che nel 1964, però, ha armeggiato con la zia Leoluchina Sorisi per coprire la latitanza di Luciano Liggio. Tanto che poi zia e nipote furono arrestati dal commissario Mangano e dal colonnello  Milillo e condannati in tribunale per favoreggiamento del boss mafioso corleonese, sicuramente uno degli assassini di Rizzotto. 

Grazie a Danilo, che nel 1958 aveva aperto a Corleone un Centro Studi e Iniziative (nel pianterreno nella casa di via S. Agostino, accanto alla casa  Binenti-Alfieri), le parole di Placido sono arrivate fino a noi, stampate in due capitoli del libro “Spreco”, pubblicato da Einaudi nel 1960. Abbiamo assunto l’impegno, grazie alla generosa disponibilità del figlio di Danilo, Amico Dolci,

Giovanni Perrino: “Quella storia del socialismo, il rimprovero del parroco, il sorriso di mio padre…”

Giovanni Perrino

Sul Centro Studi e Iniziative, istituito nel 1958 a Corleone da Danilo Dolci, pubblichiamo la testimonianza del corleonese Giovanni Perrino, che a quel tempo era uno dei ragazzini che frequentava il Centro, incuriosito dai tanti libri che venivano dati in prestito gratuito.  

di Giovanni Perrino

All’inizio degli anni sessanta, Danilo Dolci aprì un Centro di Lettura  di fronte al Liceo classico. Tutto avvenne nel generale silenzio, gli studenti se ne accorsero per caso un giorno all’uscita di scuola; il Centro era solo una stanza di fronte alla chiesa di Sant’Agostino. 

Ma non era solo la novità ad attrarre gli studenti quanto piuttosto la varietà e modernità di quei libri disposti sui tavoli ai tre lati della stanza. Danilo Dolci era un uomo eccezionale che era piovuto chissà da dove, in un deserto culturale e in una società civile che, nonostante tutto, si rifiutava di morire in un tramonto senza fine.

lunedì, gennaio 06, 2025

DELITTO MATTARELLA: NON SOLO LA "MATRICE MAFIOSA". COME SI INCROCIARONO LE STRADE DI COSA NOSTRA E GRUPPI NERI

Nelle immagini: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella accanto al corpo del fratello assassinato, il celebre scatto di Letizia Battaglia; Nino Madonia, Giuseppe Lucchese; Francesco La Licata

di FRANCESCO LA LICATA

Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, detto "Lucchiseddu", sono dunque indicati - con tanto di imprimatur giudiziario - come due degli esecutori materiali dell’omicidio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Capo dello Stato, assassinato a Palermo il giorno dell’Epifania del 1980. 

Sono trascorsi 45 anni ma, alla fine, quello che era sulla bocca di tutti sembra aver ricevuto un qualche riscontro investigativo. Non sembri, questo, un traguardo trascurabile (i due stanno scontando più di un ergastolo per altri delitti) nell’attività che magistrati e inquirenti svolgono da anni nel tentativo di offrire una chiara matrice per un delitto oggettivamente identificabile come "politico" e quindi attribuibile alla mafia, ma anche ad "interessi alti" di gruppi di potere occulti. Sembra perciò, in questo senso, abbastanza stucchevole e fuorviante il dibattito che focalizza tutta l’attenzione sul fatto che Lucchese e Madonia sono mafiosi e quindi il "delitto è solo di matrice mafiosa". 

domenica, gennaio 05, 2025

L’ANNIVERSARIO DEL DELITTO FAVA. L’omicidio di mio padre ha spaccato in due Catania, mai un sindaco alla lapide

Pippo Fava

di Claudio Fava

Anche oggi, a 41 anni dalla morte di Giuseppe Fava, mi sentirò garbatamente chiedere da molti colleghi cosa sia cambiato a Catania e in Sicilia. Risponderò: tutto e nulla. Quello che è cambiato lo sappiamo: una percezione diversa, meno irresponsabile dell'emergenza mafiosa.

Si è diffuso nella nazione un alfabeto civile che tiene insieme, nel proprio ragionamento, il tema del contrasto alla mafia accanto a quello della democrazia. 
Poco o nulla è cambiato sul fronte della verità: che manca. E a questa rapina di verità ci siamo lentamente abituati, come una decima che si deve pagare alla storia. Poco o nulla ancora oggi sappiamo delle mani inguantate che accompagnarono quasi tutti i più osceni delitti di mafia. Non penso solo a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino: vale anche per Piersanti Mattarella, vale anche per Giuseppe Fava.

L’AMACA. Il trionfo di una maschera

Benito Mussolini 

di MICHELE SERRA

Nelle foto che, in questi giorni, accompagnano le rievocazioni del discorso di Mussolini che inaugurò la dittatura fascista, mi colpisce ciò che mi ha sempre colpito più di ogni altra cosa, a proposito del fascismo e del suo fondatore: la postura imperiosa, i pugni sui fianchi, il mascellone proteso, la faccia atteggiata a maschera volitiva, quello che oggi si chiama “linguaggio del corpo”. 

Una figura grottesca, un disegno di Grosz, una caricatura della virilità e della forza: mi sono sempre chiesto come sia stato possibile che un personaggio siffatto – fisicamente: un caratterista – abbia sedotto un numero così grande di italiani, diventando artefice, a furor di popolo, di una delle più grandi tragedie del Novecento. 
È una domanda, ancora oggi, senza risposta. 

Svolta nel delitto Mattarella ecco i nomi dei due killer

Piersanti Mattarella 


SALVO PALAZZOLO
La procura di Palermo indaga Nino Madonia, esecutore materiale, e Giuseppe Lucchese, che guidava l’auto della fuga Entrambi sono in carcere da oltre 30 anni, condannati per altri omicidi. Resta l’ombra dei legami con l’estrema destra 

PALERMO — Quarantacinque anni dopo, ha un nome il killer che uccise Piersanti Mattarella: fu il boss mafioso Antonino Madonia a scaricare sei colpi di calibro 38 addosso al governatore che voleva riformare la Sicilia e la politica, era il fratello dell’attuale Capo dello Stato. Oggi, ha un nome anche il killer che guidava la 127 della fuga: è Giuseppe Lucchese, un altro pupillo dei Corleonesi. La Cupola di Cosa nostra scelse due fidati sicari delle cosche per fermare il presidente della Regione che cercava di smantellare quel gruppo di potere costituito da mafiosi, politici e imprenditori. 

IL PERSONAGGIO. Il pentito Mutolo: “Lo dico dal 1992, il killer di Mattarella è il mafioso Antonino Madonia, avrei voluto segnalarlo a Borsellino”


PALERMO — «Lo dissi dopo la strage di via D’Amelio che il killer di Piersanti Mattarella era il mafioso Antonino Madonia». Gaspare Mutolo è stato l’autista di Salvatore Riina, poi nel mese di luglio del 1992 iniziò a parlare con Paolo Borsellino. «Ma con lui non ci fu tempo di parlare dell’omicidio Mattarella — dice oggi al telefono — in quel momento avevo l’urgenza di riferirgli degli infedeli all’interno delle istituzioni». 

Dopo la strage di via D’Amelio, Mutolo mise a verbale il nome di Nino Madonia: «Ai magistrati che mi interrogavano dissi di mettere a confronto la foto del figlio di Ciccio Madonia con quella di Giusva Fioravanti, il terrorista nero che veniva indicato come l’assassino del presidente Mattarella: nel 1980 erano entrambi giovani, sono due gocce d’acqua ». Ma all’epoca la procura di Palermo non cambiò idea sul killer di Piersanti Mattarella.

La lezione di Dolci, una sfida all’oblio attraverso le testimonianze


di Giacomo Pilati

Ha ragione Maurizio Piscopo a suggellare nel titolo del suo libro Ci hanno nascosto Danilo Dolci, edito da Navarra, una affermazione che pesa quanto una sentenza: l’oblio colpevole sulle opere e sulla vita di uno dei protagonistici della storia del Novecento. 
Piscopo che di mestiere ha fatto il maestro elementare a Palermo, non si è mai piegato all’idea di dovere rinunciare a raccontare ai suoi alunni la poesia e la fabula degli insegnamenti del sociologo triestino, ignorato dai libri di testo, eppure fondamentale per la narrazione di una Sicilia irriducibile, che combatte la rassegnazione con le armi della cultura e della non violenza. Ed è per queste ragioni che Dolci è entrato fra i banchi delle sue classi. 

Avrebbe compiuto 77 anni. GIOVANNI IMPASTATO: “È IL COMPLEANNO DI PEPPINO. IL REGALO PIÙ BELLO? LA SUA STORIA CONSEGNATA AI GIOVANI”


di Riccardo Vaccaro

Oggi 5 gennaio Peppino Impastato avrebbe compiuto 77 anni.

Oggi Peppino Impastato avrebbe compiuto Una giornata che, per chi lo conosceva e per chi ne porta avanti il messaggio, non può essere solo una data sul calendario, ma un momento di riflessione e ricordo. Peppino, simbolo di coraggio, coerenza e resistenza, ha dedicato la sua breve ma intensa vita alla lotta contro la mafia, lasciando un segno indelebile nella storia italiana.

sabato, gennaio 04, 2025

Omicidio Piersanti Mattarella, 45 anni dopo due nuovi indagati

L’omicidio mafioso di Piersanti Mattarella

di LIRIO ABBATE

La procura di Palermo ha raccolto nuovi elementi sugli esecutori dell’agguato del 1980

ROMA — Ci sono due nuovi indagati nell’inchiesta sull’omicidio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, assassinato il 6 gennaio 1980 a Palermo. Si tratta di soggetti legati alla mafia accusati di essere stati i sicari dell’esponente della Dc, fratello del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Allievo di Aldo Moro, Piersanti Mattarella era lontano dal cliché del notabile siciliano, e ha pagato con la vita il suo impegno politico di rinnovamento. Per questo agguato sono stati condannati definitivamente solo i mandanti, cioè i boss che facevano parte della Commissione di

IL DIBATTITO. Alleati contro la tecnodestra

Achille Occhetto

di ACHILLE OCCHETTO

La politica fa ancora fatica a vedere che siamo di fronte a cambiamenti epocali che nessuno aveva previsto e che si configurano come una inedita “emergenza democratica” che richiederebbe una risposta unitaria di tutta la democrazia militante al pericolo della nostra epoca: il nuovo autoritarismo, che cavalca la fumosa e fumogena suggestione della “democrazia illiberale”. 
Si tratta di una rivoluzione dall’alto che ha cambiato non solo l’economia ma anche la cultura; una rivoluzione che sembra portare dentro di sé la rapidità della decisione e l’affossamento di ogni forma di intermediazione e di controllo. Ciò a cui stiamo assistendo non è mera involuzione conservatrice, ma un aspetto della stessa innovazione rivoluzionaria interna alla tecnologia a guida neoliberista. In sostanza una originale risposta neoliberista alla crisi del vecchio neoliberismo. La “tecnodestra” di Elon Musk è insieme un innesto e un

Contro la democrazia, il discorso del 3 gennaio del 1925 di Benito Mussolini

Cento anni fa il capo del fascismo rivendicò in parlamento l’uso politico della violenza, aprendo definitivamente la via della dittatura


Ritratto del dittatore Benito Mussolini

Foto: Cordon Press


Simone Cosimelli

«L’opera è al Governo. E il Governo l’ha già l’iniziata». Scrisse così Enrico Corradini, senatore del Regno d’Italia e uno dei massimi riferimenti del nazionalismo italiano, nel primo numero del gennaio 1925 di Gerarchia, la rivista teorica del fascismo, insistendo sul fatto che l’autoproclamata rivoluzione delle camicie nere fosse inarrestabile, anche grazie all’idea di costruire uno «Stato forte». 

In quegli stessi giorni Benito Mussolini, leader del Partito nazionale fascista (PNF) e presidente del Consiglio in carica, nonché direttore di Gerarchia, portava a termine un passaggio cruciale per completare il suo assalto al potere, fuori dalle colonne stampate delle pubblicazioni cartacee.

Il 3 gennaio 1925, cento anni fa, Mussolini tenne infatti un discorso alla Camera dei deputati affrontando direttamente le critiche ricevute dopo il caso Matteotti, accusando le opposizioni di voler organizzare una sedizione e rivendicando il pieno controllo sull’Italia. Pur non rappresentando una cesura così netta, l’intervento fu essenziale nella traiettoria politica del fascismo e accelerò la piena istituzionalizzazione del regime. Fu il tramonto definitivo del vecchio corso e l’inizio del nuovo. L’annuncio della dittatura.

L'annuncio. FONDAZIONE ORESTIADI DI GIBELLINA, L’EX PARLAMENTARE PUMILIA SI DIMETTE DA PRESIDENTE

Calogero Pumilia

Ha annunciato le sue dimissioni da presidente della Fondazione Orestiadi di Gibellina
l’ex parlamentare Calogero Pumilia. Sullo sfondo ci sarebbero contrasti con il sindaco Salvatore Sutera e con alcuni componenti del consiglio di amministrazione.

“Come una sorta di dannazione – dice Pumilia – all’inizio del percorso della celebrazione di capitale dell’arte contemporanea per il 2026, in questa terra di Sicilia spesso si è molto bravi a trasformare un’opportunità in un’occasione di rissa banale e volgare”.

L’AUSPICIO PER QUESTO ANNO NUOVO: IL DOVERE DELLA STORIA, IL DOVERE DELLA MEMORIA



di Elio Sanfilippo

Elio Sanfilippo

Il dovere della Storia, il dovere della memoria.

All’indomani del crollo del muro di Berlino e della dissoluzione dell’Unione Sovietica molti profetizzarono la fine della storia e la nascita di un mondo nuovo con un pieno sviluppo della democrazia dal momento che la contrapposizione, la competizione tra due ideologie e sistemi antagonisti si era conclusa. Un abbaglio, un errore di valutazione e di comprensione di ciò che era accaduto e cosa richiedeva quell’evento storico. 

venerdì, gennaio 03, 2025

Due storie parallele e una disparità inquietante


di Giuseppe Savagnone

L’assurda prigionia di Cecilia Sala

In prima pagina, su tutti i quotidiani, è apparsa la notizia del commosso incontro tra due madri, quella di Cecilia Sala, e la nostra premier, Giorgia Meloni, che le ha assicurato l’impegno concreto del governo italiano per la pronta liberazione della giovane giornalista, arrestata il 19 dicembre dalle autorità iraniane «per aver violato la legge della Repubblica islamica dell’Iran». 

Un’accusa che, per la sua stessa genericità, evidenzia il carattere arbitrario della misura detentiva a cui la nostra connazionale è stata sottoposta, e giustifica pienamente l’unanime condanna da parte delle forze politiche e dell’opinione pubblica italiane. 

Da qui la convocazione urgente di un vertice tra la presidente del consiglio, il ministro degli Esteri Tajani e quello della Giustizia Nordio e la convocazione alla Farnesina dell’ambasciatrice italiana a Teheran. «Immediata liberazione» e «trattamento rispettoso della dignità umana», è la perentoria richiesta rinnovata ieri dal nostro governo alla Repubblica iraniana.

Il parere di un magistrato come Gian Carlo Caselli: PAESI SICURI, IL GOVERNO STRUMENTALIZZA LA CASSAZIONE

Gian Carlo Caselli

di Gian Carlo Caselli

Sulla mancata convalida del trattenimento di alcuni migranti portati in Albania (contro la quale il governo aveva fatto ricorso), la Cassazione civile ha emesso un provvedimento che si presta a una singolare considerazione: la traduzione maccheronica del detto latino tot capita tot sententiae in “tutto capita nelle sentenze” sembra trovare applicazione anche nel caso in esame. Vediamo com’è andata.

Il provvedimento della Cassazione è articolato su vari punti, diversi ma tutti essenziali. 

giovedì, gennaio 02, 2025

CI SCRIVONO. Via Sammartino, il declino della “strata mastra” di Corleone

Via Sammartino, angolo vicolo Sarzana

CALOGERO RIDULFO

Il quartiere San Martino di Corleone nasce e si sviluppa nel Tardo Medioevo in quanto zona residenziale e l’omonima via viene definita la strata mastra del quartiere sottano. Lungo quella via sono sorte le domus nobiliari e i cosiddetti tenimenta domorum, che a differenza delle abitazioni semplici ed essenziali, erano costituite da più corpi, normalmente sette o anche più

In quella via risiedettero le più importanti casate di Corleonetra le quali, solo per citarne alcune, ricordiamo i Sarzana, che esercitarono il ruolo di notai, giudici e giurati, e i Firmaturimarchesi di Chiosi. Di queste due notevoli famiglie permangono, nella via San Martino, i loro palazzi nobiliari, ma in essa prospetta anche il secondo più importante tempio della cristianità della diocesi, così come si trova la chiesa dedicata all’Immacolata Concezione,

Il 2025 inizia con poca salute: tagli ai medici e rinunce alle cure

Giorgia Meloni

STEFANO IANNACCONE

Il governo Meloni si rifugia nella propaganda ma gli interventi sulle liste d’attesa sono inefficaci. Tradita la promessa sull’assunzione di personale, scoppia il caso dei tagli ai laboratori accreditati

L’importante è la salute, è uno degli auguri tipici di Capodanno. Solo che nel 2025, quella degli italiani sarà sempre meno sotto controllo. Medici e infermieri, infatti, saranno ancora di più sotto pressione per la carenza di ricambi nei reparti, mentre milioni di persone rinunceranno alle visite o, peggio, alle cure perché devono attendere mesi e mesi per le interminabili liste d’attesa. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel messaggio di fine anno ha sottolineato il problema: «Vi sono lunghe liste d'attesa per esami che, se tempestivi, possono salvare la vita». Il decreto varato dal governo nella scorsa estate, durante la campagna elettorale per le Europee, non ha sortito alcun effetto come già preannunciato dalle opposizioni: mancavano gli stanziamenti. Il provvedimento, peraltro, non è mai stato di fatto completato. Mancano cinque dei sei decreti attuativi previsti, tra cui «la definizione del fabbisogno di personale degli enti del Sistema sanitario nazionale» e «le indicazioni tecniche per gestire, da parte del Cup, un nuovo sistema di disdetta delle prenotazioni e ottimizzazione delle prenotazioni».

mercoledì, gennaio 01, 2025

Ricordando Accursio Miraglia…

Accursio Miraglia

di NINO CUFFARO

“La forza dell’uomo civile è la legge. La forza del bruto e del mafioso è la violenza fisica e morale. Noi, malgrado quello che si sente dire di alcuni magistrati, abbiamo ancora fiducia nella sola legge degli uomini civili, che alla fine trionfa nello spirito dell’uomo che è capace di sentirne il bene. Temiamo, invece, la violenza perché offende la nostra maniera di vedere e concepire le cose. Lungi dalla perfezione e dall’infallibilità, siamo però in buona fede e non cerchiamo altro che la possibilità di ripresa della nostra gente e, in altre parole, di dare il nostro piccolo contributo all’emancipazione e alla dignità dell’uomo. È solo questo filo conduttore che ci ispira e ci porta nel rischio. Non è colpa nostra sé qualcuno non lo arriva a capire, cioè non arriva a capire che ci sia ogni tanto qualcuno disposto anche a morire per gli altri, per la verità, per la giustizia”. 

Accursio Miraglia – dall’ultimo comizio tenuto a Sciacca  


Il 4 gennaio 1947 a Sciacca, di ritorno da una riunione con i contadini, a soli 51 anni, con una raffica di mitra, veniva assassinato in un agguato mafioso Accursio Miraglia, segretario della Camera del Lavoro e dirigente del Partito Comunista. “Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio” amava ripetere, facendo propria una frase tratta dal romanzo di Ernest Hemingway Per chi suona la campana.  

Francesco Guccini: «Ho scritto la Locomotiva in 20 minuti: ero stremato. Non ho mai pensato potesse indurre alla violenza»

Francesco Guccini, 84 anni, è cantautore e scrittore. La Locomotiva è datata 1972, si trova nell’album Radici

di  Aldo Cazzullo

Il cantautore: «Zuppi è un amico, per quanto mi sembra impossibile avere un amico cardinale. Tony Effe? Non lo conosco, ma la censura è sempre sbagliata. Schlein non mi dispiace, Meloni è furba, intelligente e pericolosa»


DAL NOSTRO INVIATO 
MONDOLFO (PESARO) - «Vorrei conoscer l’odore del tuo paese, camminare di casa nel tuo giardino, respirare nell’aria sale e maggese, gli aromi della tua salvia e del rosmarino...». Eccolo, l’altro paese di Francesco Guccini. Tutti lo pensano nella sua Pavana. Invece lui è a Mondolfo, il paese della donna che gli ha cambiato la vita, Raffaella, conosciuta trent’anni fa: «Lei era ancora all’università, doveva dare l’ultimo esame in semiotica e la tesi con un uomo meraviglioso che era stato anche il mio maestro, l’italianista Ezio Raimondi, figlio di un calzolaio e di una lavandaia. Anche se la mia tesi su “Piazza Marino poeta contadino» non l’ho mai consegnata;