sabato, maggio 11, 2024

Il suo nome che... ha cambiato la scuola La marcia per Peppino: «Resta uno di noi»


Un fiume di gente all’iniziativa fra Terrasini e Cinisi per ricordare Impastato 46 anni dopo. Messaggio della Meloni: «Onoriamo lui, Moro e Livatino. Si sacrificarono per la libertà»

Michele Giuliano

Cinisi -,«Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai». Le strade di Terrasini e Cinisi inondate da questi cori recitati a squarciagola nel giorno in cui si celebra il 46° anniversario dell’omicidio per mano mafiosa di Peppino Impastato, il militante di Democrazia proletaria ucciso sui binari della rete ferroviaria cinisense per volere del boss Tano Badalamenti. Ieri i due paesi si sono stretti in un unico abbraccio e hanno accolto delegazioni da ogni parte della Sicilia e dell’Italia. Ed era proprio il sogno di Peppino, quello di vedere la società civile reagire alla violenza di Cosa nostra: «Dobbiamo farlo prima di assuefarci» diceva sempre con rabbia e determinazione l’esponente di sinistra e fondatore di Radio Aut, emittente da dove denunciava i traffici di droga e del cemento selvaggio della mafia di quegli anni ‘70.

Proprio dalla sede di questa radio, in corso Vittorio Emanuele a Terrasini, è partito ieri pomeriggio il corteo. Ad organizzarlo, con destinazione la Casa Impastato di Cinisi di corso Umberto I (quella famosa di don Tano Badalamenti a 100 passi da quella della famiglia di Peppino), sono stati l’associazione dei Compagni di Peppino Impastato, Casa memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi e il centro Impastato. 




Con loro tante sigle associative e sindacali, sindaci e deputati regionali. «Organizziamo il corteo dal 1979, l’anno successivo a quello dell’omicidio - ha detto Carlo Bommarito, dell’associazione Compagni di Impastato -. Purtroppo non abbiamo visto, negli ultimi giorni di convegni e incontri, la presenza dei politici di Cinisi, ci hanno ignorato».


Tra i tanti presenti anche Roberto Salis, padre di Ilaria, l’attivista in carcere in Ungheria da oltre un anno perché accusata di aver partecipato a Budapest all’aggressione di alcuni neonazisti. La premier Giorgia Meloni ha voluto lanciare il suo messaggio ricordando anche Aldo Moro e Rosario Livatino, beatificato il 9 maggio: «Non dimentichiamoli e facciamo tesoro dei loro insegnamenti - ha detto la premier di destra del militante di Dp -. Lo dobbiamo a tutte le vittime innocenti, a chi ha sacrificato la propria vita per la nostra libertà. Lo dobbiamo a noi stessi, alla nostra storia, alla nostra Patria e ai nostri figli, a chi c'era prima di noi e a chi ci sarà dopo di noi».

Parlano anche il sindaco metropolitano Roberto Lagalla e il presidente della Regione Renato Schifani: «Restano ancor oggi un esempio di impegno civile concreto» ha detto Lagalla. «Una tenaglia di violenza, di matrice terroristica da un lato e mafiosa dall’altro, che cingeva l’anima della nostra società» ha aggiunto il presidente. Secondo il presidente della commissione Antimafia all’Ars, Antonello Cracolici, «occorre attualizzare l’impegno e avere consapevolezza che Cosa nostra esercita ancora il suo controllo sul territorio». 


È stata la prima volta della Fnsi alla marcia, insieme a una delegazione dell’Assostampa siciliana. «È tanto importante - ha detto la segretaria di Fnsi, Alessandra Costante - omaggiare la memoria di Impastato oggi mentre l’Italia scivola al 46° posto della classifica internazionale sulla libertà di stampa a causa dei molti bavagli». (*MIGI*)



In prima linea non potevano mancare le scuole. In centinaia, tra alunni, studenti, insegnanti e presidi si sono messi in marcia, sfidando anche le minacciose nuvole nere in cielo che non lasciavano presagire nulla di buono. Tra i mille striscioni e cartelloni ne spicca uno che fa riaffiorare la fresca polemica sul cambio di intitolazione del liceo scientifico di Partinico, di recente intestato proprio a Peppino Impastato e alla madre Felicia Bartolotta. «Studenti e futuri studenti del liceo Felicia e Peppino Impastato» si trova scritto in un lenzuolo bianco con della vernice rossa. A sorreggerlo sono gli studenti del liceo linguistico di Terrasini, già intitolato a Impastato, e quelli proprio del liceo di Partinico, investito da un tribolato iter e tante polemiche per poter ottenere il cambio di denominazione. La scuola è già intitolata ufficialmente con decreto dallo scorso aprile a Peppino e alla mamma anche se il 15 maggio ci sarà una cerimonia formale, giorno in cui si celebra l’autonomia siciliana.

Gli studenti presenti al corteo sfoggiano con orgoglio la loro nuova denominazione, accanto a loro anche i ragazzi del liceo Umberto I del capoluogo, e gli istituti comprensivi Cassarà-Guida di Partinico e il Santa Maria Bambina di Brescia, oltre che gli alunni delle scuole di Cinisi e Terrasini. Non poteva mancare nemmeno il cartellone su una delle frasi più celebri pronunciate da Peppino Impastato: «La mafia è una montagna di merda». «Peppino so che è stato un eroe, ha lottato contro la mafia ed anche contro le maldicenze di chi voleva farlo passare per un terrorista» racconta un alunno di scuola media di Cinisi. Lo dice da dietro uno striscione colorato che anche lui ha realizzato in cui c’è scritto: «Peppino nei nostri cuori». Parole che danno il senso di quanto le nuove generazioni siano impegnate a voltare pagina rispetto ai grigi trascorsi decenni dell’indifferenza della società civile.

Accanto alle frasi impegnate anche quelle per sdrammatizzare ma che allo stesso tempo sono pregne di significato: «Lascia la pistola, prendi i cannoli». Slogan che sembra un po’ riprendere la celebre canzone de I Giganti che inneggiavano alla pace con il celebre testo «Mettete dei fiori nei vostri cannoni…». (*MIGI*)

GdS, 10 maggio 2024

Nessun commento: